Visitare Kyoto in tre giorni

di

Cosa fare a Kyoto in tre giorni? Itinerari, cose da vedere (e da evitare) nell’antica capitale dove passare almeno tre giorni pieni è indispensabile (e non sufficiente). E poi tante foto di questa città meravigliosa. Come organizzare il viaggio, dividere le visite e il primo giorno.

Provo un trasporto profondo per Kyoto. Non è solo una città di grande rilevanza storica e culturale. L’antica capitale giapponese, al di là di tutti i suoi contrasti, è una delle città più belle dell’Asia e del Mondo. E quindi  lo metto in chiaro da subito: non bastano un paio di giorni per visitarla. Dovreste prevederne almeno tre o quattro per farvene un’idea. Certo la differenza la fa sempre quello che si cerca. Se amate le metropoli, se del Giappone vi affascinano la cultura pop, la moda, i contrasti, allora state più giorni a Tokyo.

Se cercate un Giappone più lento, tradizionale (per quanto a volte turistico), se cercate storia e spiritualità, se cercate la bellezza, allora scegliete di passare più giorni a Kyoto (che poi si scriverebbe Kyōto, pronunciandola con la o allungata).

E questo nonostante negli ultimi anni, prima della pandemia del coronavirus l’affollamento di turisti sempre più intenso ne avesse intaccato l’atmosfera.

Di giorni in realtà potete passarcene anche cinque o sei, anche una settimana se avete il tempo. C’è solo l’imbarazzo della scelta su cosa fare e cosa vedere a Kyoto: ha 1.400 fra templi e santuari e ben 17 siti unesco e i luoghi da vedere sono sparsi su un’area molto vasta in cui è difficile spostarsi rapidamente. A Kyoto, poi, è facile perdersi e spesso non è neanche un male, forse il modo migliore per vederla. È una città che invita a restare più di quanto si era immaginato.

Ecco perché scrivo questo post su tre giorni a Kyoto, per dire che nell’arco di un viaggio in Giappone per me l’antica capitale merita almeno questo spazio tutto per sé, esclusa quindi l’escursione di un giorno a Nara.

Gli itinerari seguenti valgono come un suggerimento, per dare un’idea, non sono da seguire alla lettera. Molto dipende dalla posizione dell’albergo, dagli interessi, dal tempo. E naturalmente questo post può anche essere seguito dai coloro (pazzi!) che intendono passare un solo giorno a Kyoto.

Per un viaggio a Kyoto. nella stagione dei ciliegi dovrete mettere in conto più gente e altri posti da vedere. Questi i link: Kyoto. fra i ciliegi in fiore capitolo 1 e capitolo 2

Indice

I trasporti a Kyoto

Kyoto ha l’aeroporto, anche se non lo ha davvero. In realtà l’aeroporto che serve Kyoto è a Osaka, ma si chiama aeroporto del Kansai perché serve tutta la regione. Poi, una volta atterrati, a Kyoto ci si arriva direttamente con il treno Haruka in 75 minuti (meno di quanto ci metta il Narita express ad arrivare a Tōkyō, per fare un esempio).

Per Ōsaka i minuti sono 65 (o 45 con alcune linee molto veloci), la differenza insomma non è grande. Se l’aeroporto del Kansai è il proprio punto di arrivo o partenza non è necessario pernottare a Ōsaka, a meno che il volo non sia davvero all’alba.

Kyoto ha la metropolitana: ci sono due linee. E poi alcune private, una delle quali, praticamente una metropolitana, collega la città addirittura con Ōsaka (linea Hankyū). Ma le linee sono poco sviluppate e per vedere molti siti, sparsi in un’area assai vasta è necessario prendere i bus che sono sì convenienti (600 yen al giorno il pass), ma molto lenti. L’alternativa è il taxi, economico se si è in gruppo, ma spesso ugualmente lento, visto che Kyoto ha un intenso traffico di auto. Se la stagione è favorevole e si ha voglia di pedalare un po’ c’è anche la bicicletta (alcuni noleggi la propongono a pedalata assistita): Kyoto è piena di piste ciclabili e di strade secondarie poco trafficate e sicure.

piste ciclabili a Kyoto

Kyōto è piena di piste ciclabili

A Kyoto infine si cammina bene anche se è una città molto grande (1,4 milioni di abitanti). A me piace spostarmi a piedi in questa città per distanze sui due-tre chilometri quando è possibile e così facendo spesso si scoprono angoli interessanti. Kyoto ha zone brutte, ma altre – come i due lungofiume del Kamogawa e del Takase – sono molto piacevoli. Orientarsi non è troppo difficile.

Il centro città ha un impianto a griglia che ricalca grossomodo quella dell’antica città che in origine era solo leggermente più spostata verso ovest. Alcuni dei luoghi sono sostanzialmente immutati dalla sua fondazione, come il tempio Tō-ji, un tempo a est dell’ingresso meridionale della città (c’era anche un tempio a ovest, ormai dimenticato) e che ora è in realtà a sud-ovest del centro.

⇒⇒ Per informazioni più dettagliate consultate il post dedicato a come spostarsi a Kyoto

Il centro di Kyoto, Shijo dori

Il centro di Kyoto, Shijō-dōri (foto di Patrick Colgan)

Viaggio a Kyoto: la mappa del primo giorno a Kyoto

La mappa del primo giorno a Kyoto da google maps, elaborazione Scribblemaps
clicca per ingrandire clicca per ingrandire

Dove alloggiare a Kyoto

Non c’è una zona migliore nel senso che ognuna ha pregi e difetti. Forse il posto più comodo è vicino alla stazione, magari leggermente a nord: in questo modo se si ha voglia in venti minuti si è a piedi in centro (mezz’ora per Gion), mentre la stazione è comoda per Arashiyama, Fushimi Inari, Nara che si raggiungono in treno. Inoltre in stazione ci sono i bus e la metro.

Personalmente io preferisco dormire (quando possibile) in centro, magari nei pressi di Kawaramachi. La sera mi piace uscire, bere qualcosa e fare due passi a Gion di notte e quindi poter tornare in albergo a piedi per me è impagabile.

Suggerisco diverse sistemazioni nel post dove dormire a Kyoto

Lontano ma di grande fascino: un tempio zen

Il tempio zen Shunkō-in, nel bellissimo complesso del tempio buddhista Myōshin-ji ha una bellissima foresteria a prezzi ragionevoli. Propone anche lezioni di meditazione zen e bici gratuite per gli ospiti. E’ fuori mano ma praticamente davanti alla stazione JR di Hanazono (10 minuti per la stazione centrale). E in bici si arriva un po’ ovunque.

⇒⇒ Per un post più approfondito su questo tema: dove dormire a Kyoto

Cosa vedere

A Kyoto le cose da vedere e le esperienze da fare sono innumerevoli. E la città va vista con una certa calma, perché anche se molto turistica va vissuta per coglierne l’atmosfera e l’ideale sarebbe tenersi anche un po’ di tempo per girarla, esplorarla, scoprendo quegli angoli magici fuori dalle zone più battute che la rendono davvero unica. Cercate di visitarla senza voler vedere troppo e senza l’orologio alla mano. Non mi piacciono quegli itinerari in cui ogni ora è scandita con precisione. Aiutano a farsi un’idea ma in una città come l’antica capitale cercate di vedere un po’ meno, meglio. Qualche riferimento temporale però lo darò.

Ho provato a concentrare le visite essenziali (per me, almeno) in tre giorni, anche se ne servirebbero almeno quattro, e allo stesso tempo ho cercato di fare in modo che fossero giorni equilibrati e vari. Ve li anticipo così vi fate un’idea di cosa c’è da fare e da vedere a Kyoto.

Fushimi Inari Taisha, Kyōto

Fushimi Inari Taisha (foto di Patrick Colgan), una delle visite da non perdere nei tre giorni a Kyoto

Come visitare Kyoto in tre giorni

  • Primo giorno: Il programma prevede alcune delle cose più belle da vedere a Kyoto. Si comincia dal bellissimo Kinkaku-ji, il padiglione d’oro, e dal Ryoan-ji, un tempio con un famoso giardino zen. Poi nel pomeriggio si va a Higashiyama, una zona di grande fascino sulle colline orientali della città, dominata dal tempio Kiyomizu-dera. La serata è invece dedicata a Pontocho e Gion, con le loro vecchie case di mercanti e l’immancabile visita al santuario Yasaka-jinja, illuminato da mille lanterne.
  • Secondo giorno: è dedicato ad Arashiyama, zona a ovest di Kyoto che è davvero un concentrato di bellezza (oltre che di arte e di storia). Molti vanno solo per la foresta di bambù che è certo bella ma sempre molto affollata. In realtà l’ideale sarebbe dedicare un’intera giornata alla visita della zona nella quale si trovano templi stupendi come il Gio-ji e il Tenryu-ji (e molto altro).
  • Terzo giorno: l’ideale sarebbe presentarsi all’alba al Fushimi Inari Taisha, il famoso santuario delle mille porte rosse (lo avete sicuramente visto in Memorie di una Geisha).  Il pomeriggio è invece dedicato a Higashiyama nord, con il Padiglione d’argento e il Sentiero della Filosofia, particolarmente bello durante la fioritura dei ciliegi.

Ipotesi alternative

Ovviamente si tratta di scelte opinabili, ma secondo me è un buon modo per scandire la visita e mantenerla varia e interessante. Ovviamente si possono vedere Higashiyama sud e nord nello stesso giorno. E per esempio si possono unire Padiglione d’oro e Arashiyama (sono dalla stessa parte della città) così come Fushimi Inari Taisha e Nara se si ha poco tempo.

Io però preferisco rallentare un po’. E proporvi di ritornare a Higashiyama in due giorni diversi per apprezzare meglio la parte più bella di Kyoto

Primo giorno: visita a Kinkaku-ji e Ryoan-ji

In quelle prime fredde ore del giorno, mentre alcuni luoghi paiono sfiniti e altri rinati, Kyoto, invece, sembrava sempre un miracolo di speranze mattutine

(Pico Iyer, il Monaco e la signora)

Io credo che la vera bellezza di Kyoto si riveli col tempo, non subito. La città – così come viene vissuta da un viaggiatore – ha un suo ritmo, una dimensione unica che non si coglie immediatamente. Si percepisce camminando, osservando, perdendo tempo, ricavandosi dei momenti di solitudine. Ed è per questo che forse l’ideale è partire da alcuni luoghi simbolo, i più noti e affollati, per metterseli subito alle spalle. L’ideale, per me, sarebbe alzarsi all’alba e andare a farsi abbagliare dal Kinkakuji, il padiglione d’oro, arrivando prima delle 9, orario di apertura. E’ forse l’unico modo per sentirsi per un attimo soli in questo posto, fra i più famosi del Giappone.

Come è noto il tempio (buddista zen) è stato in realtà ricostruito dopo esser stato incendiato nel 1950 da un monaco e la storia è raccontata in un famoso libro di Mishima Yukio. L’edificio quindi è recente, ma il padiglione, immerso in un giardino di grande bellezza ed equilibrio, resta una visione indimenticabile. E’ molto fuori mano, nella zona nord est della città: ci si arriva in bici (sono sei chilometri dal centro) se si è allenati, con il lento autobus 205 dalla stazione o con circa 2.000 yen di taxi.

viaggio a kyoto: l'abbagliante visione del Kinkakuji (foto di Patrick Colgan, 2013)

L’abbagliante visione del Kinkakuji (foto di Patrick Colgan, 2013)

Cosa vedere a Kyoto? Il Kinkakuji, detto anche Padiglione d'oro, per esempio

Cosa vedere a Kyoto? Il Kinkakuji, detto anche Padiglione d’oro, per esempio (foto di Patrick Colgan)

Dal Kinkaku-ji il mio consiglio è quello di andare a piedi (o in bici) o col bus fino al Ryoanji che dista appena un chilometro e mezzo. Ospita uno dei più bei giardini zen di Kyoto, unico nel suo genere. Ha la famosa particolarità di avere 15 pietre, solo 14 delle quali sono normalmente visibili da uno stesso punto del terrazzo che vi si affaccia. Non si sa esattamente chi lo abbia realizzato e probabilmente parte della sua bellezza è nata per caso. Il muro screziato che lo circonda e che anche lo scrittore Alex Kerr ritiene fondamentale per il giardino, non era infatti stato pensato così: è l’effetto dell’olio che veniva impastato nell’argilla del muro e che nel tempo è trasudato.

Ognuno ne può dare la sua interpretazione (ce ne sono molte) o semplicemente osservarlo, perdercisi. Io lo amo molto. È un giardino da contemplare, dove non si può passare in dieci minuti.

A questo punto dovrebbero comunque essersi fatte almeno le 11 e mezza o le dodici e se è inverno o l’inizio della primavera – che a Kyoto è freddina – il consiglio è di fermarsi allo splendido ristorante di yudofu (tofu caldo) all’interno del tempio, con vista sul giardino. C’è il menù in inglese ed è meglio prenotare (qui le informazioni). Oppure si può pranzare in centro. Perché è qui che ora si torna.

Il giardino del Ryoan-ji

Il giardino del Ryoanji (foto di Patrick Colgan)

Lo yu-dofu al Ryōan-ji (foto di Patrick Colgan, 2012)

Lo yu-dofu al Ryoanji (foto di Patrick Colgan, 2012)

Pomeriggio a Higashiyama

A questo punto si può inforcare la bici o prendere il bus 59 per tornare nel cuore della città: il bus arriva fino a Kawaramachi Sanjo-dori, alle soglie di Gion, sulla ‘terza’ strada. Se non avete ancora mangiato qui vicino ci sono varie possibilità (fra le quali Ganko sushi, un’istituzione anche se la qualità negli anni è calata).

La mia idea è quella di variare, di non fare un giorno intero di templi perché diventano ripetitivi e le sottili differenze fra uno e l’altro diventano indistinguibili nella memoria. Vanno distanziati e soprattutto vanno scelti posti molto diversi. Io quindi consiglio di prendere da qui la metro Heian (al di là del fiume) e scendere fino alla fermata Kiyomizu-gojō. Da qui puoi scegliere cosa fare prima e cosa dopo: il circuito che ora racconto si può fare anche al contrario. Si trova nella zona est della città, che si chiama Higashiyama, monti orientali. Si tratta di una zona antica, rimasta incredibilmente verde e intatta, popolata di templi e santuari tranquilli, in alcuni casi immutati da mille anni.

Io consiglio di seguire Gojō (la ‘quinta strada’ di Kyoto) verso est una quindicina di minuti e poi salire per Gojō-zaka sulla sinistra che porta a Sannen-zaka (o Sannei-zaka) e Ninen-zaka, due strette vie dal sapore antico, molto turistiche, ma piene di fascino. Sono state le prime vie della città a essere tutelate e si vede.

Kyoto in tre giorni: Sannenzaka

Kyōto, Sannen-zaka (foto di Patrick Colgan)

Qui molti turisti giapponesi, specie giovani (ma si vedono anche stranieri), amano camminare in kimono/yukata noleggiati, quindi è l’occasione anche per belle foto. Il posto è anche l’ideale per fare shopping di souvenir. I prezzi sono più alti che altrove ma la proposta è ampia: furoshiki (i fazzoletti di seta usati un tempo per avvolgere oggetti da trasportare), yatsuhashi (i dolci tipici di kyoto), il tè e la baumkuchen al maccha (una specie di deliziosa ciambella) sono fra i miei preferiti.

Fermarsi per un tè a Kyōto

A questo punto dovrebbero essere circa le 15.30-16 ed è il momento ideale per fermarsi a sorseggiare un tè da Kasagi-ya, lungo Ninen-zaka, un po’ nascosto sulla sinistra. Si tratta di un accogliente, minuscolo locale pieno di fascino, che ha ancora il sapore di una Kyoto che forse non c’è più se non in piccoli angoli della città: 700 yen per un maccha accompagnato da due dolcetti. È in questo momento che, forse, si può cominciare a mettere in fila le immagini, a riflettere sulla mezza giornata. E cominciare a capire Kyoto.

Fate attenzione però che intorno alle 16 chiude.

Kasagi-ya (foto di Patrick Colgan)

Cose che amo a Kyoto: prendere un tè da Kasagi-ya, per esempio (foto di Patrick Colgan)

Kasagi-ya (foto di Patrick Colgan, 2015)

Kasagi-ya (foto di Patrick Colgan)

Kasagi-ya: tè a Kyoto

Kasagi-ya: chiusura alle 17, ma in realtà l’ultimo ordine è alle 16,30 (foto di Patrick Colgan)

(qui una splendida gallery sul tramonto al Kiyomizudera).

 Kyoto in tre giorni: il Kiyomizudera è imperdibile

il Kiyomizudera di Kyoto (foto di Patrick Colgan)

Ora si può scendere dalla strada che torna verso Gojō-dōri. Qui ci sono moltissimi negozi di souvenir (come spesso accade nelle vie che portano ai templi) che però chiudono intorno alle 16 e che quindi saranno già chiusi. Poco male, perché vendono grossomodo le stesse cose che si trovano anche a Sannenzaka o ad Arashiyama e al Fushimi Inari-Taisha (protagonisti di secondo e terzo giorno a Kyoto).

La sera a Gion

A questo punto consiglio di tornare in albergo per riposarsi un attimo prima di uscire, specie se si alloggia in centro, quella dell’antico quartiere dei divertimenti, Gion.. Si può cenare in un ristorante di Pontocho, lungo il fiume. Alcuni locali sono molto costosi, altri decisamente più abbordabili e alla mano (come l’izakaya Ponto, per esempio).

Kyoto in tre giorni: Shinbashi al crepuscolo

Cosa vedere a Kyoto? Shinbashi al crepuscolo per esempio (foto di Patrick Colgan, 2014)

Poi, nel dopo cena, attraverserei il fiume per fare due passi per Shinbashi, che Lonely Planet definisce “forse una delle vie più belle dell’Asia” (e da quello che ho visto finora ha ragione). Da queste parti, così come a Pontochō, è facile incontrare una maiko (geisha) che esce o entra in un locale, o si affretta verso un taxi. Sono visioni improvvise, spesso troppo rapide per prendere la macchina fotografica. Sono come apparizioni scintillanti di pochi secondi. Che quando svaniscono ti lasciano il dubbio di esserti immaginato tutto.

Shinbashi in primavera diventa affollatissima e perde un po’ di fascino. Ma lo riacquista quando scende il buio e le luci dei ristoranti eleganti si specchiano sul canale. Se avete ancora energia vale la pena fare un ultimo sforzo, fare due passi fra le antiche case di Gion e infine raggiungere lo Yasaka-jinja, il grande santuario che incorona il margine orientale di Shijo-dori. Resta aperto tutta la notte e qui, soli fra le lanterne illuminate si ha la sensazione, sfuggente, di essere tutt’uno con questa città. Non è vero, naturalmente, ma è bello crederci per qualche minuto.

Kyoto: le lanterne dello Yasaka jinja nella notte

Kyoto in tre giorni: le lanterne dello Yasaka-jinja nella notte. (foto di Patrick Colgan)

Il secondo giorno ad Arashiyama

Sagano-Arashiyama è una zona fra le colline a ovest della città raggiungibile in una ventina di metri dalla stazione. Molti dedicano ad Arashiyama poco tempo. Spesso si va solo per vedere la ‘foresta di bambù’ (che poi è un boschetto), uno dei luoghi più instagrammabili dell’antica capitale. Ed è un peccato perché la zona di Arashiyama, sede di ville di nobili e imperatori, templi e santuari fin dal tempo Heian è bellissima.

Certo oggi è anche molto turistica, ma è ricca di posti di grande rilievo storico e artistico e suggestione.

Prima della pandemia il suggerimento era di arrivare all’alba per godersi il bosco di bambù senza la folla e il chiasso degli orari di punta.

La foresta di bambù ad Arashiyama, Kyoto

La foresta di bambù ad Arashiyama (foto di Patrick Colgan)

Il consiglio è di visitare quindi il tempio zen Tenryuji e il suo bellissimo giardino e la villa Okochi Sanso, che è dell’inizio del ventesimo secolo ma è una vera meraviglia, spesso snobbata. Entrambi i posti sono nell’area del bosco di bambù.

Quindi si esce un po’ dalle strade più battute per raggiungere il tempio Giō-ji e il suo meraviglioso giardino di muschio. Da qui ci si può spingere percorrendo altri due chilometri (a piedi, ma anche in bici o in taxi) fino a due templi molto particolari: Adashino Nembutsu-ji e Otagi Nembutsu-ji, celebre per le sue innumerevoli, buffe statue di rakan, passando per la strada Saga-Toriimoto, dove si allineano alcune vecchie case ben conservate.

La zona è meglio approfondita nel post Un giorno fra le meraviglie di Arashiyama.

Terzo giorno: Fushimi Inari e Higashiyama nord

Il terzo giorno unisce due luoghi particolarmente iconici della città, Fushimi Inari Taisha (il santuario dei mille torii visto in tantissime foto) e la parte nord di Higashiyama.

Il consiglio è di partire la mattina da Fushimi Inari, (ci si arriva in 5 minuti dalla stazione centrale con un treno della JR Nara line). Prima della pandemia era un luogo estremamente affollato e per apprezzarlo senza la pressione della folla era necessario venire molto presto o molto tardi (è sempre aperto). Il consiglio è di dedicare alcune ore alla visita, se si ha voglia di camminare in salita e se le condizioni meteo sono quelle giuste (non è troppo caldo, non piove o nevica).

Fushimi Inari Taisha, Kyoto

Fushimi Inari Taisha, Kyoto (foto di Patrick Colgan)

Perché il santuario si snoda per chilometri sulla collina. E non è affascinante solo per le migliaia di portali, ma anche per il contesto naturale, fra un denso bosco, alberi di bambù e il sentiero che continua a salire e biforcarsi.

Qui potete approfondire meglio la visita al Fushimi Inari Taisha

Ritorno in città

Se non avete mangiato in zona Fushimi Inari ci sono diverse opzioni una volta tornati in centro a Kyoto. Si può mangiare in stazione, dove all’undicesimo piano ci sono molte scelte. Oppure tornare in centro e cogliere magari l’occasione per fare un giro al colorato mercato Nishiki, la ‘cucina di Kyoto’. Qui si possono fare interessanti acquisti, ma anche solo lasciarsi travolgere dal turbinio di colori e odori, dagli tsukemono (i ‘sottaceti’ giapponesi) al pesce, ai dolci. Il posto giusto anche per fare spuntini: sashimi, pesce marinato e anche il tamago-tako (polipo ripieno di uovo di quaglia). Per approfondire: dove mangiare a Kyoto

Higashiyama Nord

i sa, questa zona non è servita benissimo dalla metropolitana, ma visto che nel pomeriggio si deve camminare, può valere la pena di arrivare il più vicino possibile. La fermata più comoda è quella di Keage, lungo la linea Tozai. E se è primavera qui è decisamente consigliato fare una deviazione lungo il parco dei vecchi binari, uno dei posti più belli per vedere i ciliegi in fiore a Kyoto.

Ciliegi in fiore a Keage

Ciliegi in fiore a Keage

Qui vicino si trovano il Nanzen-ji, un tempio zen grande e davvero splendido, e lo Shoren-in che ha un giardino stupendo, ma se non avete molto tempo si può andare avanti. Vedere questi posti velocemente non ha senso.

Da qui inizia il Tetsugaku-no-michiil sentiero del filosofo, un percorso lastricato che costeggia il vecchio canale del lago Biwa, sotto gli alberi di ciliegio. Qui all’inizio del secolo scorso passeggiava meditando il filosofo Nishida Kitaro, ma forse avrebbe fatto fatica a concentrarsi oggi in un giorno di primavera, con la folla che si accalca qui mentre gli alberi sono in fiore. Questa striscia di luce bianca che taglia Higashiyama è così stupefacente che ne vale comunque la pena.

⇒ Ne ho scritto in maniera più approfondita qui: il Sentiero del filosofo e il tempio Honen-in

Lungo la strada si incontra il tempio Honen-in. La sala principale, che contiene un bellissimo Buddha nero, è aperta solo a inizio aprile (dall’1 al 7, fino al 15 secondo altre fonti) e a inizio novembre (1-7). Ma il resto del tempio è sempre aperto. Amo particolarmente l’arrivo e l’ingresso attraverso il portale ricoperto di muschio e immerso nel bosco.

Tempio Honen-in a Kyoto

Tempio Honen-in a Kyoto, foto di Patrick Colgan

Dopo mezz’ora – che diventa di più quando ci si ferma per un tè o uno spuntino in uno dei tanti posti lungo il canale – si arriva a uno dei templi più belli. Il Ginkakuji, il padiglione d’argento, con il suo meraviglioso giardino. Creato nella seconda metà del quindicesimo dallo shōgun Ashikaga Yoshimasa doveva forse replicare il padiglione d’oro voluto dal nonno Yoshimitsu ma l’argento non fu mai applicato. Mentre scoppiava una guerra devastante per la città, Yoshimasa si ritirò in questo luogo, circondandosi di artisti e gettando le basi di quella che poi divenne la forma definitiva della cerimonia del tè.

Di quell’epoca restano due edifici di austera bellezza, il Padiglione d’argento e il Togu-dō che contiene una delle prime sale dedicate interamente al tè.

Con profonda commozione rifletto che proprio in questa stanzetta Yoshimasa, Nōami, Sōami, Shūkō, Shūbun e molti altri di quel tempo straordinario, si riunivano creando un linguaggio immortale di forme, scoprendo nuovi vergini territori di bellezza.
(Fosco Maraini, Ore Giapponesi)

Gli altri dieci edifici che componevano il complesso sono andati distrutti e, alcuni, sono stati ricostruiti. Anche il giardino ha subito molti interventi ma è ancora uno dei più beli della città. Ha senso concludere l’itinerario qui, dove tanto è cominciato. Se è l’ultima immagine che porterete a casa di Kyoto, non ce n’è forse una migliore.

Ginkaku-ji a Kyoto

Il padiglione d’argento, a Kyoto

Onsen a Kyoto

A Kyōto non ci sono veri onsen. Ma non è necessario andare troppo lontano, a Kurama, per esempio. In città c’è invece il Funaoka onsen che a dispetto del nome non ha acqua termale, ma è aperto fino a tardi e accetta i tatuati. Ed è molto bello. Ne ho scritto nella mia guida agli onsen.

Per continuare la visita a Kyoto

Link utili

Compra su Amazon il mio libro Orizzonte Giappone in versione cartacea o ebook.

L’itinerario è simile anche a quello contenuto nella guida del Giappone tascabile che ho scritto per Viaggiautori

Potrebbero interessarti

18 Commenti

marikalaurelli Gennaio 30, 2015 - 10:43 am

Avevo scritto un altro commento ma mi sa che non l’ha inviato, mannaggia! Comunque dicevo che mi manca molto e che come al solito sei bravissimo a fornire una guida per questa terra meravigliosa. Vorrei tornare presto in Giappone 🙂 un abbraccio

Reply
patrick Febbraio 6, 2015 - 6:15 pm

Anche io vorrei tornare presto! Grazie per quello che scrivi… un abbraccio anche da me 🙂

Reply
Elisa - Tripvillage Gennaio 30, 2015 - 1:38 pm

Me lo metto nei preferiti… stiamo “sognando” il Giappone 🙂
Come lo spieghi e lo racconti tu…nessuno!

Reply
patrick Febbraio 6, 2015 - 6:15 pm

Grazie!

Reply
ilpadiglionedoro Gennaio 31, 2015 - 9:15 am

Grazie, Patrick, per questi sogni. Davvero chi non può raggiungere queste mete trova parole e immagini bellissime nel tuo blog. È bello averti “incontrato” 🙂

Reply
patrick Febbraio 6, 2015 - 6:15 pm

Quello che scrivi mi rende davvero felice, grazie 🙂

Reply
ilpadiglionedoro Gennaio 31, 2015 - 9:32 am

L’ha ribloggato su Il padiglione d'oroe ha commentato:
“Chi non va a Kyoto può guardare le foto, tante foto” scrive Patrick all’inizio di questo nuovo, suggestivo articolo sul Giappone.
…e leggerne le parole, aggiungo io, e poi chiudere gli occhi lasciandosi trasportare dalla fantasia.
Tra l’altro, fra i luoghi magici di Kyoto descritti da Patrick, c’è anche il Kinkakuji, il padiglione d’oro, da cui ho tratto ispirazione per il titolo del mio blog (grazie a Mishima), quindi…come non leggere?
Grazie Patrick e arrivederci alla prossima magia!

Reply
Fabionodariphoto.com Febbraio 2, 2015 - 8:44 am

Che dire spero di visitare Kyoto asap.. Sembra veramente un posto magico.

Reply
patrickcolgan Ottobre 18, 2015 - 3:41 pm

lo è, anche se richiede un po’ di tempo per essere capita!

Reply
Cristina Settembre 12, 2016 - 8:16 pm

ciao, a kyoto qual è la zona migiore dove prendere hotel?

Reply
patrickcolgan Novembre 1, 2016 - 4:12 pm

Ciao, chiedo scusa per il ritardo non avevo visto il commento. Non c’è una zona migliore nel senso che ognuna ha pregi e difetti. Forse è vicino alla stazione, magari leggermente a nord della stazione: in questo modo se si ha voglia in venti minuti si è a piedi in centro (mezz’ora per Gion) ed è comodo per Arashiyama, Fushimi Inari, Nara che si raggiungono in treno.

Reply
Marco Dicembre 23, 2016 - 9:42 am

Kyoto è meravigliosa. Se si vogliono gli omamori dei templi e santuari di Kyoto ma non ci si può recare, consiglio http://www.omamori.com … Ci sono gli omamori di tutti i più importanti templi del Kansai

Reply

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Quersto blog utilizza i cookie per garantire una migliore esperienza di navigazione, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il traffico. Per saperne di più accedi alla privacy policy . Puoi cliccare o rifiutare. Cliccando rifiuta nessun cookie sarà installato. Accetta Leggi di più