Dormire in un ryokan in Giappone

di patrickcolgan

Perché in un viaggio in Giappone dovreste dormire spesso in un ryokan, una pensione tradizionale

Io amo il tatami. Mi piace la sensazione del contatto del mio piede scalzo con questa superficie di paglia di riso intrecciata, leggermente morbida, accogliente, che sembra cedere appena sotto il peso del corpo, con grazia. Mi piace il suo odore, mi piacciono la luce e il colore che dona alle stanze. Forse è per questo che quando sono in Giappone evito gli alberghi e amo tanto dormire nei ryokan (旅館), le tipiche, ospitali, pensioni in stile tradizionale: perché c’è il tatami, innanzitutto. E se non c’è non mi sento nemmeno in Giappone, o quasi.

Spesso che la stanza sia una washitsu, in stile giapponese, è l’unica cosa certa. In effetti sul tema si fa spesso anche un po’ di confusione. Il termine ryokan infatti evoca raffinate atmosfere tradizionali, ma in realtà nell’uso comune indica un’ampia gamma di sistemazioni: vanno da alberghetti degli anni ’70 decisamente spartani e anche un po’ malandati e strutture simili a ostelli fino ad antichi edifici dell’epoca dei samurai, pieni di gente in kimono e dai costi a volte elevatissimi. Quest’ultima è l’immagine che il termine ryokan spesso evoca nei giapponesi. E anche in molti occidentali che pensano, forse anche giustamente, al ryokan come un’esperienza. E se questa esperienza la volete vivere, e ve lo consiglio, dovrete spendere un po’.

i futon pronti per essere stesi, in un ryokan

Perché dormire in un albergo quando si può scegliere una stanza in stile giapponese? I futon pronti per essere stesi, in un ryokan (foto di Patrick Colgan, 2018)

Fra questi due poli però c’è tutta una serie di sistemazioni con prezzi e servizi di ogni genere: se volete potrete dormire in ryokan praticamente ogni notte del vostro viaggio in Giappone. E sentire la sensazione del tatami sotto i piedi ogni sera.

E ad accomunare i ryokan ci sono generalmente alcuni elementi.

Le stanze in tatami

Ecco perché amo i ryokan: generalmente hanno tutte (o quasi tutte) le stanze in stile tradizionale, con il pavimento in tatami, pannelli di paglia di riso intrecciata. Generalmente all’ingresso del ryokan lascerete le vostre scarpe davanti all’ingresso o in un armadietto e infilerete delle ciabatte da usare per muovervi all’interno dell’albergo ( a volte ci sono anche ciabatte o sandali tradizionali in legno – si chiamano geta – per muoversi nel giardino o per andare all’onsen se si trova all’aperto, in modo che non dobbiate infilarvi nuovamente le scarpe). Una volta arrivati alla stanza dovrete però togliere le ciabatte prima di salire sul tatami, sul quale si sale rigorosamente senza. In genere c’è una saletta (genkan) dove lasciare le ciabatte.

I pannelli di tatami hanno una grandezza fissa (circa 1,6 m2 l’uno) che si usa anche per indicare la grandezza stessa della stanza: in un albergo economico 6 tatami possono ospitare due persone (un po’ strettine). Le stanze poi possono essere più o meno eleganti: gli alberghi migliori hanno stanze molto belle con tanto di tokonoma (una nicchia con un’opera d’arte, calligrafia o una composizione ikebana, per esempio), altre sono estremamente essenziali.

Dormire sul futon

Sì, nei ryokan si dorme ‘sul pavimento’, in un letto tradizionale giapponese. Alcuni lo trovano un po’ duro, dipende da persona a persona. Io lo trovo più comodo di un letto occidentale ma è davvero personale: se amate dormire sul morbido potrebbe non fare per voi.

Nei ryokan di buon livello spesso però non troverete alcun letto quando entrerete per la prima volta nella vostra stanza, ma troverete lo spazio occupato da un tavolino, dove vi verrà preparato un tè verde dal personale dell’albergo o, più spesso, troverete un thermos già pronto o una teiera e un bollitore per farlo da soli.

Durante il giorno il futon, la combinazione di materasso e coperta sulla quale tradizionalmente si dorme in Giappone, è normalmente riposto nell’oshiire, una sorta di guardaroba chiuso da un pannello scorrevole. Quando si rientra dopo cena in questi ryokan troverete il letto pronto (mentre il tavolino sarà stato spostato in un angolo o riposto in uno spazio apposito).

Più spesso oggi capita di trovare i futon già ripiegati sul tatami o, in alcuni casi, specie quando le stanze sono molto grandi, i letti già fatti, a volte con un materasso ‘permanente’ e non un futon vero e proprio. Nelle sistemazioni più economiche vi dovrete fare invece il letto da soli.

Dormire in un ryokan; stanza con due materassi 'fissi'

Dormire in un ryokan; stanza con due materassi ‘fissi’ (foto di Patrick Colgan, 2018)

Se siete in un gruppo o una famiglia il ryokan è un’ottima soluzione perché i futon occupano meno spazio di un letto e in queste strutture è più facile trovare stanze che possano ospitare anche quattro o cinque persone assieme (così anche negli airbnb in stile tradizionale). Negli alberghi si è spesso costretti a prenotare più stanze.

Sistemazioni di questo tipo, è la mia esperienza, sono anche l’ideale per un viaggio in Giappone con bambini.

La yukata

Io mi ci sento un po’ goffo e normalmente è difficile trovarne delle mie dimensioni, ma un elemento fondamentale dei ryokan è la yukata. Si tratta di una vestaglia in cotone, simile a un kimono, il cui nome significa letteralmente ‘veste da bagno’. Nella versione da ryokan si usa per muoversi all’interno dell’albergo, andare al bagno, a colazione o cena (in alcune località termali si usa anche per visitare i vari bagni del paese).

Quando fa freddo vi verrà fornito anche un tanzen, una sopraveste da indossare al di sopra. Cosa importante: quando indossate la yukata il lembo sinistro va sopra quello destro! Il contrario si usa per i defunti.

Letizia in yukata sta sicuramente meglio di me!

Letizia in yukata sta sicuramente meglio di me! (foto di Patrick Colgan, 2013)

Un consiglio: tanti appena messa la yukata si fanno una foto con le mani giunte come in preghiera pensando di essere molto orientali. In Giappone però non si utilizza comunemente come succede per esempio in Thailandia: il gesto si usa per l’appunto solo per pregare o per chiedere scusa!

I bagni e l’ofuro nei ryokan

Anche in strutture di livello medio o anche medio alto, specie in quelle più vecchie, il bagno privato in camera è davvero raro. Più spesso c’è un bagno comune al piano o che serve alcune camere.

Quasi sempre nell’albergo c’è anche un ofuro, un bagno comune giapponese (l’accesso è diviso per sesso o è utilizzabile a turno) con una vasca di acqua caldissima: a volte sono belle vasche in marmo o in legno di cedro. Io lo trovo estremamente rilassante. A volte l’acqua è anche termale e allora si parla di onsen.

In ogni modo le regole sono le stesse che l’acqua sia termale o meno: ci si lava con cura prima di fare il bagno, alle postazioni della doccia, che in Giappone si fa seduti. Poi, una volta che ci si è completamente risciacquati, si entra nella vasca calda solo per rilassarsi. Se volete approfondire le regole spiego tutto nel post piccola guida agli onsen.

Attenzione: se avete tatuaggi e il bagno tradizionale è utilizzabile da più persone contemporaneamente dovreste informarvi se l’accesso vi è consentito. In genere è proibito.

Il riscaldamento (che nei ryokan c’è e non c’è)

I ryokan d’inverno possono essere… freddini. Lo ammetto anche io che ne sono un fan e non posso farne a meno. Specie quelli più vecchi non hanno, infatti, generalmente un vero e proprio sistema di riscaldamento centralizzato. Più spesso nei mesi invernali troverete in stanza una stufetta elettrica o le istruzioni per utilizzare il condizionatore d’aria. Questo significa che le parti comuni, come per esempio i corridoi, non sono riscaldati: d’inverno si gela un po’ se dovete andare al bagno di notte, per esempio!

Cene e colazioni

In teoria in un ryokan di buon livello la cena dovrebbe venir servita in camera. In realtà oggi accade raramente e più spesso la cena, quando prevista, viene servita in una stanza comune, in genere abbastanza presto (fra le 18 e le 19). Spesso si mangia benissimo quindi se ce n’è la possibilità vi consiglio di prevedere la mezza pensione.

Un esempio di cena tradizionale: tsukemono (verdure fermentate), pesce, tempura, tofu. Sempre accompagnati da zuppa di miso e riso (foto di Patrick Colgan, 2018)

Un esempio di cena tradizionale: tsukemono (verdure fermentate), pesce, tempura, tofu. Sempre accompagnati da zuppa di miso e riso (foto di Patrick Colgan, 2018)

La colazione invece non è forse per tutti: quella tradizionale in genere prevede pesce cotto, zuppa di miso, riso, tè. A volte c’è anche un frutto. Ultimamente mi è capitato però di trovare anche il caffè.

Altre sistemazioni tradizionali: minshuku, shukubo ecc.

I ryokan non sono le uniche sistemazioni in stile tradizionale. Ultimamente si stanno per esempio diffondendo guesthouse in stile giapponese, molto economiche. Sono sistemazioni abbastanza spartane, simili a ostelli, che prevedono a volte, oltre a semplici stanze private, anche stanze adibite a dormitorio comune e spesso l’uso di una cucina.

La cena tradizionale vegetariana (secondo l'usanza dei monaci buddhisti) al monte Koya (Foto di Patrick Colgan, 2014)

La cena tradizionale vegetariana (secondo l’usanza dei monaci buddhisti) al monte Koya (Foto di Patrick Colgan, 2014)

I minshuku – che amo molto – sono pensioni a conduzione familiare. Simili ai ryokan (alle volte la differenza è abbastanza sottile), prevedono un contatto più diretto con la famiglia che li gestisce. A volte si cena addirittura assieme in un’atmosfera conviviale. Il prezzo è più economico di quello di un ryokan di medio livello, ma quasi sempre è prevista la mezza pensione. Spesso si mangia benissimo. A volte anche le fattorie possono trasformarsi in minshuku per accogliere viaggiatori (qui racconto una bella esperienza in una fattoria del Kyushu).  In genere si trovano in campagna o fra i monti, non nelle grandi città.

Un’altra esperienza possibile è quella di dormire in un tempio (shukubo), in un’attrezzata foresteria che può far parte o meno dell’edificio religioso principale. In genere è possibile assistere alla preghiera mattutina (in questo caso non presentatevi in yukata, però) o partecipare alle attività del tempio. Ci sono diversi templi dove si può dormire nelle principali città, a partire da Kyoto, ma è un tipo di sistemazione più frequente nei luoghi di pellegrinaggio o di rilevanza religiosa (come il monte Koya o Dewa Sanzan).

⇒⇒ A questo link trovate tutti i miei post sul Giappone

Dove si trovano i ryokan?

Ho sentito dire che a Tokyo i ryokan non esistono: non è vero. I ryokan sono diffusi in tutto il Giappone, anche nelle grandi città. Ovviamente le strutture più belle e affascinanti sono nelle città con la storia più antica, come Kyoto. L’antica capitale ha alcuni dei migliori ryokan del Giappone (se volete un’esperienza di alto livello potete andare per esempio da Yoshida Sanso,a Higashiyama, o al famoso e costosissimo Tawaraya, che si prenota solo con telefono e fax). Altre località dove potete trovare ryokan sono Kanazawa, oppure fra le montagne, per esempio a Takayama. E poi alcuni dei ryokan più speciali sono nelle zone famose per gli onsen come Kinosaki, Ginzan o Hakone…

Un po’ di ryokan di Kyoto li elenco in un post sul pernottamento nell’antica capitale.

Kan no jigoku, un bellissimo ryokan nel sud del Giappone

Kan no jigoku, un bellissimo ryokan nel sud del Giappone

Anche a Tokyo ci sono però diversi ryokan, come dicevo: anche se un po’ turistico io amo molto il Kimi Ryokan, a Ikebukuro, economico e comodo. (ne scrivo nel post  dove dormire a Tokyo)

Come prenotare i ryokan?

Molte strutture di questo tipo, specie quelle che si rivolgono ai turisti stranieri, sono sui classici siti di prenotazione, come Booking o Agoda.  C’è anche l”apposito filtro. Altri ryokan – e sono spesso i più belli – non hanno però un sito web o l’hanno solo in giapponese e non le troverete facilmente se non conoscete la lingua. Li potete trovare su siti di prenotazione come Japanican o su intermediari specializzati come Travel Arrange Japan o come Japanese Guesthouses che faranno la prenotazione per voi.

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