Viaggio nello Shekhawati

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Antiche dimore dimenticate, splendidi affreschi in una delle zone meno frequentate del Rajasthan (parliamo d’India): viaggio nello Shekhawati

Shekhawati: Haveli a Nawalgarh

Haveli a Nawalgarh (foto di Patrick Colgan, 2007)

Antiche dimore che cadono a pezzi, polvere sollevata dal vento che si posa sugli affreschi in rovina, pavoni che camminano sui muri indifferenti a tutto. Silenzio. E’ la prima immagine che si materializza se chiudo gli occhi e penso all’India. Prima ancora delle cartoline più famose, dei santoni di Varanasi, dei fumi delle pire che ardono sul Gange, prima ancora dei sorrisi, del sapore pungente dei cibi, della folla, quella folla che a Jaipur mi ha trascinato in mezzo a una processione come la corrente in mare aperto, di tutto ciò che dell’India ti travolge. No prima ancora di tutto questo (che c’è e mi fa sognare di tornare), c’è una regione ai margini del Rajasthan classico, lo Shekhawati che mi torna in mente. Una regione dove in effetti nemmeno io, all’inizio, volevo andare.

cartina dello Shekhawati

cartina dello Shekhawati

E dire che sulla guida del Rajasthan era indicata ai primi posti, fra le cose da non perdere, ma sembrava inserita così, di sfuggita. C’era una foto che mi era rimasta impressa, di un ragazzo davanti a un grande elefante dipinto, che mi guardava attraverso quella pagina. Lo collegavo a questa immagine semplice e un po’ enigmatica. Ma lo Shekhawati era lontano, in mezzo al deserto, in pratica non ci andavano i treni e non ne avevo mai realmente  sentito parlare. Del resto, in effetti, la pagina di Wikipedia sullo Shekhawati non è nemmeno tradotta in italiano. Neanche ora, ed è già passato qualche anno.

Ma è successo che mi sono lasciato convincere da un tassista con un sorriso smagliante e una tenacia unica che veniva da questa regione, Salim, e che mi ha contagiato col suo entusiasmo. Ho stravolto i piani, come spesso succede in India e mi sono fatto portare in auto con un autista, un driver, Mumal, che per sette giorni è diventato un amico, un compagno inseparabile e affidabile con cui condividere tutto anche i pasti a casa della sua famiglia. Una cosa che, immagino faccia con quasi tutti, ma che resta fra le immagini più vivide del viaggio.

E per fortuna ho fatto questa deviazione. Ho scoperto una regione bellissima e decadente, con quella sensazione di precarietà struggente che è condivisa da alcuni dei luoghi più belli del mondo.

Le Haveli dello Shekhawati

Shekhawati: affresco di Krishna su di una haveli

Shekhawati: affresco di Krishna su di una haveli

(Foto di Patrick Colgan)

Lo Shekhawati è famoso per le Haveli, splendide case di ricchissimi commercianti  marwari dell’800, in genere costruite su più piani attorno a un patio centrale. Per celebrare i loro successi lontano da casa questi commercianti inviavano somme favolose ai loro parenti. Fu così che si scatenò una gara a costruire l’edificio più bello, più sfarzoso, più ricco, per mostrare chi aveva avuto più siuccesso. Arrivarono artigiani da Jaipur e realizzarono opere senza pari nemmeno nella loro splendida città. Il risultato è che le haveli sono meravigliosamente, intensamente, assurdamente affrescate: all’interno, all’esterno, alcune dal pavimento al soffitto, tanto che Wikipedia sostiene che sia la regione con la maggiore concentrazione di affreschi al mondo. E devo dire che non mi sento di mettere in discussione questa affermazione: è un vero museo a cielo aperto

La maggior parte delle haveli sono concentrate intorno alla sabbiosa Mandawa, ma sono disseminate in tutta la regione e con un’auto o una guida ne vedrete tante (tutte no, sono decine e decine).  Ma vengono proposti anche giri in cammello o a cavallo: se non fa troppo caldo può essere una bella escursione. Alcune Haveli sono mantenute come musei e la loro bellezza si intuisce già dall’esterno imponente. Altre si svelano improvvisamente, solo quando si varca il grande portone. Alcune hanno solo un custode che chiede il biglietto d’ingresso. Altre sono abitate nonostante siano in condizioni precarie, mentre altre ancora sono state trasformate in alberghi  di grande fascino (diciamo anche romantici), non sempre cari. Infine, ci sono case in profondo stato di rovina che avrebbero bisogno di interventi urgenti di restauro.

Il capoluogo è  Jhunjhunu, ma il  centro ideale in cui fare base è probabilmente proprio Mandawa, cittadina che fra l’altro ospita numerose Haveli che si possono raggiungere a piedi. Ma i centri interessanti sono numerosi come Nawalgarh, Fatehpur, Dundlod.

Come arrivare nello Shekhawati

Consiglio senz’altro di venire in taxi con autista, visto che gli spostamenti non sono particolarmente efficienti. ma è possibile anche il treno, che da Jaipur arriva a Churu, Nawalgarh, Sikar e Jhunjhunu. Mandawa si raggiunge invece in autobus principalmente da Fathepur (1 ora) o Jaipur (4 ore) ma ci sono numerose soluzioni per tutta la regione.

Affreschi a Mandawa

Affreschi a Mandawa,(foto di Patrick Colgan)

Le Haveli (foto di Patrick Colgan)

Le Haveli (foto di Patrick Colgan)

Pavoni a Mandawa

Pavoni a Mandawa

Haveli nello Shekhawati, India

Haveli nello Shekhawati, India (foto di Patrick Colgan, 2007)

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0 Commenti

Martina Settembre 17, 2013 - 11:36 am

Bellissimo articolo come sempre del resto e bellissime fotografie… Insomma mi hai fatto venire voglia di tornare in India 🙂

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Cabiria Settembre 18, 2013 - 9:56 am

Questo me lo sono segnato per Natale: utilissimo! Grazie 🙂

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patrick Settembre 21, 2013 - 3:41 pm

ma torni in Asia già a Natale? (parlo io che son stato tre volte in giappone in 13 mesi…)

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Cabiria Settembre 21, 2013 - 6:52 pm

Non riesco a starle lontana troppo a lungo!
E poi appunto…parli tu!!! 😉

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rathinitika Gennaio 7, 2014 - 12:33 pm

anche se sono indiana non ho mai sentito di questo posto.. pero` grazie a te che adesso lo visitero` 🙂

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Serena Novembre 14, 2014 - 6:35 pm

Regione piena di fascino, ti confesso di averla vissuta prima attraverso le tue parole e poi di persona!

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patrick Novembre 18, 2014 - 8:50 pm

ne sono felice! 🙂

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