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#OrizzonteLibri – Novembre

Boat magazine

I libri di viaggio letti nell’ultimo mese portano in Asia: Cambogia, Cina, Giappone, Thailandia, Vietnam

1. Treni in corsa nelle notti di Kyoto, di Patrick Holland

Il titolo, anche nell’originale Riding the Trains in Japan, è un po’ fuorviante. Perché i racconti del libro sono ambientati non solo in Giappone, ma anche in Vietnam e Cina. Holland, che in questi Paesi ha vissuto, ha uno stile originale e meditativo, erudito, attento ai dettagli, ai momenti, alle storie delle persone. E’ uno scrittore di viaggio di spessore, insomma. I treni, e Kyoto, sono però solo nel primo racconto, ben scritto, con numerose citazioni letterarie — Basho, Kawabata, Murasaki — e con passi molto belli sul viaggio in treno. Ma ci sono anche errori incomprensibili (Shoji dori al posto di Shijo dori, una delle vie principali della città per esempio) e alcune situazioni poco credibili. Ne propongo una per dare un’idea, ma non è l’unica: Holland racconta di arrivare a Kyoto durante le festività dell’Obon e di non trovare posto in albergo (più che possibile). Per questo racconta di passare le notti viaggiando sui treni proiettile Shinkansen avanti e indietro fra Tokyo e Kyoto. Un’idea di grande fascino, certo. Ma secondo quanto mi risulta anche dieci anni fa (quando è ambientato il libro) i treni Shinkansen non correvano di notte. Forse qualcosa mi sfugge, forse Holland si riferisce a treni locali pur scrivendo chiaramente Shinkansen, ma anche così il racconto non starebbe in piedi. Un po’ perplesso ho continuato a leggere e trovato un bel racconto sul monte Koya e sul cimitero Oku-no-in, e altri interessanti e acute pagine su angoli remoti di Vietnam e Cina. Un libro di valore, denso e ricco di spunti, ma che lascia un po’ di interrogativi: la precisione è importante, per me.

Mi svegliai e fissai il mio riflesso (…) L’oscurità fuori dal vagone e la luce all’interno fanno sì che la propria immagine venga proiettata sul panorama come una divinità, anche se ciò risulta possibile solo perché il panorama presenta un piano nero privo di profondità, non è possibile espanderlo, pertanto si vede poco e non si comprende nulla (…). Una bizzarra premonizione del destino del viaggiatore moderno e ipermoderno: essere ovunque e in nessun posto nello stesso momento, fino a perdersi.

Treni in corsa nelle notti di Kyoto

Altre opinioni: il libro recensito su Biblioteca Giapponese

Treni in corsa nelle notti di Kyoto, di Patrick Holland, 251 pagine. Exorma

*) ringrazio Danilo e Yumiko di Viaggiappone per il confronto sui treni notturni

2. Angkor, un mondo perso nel tempo, di Claudio Bussolino

Mi piacciono le guide Polaris. Sono dense di cultura e storia e letture piacevoli (ogni tanto ripenso a quella della Nuova Zelanda smarrita da qualche parte in Oceania). E così quando alla impagabile libreria Ulisse di Bologna mi hanno proposto questa guida di Angkor per l’imminente viaggio in Cambogia l’ho subito presa. E’ una guida scritta con passione, completa che offre anche qualche nota generale sulla Cambogia e contiene un inserto con un bel reportage con foto di Edoardo Agresti.

Angkor, Boat Magazine, Treni in corsa nelle notti di Kyoto e Filosofia del viaggio

I libri (e la rivista) della settimana

Allo stesso tempo questa guida ha anche qualche limite innegabile: ho dovuto più volte integrarla sul campo con una guida più tradizionale, la Rough guide. Le cartine non sono sempre facili da usare. Le descrizioni dei templi invece sono molto dettagliate, ma spesso un po’ prolisse, al limite della pedanteria, e contemporaneamente a volte un po’ avare di aneddoti o spiegazioni (emblematico il passaggio in cui per spiegare un aspetto di un tempio dice che le teorie sono innumerevoli e ognuna vale, senza però elencarne nemmeno una). Ma soprattutto ci sono intere pagine senza un paragrafo o un neretto che aiutino la consultazione veloce. Leggere la guida sul posto con i 40 gradi non è dunque sempre facile e ammetto qualche volta di aver preferito la sintesi, la chiarezza e le cartine della Rough guide (che è ben fatta).

La guida è anche un po’ datata, ha undici anni, ma non si sente e resta attuale (alcuni restauri sono fortunatamente finiti e i prezzi vanno aggiornati, tutto qui). Al netto dei difetti è stata una valida compagna di viaggio. Consigliata.

Link: il sito di Claudio Bussolino

Angkor, un mondo perduto nel tempo, di Claudio Bussolino ed Edoardo Agresti (foto), 207 pagine. Polaris.

3. Filosofia del viaggio, di Michel Onfray

Infine, i difensori di una forma remota e obsoleta del viaggio fanno appello alla lentezza e maledicono la velocità, causa di ogni male (…). Immaginano che così, prendendo tempo, prendendo il proprio tempo, possano compenetrarsi meglio, rimanerne impregnati, sperimentare un’empatia più autentica, dar vita a un incontro migliore. E’ chiaro che i difensori di questa ipotesi parmenidea detestano l’eaereo, simbolo del peggio nella materia. Io amo l’aereo (…).

Un elogio reazionario della lentezza obbliga a incoraggiare la nostalgia, a esercitare la passione facile per il ricordo e a coltivare l’angoscia per il futuro.

Da tempo mi piace approfondire il tema del viaggio anche con dei saggi. Cerco risposte, cerco di capire meglio le motivazioni che mi spingono a partire, cerco di capire cosa mi lasciano davvero queste esperienze ormai divenute parte integrante del mio modo di essere. In questo libro il prolifico filosofo edonista propone le sue riflessioni lungo tutto il percorso dall’ideazione, alla partenza fino al ritorno del viaggio. Ogni passo viene smontato e analizzato, invitandoci a riflettere con uno stile chiaro e abbastanza scorrevole. Al di là delle opinioni (ci arrivo) il libro è però raramente illuminante. L’ho invece spesso trovato superficiale e sinceramente mi sarei aspettato analisi più acute e un’argomentazione più stringente. E così Onfray si fa leggere e sollecita il pensiero, certo. Dichiara la superiorità della poesia per raccontare un luogo e al viaggio da soli o in coppia spiega perché preferire quello con un amico. Sono spunti interessanti. Ma non riesce proprio a convincermi quando si allontana al massimo da me, quando deride il viaggio lento e dichiara di amare l’aereo e viaggiare freneticamente da un Paese all’altro, quando argomenta il primato dell’intuizione per capire un Paese. Ma anche in questi casi offre materiale su cui pensare.

La comprensione di un Paese non si ottiene in virtù di un lungo investimento temporale, ma seguendo l’ordine irrazionale e istintivo, talvolta breve e folgorante, della pura soggettività immersa nella casualità desiderata.

Altre opinioni: Backpacker.it lo ha apprezzato più di me.

Filosofia del viaggio, di Michel Onfray, 114 pagine. Ponte alle Grazie

4. Boat Magazine, Bangkok

Boat magazine

Tre numeri di Boat Magazine

Boat — che non c’entra nulla con le barche, chiariamo subito — è una rivista di viaggi semestrale in inglese. E’ una pubblicazione preziosa, splendida, dalla grafica raffinata e con foto bellissime. Si sposta di città in città e nell’arco di sei mesi cerca storie da raccontare per un numero monografico su un solo luogo. Spesso coinvolge scrittori famosi. Mi sono perso il numero della mia amata Kyoto, esaurito e introvabile (se qualcuno ce l’ha, mi interessa, sappiatelo). Ma ho avuto modo di leggere il numero su Bangkok poco prima di passare qualche giorno nella capitale thailandese. Gli argomenti non sono i più originali, anche se ben sviluppati: l’abuso dell’immagine di Buddha, i tatuaggi, il calcio thailandese, i transessuali, la boxe, la città raccontata da chi ci vive, le ‘bettole’ dove si mangia meglio in città (ma senza mappa né indicazioni precise — l’indirizzo a Bangkok non serve a moltissimo per mia esperienza — sono risultate completamente introvabili). C’è però anche qualche storia più particolare: i volontari che soccorrono le vittime di incidenti stradali o la storia di un’esperta di indagini scientifiche. Fra i numeri ancora disponibili ci sono pure Tel Aviv e Reykjavik e vi consiglio di non farveli scappare. L’unico numero on line gratuitamente  è invece quello su Sarajevo, il primo.

p.s. peccato solo che non rispondano né alle mail né a twitter. danno l’idea di ‘tirarsela’ un po’.

Boat Magazine è disponibile solo ordinandola via Internet.


3709d0fPatrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi
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