Katsuura, fra onsen, isole e tonni

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Alla fine del sentiero del Nakahechi si arriva qui, in una cittadina di mare un po’ decadente, famosa per gli onsen e per il tonno. E alla fine si lascia comunque un po’ a malincuore.

Come tante altre cittadine giapponesi moderne Katsuura  (o Nachikatsuura se vogliamo distinguerla da altri posti con lo stesso nome) sembra un luogo provvisorio, costruito per caso. Questo abitato di meno di ventimila persone nella prefettura di Wakayama sembra una piccola città di lego, una successione di edifici squadrati, bottegucce, grovigili di cavi sospesi,  vicoletti, una massa informe che poi sfocia sul mare come se fosse un parcheggio, in questo caso bordato da uno stradone a quattro corsie.

È una composizione tipica delle zone urbane giapponesi che oscilla sempre, ai miei occhi, fra lo squallore e una commovente semplicità. Ora stride soltanto con tutti i boschi, le montagne, i santuari immersi nel silenzio che si trovano alle spalle delle case. Sono lì dietro, a pochi chilometri, lo so, anche se sembrano molto più distanti. Tutta questa strada per arrivare qui, mi dico.

E pensare che vista dal sentiero, in mezzo al blu del Pacifico, sembrava bellissima.

Katsuura vista dal sentiero

Katsuura vista dal sentiero (foto di Patrick Colgan, 2018)

E in effetti la cittadina di Katsuura si trova in un posto stupendo, ma è come se lo oscurasse.

La sera prima di partire per il trekking sul Kumano Kodo, a Tanabe, un uomo giapponese mi aveva rivolto la parola in izakaya e a fine serata avevamo stretto un’assurda amicizia su Facebook. Succede quasi sempre quando sei uno straniero da solo e siedi al bancone. Mi aveva fatto provare le specialità della casa, ordinandole e poi dividendole con me, e mentre bevevamo io nihonshu (sake) e lui shochu, aveva parlato con nostalgia dell’hotel Urashima di Katsuura e dei suoi onsen su terrazze all’aperto. “Uno è in una grotta”, mi aveva detto.

E ora eccolo lì l’hotel Urashima, sdraiato sul fianco della baia di Katsuura e non è come me lo ero immaginato: è un’enorme chiazza bianca, squadrata e aggrappata alle colline. Sembra un castello, una fortezza: è un edificio che appartiene a una scala di grandezza difficilmente comprensibile per un europeo. Quando si parla di alberghi per le vacanze i giapponesi sembrano amare il gigantismo, strutture così le ho già viste più volte. L’hotel, leggo sul sito, ha anche la scala mobile più lunga del Giappone per salire al ryokan in cima alla collina.

Un po’ resort, un po’ parco giochi, un po’ kitsch. In Giappone, negli spazi di libertà, torna spesso questo aspetto ludico, giocoso. Chissà se è solo un’idea dei decenni passati o è ancora quello che cercano i giapponesi in vacanza.

Hotel Urashima

Hotel Urashima (foto di Patrick Colgan, 2018)

Katsuura dovrebbe essere una città turistica, ma in una domenica di fine maggio è deserta e un po’ decadente come una qualsiasi località della riviera romagnola lontano dall’estate. Faccio fatica a immaginarmela affollata e chiassosa come, forse, è nei periodi di festa.

Gli onsen

La località è sempre stata un porto di pescatori ma in tempi più recenti si è reinventata come località termale sfruttando le sorgenti calde della zona e la bellezza dei suoi dintorni. L’hotel Urashima ha ben sette bagni di diverso tipo, aperti anche agli esterni (1000 yen, possibili anche bagni privati) ma un po’ tutti gli alberghi hanno il loro bagno termale, dal grande resort Nakanoshima che si trova su un’isola e ha una bella vasca all’aperto con vista sulla baia, alla mia economicissima guesthouse dietro alla stazione (Oyado Hana) che ha una piccola vasca privata che si può prenotare.

Un onsen del Nakanoshima

Un onsen del Nakanoshima (foto di Patrick Colgan, 2018) – foto dal sito dell’hotel Nakanoshima

Alla stazione e al porto ci sono anche delle simpatiche vasche termali per i piedi, quelle che inglese chiamano foot spa (ashiyu 足湯).  Non le trovo il massimo dell’igiene anche se in genere l’acqua è praticamente corrente.  Immergo i piedi ma non ce lascio a lungo.

Onsen per piedi alla stazione

Onsen per piedi alla stazione (foto di PAtrick Colgan, 2018)

⇒⇒ Per saperne di più sulle terme giapponesi, la mia piccola guida agli onsen

Il sashimi di tonno

I marciapiedi di Katsuura

I marciapiedi di Katsuura (Foto di Patrick Colgan, 2018)

Katsuura è praticamente la capitale del tonno. E chi se lo immaginava? Lo scopro per caso, consultando i depliant disponibili alla guesthouse. Ma avrei finito per accorgermene comunque visto che i tonni sono raffigurati un po’ ovunque. Sui marciapiedi e sui festoni che addobbano le vie vicino al mare e al mercato del pesce. Ci sono ovunque immagini di pesci panciuti. Il mercato è chiuso oggi, ma da una finestra sbircio degli uomini che tagliano un tonno enorme.

Il tonno presenta dei problemi di sostenibilità ambientale e ne sono ben consapevole. I giapponesi ne mangiano troppo, ma non posso negare che i tagli di ventresca che si trovano in questo Paese siano fra i miei piatti preferiti in assoluto: è un’esplosione di sapore che mi manda regolarmente dei brividi lungo la schiena. E’ difficile da descrivere se non lo avete provato.

Maguro Teishoku, da Takehara

Una parte del teishoku (menù completo) di tonno servito da Takehara (foto di Patrick Colgan, 2018)

La scelta è enorme e ci sono anche molti pescivendoli che vendono pesce crudo già pronto da mangiare a prezzi irrisori. Alla fine scelgo il minuscolo Takehara, ristorantino con otto posti esclusivamente al bancone, specializzato nel tonno crudo (da provare il maguro teishoku, il menù fisso) e nella cucina di interiora e scarti (naizo ryori, comprende pinne, cartilagini, lingua…). Quando tornerò, lo so già, vorrò provare in un altro posto la cotoletta di ventresca (magurokatsu). E il sushi. E le polpette.

La zona, non posso dimenticarlo, è famosa anche per i balenieri (e non lontano da qui, a Taiji, è stato girato il documentario The cove), ma fortunatamente non vedo cetacei nei menu.

Katsuura, il ristorante Takehara è il primo sulla sinistra

Katsuura, il ristorante Takehara è il primo sulla sinistra (foto di Patrick Colgan, 2018)

Sul sito di Visit Wakayama trovate una selezione dei migliori piatti di tonno di Katsuura.

La baia

Pescatori sulla baia di Katsuura

Pescatori sulla baia di Katsuura (foto di Patrick Colgan, 2018)

A Katsuura non c’è la spiaggia, per quella bisogna andare alla vicina Nachi. C’è solo un grande porto e il mare è completamente soffocato da moli e rive di cemento, materiale purtroppo molto amato dai giapponesi. Ed è un peccato perché la baia appare molto bella e aggraziata, punteggiata di scogli e isolette. La chiamano Kii no Matsushima (la Matsushima della penisola di Kii), paragonandola alla baia delle famose duecento isole nel Tohoku, cantata dai poeti e considerata uno dei tre grandi panorami del Giappone. La verità è che non ci assomiglia davvero, a Matsushima, ma è bella comunque.

Si può fare anche una piccola crociera, non troppo cara (1400 yen), e anche in questo caso torna il kitsch da parco a tema: la barca ha la forma di una balena. Il cielo è coperto e minaccia di piovere ma salgo lo stesso. E il giro è bello davvero. Sulle isolette, spesso poco più che scogli, sono appollaiati dei pescatori, a decine, a volte in posizioni impossibili, assolutamente immobili mentre le onde sferzano le pietre  sulle quali sono in equilibrio. Vista da qui, senza le case e gli alberghi a oscurarla, la baia riacquista tutta la sua bellezza. Per un attimo le nuvole si diradano e tutto si accende di un azzurro e di un verde brillanti.

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Appena arrivato pensavo che da Katsuura sarei voluto fuggire il prima possibile. Ma forse era soltanto la malinconia che mi aveva preso dopo quattro giorni di cammino. Ora, invece, mentre salgo sul treno penso che sarei rimasto volentieri un altro giorno, o più. Vorrei davvero provare un altro ristorante e forse mi sarei dovuto fidare dei consigli e andare davvero a vedere anche l’hotel Urashima, provare uno dei suoi onsen. E  vorrei restare un pomeriggio su una di quelle isole, semplicemente a guardare il mare, immerso in tutto quell’azzurro e quel verde.

E poi, forse, nonostante la patina di kitsch e vaga decadenza, Katsuura è un posto più vero di molti altri, in particolare fuori stagione. A volte i margini di un Paese svelano particolari che il suo centro non mostra e Katsuura mi lascia la sensazione di dovermi ancora raccontare qualcosa. E, infine, ci sono quelle montagne, là dietro, che mi chiamano e continuano ad affollarmi i pensieri. Oggi me ne vado, ma ho la sensazione che tornerò.

Barca a forma di balena, Katsuur

Barca a forma di balena, Katsuura (foto di Patrick Colgan, 2018)

Informazioni utili

Nachikatsuura è sulla costa est della penisola di Kii. La stazione di Kiikatsura dista circa 4 ore di treno espresso da Osaka (costo 6890 yen per Shin Osaka). Per me è stata la conclusione del trekking sul Kumano Kodo. E’ vicinissima alla famosa cascata di Nachi.

Dove alloggiare a Nachikatsuura

La guesthouse Oyado Hana, attaccata alla stazione, propone semplici stanze col tatami e bagno in comune. In più c’è la possibilità di prenotare un piccolo onsen privato. Prezzo per una singola davvero stracciato: 3600 yen.

Se invece volete provare l’hotel Urashima i prezzi quasi decuplicano: una doppia costa oltre 25.000 yen. Ancora più caro il Nakanoshima, un grande ryokan moderno, su un’isola fuori Katsuura: la mezza pensione con cucina kaiseki costa 54.000 yen per due persone.

Il miglior rapporto qualità prezzo è forse quello dell’onsen minshuku Kosakaya: 18.600 yen con colazione e cena incluse, in pieno centro.

n.b. su alcuni link di prenotazione c’è un’affiliazione che non influisce sul prezzo, ma aiuta a sostenere sul blog. Non ci sono invece accordi commerciali di alcun tipo con alberghi o località indicate

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2 Commenti

Mario Luglio 22, 2018 - 4:47 pm

La barca a balena è terribile ma il posto sembra davvero molto più bello e vivibile di alcune frenetiche città. Io ci starei volentieri qualche giorno

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patrickcolgan Luglio 22, 2018 - 4:52 pm

infatti me ne sono andato proprio con questa sensazione!

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