Il libro più bello

di patrickcolgan

Un articolo su nostalgia dell’interrail, letteratura di viaggio e perché secondo Bill Bryson uno dei migliori libri mai pubblicati è un orario dei treni, il Thomas Cook European rail timetable. Dove un tempo mi capitava di sognare

Questo è un libro che stavo per inserire nel mio inventario sentimentale, per riprendere il titolo di un libro di Giacomo Papi. Stavo per metterlo tra quegli oggetti e luoghi perduti che ti provocano intensi attacchi di malinconica nostalgia e che spesso raccontano un po’ da dove veniamo e chi siamo. Una delle mie personali madeleine. Immaginavo che questo libro fosse divenuto obsoleto, soppiantato da internet, dalle app, rarità per bibliofili.

E invece no, il Thomas Cook European rail timetable (orario dei treni europei), secondo Bill Bryson ‘probabilmente il miglior libro mai prodotto’, esiste ancora. Chi non ha mai fatto un interrail, e non è mai sceso da un treno dopo un mese in giro per l’Europa, con i sussulti delle traversine che ancora rimbombavano nel cervello e un caleidoscopio di immagini dagli angoli del continente negli occhi, probabilmente questo libro non l’ha mai sfiorato. Io invece ne ho diverse copie, tutte gonfiate e rovinate dalla pioggia, con pagine segnate, mezze strappate, appunti, orecchie agli angoli. Sfogliarle mi fa sempre lo stesso effetto, simile a quello delle cartine geografiche, un’altra mia ossessione. Solletica la mia fantasia, provoca quella parte del mio cervello che immagina città, terre, volti lontani. Ma le fitte tabelle degli orari (ci sono tutti, ma proprio tutti gli orari europei) parlano con un linguaggio diverso.

‘Una città o l’altra’  di Bill Bryson è forse un libro abbastanza immaturo, per quanto molto divertente. C’è chi si spinge a dire che ha limiti e ingenuità tali che oggi non sarebbe pubblicato. Non è il migliore di Bryson, autore che amo. Ma sul Thomas Cook European timetable, Bryson in quel libro scrive una pagina davvero memorabile, che racconta sul filo dell’ironia anche un po’ che cos’è l’interrail, che cos’è viaggiare. O immaginare un viaggio, che poi per me è una cosa molto simile.

L’orario europeo Thomas cook è probabilmente il miglior libro mai realizzato. E’impossibile sfogliare le sue 500 pagine di orari stampati fittamente senza voler subito buttare dei vestiti in una vecchia valigia e partire. Tutte le pagine sussurrano romanticismo: ‘Montreux – Zweisimmen – Spiez – Interlaken’, ‘Belgrado – Trieste – Venezia – Verona – Milano’, ‘Göteborg – Laxå – (Hallsberg) – Stockholm’, ‘Ventimiglia – Marseille – Lyon – Paris’. Chi può recitare  questi nomi senza provare una scarica di eccitazione, senza immaginarsi una piattaforma fumosa, piena di viaggiatori in attesa e pile di bagagli a fianco di un treno luccicante lungo un quarto di miglio con una lista di destinazioni esotiche incise in ogni vagone? Chi potrebbe leggere i nomi ‘Mosca-Varsavia-Berlino-Basilea-Ginevra’ e non sentire un’invidia malinconica per tutte quelle persone fortunate che possono fare un lussuoso viaggio attraverso un continente ricco di storia? Chi potrebbe guardae un itinerario del genere e non voler salire? […] Io potrei passare ore anche solo a guardare le tabelle, ognuna un magico groviglio di orari, numeri, distanze, misteriosi piccoli pittogrammi che mostrano coltelli e forchette incrociate, biccheri di vino, coltelli, picconi da minatore (a che cosa potrebbero servire, poi?), traghetti, bus e note a piè pagina astruse in modo sconcertante.

873–4 per/da Storlien – vedi tabella 473

977 Lapplandspillen –vedi tabella 472. Fermae solo per scendere. Il  (7)  le carrozze vanno sul treno 421.

k Prenotazione consigliabile

t I passeggeri non possono salire o scendere a queste stazioni

x Via Västerås il (4), (5), (6), (7)

Cosa significa tutto questo? Non ne ho idea. Potrei studiare la Thomask Cook per anni e non campirne mai veramente le sue complessità più profonde. Ma allo stesso tempo queste sono cose che possono incidere sulla vita di qualcuno. Ogni anno ci devono essere moltitudini di persone che finiscono lontanissime dalla loro destinazione perché non hanno visto una nota che diceva ‘Non stop fino al circolo polare artico dopo Karlskrona – vedi tabella 721 a/b. Consigliabile bottiglia d’acqua calda. Gallette solo dopo Murmansk. Ritorno via Anchorage e Mexicali. “Oh cavolo, hai fatto un bel casino stavolta, amico”.

(Bill Bryson, ‘Una città o l’altra’, traduzione ahimé mia)

Inter-rail viaggiare lungo i binari d’Europa

European rail timetable
Forse l’interrail – il pass ferroviario che apre le porte dell’Europa – non è più tanto di moda. Non so se è davvero così, ma conosco pochi 20-25 enni che l’hanno fatto. Ed è un peccato perché è un tipo di viaggio lento, vero. E aiuta a capire un po’ cos’è quest’Europa che negli ultimi anni si associa solo a tasse e burocrati. E invece è fatta di luoghi, persone. Più vicini e uniti di quanto si pensi. Spero non suoni come il delirio di un nostalgico ma il fly and drive o le puntate low cost in aereo non sono la stessa cosa.

Viaggiare in aereo non è viaggiare, è spostarsi. Entrare nella scatola di metallo e ritrovarsi dopo qualche ora in un paese lontano è la cosa più simile che esista al teletrasporto. Annulla le distanze, cancella la sensazione di muoversi, tanto che si può finire in Canada invece che in Australia senza accorgersene.

Viaggiare, quando ti sposti in treno (e non con uno dei treni superveloci che coprono le grandi tratte) è osservare i paesaggi che cambiano lentamente. Cambiano assieme alle scritte sui cartelli, ai volti delle ragazze. Così come cambiano le parole, i costumi, il cibo. Lentamente, per gradi e improvvise accelerazioni. E viaggiare in treno significa anche accorgersi che l’Europa è grande, ma non poi così tanto, che i popoli europei sono diversi, ma la cultura comune. Puoi accorgerti che se hai tenacia in tre-quattro giorni, se vuoi (ma è meglio farlo più lentamente), puoi arrivare agli immensi cieli del circolo polare artico passando per strade meno battute, fermandosi in stazioni perse nella campagna, conoscendo Paesi e città fuori dalle normali mete turistiche, parlando con persone di quattro, cinque nazionalità diverse. E poi ancora, se si vuole, si può arrivare a Gibilterra e attraversare lo stretto per andare in Marocco, così lontano, così vicino. Oppure prendere un traghetto di notte per accorgersi che l’Inghilterra è un’isola, ma non l poi così tanto

(da un mio post di un paio di anni fa)

Il biglietto Interrail

Se per caso ti è venuta voglia di partire per l’interrail, sappi che per me è un’ottima idea. E’ un viaggio che non dimenticherai. Il pass interrail consente varie formule per tutte le tasche e tutte le età (un tempo era solo per under 26 non è più così). Le formule possibili sono tantissime, da quelle flexi 5 giorni su 10 o 10 giorni su 22 a quelle per 15, 22 o 30 giorni consecutivi per tutti i Paesi europei (attenzione, eccetto il proprio) o per uno solo.

Il prezzo è contenuto, in particolare per i giovani: per esempio un pass globale da 22 giorni costa 339 euro per un under 26, 509 per un over. Ma il pass globale più economico – il flexi 5 su 10 – costa appena 181 euro. E si possono fare splendidi viaggi prendendo viaggiando sui treni cinque giorni su dieci (pensaci).

Tutte le formule si possono consultare sul sito di Inter-rail o su Inter-rail.it. Una volta che si ha il pass si può salire praticamente su ogni treno, eccetto quelli ad alta velocità (purtroppo sempre più a scapito dei regionali) per i quali si paga un supplemento. Ci sono sconti anche su diversi traghetti (purtroppo non più su quello della Manica che si deve attraversare in tunnel. O facendo il biglietto a prezzo pieno della nave). Ecco quello, il traghetto in piena notte era uno dei miei momenti preferiti, finirà anche quello nell’inventario sentimentale.

Sull’argomento consiglio di leggere le 10 faq di Interrail.it, sito irrinunciabile per chi ama viaggiare in treno e i quattro articoli sull’interrail di No Borders magazine.

Per saperne di più:

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4 Commenti

Cinque viaggi in treno bellissimi (più uno) | orizzonti ottobre 20, 2013 - 6:30 pm

[…] in fondo, è solo un altro ingombrante bagaglio da portarsi dietro. Lo amo perché è bellissimo sfogliare gli orari dei treni e perdersi fra le destinazioni, i nomi delle stazioni, specie quelle piccole e sconosciute. Penso […]

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Leggere tanto e appassionarsi alla lingua: i consigli del viaggiatore Patrick « che libro mi porto gennaio 14, 2014 - 10:43 am

[…] Un altro libro che amo molto è ‘Una città o l’altra’ di Bill Bryson, il racconto di un viaggio in treno in Europa fatto dall’autore. E’ il romanzo che racconta meglio, secondo me, un’esperienza simile a quella dell’interrail, che per me è stato fondamentale. Ho sentito un po’ di critiche sul fatto che alcune battute siano un po’ banali o sugli stereotipi che prende in giro. Credo che molto dipenda in realtà dalle traduzioni in italiano, che appiattiscono lo stile brillante di Bryson e il suo splendido inglese. Fra l’altro questo libro ha una pagina secondo me splendida dedicata a un’orario dei treni. E mi ha fatto ripensare alle emozioni che provavo al tempo dell’interrail, guardando le cartine, soffermandomi a fantasticare sui nomi di stazioni remote in Norvegia. Ci ho scritto un post  […]

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Viaggi: tre idee low cost per l’estate | orizzonti febbraio 22, 2014 - 12:06 pm

[…] Il libro più bello (invito all’Inter-rail), da Orizzonti […]

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Un viaggio vintage, i tempi dell’Interrail | orizzonti febbraio 21, 2015 - 2:49 pm

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