Nachi, la pagoda e la cascata

di patrickcolgan

Alla fine del pellegrinaggio del Kumano Kodo, l’iconica simbiosi di una cascata e una pagoda. Nachisan, un posto bellissimo, che ovviamente si può visitare anche se state viaggiando in Giappone in treno o in auto

Il sentiero scende sempre di più, in ampi tornanti. E mi accorgo improvvisamente che qualcosa è cambiato. C’è un suono che probabilmente mi accompagna da un po’, ma che solo ora è emerso al di sopra del rumore di fondo della foresta.
Nei miei ricordi i quattro giorni di cammino sono stati immersi in un silenzio profondo. Ma ogni volta che mi sono fermato ho cominciato a notare i rumori che raccontavano con mille voci il luogo in cui mi trovavo, gli insetti, le foglie, il vento. E poi il rumore cadenzato dei miei passi quando riprendevo a camminare.

Ora c’è però qualcos’altro, anche una nota che pian piano si espande e riempie l’aria, elevandosi e mescolandosi agli altri suoni: è una vibrazione conosciuta, che ho sentito lungo molti altri sentieri. E’ il rombo dell’acqua che precipita e si infrange su altra acqua. Me ne ero quasi dimenticato, ma la cascata di Nachi e la pagoda rossa a tre piani, l’immagine così perfetta da sembrare irreale con la quale avevo iniziato il mio viaggio a piedi sul sentiero di pellegrinaggio del Kumano Kodo, sono vicine.

La cascata di Nachi ritratta nel periodo Kamakura

La cascata di Nachi ritratta nel periodo Kamakura (secoli XIII-XIV, immagine di pubblico dominio, da Wikipedia)

Arrivo nel tardo pomeriggio e il complesso sacro di Nachisan è un brusco ritorno alla realtà dopo giorni fra boschi e montagne. Non c’è davvero così tanta gente ma mi sembra una folla smisurata. Mi gira un po’ la testa e mi sento ancor più straniero in mezzo a tutta le persone giunte con comodità in auto o in bus e che mi guardano con aria interrogativa mentre mangiano un gelato o scelgono un souvenir nei pochi negozi allineati vicino al parcheggio. Probabilmente nemmeno sanno che si può arrivare a piedi, penso, mentre una parte di me sembra credere di aver maggior diritto di essere lì di tutti gli altri.

Ma ho ovviamente torto: l’esperienza che ho fatto è già un ricordo speciale e indelebile, ma Nachi è un luogo bellissimo che va visitato anche da chi non desidera, o non può, camminare sui sentieri del Kumano Kodo.

Il complesso sacro di Nachi

Qui a Nachi tutto è partito dalla cascata, la più alta del Giappone, che da migliaia di anni precipita da 133 metri, con un tuffo sottile ed elegante. Il suo culto come luogo sacro ed espressione di forze superiori è antichissimo e precede l’arrivo del buddhismo nel Paese, testimoniato dalla pagoda rossa che oggi è inseparabile dal salto dall’acqua nelle foto.

La pagoda fa parte del tempio Seigantoji, strettamente legato al Kumano Nachi Taisha, il vicino santuario scintoista (al momento della mia visita oggetto di pesanti lavori di restauro) che fa parte dei Kumano Sanzan, i tre grandi santuari meta di pellegrinaggio.

Non è sempre stato così: il tempio buddhista, al tempo molto grande, venne chiuso durante la restaurazione Meiji (seconda metà del XIX secolo) in un momento nel quale si tentò di separare il culto buddhista da quello scintoista. Poi venne gradualmente ricostituito.

La pagoda di Nachi

La pagoda di Nachi (foto di Patrick Colgan, 2018)

All’interno della pagoda

Le gambe, stanche dopo giorni di sentiero sembrano riacquistare una forza inaspettata e quando entro nella pagoda rifiuto istintivamente la possibilità di usare l’ascensore. Sì, un ascensore. Sono quasi dispiaciuto di trovarlo all’interno di questo edificio dall’aspetto così antico (ma non lo è) e non lo prendo nemmeno in considerazione.  Al terzo piano lascio che lo sguardo si perda nella cascata. Ci sono alcuni ragazzi, forse europei, e una coppia di giapponesi. Faccio un commento sulla cascata e iniziamo a conversare con il mio giapponese un po’ stentato, ma loro passano subito all’inglese, che parlano molto bene.

Loro sono stati in Italia, sono stati a Firenze e Venezia e un giorno vorrebbero tornare. Quando i giapponesi mi dicono che sono stati in Italia provo subito un po’ di orgoglio che subito viene superato ben presto da un senso di imbarazzo. Mi vengono in mente le storie di turisti truffati, il modo in cui a volte vengono guardati come se fossero alieni, i luoghi comuni sui giapponesi. Vorrei scusarmi con loro per tutto quello che in Italia può non aver funzionato, per i treni in ritardo e i bagni pubblici impresentabili. Tutto quello che in Giappone invece funziona benissimo. Loro però mi parlano solo di cose belle, e se anche ci fosse stata un’esperienza spiacevole non me lo direbbero. Non sarebbe cortese.

Poi mi chiedono se nel mio Paese ci sono cascate così. “Oh, sì”, rispondo. E vorrei elencargliele, ma in quel momento mi vengono in mente solo quelle ben più piccole del Dardagna, il torrente che scorre fra i miei appennini, vicino a Bologna e che ho in mente fin da quando sono arrivato qui. Quelle restano le mie cascate, il paragone per ogni altro salto dell’acqua che mai vedrò nel mondo.

Certo le cartoline e le foto su instagram nascondono la strada asfaltata che abbraccia la pagoda, non mostrano che la struttura in apparenza così delicata è fatta di cemento e nascondono l’ascensore al suo interno. Ma anche dal vivo e sapendo che la pagoda non è antica, il panorama è aggraziato, di una bellezza iconica: la pagoda e la cascata, allineate, sembrano davvero avere una relazione speciale, un legame. Passo forse troppo tempo appoggiato a una balaustra, a guardare il paesaggio fino a quando mi rendo conto che sono rimasto praticamente solo. Qui tutto sembra chiudere intorno alle 16.30. Se ne sono andate le auto, i pullman e il gelataio ha abbassato la saracinesca. Anche la pagoda ha chiuso le sue porte e nemmeno me ne sono accorto. Improvvisamente sento solo il fragore della cascata.

Il torii attraverso il quale si entra nell'area della cascata

Il torii attraverso il quale si entra nell’area della cascata (foto di Patrick Colgan, 2018)

Già, la cascata. Nachi, no Taki, in giapponese. Sembrava così lontana, ma in realtà è raggiungibile con un sentiero. Attraverso un grande torii, il portale scintoista che segna l’inizio del terreno sacro e arrivo al santuario scintoista della cascata. Alzo lo sguardo fino al punto del balzo del fiume, che è sovrastato da una fune sacra. Ora sono davvero arrivato, penso, mentre i miei occhi si perdono nelle forme dell’acqua, che si ripetono ciclicamente mentre si tuffa nel vuoto. Oggi come duemila anni fa e ancora prima.

Come arrivare a Nachisan e altre informazioni utili

Certamente potete arrivare a piedi come ho fatto io lungo l’itinerario del Kumano Kodo (se seguite il link troverete tutte le informazioni per organizzare un trekking).

Arrivare a Nachi da Osaka o Kyoto

Se invece siete in treno potete scendere alle fermate di Nachi o di Kii-Katsuura e da lì prendere un bus: ci mette 20 minuti da Nachi e 30 da Katsuura. Il costo è di 480 yen, 1000 per l’andata e ritorno.  Ci sono varie fermate, una vicina alla pagoda e una, più in basso, vicino alla cascata.

La stazione di KiiKatsuura dista circa quattro ore di treno da Osaka (poco più da Kyoto) e Katsuura merita una visita, anche solo per il cibo spettacolare e gli onsen: ne ho scritto qui – A Katsuura fra onsen, isole e tonni.

Gli ingressi sono gratuiti, ma se volete accedere a una piattaforma più vicina alla cascata il costo è di 300 yen. Anche l’ingresso al tesoro del santuario costa 300 euro.

Dove alloggiare a Nachisan

C’è soltanto un minshuku a Nachisan, si chiama Mitaki Sanso, che si può prenotare attraverso l’ente del turismo,  sul sito Kumano Travel. L’alternativa è pernottare sul mare, nella vicina Katsuura (e nel post dedicato propongo alcune opzioni).

⇒⇒ Se cercate due itinerari già pronti per il vostro viaggio ho scritto la guida tascabile Due settimane in Giappone

L'arrivo alla cascata di Nachi, fra grandi alberi

L’arrivo alla cascata di Nachi, fra grandi alberi (foto di Patrick Colgan, 2018)

La cascata di Nachi

La cascata di Nachi (foto di Patrick Colgan, 2018)

 

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