La penisola di Kunisaki: fra boschi, templi e leggende

di Patrick Colgan

Fra Buddha in pietra e templi immersi nella foresta, la penisola di Kunisaki è una terra indimenticabile e ancora poco conosciuta. Una meta da non perdere in un viaggio in Kyushu

Alle volte quando viaggio mi chiedo: cosa ci faccio qui? E non sempre so rispondere. Questa volta invece mi sento esattamente dove dovrei essere. Mi chiedo anzi, perché non sono arrivato prima, perché forse alla fine è proprio qui che dovevo arrivare. In mezzo a questo bosco denso e scuro della penisola di Kunisaki mi sento come se fossi finalmente giunto nel posto che stavo cercando con tanto affanno in questo Paese che alle volte mi sembra quasi un’ossessione. Questa  penisola è una piccola terra di risaie e vecchie fattorie, di alberi maestosi e figure divine che sembrano fondersi con la montagna. È un paesaggio per il quale provo un profondo trasporto.

Per un attimo, è una sensazione fugace, mi sento esattamente al centro del Giappone. Se c’è un posto del genere è sicuramente un luogo come questo, penso, mentre interrogo in silenzio un antico Buddha scolpito nella parete di una montagna. Ma non cerco risposte a domande che non so nemmeno formulare. Anzi, penso troppo. Probabilmente sono solo affaticato dai gradini in pietra ripidi e sconnessi che sembravano non finire mai. Forse è per questo che non vorrei più muovermi da qui.

Il Kumano Magaibutsu

La scalinata che abbiamo percorso per salire è imponente e strana, se non fosse per i corrimano in metallo sembrerebbe che il bosco se la stia riprendendo. Le pietre forse sono state mosse dai movimenti della terra. E invece potrebbe essere così da sempre. Le storie raccontate dagli uomini hanno sempre un fondo di verità e secondo la leggenda questa scalinata imponente e sconnessa che si inerpica nella foresta sarebbe stata costruita da un demone, oni, un orco rosso (aka-oni 赤鬼): gli era stato promesso da Gongen, un kami, che avrebbe potuto mangiare carne umana se avesse costruito cento gradini in una notte. L’oni si mise subito al lavoro, senza andar troppo per il sottile. Ma mentre portava la centesima pietra Gongen imitò il canto del gallo. Significava che in poco tempo sarebbe arrivata la luce e l’oni, il demone, si diede alla fuga.

Kumano Magaibutsu, la scalinata nella foresta

Kumano Magaibutsu, la scalinata nella foresta (foto di Patrick Colgan, 2018)

Dopo venti minuti di cammino e dopo aver salito la scalinata che conduce nel profondo del bosco si incontra il Kumano Magaibutsu: è un Buddha alto sei metri, scolpito nella parete della montagna e probabilmente è stato creato nell’undicesimo o dodicesimo secolo anche se c’è chi lo ritiene ancora più antico. Ha un’espressione meditativa e serena e sembra davvero parte della montagna e del bosco. Accanto c’è invece un grande immagine molto più grande e senza grazia: l’iconografia è quella di Fudo-myoo, il protettore. Poco più in alto c’è un piccolo santuario. Ci sono una piccola statua vestita di rosso (forse un Jizou)o e un albero con una fune intrecciata intorno al suo fusto, una shimenawa: è il segno, se necessario, che tutto questo è la manifestazione di qualcosa di superiore.

L'albero e la fune

L’albero e la fune (foto di Patrick Colgan, 2018)

La spiritualità di questa regione è unica e qui il buddhismo sembra davvero fuso con lo scintoisimo a partire dal contesto in cui si trovano queste statue, dove più spesso ci si aspetterebbe di trovare un santuario scintoista: sono spesso immersi in una natura che ispira meraviglia. E poi c’è qualcos’altro di originale e misterioso.

Questa, del resto, era una regione dove era praticato lo Shugendō, pratica ascetica che si è sviluppata in montagna nel periodo Heian, oltre mille anni fa. E un tempo era popolata da monaci ed eremiti.

Kumano Magaibutsu

Kumano Magaibutsu (foto di Patrick Colgan, 2018)

Fudo-myoo, Kumano Magaibutsu

Fudo-myoo, Kumano Magaibutsu (foto di Patrick Colgan, 2018)

La regione del Rokugo manzan

Il Kumano Magaibutsu è solo la nostra porta d’ingresso alla regione che si chiama Rokugo Manzan ed è davvero unica. Non abbiamo tempo per visitarla tutta, servirebbero forse due giorni per esplorarne i templi, i Buddha in pietra (qui c’è oltre la metà delle sculture di questo tipo di tutto il Giappone), i boschi e i paesi. E anche se qui si arriva solo in auto e le strade sono strette e tortuose, è un mistero perché qui non venga quasi nessuno. Ma è bello così e prima di scrivere questo post ero tentato di mantenere il segreto.

Al centro della penisola c’è l’antico tempio Futago-ji, sulla cima dell’omonimo monte.  Il suo ingresso è un’altra scalinata, sorvegliata da due arcigni guardiani Nyou secolari e ricoperti di muschio. Ancora una volta, in questo luogo dalla natura potente, il buddhismo e lo scintoismo si fondono assieme. All’interno dell’area del tempio c’è anche un santuario.

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Poco distante c’è anche il Fukiji, uno dei più antichi edifici in legno del Giappone: risale all’undicesimo secolo.

Fukiji temple

Fukiji (foto di Taylor and Yumi, da Flickr, licenza creative commons)

Come arrivare nella penisola di Kunisaki

La regione in  è a nord ovest di Beppu e a est di Fukuoka ed è tutt’altro che inaccessibile: la penisola di Kunisaki ospita infatti l’aeroporto di Oita che è ben collegato con Tokyo. Semplicemente è tagliata fuori da autostrade e treni e spesso viene dimenticata nell’arco di un viaggio in Kyushu. Ci sono diversi tipi di alloggio disponibili, noi abbiamo pernottato in una fattoria locale, la Maruka.

Il modo migliore per esplorare la penisola di Kunisaki è sicuramente con un’auto a noleggio.

⇒⇒ sulla penisola di Kunisaki ha scritto anche la mia compagna di viaggio sul blog Persorsi

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