Le conseguenze dell’iperturismo in Giappone e qualche consiglio di comportamento e itinerario fuori dalle mete più battute.
Nella prima parte del 2024 si è parlato molto dei problemi dell’eccesso di turismo, dalle proteste in Spagna (che hanno assunto toni un po’ antipatici) all’impatto su alcune zone del Giappone, in particolare Kyoto. Celebre (e un po’ ridicolo) il telo nero che è stato innalzato a Kawaguchiko per oscurare il monte Fuji e impedire che i turisti si accalcassero per replicare una celebre foto su instagram con un negozio e il grande monte sullo sfondo (telo poi prontamente strappato in punti strategici). E si è parlato delle geisha inseguite dai turisti a Kyoto, tanto da portare al teorico divieto di scattare foto in alcuni vicoli privati (ma no, non sono stati chiusi dei quartieri come alcuni hanno detto). Ecco, in entrambi questi casi si parla soprattutto di comportamenti.
All’aumento della persone, aumenta l’impatto delle loro azioni.

Il tema è molto serio. Ma capita a volte di non capirsi. In effetti quando si parla di questo fenomeno si mescolano diversi aspetti. Da una parte c’è l’eccesso di turisti vero e proprio che si tramuta in code e affollamento che peggiorano l’esperienza sopratttutto per chi visita un luogo; in secondo luogo c’è l’impatto negativo su paesi, città e in particolari centri storici che si svuotano di residenti per far spazio ad affitti brevi turistici e servizi per i turisti e che purtroppo vediamo in molte città anche italiane; infine c’è l’impatto su trasporti e vivibilità.
Io partirei dalle motivazioni del nostro viaggio. Forse si viaggia troppo e forse, a volte in maniera un po’ superficiale. Ho già scritto in passato di questi temi e credo che dovremmo innanzitutto mettere sempre in discussione il modo in cui viaggiamo e cosa immaginiamo di trarre da un viaggio (includo anche me, ovviamente).
Non voglio giudicare le altre persone ma il viaggio non può essere soltanto svago o una serie di cose da fare o vedere come se fossimo in un parco a tema. Se vogliamo semplicemente replicare alcune foto viste su instagram o fare qualche attività un po’ assurda e kitsch, completamente artefatta e pensata solo per i turisti, come per esempio replicare un videogame facendo un giro per Tokyo in go-kart: ci sono stati anche incidenti e molte lamentele per l’intralcio al traffico. Divertente magari sì, ma davvero è un modo di vivere e scoprire una città? Se allo stesso tempo magari non ci interessa informarci e adeguarci con rispetto alla cultura e agli usi locali, capire qualcosa del Paese, forse si può pensare di stare a casa. Non vale solo per il Giappone.
Divertente? Probabilmente sì. Sensato? Non lo so.
Viaggiare così lontano è un’attività che ha dei costi, anche ambientali e va considerata per quello che è, un’opportunità preziosa, di cui godiamo in un momento forse irripetibile della storia. So che molti di voi che state leggendo lo hanno ben presente. Ma è bene ricordarlo. Anche a me capita di scordarmene.

L’overtourism non è un problema per il viaggiatore, ma per chi vive in un posto
In Giappone quando si parla di iperturismo non si parla comunque di un numero eccessivo di turisti in assoluto: nell’indice della pressione turistica (rapporto fra turisti e abitanti) il Giappone è molto, molto dietro l’Italia. Si parla per lo più di affollamento in alcuni luoghi molto precisi e tutto sommato ristretti (in alcuni casi stravolti): ne riparleremo ma molti di coloro che vanno in Giappone visitano gli stessi posti.
Nella percezione dei giapponesi – quello che chiamano l’inquinamento turistico – l’impatto negativo percepito è soprattutto sul modo di vivere, sulla vivibilità di alcuni luoghi, sul modo in cui intralcia meccanismi precisi e ben oliati, fondamentali nella vita giapponese e nella difficile, impegnativa vita nelle grandi città: comportarsi correttamente nella metropolitana è una necessità. Faccio qualche esempio semplice e nemmeno dei più seri. La spazzatura lasciata in giro perché non ci sono cestini; la gente che urla sui treni; i turisti che mangiano per strada. Sembrano piccole cose, ma in Giappone semplicemente non si fanno.
Il Giappone non è un parco giochi (nessun Paese lo è)
E poi la cosa più importante. Il Giappone non è un Paese dove si vive come negli anime, non è un Paese di bizzarrie e stranezze. Il Giappone non è un parco giochi, anche se qualcuno lo racconta così. Sono sempre molto prudente nei giudizi. Conosco molti creator e influencer bravissimi e seri e ci sono molti contenuti interessanti in giro. Ma basta farsi un giro su tiktok o instagram per incontrare accanto a ottimi contenuti molti altri superficiali, raffazzonati o vere e proprie valanghe di spazzatura e scemenze imbarazzanti sul Giappone. Poi c’è tutta una sottocategoria, la peggiore, di chi fa cose che non vanno fatte per farsi notare.
Certo, visitare un posto affollato può essere spiacevole, alcuni luoghi cambiano a causa dell’afflusso. Ma va ricordato che l’overtourism non è un problema per il viaggiatore, ma per chi vive in un posto.
I tentativi di Kyoto (senza successo)
Il discorso sull’overtourism in Giappone non nasce ora, ma era già un tema di dibattito nel 2019, prima della pandemia. A Kyoto pensarono anche di fare informazione con una serie di infografiche un po’ inquietanti anche se forse erano autoironiche nell’intento (guardate le facce arrabbiate dei residenti e il sottotitolo ‘I kyotesi sono piuttosto precisini!’). Le informazioni erano giuste e utili e trovo il tutto anche divertente, ma non credo che il tono fosse quello adatto. Cosa ne pensate?


Dov’era tutta questa gente prima?
L’aumento del turismo è un fenomeno globale che dipende dalla crescita del reddito in alcuni Paesi, dall’aumento mondiale della popolazione, dalla facilità sempre maggiore di prenotare in autonomia voli e alloggi (15-20 anni fa era un po’ più complicato) e dall’aumento di informazioni disponibili. In Giappone, in particolare il fenomeno ha subito un forte aumento a partire dalla seconda decade degli anni duemila, un po’ per gli investimenti e le scelte del governo che ha rimosso molte restrizioni ai visti per visitatori da Paesi asiatici, un po’ grazie al passaparola. Molti citano lo yen debole in questo momento ed è un fattore da tenere in considerazione, ma rispetto al pre-pandemia il costo dei voli è notevolmente aumentato (e anche la durata) con l’eccezione di Air China (che a differenza di altre compagnie può sorvolare la Russia).
In ogni modo, bastano due numeri per capire l’aumento del turismo che ha interessato il Giappone: nel 2010 i turisti stranieri erano stati 9.4 milioni, mentre nel 2023 sono stati 25 milioni, numero ampiamente superato nel 2024 quando sono stati 36 milioni. L’obiettivo del governo è raggiungerne una cinquantina. Ma credo dovrà imparare a gestire tutti questi turisti, cominciando da una migliore comunicazione.

Come evitare l’overtourism in Giappone?
Vi propongo alcuni consigli per viaggiare in Giappone nell’epoca dell’eccesso di turismo. Allo stesso tempo si può limitare il proprio impatto e godere in maniera più profonda dell’esperienza del vostro viaggio.
1. Non scegliete cosa vedere basandovi solo sui social
La mia non è una critica ai social in quanto tali. Li uso e per anni ho raccontato su instagram con foto e video i miei viaggi e il Giappone. L’avvento dei video ha però esacerbato la lotta per l’attenzione degli utenti. Tutti cercando di proporre video sempre più brevi, accattivanti, semplicistici. Liste di esperienze da fare, luoghi da vedere ecc. il tutto spesso senza contesto.
I social vanno benissimo per scoprire nuove cose o intrattenersi, ma ricordate di approfondire sempre, di leggere e di cercare di capire davvero cosa vi aspettate da quel luogo.
Le risorse sono molte, dal mio blog a creator bravi e che propongono video più lunghi (come Marchino in Giappone), alle guide. Se tutto si limita a una bella foto da fare, evitate. Anche perché è probabile che ce ne siano migliaia di uguali già scattate da altri. In che modo può essere un’esperienza unica o che vi arricchisce?
E lo ripeto, anche io sono sui social.
Un esempio di un racconto parziale è quello di Arashiyama. Per tornare sui bambù di Arashiyama: c’è chi arriva a quella che ha sentito definire la ‘foresta’ di bambù per trovare un boschetto sovraffollato (che una quindicina di anni fa era un luogo davvero suggestivo). E se ne dice deluso. Molti contenuti suggeriscono alternative, come altri boschetti di bambù a Tokyo e Kyoto, ma potrei suggerirvene io anche in Emilia-Romagna. Molti meno contenuti sono dedicati alle altre meraviglie della zona di Saga-Arashiyama che è un autentico scrigno di gemme (e che racconto qui).
2. Kyoto è piena di meraviglie da scoprire
Kyoto è affollata di turisti, si dice. Ed è vero. Ma la verità è che si affollano per lo più negli stessi posti: Fushimi Inari Taisha, Padiglione d’oro, le vie storiche Ninen-zaka e Sannen-zaka. La città però ha una grandissima quantità di templi e posti davvero speciali. Non ve li starò a elencare tutti anche perché molti me li tengo per me. Avete mai sentito parlare del giardino del tempio Sanzen-in? O del giardino di muschio del tempio Gio-ji? Ecco, partite da qua, da sei templi che amo a Kyoto.
Ma ci sono molte altre cose da fare e vedere. Leggete le guide (ok, ne ho scritta una io, ma vanno bene anche le altre). A volte si parla dei posti che ‘non sono nelle guide’, ma la verità è che spesso le stesse guide, se lette con attenzione, rivelano tantissimi posti interessanti che vengono scartati dai lettori perché meno famosi.
Mentre tutti affollano altri templi, poco distante, allo Shoren-in, per dirne uno, potete spesso trovare tutto lo spazio e il silenzio che cercate.
3. Il Giappone è grande e pieno di meraviglie. Visitate posti diversi
C’è la convinzione diffusa che a un primo viaggio in Giappone si debbano vedere obbligatoriamente alcuni posti, vale a dire, in genere, Tokyo, Kyoto, Hakone, Hiroshima. Sono certamente mete importanti, ma la verità è che non ci sono regole e non dovete rendere conto a nessuno. Il Giappone è ricco di posti di bellezza straordinaria, significativi dal punto di vista storico e artistico. E che non sono visitati da troppi turisti occidentali. Anche per questo mantengono un’atmosfera e un’autenticità (qualsiasi cosa esattamente significhi) particolari. Avete mai sentito parlare delle bellezze del Kyushu? E dei castelli dello Shikoku? Oppure delle montagne sacre di Dewa? Ampliate i vostri orizzonti e scegliete in base a quello che vi emoziona e non a quello che ritenete di dover fare o vedere.
Sapete dov’è questo giardino, fra i più belli di tutto il Giappone?
Leggete i miei itinerari in Kyushu (a sud), Tohoku (nord-est) del Giappone o sull’isola dello Shikoku.
Se poi volete muovervi nel modo più sostenibile possibile potete anche camminare, per esempio fra i sentieri del Kumano Kodo. Oppure… prendete un treno notturno.
4. Informatevi, studiate, approfondite
Comprate una guida e leggetela, informatevi e studiate un po’ prima di partire. Io vi consiglio quella del Touring, che ho scritto anche io, ma ce ne sono altre di ben fatte. Leggete, non limitatevi a guardare dei video brevi (ho anche preparato una lista di libri, leggeri, per avvicinarsi al Giappone). Può essere utile imparare semplici cose sul modo di comportarsi sulla metropolitana (in breve: non si parla ad alta voce, non si telefona, non si mangia, non si portano zaini voluminosi nelle ore di punta). Il tutto però senza ansia o senza temere chissà che cosa. I giapponesi sono di solito molto gentili e difficilmente qualcuno vi farà notare qualcosa.
Il tema è quello della responsabilità personale. E di fare la propria parte per sé, per la propria esperienza di viaggio, ma soprattutto per il Paese che ci ospita.
E tutto questo vale un po’ per qualsiasi viaggio.
Avete idee, commenti? Non la pensate come me? Lasciate un commento
