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Impressioni da Budapest

I palazzi di Budapest

Pensieri sparsi e un po’ di idee su cosa fare a Budapest in inverno se avete tre o quattro giorni

Il Danubio scorre lentamente. Oggi siamo sottozero e trasporta grandi lastre di ghiaccio. Come ogni fiume è una metafora del tempo: avanza inesorabilmente, non è mai lo stesso eppure è testimone muto, distaccato di ogni cosa che accade. E’ senza memoria, il fiume.

Budapest

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Forse è banale ma quella del Danubio è l’unica immagine dalla quale mi sento di partire per provare a raccontare una città che nell’ultimo secolo e mezzo ha attraversato tanti cambiamenti. Perché la presenza del Danubio si avverte con forza, continuamente. E’ il tessuto connettivo fra le due antiche anime della città, la collinare Buda e la più elegante Pest, dove si concentrano quasi tutti i monumenti. A lungo le ha separate e da secoli le unisce.

Tutto passa, sembra dire il fiume. E per fortuna che passa, ma ti rendi anche conto per ricordare bisogna fare sforzi continui, altrimenti diventa normale farsi i selfie sorridenti fra le famose sculture in metallo di scarpe allineate lungo il fiume. Così succede che per rendere ben visibile il museo del Terrore che ricorda gli anni sovietici, si dipinga di grigio un intero palazzo, delimitato da lama metallica nera, come se fosse dentro una scatola. Non dimenticare, dice.

Il memoriale dell'Olocausto lungo il Danubio

Il memoriale dell’Olocausto lungo il Danubio

Ma nulla, di certo non un palazzo di colore strano, né il passare del tempo, sembrano poter intaccare la bellezza di Budapest, quella dei grandi viali, quella dei palazzi dell’Ottocento e di inizio Novecento che si specchiano sull’acqua a Pest, la parte della città ‘bassa’. Una bellezza che però è un po’ algida. Non mi sono immaginato a vivere in questa città, in un futuro indefinito (come invece mi succede regolarmente).

Anzi, l’idea che quella potesse diventare la mia quotidianità mi ha lasciato un po’ inquieto. Forse era lo sguardo cupo di tante persone. O forse era la presenza di tantissimi senza tetto, sdraiati al gelo all’aperto o nei sottopassi in una città dove le diseguaglianze economiche sono forti. Oppure, forse, era soltanto il freddo.

E’ duro essere straniero in una città fredda: la gente sta in casa, quando i negozi chiudono le strade si svuotano, nessuno passeggia nei parchi. Nei climi freddi il viaggiatore ozioso avverte una risolutezza che percepisce come rimprovero
(Paul Theroux, L’ultimo treno della Patagonia)

1. Budapest in inverno è molto bella

Budapest è splendida e un po’ altera, almeno d’inverno. Il freddo svuota le strade e rende la gente frettolosa, ammanta tutto di un’immobilità che può essere soave, romantica, ma che a volte rende l’atmosfera un po’ troppo rarefatta.

Camminare con meno cinque gradi di massima, in effetti, è un’esperienza da fare a piccole dosi e quando le dita cominciano a diventare insensibili si ha un’ottima scusa per infilarsi negli splendidi caffè del periodo a cavallo fra 800 e 900. Ma se durante le passeggiate si guarda per aria si scoprono continuamente palazzi di grande bellezza: a Pest ci sono il neoclassico, l’eclettico, ma soprattutto l’art nouveau, raffinata, suggestiva, a volte addirittura sfrenata. Quando esce il sole e le facciate si illuminano nell’aria tersa, lo spettacolo diventa perfetto.

“Budapest è la più bella città del Danubio (…) dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia”
(Claudio Magris, Danubio)

E poi forse alla fine ho anche scoperto dove erano tutti, a pattinare sul ghiaccio.

Ma quanto è freddo a Budapest d’inverno?

Abbastanza, almeno in gennaio, che è il mese più freddo: la temperatura media è di -1.6. A volte le giornate serene sono le più fredde. A febbraio la temperatura media sale a oltre un grado e si sta già molto meglio. Fonte: Wikipedia

2. Il modo migliore per scoprire Budapest è a piedi

In tutte le guide troverete spiegato che i carnet da dieci biglietti per i mezzi pubblici sono convenienti. Ma in quattro giorni a Budapest (e d’inverno), abbiamo preso tram e metro solo una volta, anche se sono molto efficienti. Perché nella capitale ungherese si cammina volentieri anche quando è freddo. Perché è bella e perché la sua atmosfera e la sua storia si scoprono e si ‘leggono’ meglio così, scivolando da un quartiere all’altro, curiosando nelle vetrine, guardando le persone che si affrettano verso un appuntamento. Difficilmente si cammina più di un paio di chilometri a volta.

E poi, lungo la strada, le scoperte si fanno anche per caso. Budapest è disseminata di murales, per esempio.

Murale sul cubo di Rubik a Budapest

Sì, Rubik, quello del cubo, era di Budapest

Ma capita di scoprire anche dettagli più nascosti, come quando ci siamo infilati in un cortile fermando un portone che si stava chiudendo. Una persona ci è venuta incontro. “Ecco, ci caccia”, ho pensato. E invece indicava il fondo del cortile, come se ci stesse aspettando. E qui abbiamo trovato l’ultimo tratto di muro del ghetto di Budapest rimasto in piedi.

Il muro del ghetto

Il muro del ghetto

Tour a piedi a Budapest

Un piccolo tour guidato a volte è un modo interessante per scoprire particolari nascosti o avere un punto di vista diverso. Eravamo particolarmente interessati al quartiere ebraico (una delle zone più belle della città) e avevamo pensato di fare un tour a piedi: quelli che avevamo scelto vengono però sospesi d’inverno (l’unica alternativa erano costosi itinerari privati).

Così ci siamo uniti a un free walking tour: la modalità è quella diffusa in tutto il mondo, si paga cioè quanto si desidera, alla fine. La guida era pure brava, ma c’era tanta gente, forse troppa. Organizzano anche tour sul passato comunista (molto meno affollati, a occhio).

Sul quartiere ebraico di Budapest ha scritto in maniera più approfondita la mia compagna di viaggio Persorsi.

3. Le terme di Budapest sono spettacolari

L’inverno è probabilmente il miglior periodo dell’anno per rilassarsi alle splendide terme disseminate per la città. Sempre se siete fra quelli a cui piacciono. Ci sono i bagni Szechenyi per esempio (si pronuncia semplicemente Seceni, se ho capito bene), famosi per l’enorme vasca all’aperto. Risalgono al 1913. Sono un po’ fuori dal centro: ci si può andare anche a piedi in una mezz’ora dal Danubio,(ma la vecchia linea della metro che ci arriva è uno spettacolo: è la prima d’Europa). Ai bagni è tutto un po’ confuso e caotico: c’è tanta gente e le strutture avrebbero bisogno di una bella manutenzione. Dubito che siano cambiate molto negli ultimi vent’anni.

La vasca all’aperto però è un vero spettacolo. Ci si immerge nell’acqua caldissima, sui 40 gradi e poi si chiacchiera, ci si rilassa, oppure si chiudono semplicemente gli occhi e si ascoltano le sensazioni del corpo, almeno fino a quando il caldo non diventa insopportabile. D’inverno alle volte il vapore è così intenso che diventa una nebbia impenetrabile, le figure delle persone diventano ombre e per qualche secondo si può perdere il senso dell’orientamento.

Era pieno di turisti e giovani studenti spagnoli (erasmus? in gita? non saprei) e gli unici ungheresi sembravano i famosi giocatori di scacchi che muovono i loro pezzi a mollo utilizzando una scacchiera impermeabile appoggiata sulla pietra.

I bagni Szechenyi di Budapest

I bagni Szechenyi di Budapest (foto da Wikimedia commons)

Il problema è forse che d’inverno non ci sono grandi alternative fra la vasca molto calda e le panchine ghiacciate ai suoi bordi, peraltro ricoperte di asciugamani e accappatoi perché altro posto non c’è (e tenete d’occhio il vostro, specie se noleggiato, perché nel caos il mio è stato ‘prelevato’ da qualcuno, forse per errore).

I bagni Gellert

Le terme più belle si sono però rivelate i bagni Gellert, sul lato ovest del Danubio, a Buda. Parte della struttura è stata ricostruita dopo la guerra, ma c’è una bellissima ala dei primi del Novecento (vanno seguite le indicazioni per le acque medicinali) dove l’acqua termale zampilla da spettacolari fontane. E’ un viaggio nel tempo, che regala l’illusione di non essere tornati indietro di un secolo, ma addirittura al tempo delle terme romane. C’è anche una piccola vasca all’aperto, per veri duri (si deve percorrere un piccolo tratto all’aperto per arrivarci, al gelo).

I bagni Gellert

I bagni Gellert (da Wikimedia, foto di Denis Barthel – licenza creative commons)

Cosa portare alle terme di Budapest

Se avete un telo e un accappatoio potrete evitare il costoso noleggio. Ma l’unica cosa davvero fondamentale sono un costume e le ciabatte. La cuffia è invece obbligatoria solo nelle piscine in cui si nuota. Si può portare anche il cellulare (ma io l’ho lasciato nell’armadietto e per questo non ho foto mie).

4. I ruin bar sono molto belli ma…

Dopo la fine dell’era sovietica a Budapest c’erano molti palazzi cadenti che avevano bisogno di ristrutturazioni e di una mano di vernice. In mancanza di soldi qualcuno ha cominciato a usarli così com’erano portandoci proiezioni cinematografiche, iniziative, bar. E’ così che negli anni duemila sono nati i famosi ruin bar, il primo dei quali è il Szimpla Kert in Kazinczy utca, nel quartiere ebraico. Il clima è a metà fra un centro sociale occupato e un sofa bar berlinese portato un po’ all’estremo.

Il Szimpla è articolato su due piani con numerosi banconi dove farsi servire drink, stanze a tema, biliardini, sale per ballare, disseminato di bizzarre sculture, quadri, materiale di recupero, mobilio di seconda mano. La birra scorre copiosa. Ma non aspettatevi di socializzare troppo o di ricevere un sorriso in più. Anche perché (e mi ha lasciato un po’ perplesso) la maggior parte dei clienti sembravano stranieri. Forse era solo la serata, ma la sensazione è che ci fossero soprattutto turisti e che l’atmosfera, bella, fosse anche un po’ artefatta. L’opposto di locali simili a Berlino. Se ci fosse un posto così dalle mie parti, sarei però sicuramente un habitué.

Un altro ruin bar con un gran carattere (ma abbastanza simile) è l’Instant, poco distante.

5. Budapest non è così economica (e un po’ fredda, non parlo del clima)

Siamo arrivati con un volo a prezzo stracciato della low cost ungherese Wizz Air, da Bologna (buona compagnia, partenza da Budapest però da migliorare). Si trovano camere a ottimi prezzi (30 euro a notte per una doppia in un residence). E anche mangiare nella capitale ungherese può essere molto economico (specie se andate nei ristoranti più popolari e frequentati da ungheresi). E si può mangiare (e bere) anche benissimo. Ma appena si sale di livello salgono nettamente anche i prezzi. E in generale tutto ciò che è rivolto ai turisti e agli stranieri non è a buon mercato. Così si finisce per spendere molto più di quanto si potesse pensare.

Al costo del biglietto corrisponde un servizio di ottima qualità, certo, per esempio nelle visite guidate all’Opera, alla grande Sinagoga o al Parlamento. Raramente ho visto un’organizzazione così efficiente e guide che parlassero così tante lingue. Però si paga. E i rapporti con gli ungheresi sono un po’ freddi, meccanici, come accade nelle città che ricevono tantissimi turisti. E’ inevitabile, a Budapest, sentirsi, a volte, un po’ polli da spennare. Forse è solo il passato di questa città che porta i suoi abitanti ad andare dritto al sodo e a limitare i convenevoli, ma lascia un’impressione di durezza.

p.s. questo articolo del Washington Post (basato su dati di cinque anni fa) mostra comunque un’attitudine non proprio aperta nei confronti dei turisti stranieri, un atteggiamento che, in base alla mappa, sembra condividere con gran parte dell’Europa dell’Est

Il Danubio a Budapest

Il Danubio a Budapest (foto di Patrick Colgan, 2017)

3 Comments Post a comment
  1. Non vedevo l’ora di leggere le tue impressioni su Budapest, ed in effetti hai un po’ confermato quella che è stata la mia sensazione generale sulla città.
    Io sono stata a inizio dicembre e il tempo grigio non mi ha aiutata ad entrare meglio a contatto con la città, che mi ha lasciato una sensazione di cupezza e freddezza (e non parlo solo del clima).
    La città è molto bella, ha un fascino un po’ decadente che io amo molto, alcune cose mi sono piaciute tanto (soprattutto Pest, il quartiere ebraico dove abbiamo soggiornato e il Parlamento, oltre alle terme), ma in generale non mi ha colpito come immaginavo prima di partire, probabilmente nutrivo troppe aspettative. Penso sia stata una delle poche volte in cui i quattro giorni di viaggio mi sono sembrati più che “sufficienti” e non sento il bisogno, né la voglia di tornarci, almeno per il momento.
    Comunque, sempre bello leggere le tue impressioni di viaggio 🙂 Alla prossima!

    febbraio 14, 2017
    • Il quartiere ebraico è bellissimo. E la città è davvero affascinante. Però è mancato un po’ di calore, e non parlo del clima. E credo che abbiamo avvertito la stessa cosa. Il tema è molto dibattuto nel forum di tripadvisor, ho scoperto. Non lo sapevo ma l’idea che Budapest non sia troppo accogliente è diffusa ed è quasi un luogo comune. Io ho avuto la stessa impressione senza saperlo. Nella discussione intervenivanoanche ungheresi, parlando, se ricordo bene, di gente dura o triste perché stanca o provata dalla sua vita (ma questo accade in tanti altri Paesi) e di una città difficile con stipendi bassi, e parlando poi dei differenti costumi dell’est Europa rispetto all’ovest in cui si sorride di meno. Probabilmente c’è tutto questo, unito al clima rigido invernale (la citazione di Paul Theroux che ho inserito la trovo illuminante), ma c’è anche qualcos’altro. I servizi per i turisti sono a volte costosi, ma di alta qualità, le guide parlano un italiano perfetto. Però… ho avvertito un po’ di freddezza.
      Forse mi sbaglio e sono pronto a ricredermi (e, anzi, tornerò sicuramente in un altro periodo) e per questo mi piacerebbe leggere altri commenti a questo post…

      febbraio 16, 2017
  2. Sono andato pochi giorni dopo di te, e ho provato esattamente le stesse sensazioni. Le persone che ho visto sorridere le conto sulla dita di una mano e sono, nell’ordine: gli addetti al controllo passaporti all’aeroporto (paradossale!), la reception manager del nostro albergo e una cameriera in un caffe’-market molto carino. Per il resto condivido il post al cento percento, sia le impressioni negative che quelle positive. Bellissimi i bagni Szechenyi, ma di fronte alle terme in Germania impallidiscono, e sono dannatamente costosi. Anche io mi aspettavo una Budapest piu’ economica, da paese dell’Est insomma… Invece qui mi sono sentito molto piu’ turista che in altre citta’, se prendiamo come turista proprio la definizione di pollo da spennare che hai utilizzato. Ho trovato comunque molto utile il carnet da 10 biglietti, se consideri che in molti casi ne servono quattro solo per andare e tornare dall’aeroporto. Ci tornero’, comunque, anche se non a breve, perche’ ho mancato troppe cose: la citta’ e’ davvero grande!

    febbraio 22, 2017

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