Nel sud del Giappone: itinerario nel Kyushu

di patrickcolgan

Decimo viaggio in Giappone, questa volta in Kyushu,da Nagasaki a Fukuoka: cosa ho fatto, i costi e tutte le informazioni utili per un itinerario di una settimana nel Kyushu

Non me lo aspettavo che il Kyushu fosse così bello. E non so nemmeno perché ci ho messo tanto a venirci, forse semplicemente avevo sempre pensato che quest’isola del sud avrebbe meritato un viaggio tutto per sé, che non andava vista di sfuggita. E su questo avevo ragione. Ma non avevo idea di trovare tanto e di innamorarmi così profondamente di questa regione, dei suoi paesaggi, della sua storia, della sua accoglienza spontanea e calorosa.

Spero di far venir voglia anche a voi di fare un viaggio da queste parti.

L’indice

Perché fare un viaggio in Kyushu

L’isola più meridionale del Giappone (se si eccettuano Okinawa e altre isole piccole) ha città interessanti per bellezza, storia e gastronomia, come Nagasaki, Kumamoto, Fukuoka e Kagoshima. Ma è caratterizzata soprattutto da grandi paesaggi, dalla natura, dal fuoco che emerge dalle profondità della terra e ribolle sotto la superficie, venendo spesso allo scoperto: ci sono moltissimi vulcani, fra i quali l’Aso, la cui antica caldera è fra le più grandi al mondo e impressionanti sorgenti termali, gli ‘inferni’ per i quali è famosa la città di Beppu. Attraversando questa regione vedrete a volte colonne di vapore che si innalzano fra le colline. E poi foreste, fiumi, gole. Ma troverete anche testimonianze dell’epoca dei samurai e di quelle ancora più antiche che ci hanno lasciato bellissime e misteriose figure del Buddha scolpite nella pietra nella zona del Rokugo Manzan.

La sensazione, in Kyushu, è di viaggiare nel cuore del Giappone.

Come arrivare e come spostarsi in Kyushu

Il viaggio è stato deciso all’ultimo momento. Avevamo pochi giorni, appena nove, e così abbiamo dovuto fare delle scelte precise e pianificare più di quello che avrei voluto: per me viaggiare significa anche libertà e per questo è importante lasciare spazio all’improvvisazione.

Abbiamo prenotato (appena dodici giorni prima della partenza, 615 euro a testa) un volo con British Airways e Jal da Bologna con scali a Londra e Tokyo e infine arrivo a Nagasaki e partenza, alla fine del viaggio, da Fukuoka. La regione ha comunque altri aeroporti, come Oita, Kagoshima e quello dell’isola di Yakushima.

Il Kyushu in auto

Il Kyushu ha una buona rete ferroviaria che collega le principali città, ma il viaggio che avevamo in mente avrebbe toccato soprattutto zone di montagna, dove i treni non arrivano e i bus sono scarsi: per questo abbiamo deciso di noleggiare un’auto. L’abbiamo prenotata direttamente dall’Italia, sul sito della compagnia giapponese.

Noleggiare un’auto in Giappone

Le cose da sapere sono poche:

  • In Giappone si guida sul lato sinistro della strada (come in Inghilterra, insomma)
  • Per guidare è necessaria la patente internazionale
  • I limiti di velocità sono bassi (50 km/h sulle strade normali, 100 ma più spesso 80 km/h sulle autostrade)
  • Le autostrade sono molto costose (10.500 yen per Tokyo-Kyoto, per esempio), ma ci sono pass disponibili

Con la compagnia giapponese Orix il noleggio di un’auto piccolissima (categoria compact), compreso l’azzeramento della franchigia e il sovrapprezzo perché lasciavamo l’auto in una città diversa (7500 yen), è costato circa 60 euro al giorno.  Abbiamo anche pagato 7500 yen per il Kyushu Expressway pass ma alla fine abbiamo usato soprattutto strade secondarie e ci abbiamo rimesso qualche migliaio di yen: con questo itinerario non lo rifarei.

La nostra minuscola auto

La nostra minuscola auto

Una particolarità è che l’auto si paga non a giorni, ma a ore e che si può riportare solo negli orari di apertura del noleggio.

⇒ Tutto quel che dovete sapere sul noleggio di un’auto in Giappone

I treni in Kyushu

Noi abbiamo scelto l’auto, ma con itinerari differenti non sono da scartare i treni, sui quali si può viaggiare utilizzando il Japan Rail pass (se venite da un’altra zona del Giappone) o i pass locali, acquistabili sugli stessi siti.

Ci sono varie formule di Kyushu rail pass valide per tutta l’isola o solo per il nord o il sud, per tre o cinque giorni consecutivi.

  • Tutto il Kyushu: 3 giorni (15.000 yen); 5 giorni (18.000 yen)
  • Nord del Kyushu: 3 giorni (8.500 yen); 5 giorni (10.000 yen)
  • Sud Kyushu: 3 giorni (7.000 yen)

tariffe scontate del 50% per bambini 6-11 anni. Sotto non si paga. Approfondimenti su Japan Guide

Itinerario nel Kyushu di sette giorni

Abbiamo scelto il nord, ma il sud promette forse ancora di più. Qui c’è anche l’isola di Yakushima, per esempio, con le sue foreste vergini dove sogno di andare da anni.

Nagasaki

Nagasaki è una bella città, molto piacevole e tranquilla (forse un po’ troppo). Il suo nome viene spesso associato a quello della tragedia del bombardamento nucleare del 9 agosto 1945, che condivide con Hiroshima. Il museo è toccante, a volte sconvolgente ed è sicuramente da vedere. Ma la storia di Nagasaki è antica ed è quella di un punto d’incontro con gli altri Paesi (Europa, Cina, Corea) che l’hanno resa un posto davvero unico e difficile da decifrare.

La città si gira comodamente con l’eccellente rete di economici tram e a piedi e mi ha lasciato la voglia di tornarci.

⇒⇒ Ho scrtto qui un post su Nagasaki

Il ponte degli occhiali, XVII secolo, Nagasaki (foto di Patrick Colgan, 2018)

Il ponte degli occhiali, XVII secolo, Nagasaki (foto di Patrick Colgan, 2018)

giorno 1: arrivo dall’aeroporto (40km, un’oretta in bus) e visita del Museo della bomba atomica e del parco della Pace

giorno 2: visita all’incredibile isola-città abbandonata di Gunkanjima; nel pomeriggio visita alla zona dei templi, teramachi, con una guida volontaria locale (scrivete all’associazione Nia con almeno tre settimane di preavviso, anche se con noi hanno fatto un’eccezione)

 

Penisola di Shimabara

Giorno 3: Nagasaki – Unzen Onsen – Shimabara – Kumamoto (con il traghetto)

Il terzo giorno è stato quello del primo impatto con la natura di questa regione: vulcani, pozze fumanti e un passo montano spaventoso, sferzato da una bufera. Abbiamo viaggiato per queste terre aspre con un po’ di inquietudine e la costante meraviglia della scoperta. Questa penisola a est di Nagasaki in effetti è famosa per i suoi vulcani, le sue sorgenti termali oltre che per la ribellione cristiana del XVII secolo. L’idea era quella di prendere la funivia e fare un trekking sul vulcano Fugendake ma a causa di condizioni meteo assolutamente proibitive ci siamo dedicati all’esplorazione della zona di Unzen Onsen con le sue famose sorgenti calde e poi la sonnolenta cittadina di Shimabara prima di prendere il traghetto per Kumamoto. E siamo stati felici di averlo fatto.

⇒⇒ Ho scritto qui di questa giornata in viaggio da Nagasaki a Kumamoto

L'inferno di Unzen

L’inferno di Unzen (foto di Patrick Colgan, 2018)

Vicino alla vetta del passo, Unzen

Vicino alla vetta del passo, Unzen: è tutto ghiacciato (foto di Patrick Colgan, 2018)

⇒⇒ Sugli onsen ho scritto una piccola guida con alcuni dei miei preferiti (già aggiornata con quello di Shimabara)

Takachiho e il monte Aso

Giorno 4: Kumamoto – Gola di Takachiho – Monte Aso – Kokonoe

La gola di Takachiho nelle foto è di una bellezza purissima, incantata. E lo è anche dal vivo, ma in un soleggiato weekend di marzo al paesaggio da cartolina vanno aggiunte le risate e il vociare (niente grida, ovviamente) di una gran quantità di famiglie e coppie giapponesi che fanno sembrare l’area una specie di fiera paesana (per quanto non diventi mai fastidioso, tanto è bello il posto).  La spaccatura della gola è stata creata dall’eruzione dell’Aso di novantamila anni fa. E la nostra tappa successiva (purtroppo non abbiamo tempo di visitare i santuari della zona) è proprio il responsabile di questo sconvolgimento, l’Aso. La sua antica caldera spenta è enorme (25 per 18 chilometri) e oggi è una specie di grande catino abitato da decine di migliaia di persone. E’ un panorama singolare ed emozionante.

All’interno della caldera ci sono alcuni coni vulcanici, uno dei quali, il Nakadake è ancora attivo. Sfortunatamente quando arriviamo c’è attività vulcanica e la salita al cratere (c’è anche una funivia) è bloccata, ma lo spettacolo della colonna di vapori è comunque bellissimo. La zona è ovviamente ricca di sorgenti termali: scartata la rinomata Kurokawa Onsen per i prezzi assolutamente proibitivi nel weekend (360 euro per una notte con mezza pensione) abbiamo ripiegato su un ryokan fra le montagne di Kokonoe, un posto isolato e di grande fascino, accogliente come sanno essere solo questi alberghi tradizionali. Un altro luogo dove vorrei tornare.

La caldera del monte Aso, Kyushu

La caldera del monte Aso, Kyushu (foto di Patrick Colgan, 2018)

Ryokan di montagna, Kannojigoku nei pressi di Kokonoe

Ryokan di montagna, Kannojigoku nei pressi di Kokonoe (foto di Patrick Colgan, 2018)

Yufuin e Beppu

Giorno 5: da Yufuin a Beppu

Se a posteriori ci fosse una tappa da tagliare sarebbe forse proprio questa. Yufuin è una famosa località termale sotto il monte Yufu, bellissima. Ma di domenica è completamente invasa di turisti (dei quali siamo parte, certo) che affollano lunghe file di negozi e negozietti che vanno dai souvenir di quart’ordine a eleganti boutique di abbigliamento e botteghe di artigianato. La quantità di gente è l’unica impressione vivida che ci lascia Yufuin.

Nel pomeriggio arriviamo a Beppu, che è un po’ la capitale degli onsen, le terme giapponesi. Qui l’acqua è caldissima ed emerge da migliaia di sorgenti nei dintorni, convogliate poi nei ryokan e stabilimenti termali. Potrebbe essere un grande spettacolo naturale, ma Beppu è in realtà qualcosa di più simile a un decadente parco giochi o a una località di villeggiatura che ha vissuto giorni migliori. Gli ‘inferni’, le sorgenti naturali dalle quali l’acqua esce anche a 100 gradi, sono state parzialmente domate, inserite nell’ambito di giardini, parchi per realizzare bizzare attrazioni. Dopo averne visto un paio ne abbiamo abbastanza. Per fortuna alloggiamo in un onsen ryokan delizioso (Kappou Ryokan Sennari) e troviamo una minuscola izakaya (Kintaro, non lontano dalla stazione) dove fare una delle cene migliori del viaggio.

Yufuin, di domenica

Yufuin, di domenica (foto di Patrick Colgan, 2018)

E questo è l’umi jigoku di Beppu (ìinferno marino’, l’acqua è artificiale e colorata artificialmente).

La penisola di Kunisaki

Giorno 6: Beppu – Usuki – Kitsuki – Kumano Magaibutsu – Aki

Questo è un Giappone che amo particolarmente, quello delle profonde foreste di enormi alberi di cryptomeria, delle rocce ricoperte di muschio, di risaie e antichi templi di campagna, di vecchie case di samurai affacciate su giardini delicati. Chi non conosce il Paese pensa che non esista e invece c’è e non è nemmeno così raro e difficile da trovare. E’ soprattutto qui che mi sento a casa.

Tutto questo l’abbiamo concentrato in un giorno, quando ne sarebbero serviti forse un paio. A Usuki, a sud est di Beppu, siamo andati a vedere gli antichi, splendidi, Buddha di pietra. Poi abbiamo fatto inversione verso Kitsuki (di cui avevo letto sul blog di Michela), una graziosa cittadina famosa per i due quartieri di antiche case di samurai e giardini che si possono visitare indossando un kimono noleggiato per l’occasione.

⇒⇒ Ho scritto qui dei Buddha di pietra di Usuki

La tappa successiva è stata forse la più bella di tutto il viaggio, la zona montana del Rokugo Manzan, nella penisola di Kunisaki, nota per i suoi templi immersi nella foresta, per la sua spiritualità originale che unisce elementi Buddhisti, Scintoisti e di altri culti locali. Il Kumano Magaibutsu è un enigmatico Buddha di sei metri scolpito nel fianco di una montagna, risalente all’XI secolo: per raggiungerlo si cammina una ventina di minuti in un bosco di enormi cedri giapponesi (cryptomeria) e si sale una ripida scalinata di pietre sconnesse.  E poi ci si gode, in totale solitudine, uno dei posti più belli ed emozionanti del Giappone.

La sera abbiamo dormito a pochi chilometri di distanza nel cuore della penisola, in una bellissima fattoria biologica, messa in piedi da una famiglia che ha lasciato Tokyo per iniziare una nuova vita in campagna. Ne ho scritto qui: una notte in una fattoria giapponese.

Kumano Magaibutsu, penisola di Kunisaki

Kumano Magaibutsu, penisola di Kunisaki (foto di Patrick Colgan, 2018)

Tempio Futago-ji, penisola di Kunisaki

Tempio Futago-ji, penisola di Kunisaki (foto di Patrick Colgan, 2018)

⇒⇒ Letizia, la mia compagna di vita e di viaggio ne ha già scritto sul suo blog Persorsi – per un po’ di informazioni pratiche sull’area vi consiglio anche Japan Guide (in inglese)

Da Kunisaki a Fukuoka

Giorno 7: verso Fukuoka

Dopo una mattina dedicata a scoprire la fattoria e i suoi dintorni assieme alla padrona di casa (avrebbe meritato una giornata) ci siamo diretti a Fukuoka, la grande città, dove abbiamo incontrato i nostri amici Danilo e Yumiko di Viaggiappone. Io c’ero già stato nel 2011, soltanto per una sera, e ne avevo un ricordo grigio e sbiadito. Forse anche grazie ai nostri amici questa visita ha reso giustizia alla capitale del tonkotsu ramen, città piacevole ed elegante dove mi sarebbe piaciuto restare più a lungo.i

Anche per fare una scorpacciata di noodles, ovviamente.

Un giro nel bosco a raccogliere funghi shiitake

Un giro nel bosco a raccogliere funghi shiitake (foto di Patrick Colgan, 2018)

Una foto un po' stupida a Fukuoka

Una foto un po’ stupida a Fukuoka

⇒⇒ Gli altri post sul Giappone

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12 Commenti

Barbara Marzo 20, 2018 - 10:54 am

Come sempre post molto interessante. Una domanda: sei mai stato nello Shikoku ? Per un secondo viaggio in Giappone ero indecisa tra quest’ultimo e il Kyushu. Abbinerei allo Shikoku l’entroterra tra Okayama, Matsue e Hiroshima. Da quello che ho letto ho l’impressione che sia ancora più autentico, rurale e verde del Kyushu che ha comunque grandi città come Fukuoka e Nagasaki. L’idea di visitare la valle di Iya, le strade costiere, templi che fanno parte di circuiti di pellegrinaggio, ecc. mi attira molto. Cosa ne pensi ?

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patrickcolgan Marzo 20, 2018 - 11:05 am

Lo Shikoku mi attira moltissimo, ma non ci sono ancora stato. Spero di poter dedicare un viaggio allo Shikoku e al mare interno quanto prima perché è una zona che mi dico tutti bellissima e in parte remota (io vorrei visitare anche le isole, come Shodoshima), anche se non è più quella raccontata da Donald Richie nel suo bellissimo libro The inland sea.
Detto questo Nagasaki ha davvero l’aspetto di una cittadina (600mila abitanti, ma sembrano molti e bene) e in fondo tutto è autentico per me, anche Tokyo a suo modo anche se capisco perfettamente cosa intendi ed è quello che cercavo anche io: credo che in Kyushu lo troveresti eccome, in particolare nella zona di Kunisaki che ho amato davvero molto, ma è una regione davvero da scoprire. Se decidi di andare in Shikoku mi interessa molto poi sapere quale itinerario decidi di fare e poi ovviamente come andrà 🙂

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Barbara Marzo 20, 2018 - 4:03 pm

Grazie mille. Ti farò sapere. Ciao

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Cristina Marzo 20, 2018 - 7:18 pm

Il post è veramente interessante. Sto pensando di organizzare un viaggio in Giappone e i tuoi articoli mi saranno molto utili.

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Rolanda Marzo 21, 2018 - 2:48 am

Ciao Patrick, il tuo articolo arriva proprio al momento giusto, dato che tra pochi giorni (finalmente) ritornerò in Giappone per un mese e visiterò appunto il Kyushu per una decina di giorni circa. Ho dovuto cambiare itinerario, perché inizialmente avevo pensato all’Hokkaido, ma non era il momento giusto, aprile è un po’ un periodo ibrido tra la stagione invernale e quella estiva, per cui l’estremo nord sarà per la prossima volta. Adesso mi rivolgo all’estremo sud, per cui oltre al Kyushu visiterò anche l’arcipelago di Okinawa.
Grazie ancora per tutte le informazioni utili per l’organizzazione del viaggio!!!

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patrickcolgan Marzo 22, 2018 - 11:04 am

Buon viaggio in Giappone! 🙂
p.s. a Okinawa dove andrai?

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Veronica Marzo 22, 2018 - 5:07 am

Wow! Complimenti il 10° viaggio! Questo è mal di Giappone oserei dire.
Vivo a Kōbe e non sono ancora mai stata in Kyushu, ma dal tuo post vien già voglia di partire! Mi ha sempre interessato Beppu, per il suo essere appunto città termale, non avrei pensato invece che non ne valesse la pena.
Avete fatto davvero un bel giro, prenderò spunto spero presto.

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patrickcolgan Marzo 22, 2018 - 11:02 am

Sì è deciamente mal di giappone! 🙂
Beppu l’ho definita la capitale degli onsen e il titolo lo merita tutto, ma è una città grande e non bella, piena di alberghi strani e un po’ vetusti, con attrazioni datate. Se si ha il tempo una visita la merita sicuramente anche solo per vedere, a me interessa vedere anche questo. Per gli onsen in Kyushu però c’è molto meglio: io ho amato il posto dove sono stato a Kokonoe, Unzen Onsen è molto più spettacolare e non sono nemmeno stato a Kurokawa onsen che deve comunque essere un posto molto bello!
Ti seguirò quando andrai in Kyushu e prenderò spunto a mia volta perché vorrei sicuramente tornare un giorno!

p.s. e pensa, non sono mai stato a Kobe e devo rimediare! 🙂

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Michela Marzo 24, 2018 - 12:47 pm

Proprio un bell’itinerario e prenderò spunto per il prossimo viaggio in Kyushu. E stavolta noleggerò la macchina pure io perchè con i mezzi pubblici è impossibile! Grazie 1000 per la menzione, sono felice tu abbia fatto tappa a Kitsuki, l’ho trovata deliziosa!
Beppu anche a me non ha entusiasmato, ma gli inferni mi sono piaciuti 😀

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Piero Agosto 29, 2018 - 10:48 am

Caro Patrick,
leggo con interesse il tuo blog. Sono vissuto quasi quattro anni a Tokyo, tutte le volte che ho potuto ho viaggiato e conosco il Paese abbastanza bene. È stata un’esperienza importante, ma trovo il tuo entusiasmo eccessivo. Il Giappone ha luci ed ombre e non è il posto dove ho lasciato il cuore. Ci sarà occasione di parlarne in modo più approfondito. Ho comprato il tuo libro, ma non ho avuto ancora tempo di leggerlo. Comunque complimenti per il tuo blog. Cordialità. Piero

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patrickcolgan Settembre 1, 2018 - 10:32 am

Caro Piero,
grazie per il messaggio, innanzitutto! Non so se entusiasmo sia la parola giusta e credo di conoscere almeno in parte i chiaroscuri del Paese, anche attraverso i racconti di chi ci vive o ha vissuto, giapponesi e italiani. Mi è capitato di ascoltare spesso, anzi, racconti pieni di rabbia o amarezza da parte di stranieri che avevano vissuto nel Paese per anni. Il libro stesso è stato recensito negativamente nella versione in inglese da uno che vive a Tokyo da una vita e sosteneva che nel mio racconto di Tokyo ci fosse troppo ‘wow factor’ e che alla fine fosse ‘just a city’. Nessuno che è stato a Tokyo (o a New York, o in altre città simili) potrebbe dire che è ‘just a city’ e dimentica anche che chi viaggia racconta una scoperta e forse dimentica cosa ha provato quando l’ha fatta lui stesso. Era il commento di un disilluso.
Ma sto divagando. Cosa posso dire, c’è una parte del Paese con la quale avverto un legame, nella quale mi sento a casa, da visitatore, e forse la penserei diversamente se ci avessi vissuto. O forse no. Lo scrittore Pico Iyer, che vive a Nara da 25 anni e alla fine si sente ancora inevitabilmente straniero, si sente dire che è un illuso, che vede un Paese che non c’è. E allora, dice, sono un illuso e mi va bene così.
Solo pensieri sparsi! Un saluto e spero ci sia occasione di parlarne, sul blog o magari un giorno anche di persona. ciao!

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manuela Ottobre 12, 2018 - 12:19 am

ciao patrick leggo sempre volentieri i racconti delle tue esperienze, amo moltissimo il giappone, proprio come te..ne amo proprio le luci e le ombre che lo rendono un paese unico, abitato da persone che, ogni volta che vado, riescono a stupirmi..partirò tra poco per restare 4 settimane ( è la mia quarta volta in giappone ) e sono stata felicissima di leggere del tuo entusiasmo per la penisola di kunisaki visto che proprio lì inizierò il mio viaggio con 11 giorni di trekking con walk japan, compagnia incredibilmente seria che organizza solo ed esclusivamente trekking in giappone e già utilizzata l’anno scorso per il Kumano Kodo..poi avrò qualche giorno per girare da sola con l’auto a noleggio ( io uso Nippon ) come ho fatto ultima volta per la costa da Tottori a Obama ( bellissima ) e poi farò un’altra settimana di trekking a Izu penisula circa a 100 km da Tokyo..coma avrai capito mi piace camminare! come già fatto in passato, farò tesoro delle tue esperienze per decidere dove andare con l’auto a noleggio tra un trekking e l’altro! Grazie ancora per i tuoi racconti e per l’amore verso il giappone che riesci a trasmettere nel tuo blog.

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