Itinerario di viaggio nel Tohoku

di patrickcolgan

Viaggio nel Tohoku (e nel Chubu) in auto. Il mio itinerario fra samurai, templi, cascate e montagne sacre nel nord del Giappone

Il Tohoku è bellissimo. Ora posso dirlo davvero. Anche se in fondo lo sapevo già. Però ho dovuto attendere il tredicesimo viaggio in Giappone per esplorarlo a fondo, per vederne i vari volti. Questa vasta regione a nord di Tokyo ricoperta da boschi e montagne in passato l’avevo solo sfiorata, quando ero stato a Sendai e Matsushima e poi sulla costa, martoriata dallo tsunami del 2011. Era il 2014 e da allora avevo iniziato a fantasticare su questi posti che avevano trovato anche un posto importante nel mio piccolo libro, Orizzonte Giappone.

Cartina del Tohoku

Cartina del Tohoku, da Wikimedia commons (di T. Kambayashi) – licenza creative commons

Poi sono avvenute due cose che ho interpretato come segni che mi indicavano una direzione: puntavano tutti verso nord. A marzo, nel viaggio in Kyushu e poi a maggio, quando ho affrontato il trekking nel Kumano Kodo ho incontrato luoghi sacri dello Shugendō, antica pratica religiosa ascetica legata alla montagna, tutt’ora ancora viva in alcune zone del Giappone.  E nelle montagne del Kyushu ho avuto l’impressione che, dopo tanto viaggiare in questo Paese fossi, alla fine arrivato. Ma era solo un altro punto di partenza, avrei scoperto.

Perché uno dei luoghi più importanti dello Shugendō sono le tre montagne sacre di Dewa, nel Tohoku. Ne avevo letto durante quel viaggio e avevo subito cercato informazioni. Inoltre avevo la possibilità di tornare per una terza volta in Giappone in autunno, con due amici. E per vedere le foreste tinte di rosso, uno dei panorami che ancora mi mancavano di questo Paese, a inizio novembre sarei dovuto andare a nord. Tutto puntava verso il Tohoku.

In questo post provo a riordinare le idee e a raccontarvi come ho organizzato il viaggio, perché abbiamo scelto determinate tappe e quali sono state quelle più emozionanti. Poi proverò a raccontarvi ogni tappa nei prossimi giorni.

Una cena in Minshuku, con un grande Nab

Una cena in Minshuku, con un grande Nabe (verdure, funghi e carne in brodo, tipico dei mesi freddi)

Perché fare un viaggio in Tohoku

Ampi spazi, montagne, boschi. E poi spettacolari onsen (bagni termali) fra i più belli del Paese e testimonianze storiche e artistiche che rivaleggiano in alcuni casi con quelle di Kyoto e Nara. Il Tohoku è una zona dove dovreste davvero andare se cercate un Giappone rurale, un po’ meno turistico (e forse più sincero, a volte), antiche tradizioni spirituali e paesaggi naturali. Queste ultime due cose, poi, sono legate, in questo Paese ancor più che altrove. Ci sono posti così belli che avrebbe senso inserirli addirittura nel primo viaggio in Giappone.

Un classico viaggio nel Tohoku dovrebbe includere la splendida baia di Matsushima, il complesso di templi dello Yamadera, in cima a una montagna, ma anche il castello di Hirosaki e poi la città dei samurai Kakunodate, con antiche case splendidamente conservate, e gli splendidi siti Unesco di Hiraizumi. E poi gli onsen, come Ginzan, Nyuto e tanti altri.

Tutto questo si può fare tranquillamente in treno, noi però avevamo in mente anche di inserire le tre montagne di Dewa, in giapponese Dewa Sanzan. Per visitarle è quasi indispensabile l’auto e potendo dividere le spese per tre ha reso davvero vantaggiosa questa soluzione.

Le isole della baia di Matsushima

Le isole della baia di Matsushima (foto di Patrick Colgan, 2014)

L’itinerario nel Tohoku e i mezzi di trasporto

Ecco una cartina del nostro viaggio nel nord del Giappone.

itinerario nel Tohoku

Itinerario nel Tohoku (in rosso il tratto in volo, in verde l’auto)

Una volta deciso che avremmo preso l’auto abbiamo costruito un itinerario piuttosto particolare. Abbiamo preso un volo interno da Tokyo ad Akita (45 euro a testa). Saremmo scesi in auto nell’arco di sei giorni,toccando Kakunodate, Hiraizumi e poi proseguendo con varie tappe fino alla capitale (la striscia verde, toccando anche la zona di Niigata e Nagano, entrambe parte della regione del Chubu.

Abbiamo considerato più volte di toccare la costa orientale, quella devastata dallo tsunami del 2011 e che sta ripartendo, in particolare in posti come Onagawa, ma non è stato possibile per mancanza di tempo. Resta però fra i luoghi dove vorrei andare.

Il noleggio dell’auto

Il costo del noleggio dell’auto per sei giorni è stato di circa 560 euro, quindi elevato. Poco più della metà era di one way fee, dovuta al fatto che avremmo lasciato l’auto molto lontana da dove l’avevamo noleggiata. In Giappone non operano le grandi compagnie internazionali, ma compagnie locali: Nissan, Nippon, Orix, Toyota, per esempio. Noi abbiamo scelto quest’ultima e preso una Vitz, nome locale della Yaris, perché eravamo in tre. Se siete da soli o in due potete prendere anche la categoria più economica: sono auto molto leggere e piccole, spesso indicate come light motor vehicle: se siete già stati in Giappone sapete di cosa parlo, le classiche ‘auto scatoletta’ che vedete per le strade.

Abbiamo speso poi circa 100 euro di benzina e 120 euro di autostrade (piuttosto costose in Giappone).

In tutto 780 euro per sei giorni di auto. Non poco ma non tanto di più di tre Japan Rail Pass, in fondo, no?

Sul noleggio auto in Giappone  ho scritto un post con tutte le informazioni: viaggio in auto in Giappone

Alloggi e costi

L’auto ci ha consentito di visitare zone meno battute, rurali e soprattutto di scegliere con grande libertà dove alloggiare, senza essere legati alle ferrovie: nella foresteria di un tempio, in una fattoria, in un ryokan e in un onsen fra le montagne.

Una stanza in ryokan, con i futon pronti per essere srotolati sul tatami

Una stanza in ryokan, con i futon pronti per essere srotolati sul tatami (foto di Patrick Colgan, 2018)

Eravamo tre amici e quindi abbiamo scelto di condividere una stanza con tatami e futon, il che ha permesso di abbattere drasticamente i costi. In genere questo tipo di sistemazione non ha il bagno in camera ma è un prezzo che pago volentieri per avere in cambio la sensazione del tatami sotto i piedi.

Se non sapete di cosa sto parlando, qui c’è un post dedicato a Dove dormire in Giappone

Il viaggio giorno per giorno

Akita e la gola di Dakigaeri

Appena arrivati nel minuscolo aeroporto ci è stata data una cartolina con il famoso cane Akita inu. Purtroppo non avevamo tempo per visitare la città (dove c’è anche un famoso santuario mariano) e ci siamo diretti alla gola di Dakigaeri, un posto molto bello e considerato fra i migliori per ammirare i colori autunnali. Purtroppo il cielo grigio e la pioggia intermittente hanno spento un po’ le tinte del bosco ma la passeggiata è stata piacevole. E si è conclusa davanti a una spettacolare cascate: l’ultimo viaggio si era concluso davanti a uno spettacolo simile, alla cascata di Nachi. Tutto, dei miei ultimi viaggi, continuava a legarsi, a richiamarsi.

 

I samurai di Kakunodate

Famosa per le sue antiche case di samurai, la parte storica di Kakunodate è davvero un piccolo gioiello. Alcune case che si affacciano sul un grande viale che attraversa la parte antica della cittàsono aperte al pubblico. Due visite sono state particolarmente interessanti: Aoyagi è un vero e proprio museo dedicato ai samurai, mentre la casa di Ishiguro è ancora oggi abitata dai discendenti e forse sarà proprio uno di loro a mostrarvela (raccontandovene la storia in inglese).

La larga strada che corre al centro di Kakunodate e sulla quale si affacciano le vecchie dimore. Era così ampia già nei secoli scorsi, forse per limitare i danni di incendi.

La larga strada che corre al centro di Kakunodate e sulla quale si affacciano le vecchie dimore. Era così ampia già nei secoli scorsi, forse per limitare i danni di incendi (foto di Patrick Colgan, 2018)

Samurai house Aoyagi

Una vecchia armatura e, a destra, il pezzo più antico esposto ad Aoyagi, uno stendardo (sashimono) del periodo Kamakura (è quello bianco) – (foto di Patrick Colgan, 2018

Forse basta mezza giornata per vedere i siti principali, ma è una mezza giornata preziosa.
Trovate un mio post qui: Kakunodate, la città dei samurai

Kakunodate

Kakunodate

Hiraizumi, l’oro nella foresta

L'interno del Konjikido nel depliant fornito col biglietto d'ingresso

L’interno del Konjikido nel depliant fornito col biglietto d’ingresso (foto di Patrick Colgan, 2018)

Siamo nella provincia di Iwate. La zona dei siti Unesco di Hiraizumi è davvero molto bella, immersa in un bosco maestoso, che ricorda un po’ Nikko.  Città che era fra le più potenti del nord nel periodo Heian quando era sede del clan Fujiwara ebbe un periodo di fulgore piuttosto breve, un secolo. Perché Hiraizumi fu poi distrutta nel 1189. Al tempo però erano già stati realizzati il tempio Chusonji  (due edifici sono rimasti integri) e il Konjikido, del 1154 che ancora si può ammirare oggi, intatto, ed è un tesoro assolutamente unico. E’ un tempio ricoperto di foglia d’oro, esattamente come il Kinkakuji di Kyoto, ma a differenza di quest’ultimo è giunto fino a noi. Raffigura il Buddha Amida Nyorai, al centro, fra i Bhodisattva. Bellissimo ed emozionante.

Le foto sono vietate e quindi mi sono attenuto. Una rapida ricerca su google però vi farà capire di cosa sto parlando.

Qui ho scritto il post sulla visita a Hiraizumi.

Hiraizumi, l'entrata del Konjikido

Hiraizumi, l’entrata del Konjikido

Yamadera, i templi sulla vetta

Per qualche motivo mi ero convinto che lo Yamadera (provincia di Yamagata, ma vicinissimo a Sendai) fosse un punto panoramico o poco più. Quasi tutte le foto mostrano solo un tempietto su uno sperone che si staglia contro un profondo panorama. Più o meno quello che c’è nella foto che pubblico qui sotto, meno spettacolare di altre perché il sentiero che conduceva più in alto era bloccato per lavori.

Il fatto è che lo Yamadera è difficile da mostrare con uno scatto: se ne possono solo fotografare delle piccole porzioni, ma il sito è qualcosa di più grande, avvolgente che per immagini non si può raccontare se non cercando di costruire un mosaico. Lo Yamadera inizia quando si salgono i gradini attraverso il bosco, fra statue e pietre ricoperte di muschio. Poi si incontrano i templi disposti in verticale ai lati della scalinata, che sembrano incastrati nella roccia, le iscrizioni e le incisioni nella pietra. E solo allora ci si accorge di essere davvero in alto. E si nota il punto dal quale tutti fanno le foto.

La vicina, rinomata, località di Ginzan Onsen era tutta esaurita così per la notte ci siamo diretti alla vicina Zao Onsen, località famosa per gli sci, ma anche per le sue sorgenti termali (ed è stato stupendo, anche se a novembre eravamo decisamente in bassa stagione).

Qui trovate il post sullo Yamadera

Yamadera

Yamadera (foto di Gianni Mezzadri, 2018)

Dewa Sanzan, le tre montagne sacre

Sapevamo che avremmo potuto salire solo due delle tre montagne sacre, Haguro-san e Yudono-san: il sentiero per il Gassan chiude infatti a settembre. Qui siamo nel cuore dello Shugendo, la pratica religiosa ascetica e sincretica degli Yamabushi e le tre montagne simboleggiano nascita, morte e rinascita.

L’ascesa al monte Haguro e allo Yudono sono completamente diverse. La prima è una placida salita in un bosco imponente, nel quale rimbomba l’eco di una grande cascata. L’acqua, che qui sembra sgorgare da ogni pietra, è la fonte della vita e la metafora della nascita è chiarissima.

Sullo Yudono, invece, siamo arrivati sotto la neve, in un paesaggio spoglio e desolato: qui tradizionalmente si arriva seguendo il sentiero che scende dal Gassan, il monte che simboleggia la morte. Ma mi devo fermare qui perché sono vincolato alla regola che impone di non parlare di quello che succede oltre il portale del santuario: posso solo dire che è fra i più particolari che abbia visitato in 13 viaggi in Giappone. Ed è stato davvero emozionante.

Ne ho scritto qui: le tre montagne sacre di Dewa

Yamakoshi

Dovendo scendere verso sud, in direzione di Nagano, avevamo la necessità di fermarci una notte nei pressi di Niigata. Dopo aver considerato anche Murakami, ho scelto di alloggiare più a sud, a Yamakoshi, piccolo paesino fra le montagne. Abbiamo alloggiato in un minshuku davvero molto bello.

Il paese è famoso per i suoi allevamenti di carpe giapponesi (koi), per il sake (la zona di Niigata ne produce di ottimo) e per le sue belle risaie. Siamo rimasti poco, purtroppo, ma abbastanza per bere il sake e vedere le risaie, lungo la strada.

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Villaggi e campi anonimi, costruzioni brutte lungo strette strisce d'asfalto. Solo a volte il panorama è intervallato da vecchie case o dagli ingressi di santuari. Poi la campagna giapponese si apre in un paesaggio antico e bellissimo e avverti che c'è un filo antico, che non si è spezzato. E che Tokyo, da qui, è lontana. * * Villages and anonymous fields, ugly buildings along narrow roads. Only sometimes the landscape is interspersed with old houses or the entrances to sanctuaries. Then the Japanese countryside opens in an ancient and beautiful landscape and you feel that there is an ancient thread that has not broken. And that Tokyo is far away. . . #japon #japan #Giappone

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Jigokudani e Nagano

Sulla strada ci siamo fermati al parco di Jigokudani, famoso per la vasca termale utilizzata dai macachi. Chi ha cercato informazioni sul Giappone o sfogliato una guida ne ha visto le foto, effettivamente suggestive. In una vasta area fra le montagne ci sono circa 130 macachi che vivono liberi e che sono decisamente abituati alla frequentazione dei turisti. La vasca, assai più piccola di come appare in foto, venne creata dopo aver notato che i primati avevano l’abitudine non molto igienica di utilizzare l’onsen all’aperto di un ryokan della zona e da allora. Il posto è bello, i macachi sembrano stare bene, ma è tutto un po’ strano. E lascia l’idea che siano i macachi a osservare te, più che il contrario.

Jigokudani Snow Monkey park

Jigokudani Snow Monkey park (foto di Patrick Colgan, 2018)

Tappa successiva a  Nagano, dove siamo andati in cerca delle memorie delle Olimpiadi del 1998, che mi hanno riempito di nostalgia: era il mio primo anno di università e il museo ha riportato a galla un po’ di ricordi. Ho scoperto però una città molto piacevole e dove mi piacerebbe tornare. Senza contare che qui ho anche mangiato uno dei ramen migliori del viaggio (Misoya, segnatevelo).

Zenkoji, Nagano

Tempio Zenkoji, Nagano (foto di Patrick Colgan, 2018)

Matsumoto

Infine siamo arrivati a Matsumoto, ultima tappa prima di Tokyo. Il suo antico castello, uno degli otto ‘originali’, è stupendo. Ancor più spettacolare di quello di Himeji, si riflette elegante sull’acqua, avvolto da un alone di mistero. Eppure, forse per tutto quello che avevamo messo alle spalle nei giorni precedenti, non è stato un incontro emozionante. Amo i castelli giapponesi, eleganti, malinconici superstiti dell’epoca dei samurai. Eppure il “corvo nero” sembrava non aver niente da raccontarmi. O forse ero io ad avere la mente troppo piena delle immagini e delle emozioni dei giorni precedenti. Forse ero io a non essere più in grado di ascoltare la storia del castello.

⇒ Trovate video e immagini di questo viaggio anche sul mio account di Instagram, nelle storie in evidenza ‘Tohoku 2018’

In questo post trovate invece altri itinerari di viaggio in Giappone

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4 Commenti

Anna Dicembre 11, 2018 - 7:51 pm

Che luoghi meravigliosi avete visitato! Mi fa venire una voglia pazzesca di Giappone, anche se mi pare di capire che un viaggio non basterà, ma nemmeno due o tre… 😉

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Marina Maggio 5, 2019 - 12:35 am

Il tuo blog è stato fonte di grande ispirazione per il mio primo viaggio in Giappone, sono contentissima che abbia pubblicato anche un resoconto di viaggio sul Tohoku perchè mi ispira un sacco, e lo sto valutando per il mio secondo viaggio 🙂

Reply
Valentina Maggio 9, 2019 - 1:22 pm

Ciao Patrick, che itinerario affascinante! Sto approfondendo il Tohoku per un eventuale viaggio la prossima estate, anche per sfuggire all’afa che l’anno scorso ci ha fatto soffrire un bel po’…
Ti posso chiedere che tappe includeresti in una decina di giorni circa in Tohoku, viaggiando però in treno? Mi piacerebbe inserire anche Takayama, Shirakawa-Go e Kanazawa, ma non è indispensabile se troppo fuori mano. Grazie mille e complimenti per il tuo splendido lavoro che è sempre di ispirazione.

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patrickcolgan Maggio 9, 2019 - 4:25 pm

Ciao! Allora, io per il Tohoku tenderei a consigliare l’auto perché davvero aggiunge qualcosa in più (c’è un link al post sull’auto in giappone che dovrebbe chiarire ogni dubbio) e se volete andare in zona dewa sanzan è indispensabile almeno per un paio di giorno. In ogni caso un giro classico si può fare anche in treno. Io credo che non dovreste perdervi Matsushima e Yamadera, potete fare base a Sendai volendo, poi Hiraizumi e potendo Kakunodate. Se restate in tohoku potete arrivare fino a Hirosaki. Se invece volete arrivare fino a takayama-shirakawago, dovete però tornare a tokyo e prendere da lì un treno per Kanazawa e da lì quindi shirakawago e takayama.
Oppure se vuoi seguire il nostro percorso andare a Nagano, Matsumoto e da lì prendere un bus per takayama… (non so se c’è anche per kanazawa).
Se hai altre domande sono qui! 🙂

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