Cinque libri di Lawrence Osborne

di Patrick Colgan

Vi racconto Lawrence Osborne, uno dei miei scrittori preferiti, fra libri di viaggio e romanzi

In principio fu Bangkok. Era un libro di viaggio diverso da tutti gli altri. Autobiografico, sembrava un testo senza un filo logico, articolato in brei capitoli. Piccoli quadri, un flusso di ricordi e confessioni nel quale i personaggi comparivano e sparivano, il sesso e la morte sembravano aleggiare in ogni pagina. E la capitale tailandese poteva apparire allo stesso tempo come l’ultimo rifugio per occidentali sradicati o un buco nero capace di risucchiarli, di farli precipitare all’infinito. A me ricordava un documentario su Giove, pianeta gassoso, che descriveva la caduta lunghissima, forse infinta di un corpo attraverso il gas. O forse ricordo male, ma questa immagine mi è rimasta inchiodata nella memoria, così. E la associo a questo libro. Bangkok è “il protocollo di una caduta’, dice invece l’autore, Lawrence Osborne, un personaggio che ha fatto del nomadismo un’arte e che ha vissuto per lunghi periodi a Parigi, Istanbul, Bangkok.

Bangkok, di Lawrence Osborne

E probabilmente ha provato le sensazioni provate da innumerevoli grandi viaggiatori prima di lui quando si sono spinti lontano, per lungo tempo: la curiosità, l’ebbrezza di poter essere un altro (chiunque altro), la paura, il senso di colpa, l’occhio dell’altro su di sé, il rischio di perdersi irrimediabilmente. E questo emerge dalle pagine dei suoi romanzi ambientati in Asia, Africa, Grecia, protagonisti senza casa, in fuga, con segreti inconfessabili, pronti ad assumere nuove identità all’estero. E poi l’occhio dell’altro, lo specchio in cui i viaggiatori, alla fine, si devono confrontare. Il denaro come necessità e colpa. Il karma. Il ridicolo. La menzogna che c’è alla radice della nostra visione dell’esotico.

I tuoi viandanti e espatriati hanno perso la loro aura poetica, sono tornati ai bisogni basilari e lottano con le proprie pulsioni. Non sono più alla moda né sicuri di sé, a volte sembrano affrettarsi goffamente fuori dal Titanic che affonda mentre tengono stretti tra le mani i loro cocktail.

Intervista di Paolo Pecere con Lawrence Osborne

E in una cosa Osborne secondo me è davvero un maestro. I luoghi sono costruiti in maniera perfetta, tanto da diventare protagonisti assoluti dei libri, ancor più dei personaggi che vi si muovono. Campo di scontro fra civiltà e destini. Sia quando sono primitivi e minacciosi (la giungla, il deserto), sia quando sono smaccatamente artificiali (Macao, Shangri-la), un’altra delle ossessioni di Osborne.

E in un’intervista si legge che in effetti quando scrive parte proprio dai luoghi.

In Italia è pubblicato da Adelphi.

shangri-la di lawrence osborne

La ballata di un piccolo giocatore

La ballata di un piccolo giocatore, di Lawrence Osborne

Il mio interesse per il gioco d’azzardo rasenta lo zero. E la prima parte di questo libro è un viaggio fra i tavoli di baccarat dei casinò di Macao, da quelli più pacchiani alle sale private per i giocatori pesanti. Ed è di quei racconti che è capace di tirarti a forza dentro un mondo, un gergo, un modo di pensare che non è il tuo, che non ti apparterrà mai.

L’estate dei fantasmi

L'estate dei fantasmi

Un romanzo ambientato ai giorni nostri sull’isola di Idra, in Grecia. Un’amicizia fra due ragazze, casuale e intensa come tante amicizie estive. E un segreto, uno scontro fra mondi distanti e incociliabili. Un racconto con elementi da thriller che rimescola in modo nuovo i temi di Osborne, con la solita precisione nel rendere vivo un luogo.

Nella polvere

Nella polvere

Ambientato fra le montagne dell’Atlante, in uno ksar ristrutturato e adibito a residenza di lusso e teatro di sfrenate feste per ricchi europei, questo è uno dei capolavori di Osborne. C’è lo sguardo dei marocchini. E noi che ci rivediamo attraverso i loro occhi come un in una riflessione sul turismo (quella che Osborne ha già scritto in un altro suo celebre libro Il turista nudo). A quanto pare l’ispirazione è una storia vera.

Da questo libro è stato tratto un film, presentato quest’anno al festival di Toronto (con Jessica Chastain e Ralph Fiennes). E sono molto curioso di vederlo.

Cacciatori nel buio

Cacciatori nel buio

Forse il mio preferito fra i romanzi. Per le sue atmosfere cupe, per la natura crudele che sembra sempre sul punto di richiudersi sulle vicende umane, spazzarle via. Per la costante bugia, la falsità che pervade quasi ogni pagina che mi rendeva quasi insostenibile la lettura (per la tensione). E, infine, anche per la riflessione sulla storia cambogiana, sull’incubo patrimonio comune del Paese, una parte del libro fondamentale, frutto di lunghe conversazioni fra l’autore – si legge nella postfazione – e l’artista Vann Nath, suo amico, molto noto per aver mostrato i campi di concentramento dei khmer rossi nei suoi dipinti).

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