Tre templi da vedere a Kyoto

di patrickcolgan

Fuori dalle mete più battute, lontano dalle folle.

Amavo i luoghi silenziosi di Kyoto, i luoghi che contenevano il mondo intero in un attimo senza vento. Dentro i templi, la Natura tratteneva il respiro. Tutto il desiderio veniva messo a riposo nell’immobilità e distillato in una pura semplicità

(Pico Iyer, ‘Video night in Katmandu’, traduzione mia)

Il Kinkaku-ji è bellissimo

Il Kinkaku-ji è bellissimo, ma anche molto affollato (fodo di Patrick Colgan)

Anche io amo Kyoto. E ti invito a restarci qualche giorno, perché sarà ben speso. E’ la città dove mi sono innamorato del Giappone, che mi manca di più  quando torno in Italia. E non è solo  un concentrato di luoghi bellissimi, che assomigliano al Giappone dei sogni (agli occhi di un turista, ma anche di un giapponese). Quello che amo di Kyoto è che una città accogliente, ma anche sfuggente, che si apprezza solo con tempo e costanza. E alle volte si scoprono posti bellissimi, ma nascosti (come in questi post di Nihon Express su Kyoto Nascosta).

Per dare un’idea, solo a Kyoto ci sono circa duemila fra templi buddisti e santuari scintoisti, anche se quelli famosi o particolari che meritano una visita sono ‘solo’ alcune decine, sparsi però su un’area molto vasta. Il tempo serve anche per questo.

I templi e i santuari più famosi (e quindi più affollati) sono da vedere e sono in tutte le guide: Tenryu-ji, Ryoan-ji, Kinkaku-ji, Ginkaku-ji, Kyomizudera, Yasaka Jinja, Fushimi Inari Taisha, Toji (li trovi anche nella mia guida a Kyoto). E sicuramente ne ho dimenticato qualcuno. Io invece scriverò di tre templi buddisti un po’ meno conosciuti e sicuramente meno frequentati.

Tempio Sanzenin a Ohara

Tempio Sanzenin

Tempio Sanzenin (foto di Patrick Colgan)

Anche i corvi
sono belli
nel mattino di neve

(Basho)

Cadeva una neve leggera e Ohara, un piccolo villaggio rurale fra le montagne a nord di Kyoto, era gelido, deserto e coperto da un sottile velo bianco. Arrivare non era stato facile. Era il mio primo viaggio e tutto era strano, alieno, irreale. E forse c’è anche un po’ di questa emozione mescolata ai ricordi della visita al tempio Sanzen-in (三千院) in una fredda giornata di gennaio.

Al di là dell’emozione di quel giorno, il tempio è davvero speciale e ha una storia molto antica. Fa parte della setta Tendai del buddismo giapponese e fu fondato dal monaco Saicho nell’804. Gli edifici attuali sono molto più recenti e disposti in una grande area, ma la grande bellezza del tempio sta in realtà nel suo giardino. Prima lo si ammira dall’interno, perché è anche dalle diverse prospettive che si può apprezzare la sua bellezza. La sala principale si affaccia infatti sul padiglione Ojo Gokuraku, il tempio più antico del complesso (l’edificio attuale risale al 1143). E’ un panorama armonioso che combina la struttura costruita dall’uomo con un delicato tappeto di muschio e alcuni alberi. Poi si esce all’esterno nel grande, meraviglioso giardino disseminato di statue, alcune delle quali sbucano scherzosamente dal muschio. E poi si incontrano lanterne, fonti, corsi d’acqua che rappresentano, nelle intenzioni, il mondo intero. Secondo Japan-Guide il giardino è splendido quando si tinge di rosso in autunno. Ma quelle immagini del giardino innevato sono indimenticabili e non riesco a immaginarlo più bello di così.

Il giardino del Sanzenin

Il giardino del Sanzenin (foto di Patrick Colgan)

Giardino del tempio Sanzen-in, Kyoto

Giardino del tempio Sanzen-in a Ohara, Kyoto (foto di Patrick Colgan, 2011)

Dopo il tempio: A Ohara, specie se vai d’inverno, si può poi concludere la giornata con un bagno in un onsen bollente per esempio a Ohara no Sato, splendido ryokan che si può visitare anche solo per il bagno termale. Ha anche il rotenburo, una vasca all’aperto. E immergermi in acqua a 38 gradi in mezzo a una foresta mentre scendeva la neve è una delle esperienze più belle che ho vissuto in Giappone. Ohara no sato propone anche formule che includono il pranzo. Il sito web è solo in giapponese (ma la traduzione del browser è comprensibile). Qui c’è anche un sito in inglese con informazioni sul pernottamento.

Tempio Gioji ad Arashiyama

FNihon660

Il Gio-ji sembra tutt’uno con la foresta
(da Flickr creative commons attribution non commercial
di Descuvrir Japòn)

Vecchio stagno
tonfo di rana
suono d’acqua

(Basho)

Il tempio immerso nel bosco sembra emergere da un passato ancestrale, pare tutt’uno con la foresta, con il muschio che lo circonda. Al tempio Gio-ji (祇王寺, si legge Ghio-ji) la natura è stata modellata dalle mani dagli uomini in maniera così decisa e sapiente da sembrare che nessuno la tocchi da millenni: nei giardini di muschio, l’imitazione della natura giunge all’idea stessa di bosco. Questo è uno di quei posti dove la natura sembra davvero trattenere il respiro in un attimo infinito. Anche perché in questo angolo sereno ai margini di Arashiyama, sono in pochi a spingersi e ci si può fermare a contemplare in silenzio. Ne vale la pena.

La storia del tempio è travagliata e l’attuale edificio è del 1895 ma il luogo è sacro da quasi mille anni e tombe, statue e lanterne in pietra sono molto antiche. Toccante la leggenda collegata al tempio, che è narrata nel poema epico ‘Storia di Heike’ (Heike-monogatari) del quattordicesimo secolo. Gio era una danzatrice innamorata di Taira no Kiyomori, il capo del clan Heike. Quando lui le preferì un’altra danzatrice, Hotoke-Gozen, lei si ritirò nel tempio con la sorella e la madre. Poco dopo furono raggiunte da Hotoke-Gozen che sapeva che anche lei sarebbe stata abbandonata, un giorno.  Le loro statue sono ora conservate nel tempio. La parte più bella è però il giardino, che ospita 18 tipi diversi di muschio.

Gio-ji, particolare

Gio-ji, particolare (foto di Patrick Colgan)

Gio-ji, particolare

Gio-ji, particolare (foto di Patrick Colgan)

Dopo il tempio: Arashiyama (come mostra questo post da Tradurre il Giappone) è un luogo di grandissima bellezza: dal Tenryu-ji alla foresta di bambù, fino al monkey park, le cose da fare sono innumerevoli e non si possono esaurire in un giorno. Personalmente io suggerisco di fermarsi da Yoshimura per una scodella di Udon, freddi o fumanti a seconda della stagione, specie se sono disponibili i tavoli con vista sul fiume.

Yoshimura Arashiyama

Vista impagabile da Yoshimura (foto di Patrick Colgan)

Tempio Daisenin all’interno del Daitokuji

Daitoku-ji (foto di Patrick Colgan)

Daitoku-ji (foto di Patrick Colgan)

Io sono vivo!

Questa e’ la mia migliore occasione,
ogni giorno della vita è un allenamento,
un allenamento per me stesso,
anche se il fallimento è possibile,
vivendo ogni giorno ed ogni momento
con la stessa attitudine verso ogni cosa,
pronto per ogni evenienza.
Io sono vivo,
io sono questo momento,
il mio futuro è qui e ora,
per cui, se non posso provare oggi,
dove e quando lo farò?

(Soen Ozeki, monaco del tempio Daisenin)

E’ possibile commuoversi davanti a una distesa di ghiaia e di pietre? Non era il primo giardino di pietra zen che visitavo e forse non il più bello, ma la risposta l’ho trovata al tempio Daisen-in (大仙院). Il giardino rappresenta il flusso della vita, circolare come un fiume che sfocia in un grande oceano al quale tutta la vita appartiene. A risvegliarci dal momento di paralisi ci ha pensato la risata di Soen Ozeki, sorridente e gioviale monaco 80enne a capo del tempio. Divulgatore dello zen in libri e televisione, ora si è ritirato al tempio dove si dedica alla poesia e conversa volentieri con i visitatori. Poliglotta, parla un italiano sorprendente.

Soen Ozeki

Soen Ozeki

Il tempio, risalente al 1501, fa parte dei 22 del Daitoku-ji (大徳寺) , un grande complesso cinto da mura della scuola Rinzai del buddismo Zen, fondato nel 1314. Per non disturbare la meditazione e la vita del tempio, ogni giorno solo sette templi sono aperti alle visite, a rotazione. Camminare per il grande, labirintico complesso, intravedere la vita dei monaci e scoprire meravigliosi giardini zen dietro a un muro è come svelare un segreto ben nascosto. Specie quando i turisti sono pochi (e non è fra le mete più frequentate di Kyoto). Le foto all’interno del Daisenin sono vietate. E anche per questo ne metto poche, perché credo vada scoperto sul posto.

800px-Daisen-in

L’ingresso del tempio Daisen-in
(da Wikimedia commons – cc attribution share alike)

Daisenin

Il grande oceano – Tempio Daisen-in
(da Wikimedia commons, Ivanoffwiki cc attribution share alike)

Dopo il tempio. Io ho una passione per gli onsen, le terme giapponesi. Il tempio Daitokuji è abbastanza lontano dal centro. Ma è vicino a uno dei migliori onsen della città. Secondo google maps ci vogliono infatti appena 11 minuti a piedi per raggiungere il Funaoka Onsen, famoso per le sue acque termali bollenti ma anche per le angoscianti scene di guerra ritratte nelle decorazioni in legno intagliato.

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3709d0fPatrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna (chi sono)

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16 Commenti

sissiontheroad dicembre 4, 2013 - 3:09 pm

E’ la prima volta che mi affaccio in questo territorio.
Grazie.

Reply
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Reply
Ezio febbraio 8, 2014 - 11:52 am

Patrick, cosa dire… Non potevi scegliere pezzo migliore… Non so spiegarlo, sono uno che va a momenti, che ha sempre tante curiosità e tante voglie strane di vedere posti senza fili conduttori tra di loro… Ecco il Giappone è proprio uno di questi e con questo pezzo è solo aumentata la voglia di scoprirlo.. Abbiamo entrambi la passione per le lingue, ma io sono orientato verso un altro tipo di oriente, quello arabo e vedere la passione che tu metti nel raccontare questa terra, mi fa pensare. 😀 Grazie per questo Buongiorno da Kyoto.
#spezio

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patrick febbraio 8, 2014 - 2:26 pm

Ezio, ti ringrazio e sono felice di averti fatto viaggiare per qualche minuto in un posto nel quale non avevi immaginato di andare questa mattina.

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claudiagarage agosto 14, 2014 - 4:21 pm

che belle foto, Patrick… non belle e basta, ma raccontano tanto dell’atmosfera di questi luoghi. Te l’ho già detto che mi piace tanto come scrivi?

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