Skip to content

Trekking nell’Abel Tasman National Park

DSC_1110

In cammino fra spiagge, mare cristallino e foreste pluviali in Nuova Zelanda a settembre (fine inverno, quindi).

Mentre saliamo sulla barca che ci porterà fuori dal parco dopo due giorni di cammino provo un po’ di dispiacere. Fino a pochi attimi prima la aspettavamo con ansia. Ansiosi quanto si può essere seduti su una lunga, splendida spiaggia davanti a un mare turchese, certo. Ma mentre salgo sul ‘water taxi’ è come se un piccolo sogno andasse in frantumi, anche se abbiamo percorso due terzi del sentiero e nel tratto più bello, anche se avremmo potuto solo ritardare di poco questo momento. È come se rivedessi tutti i ricordi per terra davanti a me, come fotografie sparse. Ci sono i colori e le immagini: tutte le sfumature del verde e del blu, l’acqua che brilla sotto un luminoso sole invernale. E poi il cielo ricoperto da un manto di stelle sconosciute, che osservo dal mio sacco a pelo attraverso una finestrella del rifugio. Quando ci ripenso mi confondo, mi vedo uscire da quel bozzolo caldo e aprire la porta per immergermi in quel buio e farmi trascinare lo sguardo e l’anima verso l’alto. E invece no, è stato da un’altra parte, mi sto sbagliando, è soltanto un falso ricordo. Succede perché tutto è sfumato come in un sogno. Non ho sfidato il freddo, non ho voluto rischiare di svegliare chi dormiva profondamente e sono rimasto nel sacco a pelo. Mi sono riaddormentato davanti a quel rettangolo di stelle.

La barca a riva (foto di Patrick Colgan, 2015)

La barca a riva (foto di Patrick Colgan, 2015)

E poi fra i ricordi ci sono i suoni:  il canto stranissimo degli uccelli di questa parte di mondo, così bizzarri che nemmeno riesco a ricordarli, e ancora lo sciabordìo delle onde e il ronzio delle barche che fanno la spola lungo la costa. Proprio come quella che ci sta riportando velocemente a Marahau, da dove eravamo partiti.

Trekking nell'Abel Tasman National Park

Abel Tasman National Park (foto di Patrick Colgan, 2015)

Trekking nell' Abel Tasman National Park

Abel Tasman National Park – clicca per ingrandire il panorama (foto di Patrick Colgan, 2015)
Mi permetto di far notare che era inverno! Forse siamo stati fortunati, però…

Nuova Zelanda a settembre: l'Abel Tasman Coast Track era così

Nuova Zelanda a settembre: l’Abel Tasman Coast Track era così (foto di Patrick Colgan, 2015)

Split apple rock nell'Abel Tasman National Park

Split apple rock – Abel Tasman National Park (foto di Patrick Colgan, 2015)

Il sentiero lungo la costa

L’Abel Tasman Coast track è un sentiero di 54 chilometri lungo la costa settentrionale dell’Isola Sud della Nuova Zelanda: sale e scende dolcemente fra spiagge, torrenti, insenature, ponti sospesi, intricate foreste pluviali di palme, felci e pini. Lo abbiamo scelto perché si può fare tutto l’anno: il clima è mite, piove poco e non c’è rischio neve, nemmeno ora che siamo alla fine dell’inverno neozelandese (a metà settembre). C’è anche poca gente in giro, in questi giorni, e restiamo soli per ore. C’è silenzio, ci sono meno persone, meno barche. Ma camminare d’inverno, qui, significa anche che il mare cristallino che ci accompagna, che riempie i nostri occhi, è troppo freddo per un tuffo, e che sulle spiagge bianchissime resteremo con la giacca, ad assaporare il tepore di un sole brillante, ma ancora debole. Qui, d’estate, è tutto diverso, ci hanno raccontato: C’è tantissima gente e il sentiero — che se si è allenati e senza troppo peso sulle spalle si può fare anche in due/tre giorni — si allunga perché più che a camminare le giornate si passano nell’acqua tiepida per una nuotata o a rilassarsi in spiaggia. Così si accorciano i tratti di sentiero da 15/30 chilometri a 8 o 10, si fa meno strada, si ozia un po’. Molti, abbiamo letto su una guida, fanno il sentiero in infradito.

Abel Tasman coastal track

Il tracciato, più o meno (fatto con scribblemaps.com)

Abel Tasman Coast Track

Abel Tasman Coast Track
(foto di Patrick Colgan, 2015)

La notte in rifugio

Il rifugio di Bark Bay

Il rifugio di Bark Bay (foto di Patrick Colgan, 2015)

Sul sentiero ci si deve preoccupare solo di una cosa, delle maree. Questa costa ha le maree più potenti della Nuova Zelanda (fino a 5,2 metri) e arrivare al momento sbagliato in alcuni punti del tracciato può obbligare a lunghe deviazioni o impedire il passaggio per molte ore. Ora c’è la bassa marea, ma dobbiamo comunque immergerci fino al ginocchio nell’acqua per raggiungere il rifugio di Bark Bay che vediamo al di là di un’insenatura sabbiosa. Abbiamo prenotato per tempo due dei 34 letti e ci siamo preparati per passarci la notte. Sulle spalle abbiamo legato in qualche modo agli zaini gli scomodi ed enormi sacchi a pelo che abbiamo noleggiato alla partenza. E poi abbiamo fornelletto, gas, cibo liofilizzato, una piccola torcia elettrica e due candele.

Il rifugio è grande e davvero molto bello, ma questi posti li fanno le persone. Quando arriviamo c’è solo una famiglia — padre, madre e figlia organizzatissimi— che stanno accendendo la piccola stufa a legna. Sono di poche parole, ai limiti della scontrosità. Presto però il rifugio si popola dei camminatori che arrivano alla spicciolata, alcuni davvero stremati dagli zaini esageratamente grandi che si sono portati dietro: sono backpackers che fanno questo sentiero e si sono portati dietro tutto quello che avevano. Entra a prendere della legna anche un operaio che alloggia in una casetta qui vicino e da alcuni mesi sta lavorando sul sentiero: “Sì, stiamo lontani da casa a lungo. Ma quando mi sveglio — racconta — e guardo fuori dalla finestra penso wow, c’è un posto migliore in cui lavorare?”.

Presto l’atmosfera si illumina con le candele e i piccoli led del rifugio. E si riscalda con le chiacchiere, le risate e gli accenti di varie parti del mondo. Un piccolo punto caldo, rumoroso e luminoso circondato da buio e silenzio.

L'alba dal rifugio di Bark Bay

L’alba dal rifugio di Bark Bay
Abel Tasman National Park (foto di Patrick Colgan, 2015)

Informazioni pratiche

  • Il sentiero. Il trekking nell’Abel Tasman National Park è adatto a tutti e non prevede particolari difficoltà né dislivelli elevati. Anche se le salite ci sono, non sono mai particolarmente dure. Il parco è vicino a Nelson, sulla costa settentrionale dell’isola del sud. Il percorso completo è di circa 54 chilometri e va da Marahau, a sud, a Totaranui (anche se c’è un rifugio pure più su), che sono gli unici punti collegati con la strada e serviti da bus. Un’altra buona base — più attrezzata, con bar e caffè aperti tutto l’anno, a differenza di Marahau  — è anche la vicina, bella Kaiteriteri. Tutto l’anno la costa è percorsa più volte al giorno dalle imbarcazioni di diverse compagnie, la più popolare e frequente delle quali è la Marahau water taxis (da 35 a 47$ a tratta a persona) che fa numerose fermate lungo il sentiero in corrispondenza di rifugi, campeggi e aree d’interesse. Ci sono anche barche che partono da Kaiteriteri. I passaggi andrebbero prenotati, ma specie in bassa stagione le barche possono prese anche ‘al volo’ mentre si è sul sentiero se vi fate trovare al punto di attracco all’orario previsto dalle tabelle. Del resto prenotare mentre si è nel parco potrebbe essere difficile visto che la copertura telefonica è molto irregolare.
Water Taxi - Abel Tasman national park

Le fortissime maree rendono impossibili i moli. La barche a Marahau vengono messe in mare (e recuperate), da trattori
Abel Tasman national park (foto di Patrick Colgan, 2015)

  • Periodo. Da più o meno fine aprile a fine settembre è bassa stagione: meno gente, orario invernale ridotto per le barche e i ristoranti e alloggi a Marahau possono esser chiusi.
  • Non solo a piedi. Qui molti scelgono anche il kayak e lo alternano al trekking che si può completare in due/tre giorni, ma che tanti in alta stagione scelgono di allungare anche a una settimana o più.
  • Provviste e alloggi. A Marahau all’Abel Tasman information centre si possono prenotare le barche, noleggiare sacchi a pelo  e fornelletto da campeggio e acquistare gas, cibo e generi di prima necessità. I rifugi (32$ a notte) sono dotati di acqua potabile, letti con materassino e con piccole stufe nelle stanze comuni (non contateci troppo): vanno prenotati con un certo anticipo sul sito ufficiale delle Great Walks, i nove migliori sentieri della Nuova Zelanda e così anche i campeggi. Da qualche parte potreste leggere di un Great Walks Pass necessario per fare il sentiero: si tratta semplicemente della prenotazione.
    Ma i rifugi non sono l’unica possibilità. In alta stagione (dal primo ottobre a fine aprile) sono aperti anche l’Awaroa lodge, su una delle spiagge più belle in assoluto, e l’Aqua packers, una sorta di ostello ospitato in una barca all’altezza di Anchorage bay (75$ con cena compresa). Propone anche un cottage sulla terraferma.
Trekking nell'Abel Tasman: una piccola pausa

Abel Tasman Coast Track (foto di Patrick Colgan, 2015)

Equipaggiamento per il trekking

Non è necessario nulla di davvero tecnico per fare un trekking nell’Abel Tasman national park. Vanno portati sacco a pelo, fornelletto a gas (non ci sono cucine), acqua (potabile solo ai rifugi, non nei campeggi dove va bollita), torcia elettrica e/o candele. Dopo Marahau non c’è cibo sul percorso, tranne che al caffè dell’Awaroa lodge, chiuso però da fine aprile a inizio ottobre. Gli scarponi non sono necessari e sicuramente troppo caldi d’estate, bastano scarpe più leggere. Consigliati il coprizaino e una giacca impermeabile. Coprirsi bene d’inverno: la notte è freddo. Il materiale da campeggio può essere noleggiato all’Abel Tasman Information centre (contattarli per conferme).

Link utili


Patrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna (chi sono). Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante (e non ‘nofollow’) al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi

7 Comments Post a comment
  1. Bei ricordi!

    ottobre 5, 2015
  2. Meraviglioso davvero 🙂 è ciò che mi aspetto da quel bellissimo paese!

    ottobre 6, 2015
  3. Ciao Patrick
    Bellissima descrizione della tua avventura nel Abel Tasman.
    Grazie per condividerla con noi.
    Luca

    ottobre 20, 2015

Trackbacks & Pingbacks

  1. Emozioni di settembre: Nuova Zelanda, l’itinerario | Persorsi
  2. In Nuova Zelanda a settembre: l'itinerario - Persorsi
  3. Cose da ricordare di un anno di viaggi - 2015 - Orizzonti

Leave a Reply

You may use basic HTML in your comments. Your email address will not be published.

Subscribe to this comment feed via RSS