Il monte Aso e gli onsen di Oita

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Giappone, viaggio nella provincia di Oita, che si definisce ‘capitale degli onsen’: in auto dal monte Aso alla zona di Kokonoe, nel cuore del Kyushu

La destinazione finale è la provincia di Oita, ma siamo ancora lontani. Eppure c’è qualcosa che già ci parla dei suoi favolosi onsen. Quello che attraversiamo è un paesaggio idilliaco. Prati verdissimi e colline, pendenze dolci che avvolgono, abbracciano un’ampia pianura punteggiata di case e paesi. Eppure, sotto questa terra c’è il fuoco: siamo nell’enorme caldera del monte Aso, teatro di una gigantesca eruzione 300.000 anni fa (e molte altre), e ci sono forze enormi e spaventose all’opera sottoterra in questa zona. Nella vicina Kumamoto abbiamo visto alcuni danni lasciati dal tragico terremoto del 2016 (che fece ben 50 morti nella zona). Abbiamo sentito anche una piccola scossa mentre ieri eravamo a cena. E ora vediamo le grandi nuvole di vapore che si levano dal vulcano Nakadake a sbuffi che ricordano che la terra non dorme, anche se questo è l’ultimo cono attivo rimasto.
Saremmo voluti salire sul cratere, ma le visite – riprese da appena due giorni dopo un lungo periodo di stop, con un piccolo bus e non in funivia -, sono state nuovamente bloccate a causa dell’emissione di gas. A queste forze ci si deve piegare, non c’è storia.

Ci accontentiamo di vedere i vapori che salgono dal cratere da una piccola collina, proprio di fronte. E poi il museo, interessante per capire la storia dell’area ma un po’ datato.

La piana di Kusasenri e, dietro, il cratere del Nakadak

La piana di Kusasenri e, dietro, il cratere del Nakadake (foto di Patrick Colgan, 2018)

La caldera del monte Aso

Siamo arrivati in auto dalla gola di Takachiho (formatasi proprio con l’eruzione dell’Aso). E’ un viaggio lungo che attraversa montagne e forese molto belle. Ti trovi nel l’antico vulcano quasi senza accorgertene, è il panorama che si apre improvvisamente a fartelo capire. La caldera dell’Aso è larga 25 km, a oltre mille metri d’altezza, vale la pena venire qua anche solo per il paesaggio che è di una bellezza molto particolare.  La piana di Kusasenri, vicino all’Aso, se vi dimenticate di parcheggio e brutti edifici che vi si affacciano è molto bella. E oltrepassando il Nakadake, sulle pendici nord, incontrerete anche il cono vulcanico (spento) Komezuka.

Qui sostanzialmente si viene per i paesaggi e per fare dei trekking: i sentieri intorno al Nakadake possono però essere chiusi se l’attività vulcanica è troppo intensa (e accade di frequente).

Per controllare la situazione potete visitare il sito del monte Aso con informazioni aggiornate continuamente.

Un panorama della caldera dell'Aso con i suoi centri abitati

Un panorama della caldera dell’Aso con i suoi centri abitati (foto di Patrick Colgan, 2018)

Il cono vulcanico (spento) Komezuka nella caldera dell'Aso

Il cono vulcanico (spento) Komezuka, nella caldera dell’Aso (foto di Patrick Colgan, 2018)

Le strade dell'Aso

Le strade dell’Aso (foto di Patrick Colgan, 2018)

 

A nord del monte Aso: verso Oita

La terra ribolle, qui. E ne sgorga acqua caldissima e ricca di minerali. In effetti la provincia di Oita nella quale stiamo entrando e dove trascorreremo i prossimi giorni ha come simbolo un barile di acqua calda sorridente. Del resto questa provincia si autodefinisce, non a torto, direi, la Capitale degli onsen e fra le sue località più famose ha la celebre Beppu e  Yufuin. Noi originariamente volevamo andare Kurokawa onsen che è nella vicina provincia di Kumamoto. L’obiettivo originario era di passare una notte in quest’ultima, famosissima, località termale vicino all’Aso: fra le particolarità c’è un economico pass (1300 yen) che permette di provare tutti  gli onsen pubblici.

Il logo di Onsen Oita

Il logo di Onsen Oita, non è bello?

Purtroppo saremmo arrivati in un weekend e i prezzi erano per noi inaffrontabili (fra 350 e 400 euro con pezza pensione per una stanza matrimoniale), senza contare che avevo ricevuto risposte abbastanza negative sulle politiche locali che riguardano i tatuaggi negli onsen pubblici (nessuno ha seguito finora l’esempio di apertura di Kinosaki onsen; solo il ryokan Wakaba di Kurokawa Onsen ci ha risposto chiaramente che accettano tatuati nell’onsen pubblico).

Per questo abbiamo deciso di scegliere un’altra località e la scelta è caduta su un ryokan di Kokonoe, in una valle vicina, questa volta, però, nella provincia di Oita.

⇒⇒ Se il tema vi interessa ho scritto una piccola Guida agli onsen

Kan no Jigoku Ryokan a Tano, Kokonoe

Arrivare a un pacifico, accogliente, ryokan fra i monti dopo una giornata lunga e intensa è emozionante. C’è un intenso odore di zolfo, il rumore dell’acqua e un po’ di neve sugli alberi e ammonticchiata ai lati del parcheggio. E’ metà marzo e l’aria è ancora decisamente invernale, del resto siamo a mille metri di altitudine, ma già pregusto sensazioni che ho provato altre volte: il clima ospitale, la sensazione che amo del tatami sotto i miei piedi, la lunga cena in yukata, il bagno caldo. Una sensazione bellissima. E tutto quello che mi aspettavo, immancabilmente, si realizza.

Kan no jigoku ((寒の地獄 – a Tano, Kokonoe) è un ryokan davvero vecchio e pieno di fascino: esiste dal 1928 ed è stato ristrutturato nel 2002 mantenendo però l’impianto originale.

Kannojigoku ryokan con onsen, prefettura di Oita

Kannojigoku ryokan con onsen, provincia di Oita

Questo posto è famoso, lo dice anche il nome, per una sorgente termale fredda (14 gradi) sulfurea e dalle proprietà benefiche, usata per rigeneranti bagni estivi (si beve anche). Ma ha anche ben tre onsen privati e due pubblici, che vengono alternati fra uomini e donne. Accanto ai bagni c’è un bellissimo irori sopra il quale, a volte, bollono uova cotte nell’acqua termale.

E’ un posto meraviglioso, accogliente, dove un giorno vorrei tornare. Raramente dedico tanto spazio agli alberghi, ma questo soggiorno (a una frazione del prezzo di Kurokawa onsen, 30.000 yen per una doppia con mezza pensione in un weekend) è stato indimenticabile.

link: prenota Kannojigoku  – storia e intervista con i proprietari di Kan no jigoku su The Onsen Magazine. Chiuso il mercoledì.

Kannojigoku ryokan, onsen privato
Kannojigoku ryokan, onsen privato
Kannojigoku ryokan
Kannojigoku ryokan
Uova a bollire nell'acqua termale
Kannojigoku, i tetti innevati
Dinner at Kan no jigoku
La strada a Kokonoe
La strada a Kokonoe

Il ponte sospeso di Kokonoe

La zona di Kokonoe oltre che per gli onsen è famosa anche per un grande ponte pedonale sospeso, il Kokonoe ‘yume’ otsurihashi, con un bellissimo panorama su boschi e cascate. Impressionante, soprattutto per chi ha paura dell’altezza, ma ne vale la pena.

Kokonoe Yume Otsurihashi, ponte sospeso

Kokonoe Yume Otsurihashi, ponte sospeso (foto di Patrick Colgan, 2018)

Kokonoe, ponte sospeso

L’altezza del ponte paragonata con Statua della libertà, Piramide di Cheope e… Godzilla! (foto di Patrick Colgan, 2018)

Il nostro itinerario: da Kumamoto al monte Aso fino a Kokonoe

Questo post racconta un tratto un giorno del nostro viaggio in Kyushu in auto.  Il primo giorno da Kumamoto alla gola di Takachiho (di cui scriverò presto) e poi al monte Aso e infine a Kokonoe. Nella cartina è visibile il profilo della caldera dell’Aso. Kurokawa onsen, se vi interessa, è poco a sinistra del ryokan dove abbiamo alloggiato (è dove c’è scritto Minamioguni)


I post sul viaggio in Kyushu e nella provincia di Oita

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