Miyajima e il santuario di Itsukushima

di Patrick Colgan

Visita all’isola di Miyajima e al santuario di Itsukushima, a meno di un’ora da Hiroshima

Nel mare compare il torii rosso, un portale in mezzo all’acqua. Sembra sia in mezzo al nulla. Poi, se si osserva meglio, compaiono anche leggere striature indecifrabili dello stesso colore sul fianco dell’isola. E’ un santuario. Non è solo un’immagine da cartolina, uno di quei quadri perfetti che il Giappone spesso regala. Quel portale nell’acqua ci dice che stiamo entrando in un luogo sacro. E che il mare ne è parte integrante: è una delle particolarità dello scintoismo, il sacro è nella natura.

Stiamo arrivando al santuario di Itsukushima, sull’isola di Miyajima.

(il santuario) si allunga, come una mano in attesa, che allo stesso tempo attende e accetta. E’ come un mudra, una delle posizioni delle mani dello stesso Buddha. Il pellegrino che naviga sul mare viene accolto e avvolto dal santuario.
(Donald Richie, The Inland Sea – traduzione mia)

Visita a Miyajima: il torii fluttuante del santuario di Itsuskushima

Visita a Miyajima: il torii fluttuante del santuario di Itsuskushima (foto di Patrick Colgan, 2011)

Siamo su un’isola. In Giappone in realtà si è sempre su un’isola, più o meno grande, ma lo si dimentica facilmente anche perché al primo viaggio difficilmente si esce dalla più grande, l’isola di Honshu. Eccetto quando si viene qua, a Miyajima.

Quando si scende dal traghetto si viene subito accolti dai piccoli cervi sacri, più sonnolenti che a Nara. Poi per raggiungere il santuario si percorre una strada di negozi di souvenir turistici e innumerevoli bancarelle di street food nella classica atmosfera un po’ festosa che porta ai santuari più famosi. Gli spuntini più diffusi sono i momiji manju (classici dolci a forma di foglia di acero ripieni, di crema o azuki, fagioli rossi) e ostriche alla piastra, qui infatti si mangiano cotte, quasi mai crude.

Il santuario di Itsukushima

L’origine del santuario è antichissima, risale al sesto secolo, anche se la disposizione attuale è più recente e posteriore al mille. Come spesso accade in Giappone gli edifici, in legno, sono stati ricostruiti più volte. Ma nonostante il continuo ciclo di rinnovamento mantengono la memoria di quello che c’era prima. Lo stesso portale, anche se il primo fu posto nel XII secolo, è piuttosto recente, del 1875.

Il santuario è a tutti gli effetti ‘galleggiante’. Le maree qui sono potenti e se a volte anche il grande torii resta all’asciutto e si può arrivare a camminarci intorno a piedi, in altre occasioni e orari l’acqua inonda la baia e si insinua sotto le palafitte che sorreggono la struttura. L’interno è una specie di labirinto, una successione di pilastri rossi, di lanterne, di corridoi che collegano varie parti del santuario, di cui si fa fatica a farsi un’idea. Non c’è nulla da fare, nulla di spettacolare, dall’interno non c’è un punto di vista imperdibile. Ma, forse, se ci passate abbastanza tempo potreste intuire perché in questo mare che spunta continuamente fra una colonna e l’altra, fra le pareti che non ci sono, si percepisce la presenza del sacro.

In visita a Miyajima: il santuario di Itsukushima

In visita a Miyajima: il santuario di Itsukushima (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il santuario di Itsukushima

Visita a Miyajima: il santuario di Itsukushima (foto di Patrick Colgan, 2011)

Ora è difficile ascoltare il fruscio della foresta, ma l’esperienza è ancora toccante e l’immagine descritta da Donald Richie è molto efficace.

Si deve vagare, girando casualmente lungo questi corridoi dritti e aperti, riempiti dal fruscio della foresta e dal sussurro del mare. Non ci sono muri. Si guarda attraverso il santuario come una foresta di tronchi laccati.

(Donald Richie, The Inland Sea – traduzione mia)

Cosa vedere a Miyajima

C’è chi programma visite-lampo, in mezza giornata. Ma è un peccato, perché a Miyajima non c’è solo il santuario. Concedete tempo al Giappone e vi ripagherà.

A Miyajima oltre allo splendido santuario c’è un tempio meraviglioso, il Daisho-in. E se avete voglia di camminare, proprio da qui si può salire a piedi lungo il sentiero che sale al monte Misen che sovrasta l’isola da 500 metri di altezza (calcolate almeno un’ora e mezza). Ce ne sono altri due, di sentieri, ma questo è quello dalla ripidità più equilibrata e più interessante. Salendo si incontrano vari tempietti sotto il controllo del Daisho-in, fra i quali uno, il Reikado, che ospita una fiamma che si dice sia stata accesa dallo stesso Kobo Daishi, fondatore della setta buddista Shingon. La stessa fiamma fu usata anche per accendere il fuoco perenne nel parco della Pace di Hiroshima L’alternativa per salire è la funivia a pagamento, aperta tutti i giorni dalle 9 alle 17.

⇒ Leggi anche: una notte sul monte Koya, dove si trova il sepolcro di Kobo Daishi

A novembre gli aceri colorano di rosso l’isola, mentre a fine marzo/inizio aprile numerosi boschetti di ciliegi fioriscono in modo spettacolare. In entrambi i casi i tempi sono un po’ in anticipo su Kyoto e Tokyo.

Il Mare interno visto dal monte Misen

Il Mare interno visto dal monte Misen (Foto di Patrick Colgan, 2011)

Il Mare interno visto dal monte Misen

Il Mare interno visto dal monte Misen (Foto di Patrick Colgan, 2011)

L'ingresso di un tempio sul monte Misen

L’ingresso di un tempio sul monte Misen (foto di Patrick Colgan, 2011)

Informazioni utili: come arrivare a Miyajima

Arrivare a Miyajima è semplicissimo e ci sono diversi modi: tram o treno più traghetto o direttamente in barca da Hiroshima.

Per arrivare dal centro di Hiroshima a Miyajima-guchi, dove ci si imbarca sul traghetto per Miyaima, è consigliabile prendere il treno JR-Sanyo dalla stazione (400 yen, 25’), compreso nel Japan rail pass. Si può anche optare per il tram 2 (270¥, 70’). Una volta a Miyajima-guchi, ci si imbarca sul traghetto JR. Il costo (per chi non ha il Japan Rail pass, perché è incluso) è modesto: sono 180 yen per dieci minuti di navigazione. L’ultimo traghetto di ritorno approda alle 22.40.

Per visitare Miyajima ci si può imbarcare anche dal Parco della pace. Non l’ho fatto ma sembra molto affascinante: si impiegano 45’ (12 partenze al giorno, ma costa tanto, 1850 yen).

⇒⇒ dubbi sull’itinerario per il viaggio? Nella mia guida Due settimane in Giappone ce ne sono due già pronti!

In visita a Miyajima

A Miyajima, con Letizia (foto di Ivan Mrankov, 2014)

Pernottare a Miyajima

Gli alberghi e i ryokan dell’isola sono costosi, ma di ottimo livello. Dormire sull’isola è un’opzione molto romantica che andrebbe presa in considerazione. Senza contare che verso sera, quando i negozi chiudono e la massa di turisti se ne va l’isola e il santuario diventano estremamente suggestivi.

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