Tre templi sul lago Biwa: Konan Sanzan

di patrickcolgan

Un giro in giornata da Kyoto: viaggio fra i tre antichi templi a sud del lago Biwa, nella provincia di Shiga (con un gatto-bus).

Tutto ruota ancora una volta intorno a una scodella di ramen fumante, alla fine. E so già che da questo sapore intenso si dipaneranno i ricordi della giornata quando sarò tornato a casa. Siamo seduti al bancone di un ristorantino probabilmente immutato da quarant’anni, forse più. Si chiama Ramen Fuji ed è lungo uno stradone anonimo, in mezzo a una zona industriale a due passi  dalla stazione di Ishibe, provincia di Shiga. Siamo vicinissimi a Kyoto che però, da qua, sembra davvero un altro mondo, lontanissimo.

Come siamo finiti in questo bugigattolo? Sono seduto con Danilo e Yumiko di Viaggiappone: li ho incontrati qualche ora prima in stazione eppure mi sembra di conoscerli da una vita. Il programma è di visitare assieme i tre templi detti Konan sanzan, vicino al lago Biwa, ma trovare da mangiare, da queste parti, si è rivelato un’impresa. Può capitare di saltare il pranzo quando si viaggia, ma amo così tanto mangiare in Giappone che sarebbe stato davvero un peccato sprecare un’occasione.

Questi però non sono posti turistici, i ristoranti aperti sono pochi e anche i conbini, i piccoli market sempre aperti, non abbondano.  E in più quando abbiamo chiesto indicazioni per Ramen Fuji, di cui Yumiko aveva letto su internet, diverse persone hanno tentato di scoraggiarci: “Ha chiuso”, ci hanno detto oppure “ha cambiato gestione, non si mangia più tanto bene”.

Cambiato gestione? Qui non è cambiato nulla da decenni penso mentre osservo la signora che prepara i nostri ramen con gesti ripetuti innumerevoli volte. Evidentemente chi ha tentato di sviarci riteneva il posto troppo rustico o modesto per degli occidentali.

La cosa più strana è che la cuoca indossa degli stivali di gomma, un look apparentemente assurdo, visto che non piove, ma il motivo appare presto chiaro: quando scola i tagliolini scrolla il brodo direttamente sul pavimento con gesti molto energici. La scodella che alla fine ci serve forse non ha la grazia di quelle dei migliori ristoranti di Tokyo, trabocca di brodo, ramen e condimenti, ma è una scodella rustica, piena, sincera, con un sapore che non dimenticherò.

Fuji Ramen

Fuji Ramen (foto Patrick Colgan, 2016)

Patrick Colgan e Danilo Benci a Fuji Ramen

Da destra Danilo di Viaggiappone.com e il sottoscritto al bancone di Fuji Ramen (Ishibe, 2016)

la pubblicità del ristorante

Konan Sanzan: un giro in giornata da Kyoto

Konan significa a sud del lago (il lago Biwa). Quindi parliamo dei tre templi in riva al lago (Konan Sanzan, 湖南三山), indicati con un ideogramma che significa ‘montagna’ a ribadirne l’importanza. Appartengono alla setta Tendai, sono stati fondati nell’ottavo secolo e, anche se sono abbastanza vicini, visitarli tutti e tre senza un’auto da Kyoto richiede una giornata piena, utilizzando diversi mezzi pubblici.

Scesi dal treno prendiamo il bus che ci porterà al tempio Joraku-ji, il primo della giornata. L’autista è sorpreso dalla presenza di stranieri e scambia qualche parola con Yumiko. Anche gli studenti in uniforme che vanno a scuola per gli esami che si tengono in questo periodo sono incuriositi, ci salutano e ridono. A Kyoto e Nara non succede più da un pezzo, gli stranieri fanno parte del paesaggio. Qui no.

Joraku-ji

Patrick Colgan con Danilo e Yumiko di Viaggiappone

Da sinistra il sottoscritto con Danilo e Yumiko di Viaggiappone.com davanti al Joraku-ji (2016)
Per chi non legge il giapponese, nella prima riga c’è scritto Konan Sanzan, nella seconda Tesoro nazionale, Joraku-ji

La visita al tempio va prenotata in anticipo. Fondato nel 708 per ordine dell’imperatore, il Jorakuji è bruciato nel 1360 ed è stato ricostruito (una cosa piuttosto frequente, purtroppo: pochi templi non sono mai stati ridotti in cenere). E’ composto da una sala principale, Hondo, e da una pagoda a tre piani, entrambi dichiarati tesoro nazionale. L’abate ci riceve in maniera un po’ frettolosa perché attende anche la visita di un gruppo, ma non abbiamo bisogno di troppe spiegazioni. Gli edifici in legno scuro sono meravigliosi e contengono alcune statue di Buddha e Bhodisattva che hanno mille anni e più. Ma la cosa più bella del complesso è l’atmosfera pacifica, immersa nel bosco di aceri che d’autunno si tingono di rosso (e presumibilmente in quel periodo aumenta di molto il numero dei visitatori). Mentre il gruppo, che nel frattempo è arrivato, sciama nel tempio, noi ci arrampichiamo sulla collina a fianco e ci godiamo una vista dall’alto impagabile.

Come arrivare al Jorakuji:

  • dalla stazione di Ishibe (linea Kusatsu), si prende un bus e si scende alla fermata Nishitera. Prenotazioni: +81-748-77-3089
  • Informazioni sulla pagina dell’ente turismo di Shiga.
  • Chojuji

    Ci mettiamo in viaggio verso il Choju-ji, che dista non più di una ventina di minuti a piedi. E’ una luminosa giornata di febbraio e camminare non ci pesa. Ma la passeggiata viene subito interrotta da un bus che si ferma. E’ l’autista che ci aveva portato al tempio precedente: ci ha riconosciuto e ci offre un passaggio … gratis (nella provincia giapponese si allentano anche le regole).

    Il tempio Chojuji

    Il tempio Chojuji (foto di Patrick Colgan, 2016)

    Il Choju-ji è un complesso che racchiude, come accade talvolta, anche un santuario scintoista accanto al tempio buddista: ci sono due ingressi separati. E’ però forse il tempio che ci rimane meno impresso, forse anche perché il solito gruppo che ci ha preceduto, si è sistemato nella sala principale e non se ne vuole andare.

    Come arrivare al Chojuji:

    •  ci si arriva col bus (fermata Chojuji) o a piedi dal Jorakuji (vedi la cartina). In teoria l’ente del turismo scrive che è necessaria la prenotazione, ma quando siamo arrivati c’era una regolare biglietteria (che ci ha anche offerto un tè all’uscita).

    Zensuiji

    Dopo il pranzo da Fuji Ramen riprendiamo il treno da Ishibe, diretti alla stazione di Kosei. Dobbiamo prendere il bus circolare. Ma nel piazzale della stazione vediamo solo un buffo scuolabus. E’ proprio quello che dobbiamo prendere! Il nostro mezzo di trasporto è, infatti, proprio un gatto-bus che sembra uscito da un film di Miyazaki. Forse è banale ripeterlo, ma il Giappone è proprio così e continua a stupirmi dopo otto viaggi: spiritualità millenaria accanto a una sfrontata giocosità che sarebbe forse improponibile in qualsiasi altro Paese.

    il gatto-bus di Konan

    Il gatto-bus a Kosei (foto di Patrick Colgan, 2016)

    Scendiamo dal gatto-bus alla fermata Iwane e da lì sono dieci minuti a piedi per arrivare allo Zensuiji, il tempio della buona acqua, immerso nella foresta, ai margini di un abitato sonnolento. Lungo il percorso diversi studenti ci salutano o ridono di nascosto al nostro passaggio. Passa anche un bus e altri ragazzi strabuzzano gli occhi. E’ possibile che molti di loro, da queste parti, uno straniero non l’abbiamo mai visto.

    Arriviamo al tempio assieme al gruppo che ormai ci fa compagnia fin dalla mattina. La struttura in legno scuro immersa nel verde e circondata da rigagnoli e laghetti a cui deve il nome (tempio della buona acqua) è di una splendida essenzialità. Ma il vero tesoro del tempio sono le numerose statue in legno di Buddha, alcune delle quali hanno oltre 1200 anni. Una volta che il gruppo si è allontanato e che l’abate del tempio ha finito di darci qualche spiegazione il silenzio prende spazio, come se fosse un liquido che riempie, invisibile, gli ambienti: non si sentono rumori di auto, o di treni. Se si fa attenzione si sente solo lo scorrere dell’acqua, il fruscio dei rami dei cedri giapponesi mossi dal vento leggero. Riconosco il Giappone che al primo viaggio mi rapì a Ohara, fra le colline di Kyoto e che a volte penso fosse un’illusione, qualcosa che era solo nella mia testa. Non lo era,ed è bello ogni volta ritrovarlo.

    Il tempio Zensuiji

    Il tempio Zensuiji (foto di Patrick Colgan, 2016)

    Il tempio Zensuiji

    Il tempio Zensuiji (foto di Patrick Colgan, 2016)

    Come arrivare allo Zensuiji:

    • Il tempio si raggiunge in bus dalla stazione di Kosei. Scendere alla fermata Iwane

    Informazioni utili

    Questo itinerario nella provincia di Shiga rappresenta una discreta sfida per un viaggiatore senza auto a noleggio e che non parli giapponese. Ma non è ovviamente impossibile fare un giro in giornata da Kyoto.

    Trasporti e altre informazioni

    I treni sono abbastanza semplici da prendere: dalla stazione di Kyoto a Ishibe il viaggio dura circa quaranta minuti, con cambio a Kusatsu. La parte più complicata sono ovviamente i bus, ma con le indicazioni di questo post, un navigatore e un frasario il giro si può completare. Scordatevi però di utilizzare l’inglese per chiedere informazioni.

    • Konan Sanzan: la stessa giornata raccontata da Viaggiappone

    Dove mangiare a Ishibe

    E… dimenticavo questa è la mappa per raggiungere Fuji Ramen dalla stazione di Ishibe, con tanto di indirizzo:
    ラーメン藤石部店, Japan, 〒520-3113 Shiga-ken, Konan-shi, Ishibekita, 5 Chome−4−11


    3709d0fPatrick Colgan – sono giornalista e blogger nel tempo libero, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi
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5 Commenti

Stefania - Prossima Fermata Giappone agosto 9, 2016 - 12:13 pm

E volevano tenerti lontano da quella che sembra una buonissima scodella di ramen?
Ma scherzano!! Che vita sarebbe senza ramen? (rustico o meno che sia) ahah
Bellissimo itinerario comunque, mi piacerebbe percorrerlo.
Tra l’altro il tuo pensiero sul Giappone che è tradizione millenaria e giocosità assurda lo condivido appieno, questo mescolarsi di elementi che apparentemente non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro è una delle cose che più amo del Giappone.

Reply
Patrick agosto 12, 2016 - 9:28 am

Anche io! E’ una delle cose che non smettono mai di sorprendermi di questo Paese.
L’itinerario è davvero molto bello, lontano dalle rotte turistiche che negli ultimi tempi in Giappone stanno cominciando a diventare molto affollate. E invece il Paese è pieno di posti stupendi che però richiedono a volte un po’ di impegno per essere scovati e poi raggiunti.
ciao a presto!

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Michele settembre 25, 2016 - 8:13 pm

complimenti per il sito, molto interessante per chi come me sta organizzando un mese in Giappone

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