Viaggio a Nagasaki

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Viaggio in una città affascinante e ricca di storia, dove dovreste restare almeno un paio di giorni: le cose da vedere a Nagasaki non mancano di certo

Un viaggio a Nagasaki in ogni modo deve partire da quel giorno nemmeno troppo lontano. Il 9 agosto del 1945, alle 11.02, le nubi che coprivano la città si aprirono improvvisamente. Un bombardiere americano sfruttò il momento e sganciò la bomba atomica che esplose 500 metri sopra il sobborgo di Urakami, distruggendolo e facendo molte migliaia di vittime in quel momento e nei mesi a seguire, per gli effetti delle radiazioni.  La storia è raccontata nel toccante museo della Bomba atomica di Nagasaki. C’è anche un orologio sfondato con le lancette ferme a quel momento terribile. E, come per Hiroshima, l’altra città con cui condivide la tragedia atomica, per molti la sua storia rimasta congelata a quel momento, come quelle lancette. Il nome di Nagasaki alla maggior parte delle persone evoca la memoria bomba.

L'orologio fermo all'ora della bomba

L’orologio fermo all’ora della bomba (foto di Patrick Colgan, 2018)

Ma ovviamente la storia della città non è finita né tantomeno cominciata quel giorno, con il tragico bombardamento. Nagasaki ha una storia antica e, senza entrare troppo nei dettagli, per secoli è stata il principale punto di incontro, e di scontro, fra il Giappone e l’Occidente (se avete visto il film Silence o letto il libro sapete di cosa parlo). La bomba non ha cancellato tutto questo, ha solo aggiunto molto dolore.

Oggi Nagasaki è il prodotto di tutta la sua storia e ancor prima che nella sua particolare atmosfera lo si percepisce nel suo aspetto. A volte sembra un puzzle messo assieme con pezzi provenienti da scatole diverse. Ma il risultato è affascinante.

É una città di saliscendi, di scorci e panorami, dove si trovano accanto ai santuari scintoisti e a costruzioni tipicamente giapponesi anche palazzi in stile occidentale, in legno e mattoni, giardini in stile europeo. E chiese.

Nagasaki è bella, insomma, però è innegabile che abbia un aspetto un po’ dimesso, sciupato che forse contribuisce alla sua atmosfera un po’ malinconica. I cantieri navali Mitsubishi e il porto non lavorano più come un tempo e la città, rimasta ai margini della grande crescita del turismo in Giappone, fatica a trovare una nuova identità mentre la popolazione invecchia e diminuisce.

Lo avevamo letto in vari articoli e ne troviamo una conferma. “I giovani se ne vanno a Fukuoka o a Tokyo”, ci racconta la nostra guida volontaria, che lavora all’università e che fa parte dell’Associazione internazionale di Nagasaki. Il risultato è che la città è tranquilla, forse troppo tranquilla, tanto che finiamo per chiederci dove siano finiti gli studenti dell’università (che sono comunque pochi, circa novemila).

Nagasaki: Meganebashi, il ponte degli occhiali XVII secolo

Nagasaki: Meganebashi, il ponte degli occhiali XVII secolo (foto di Patrick Colgan, 2018)

Come spostarsi a Nagasaki: i tram

Sono parte indissolubile del panorama della città. E i coloratissimi tram di Nagasaki scandiranno il ritmo delle vostre giornate. Portano ovunque, sono affidabili, frequenti, veloci e costano pochissimo, appena 110 yen a tratta.

E poi amo spostarmi su rotaia: la velocità costante, il rumore sferragliante, la sensazione di essere svincolati, liberi dal traffico mi fanno sempre rimpiangere l’assenza di un mezzo simile nella mia Bologna, schiava di auto e bus su gomma e di infinite code. E in effetti appena ho noleggiato un’auto la prospettiva su Nagasaki vista dal traffico è cambiata completamente e mi è apparsa una città molto meno interessante.

Fondamentali per visitare Nagasaki: i tram

Fondamentali per visitare Nagasaki: i tram (foto di Patrick Colgan, 2018)

Consigli utili per spostarsi a Nagasaki

Le linee dei tram sono quattro, identificate da colori, e piuttosto facili da usare. I nomi delle fermate e le indicazioni sono scritte anche in caratteri latini. Qui trovate il volantino dell’ente del turismo. C’è un pass che garantisce corse illimitate a 500 yen (si compra all’ufficio del turismo in stazione), ma visto che a Nagasaki è bello anche camminare dovete fare bene i conti, potrebbe non convenirvi.

Scoprire la Nagasaki cristiana

Ho viaggiato molto in Giappone. Ma questa città non assomiglia a molte altre. Nagasaki oggi è una città di chiese e campanili e questo è un tema che è profondamente intrecciato con la storia lontana e recente della città. I cristiani dopo essere stati tollerati furono perseguitati duramente nel XVI e XVII secolo. E fu quindi con grande sorpresa e commozione che nel 1865 un sacerdote francese scoprì una comunità di cristiani nel villaggio di Urakami: avevano mantenuto la fede attraverso i secoli. I cosiddetti ‘cristiani nascosti’ furono esiliati e poi riammessi in città e fu allora che costruirono nell’arco di quasi cinquant’anni una chiesa che nel 1925 era la più grande dell’Asia. La cattedrale di Urakami fu spazzata via in pochi secondi dalla bomba atomica che colpì proprio la zona cristiana della città. La cattedrale fu ricostruita dopo la guerra.

Cattedrale di Urakami, a Nagasaki

Cattedrale di Urakami, a Nagasaki (foto da Wikimedia commons, pubblico dominio)

Non è l’unica chiesa cristiana di Nagasaki, una delle più belle e famose è la bella chiesa di Oura, costruita da due sacerdoti francesi. L’edificio attuale è del 1879. Qui c’è anche una piccola mostra di San Massimiliano Kolbe, il frate che sopravvisse alla bomba atomica e poi morì ad Auschwitz.

Cosa vedere a Nagasaki: chiesa di Oura, Nagasaki

Chiesa di Oura, Nagasaki: quando ci siamo stati era ricoperta di impalcature per un restauro (foto da Wikimedia commons, pubblico dominio)

Una messa segreta nel film Silence, di Martin Scorsese

Una messa segreta nel film Silence, di Martin Scorsese

La chiesa è dedicata ai 26 martiri di Nagasaki che furono crocifissi nel 1597. Li ricorda un monumento e un interessante museo che racconta la storia delle persecuzioni: sono conservate fra l’altro immagini cristiane che venivano nascoste e usate dai cristiani e statue che all’apparenza sembravano eaffigurazioni del bhodisattva Kannon ma che in realtà erano Madonne. È’ incredibile la tenacia con cui è stata conservata la fede con grandissimi rischi, a ma risulta quasi inconcepibile. Sono sconcertato e ammirato. Alcuni di questi oggetti sono stati riprodotti nel film Silence, di Scorsese, che ho già citato.

E a Nagasaki c’è anche turismo religioso e per me è una scoperta sorprendente e che mi lascia un po’ perplesso perché mi sembra davvero strano venire a cercare chiese e santuari addirittura in Giappone. Mentre usciamo incrociamo un gruppo di polacchi e la guida è una ragazza che parla italiano benissimo. Non sono qui per caso e il loro non è certo un tour classico del Giappone: dopo aver seguito le orme di Kolbe (polacco) a Nagasaki, la tappa seguente è la chiesa della Nostra Signora di Akita, all’altro capo del Paese e oltre mille chilometri di distanza. “Ma il santuario è molto importante”, precisa la ragazza mentre si affretta verso il bus. Spero almeno ci andassero in aereo.

A Nagasaki: il monumento ai 26 Martiri

A Nagasaki: il monumento ai 26 Martiri (foto di Patrick Colgan, 2018)

Nagasaki fra Oriente e Occidente

Nagasaki è una città dall’aspetto particolare. Non ci sono solo le chiese ma anche un giardino in stile europeo (il Glover Garden) e molti edifici occidentali, per esempio nelle vicinanze della cosiddetta ‘dutch slope’, la salita degli olandesi. Risalgono praticamente tutti all’era di occidentalizzazione Meiji.

Prima i portoghesi e poi commercianti olandesi erano confinati nell’isola di Dejima a partire dal XVII secolo. Ora Dejima, fagocitata dalla città, non è più un’isola, ma gli edifici sono stati ricostruiti riportando l’area al suo aspetto originario da periodo Edo ed è una sorta di museo a cielo aperto.

Edificio in stile occidentale, vicino Dutch slope

Edificio in stile occidentale, vicino Dutch slope (foto di Patrick Colgan, 2018)

Ex ambasciata britannica, Nagasaki

Ex ambasciata britannica, Nagasaki (foto di Patrick Colgan, 2018)

Ma Nagasaki è anche una città giapponese. Si nota meno che altrove, per esempio non c’è un santuario scintoista a ogni passo, ma nella zona di Teramachi ci sono bellissimi templi.

 

Le influenze cinesi

Accanto agli edifici occidentali la città ha anche una netta influenza cinese. Questo si vede sia, ovviamente, nella pittoresca Chinatown che nei suoi templi, fra i quali il tempio in stile cinese Sofukuji e il santuario confuciano. Oggi questa sensazione diventa ancor più netta a causa dei tantissimi turisti cinesi che scendono dalle enormi navi da crociera in grandi gruppi.

L'ingresso del tempio cinese di Nagasaki

L’ingresso del tempio cinese di Nagasaki (foto di Patrick Colgan, 2018)

Nagasaki, Chinatown

Nagasaki, Chinatown (foto di Patrick Colgan, 2018)

Le memorie della bomba

Nagasaki è una città dalla forma strana: non è grande, ma è allungata negli spazi che si aprono fra le colline. Anche per questo i danni più gravi della bomba atomica furono concentrati solo in una parte della città, a differenza di Hiroshima. Anche le scelte fatte per ricordare il tragico 9 agosto del 1945 sono completamente diverse rispetto alla città ‘gemella’. A Hiroshima il Genbaku dome è stato lasciato in macerie, come appariva dopo l’esplosione.
Qui, dopo un dibattito che non si è ancora del tutto sopito, la cattedrale di Urakami, venne ricostruita e le sue parti sopravvissute sono visibili nel museo.  Non ci sono molte tracce visibili: solo un grande pezzo di campanile divelto dalla bomba e caduto a fianco della chiesa è rimasto dov’era.

A Hiroshima l’ipocentro, il punto esatto sopra al quale avvenne l’esplosione (a 500 metri di altezza) è nascosto, ricordato solo da una piccola lapide, mentre qui è indicato da un grande spazio vuoto e da un monolite nero. Hiroshima ha scelto monumenti simbolici ed essenziali, mentre a Nagasaki, nel parco della Pace a pochi decine di metri dall’ipocentro, un famoso e solenne monumento ammonisce l’uomo sui rischi dell’atomica.

Il Parco della Pace è un grande spazio aperto, dall’aspetto decisamente più raccolto e monumentale di quello di Hiroshima. Si vedono i resti del carcere di Nagasaki, distrutto dalla bomba. E poi c’è molta acqua: fontane e canaletti che ricordano l’origine della vita e, spiega la nostra guida volontaria, “la sete dei sopravvissuti. Chi c’era ha raccontato di una terribile sete dopo l’esplosione: questa acqua è per loro”.

In fondo c’è la grande statua con gli occhi chiusi e un dito che punta verso il cielo.

I resti, in parte ricostruiti, della cattedrale all'interno del museo

I resti, in parte ricostruiti, della cattedrale all’interno del museo (foto di Patrick Colgan, 2018)

La statua della pace di Kitamura Seibo

La statua della pace di Kitamura Seibo (foto di Patrick Colgan, 2018)

Informazioni utili

Il biglietto d’ingresso per visitare il museo della bomba ha un costo simbolico, 200 yen. E’ aperto dalle 8.30 alle 18.30 (17.30 nella stagione invernale fra settembre e aprile). Calcolate almeno un’ora e mezza di visita.

⇒⇒ Visto che l’abbiamo citata, ho scritto anche un post su Hiroshima

Nagasaki dall’alto

Fra le cose da vedere a Nagasaki c’è sicuramente il panorama notturno della città dall’alto che è considerato fra i tre più belli del Giappone. Bisogna salire sul monte Inasa e il metodo più divertente è sicuramente con la funivia che si prende a 10 minuti a piedi dalla fermata del tram Takaramachi.

Costa 1230 yen andata e ritorno ma se avete la Nagasaki discount card (la danno gli alberghi se pernottate in città) c’è lo sconto del 50 per cento.

Nagasaki vista dal monte Inasa di notte

Nagasaki vista dal monte Inasa di notte (foto di Patrick Colgan, 2018)

Hashima (o Gunkanjima)

Gunkanjima, l’isola nave da guerra. Deve il suo nome alla forma che da lontano ricorda la silhouette di un incrociatore. Su questo scoglio ricoperto di cemento in mezzo al mare aperto, a 19 km da Nagasaki, hanno vissuto dall’inizio del 1900 fino al 1974 fino a 5000 minatori con le loro famiglie. I lavoratori estraevano il carbone da profonde miniere che si dipanavano in una rete di gallerie sotto il mare. Un posto strano e un po’ inquietante con le mura che proteggevano i palazzi in cemento armato dalle mareggiate a darle un aspetto da Alcatraz. Ma chi ci ha vissuto sembra ricordare il posto con grande nostalgia.
Altri non vogliono parlarne. Altri ancora, nel bel museo digitale dedicato all’isola, raccontano una fuga rocambolesca da una scelta di vita sbagliata. Sicuramente è stato un luogo anche di sofferenza e secondo alcune testimonianze durante la guerra ci hanno lavorato prigionieri stranieri, racconta Jordy Meow – che su Gunkanjima ha anche pubblicato un libro – sul suo blog.

Ora Gunkanjima è patrimonio Unesco fra i siti dell’industrializzazione del kyushu.

Come visitare l’isola

L’isola di Hashima è parzialmente visitabile con crociere di mezza giornata. L’unica compagnia che per ora propone un’audioguida in inglese è Gunkanjima Concierge. Nello staff delle varie compagnie ci sono ex abitanti dell’isola. La formula crociera più museo (impredibile)  costa 5200 yen a testa. Fate attenzione al meteo: lo sbarco sull’isola avviene solo in condizioni di mare calmo.

⇒⇒ Per saperne di più leggete questo post: Gunkanjima, l’isola di cemento

Cosa vedere a Nagasaki: l'isola di Gunkanjima

Cosa vedere a Nagasaki: l’isola di Gunkanjima (foto di Patrick Colgan, 2018)

La cucina di Nagasaki

La gastronomia di Nagasaki riflette la storia della città. La cucina tradizionale si chiama Shippoku ryori ed è un raffinato accostamento di piatti giapponesi e occidentali. Non è economicissima (un menù parte da circa 5000 yen) e purtroppo non abbiamo avuto occasione di provarla. Ma ci sono altri piatti tipici della zona che riflettono le influenze cinesi. Per esempio il chanpon, variante locale del ramen dal sapore particolarissimo, con ampio uso di cavolo e pesce. Potete accompagnarlo con gyoza, i classici ravioli ripieni.

Un altro piatto particolare, anche se non è untipico di Nagasaki, è il chawan mushi servito da Yossou, antico ristorante con 150 anni di storia: si tratta di una crema di uovo salata con pesce e molluschi che vi verrà servita in un’affascinante sala con pavimento in tatami. Il sapore è decisamente particolare, ancor più strano dell’aspetto. Siete avvisati!

Shippoku ryori
Chanpon
Gyoza
Chawan mushi

Nagasaki: altre informazioni utili

  • Arrivare a Nagasaki. Innanzitutto si può arrivare in aereo, con voli quotidiani da diverse delle città principali del Giappone. L’aeroporto di Nagasaki è a 18 chilometri dal centro. Non sono tanti ma il viaggio è abbastanza lungo perché la strada è piuttosto tortuosa. L’aeroporto è collegato con la città da un servizio di bus che arriva all’autostazione (di fronte alla stazione centrale) in poco meno di un’ora. Accanto alla stazione c’è anche un grande noleggio auto. Il costo è di 900 yen.
    Cercate di non dimenticare il passaporto a bordo come ho fatto io (fortunatamente tutto recuperato, ma anche questo finisce nella casistica degli oggetti smarriti e ritrovati in Giappone)
  • Alloggi. La zona della stazione è comoda, così come quella di Chinatown. Noi abbiamo però scelto di alloggiare in una guesthouse semplice ed economica un po’ fuori, nei pressi del capolinea del tram Hotarujaya, si chiama Kagamiya ed è un posto delizioso ed estremamente accogliente, con belle stanze con futon e tatami.
  • Guide volontarie. Non conoscevamo nessuno in città. E per avere qualche contatto con chi a Nagasaki vive ci siamo rivolti alla Nagasaki international association (Nia): ci è stata asegnata una guida volontaria bravissima ed entusiasta che parlava un inglese perfetto. E’ una bella esperienza che vi consiglio (contattate l’associazione con almeno un mesetto di anticipo).
  • Non mi sorprende, in definitiva, che Nagasaki sia stata nominata fra le 10 destinazioni in Asia da visitare nel 2018 da Lonely Planet
  • Restate almeno due giorni a Nagasaki, o tre: anche i dintorni sono molto belli. Meravigliosa è la penisola di Shimabara con i suoi onsen (da lì si può poi prendere un traghetto per Kumamoto, fra l’altro)

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1 Commenti

Yannis Koukoutaras Aprile 12, 2018 - 6:03 pm

Sembra una città molto particolare, e il fatto che porta alle sue spalle questa pesante eredità del disastro atomico le dona quell’aria melanconica, come giustamente stai menzionando anche tu, e l’aricchisce, immagino, di quell’ atmosfera vagamente indefinita ma affascinante dei luoghi che hanno avuto una storia disastrata…prima o poi la visiterò e ti ringrazio per il tuo rapporto molto dettagliato.

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