Viaggio nel Mani

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Fra borghi, torri e spiagge lungo l’ultimo lembo di Peloponneso: viaggio nel Mani

 Il largo crinale era irto di torri in rovina, parevano le punte sul dorso di un’iguana, e si spargevano e salivano con esso  alla scogliera, crescendo di numero e di altezza. Un fascio spigoloso di torri era radicato in una nuvola di cactus e olivi (da Mani, di Patrick Leigh Fermor)

Le torri di Vathia continuano a guardare il blu profondo del mar Ionio dall’alto della collina anche sessant’anni dopo il viaggio di Patrick Leigh Fermor, raccontato nel suo indimenticabile libro Mani. Il paesaggio da queste parti è così: le case fortificate in pietra, di tre, quattro piani spuntano ritte, verticali, protese verso il sole nei punti più alti delle colline, come se fossero delle strane piante, figlie di queste alture.  Qualcuno le ha contate, chissà come, e sono circa 800, in tutto. Sono fatte della stessa pietra, sono dello stesso colore della terra e a volte c’è la netta illusione che siano nate spontaneamente dal suolo, come se qualcuno le avesse spinte da sotto.

Vathia, Mani

Vathia, Mani (foto di Patrick Colgan, 2018)

Guardatela, forse non c’è una foto più perfetta che Vathia per riassumere in un unico scatto il paesaggio del Mani, eppure non c’è un altro posto simile. Passeggiando fra le torri in rovina cerco di immaginare dove lo scrittore inglese e sua moglie furono accolti, sulla cima di quale torre cenarono con una famiglia locale nel buio della notte, alla luce di una lanterna. Immagino il tavolo che viene issato con una corda, e poi le sedie. Le grida in greco, il tintinnare dei bicchieri, l’eco delle risate. Il frinire delle cicale e il cielo stellato.

Una casa torre parzialmente crollata, alcune sono vecchie di secoli

Una casa torre parzialmente crollata, alcune sono vecchie di secoli (foto di Letizia Gamberini, 2018)

Letizia mi legge le pagine Mani durante i trasferimenti in auto, in spiaggia, mentre siamo seduti sul balconcino della nostra piccola torre. In genere preferisco leggere da solo, avere un rapporto personale, diretto ed esclusivo con un libro. Ma così condividiamo le pagine, rendiamo la lettura un momento comune, viviamo nello stesso mondo immaginato. E Leigh Fermor è diventato negli ultimi giorni come un compagno di viaggio: il suo racconto è una presenza costante, come quello di un amico che sa molte cose in più di noi e che è già stato da queste parti molti anni prima. Alle volte parla tanto, troppo, a volte forse esagera i ricordi, ma ci fa ridere spesso e ha molto da insegnarci.

Mani, di Patrick Leigh Fermor

Mani, sulla spiaggia di Alypa

Quello che racconta ‘Mani’ sembra un sogno lontano. Le torri di Vathia sono ancora qui, mute spettatrici del passaggio dei secoli, ma il mondo raccontato da Patrick Leigh Fermor non c’è più. Non ci sono i combattivi manioti con la pelle scura, i grandi baffi, la fusciacca stretta in vita e il fucile sotto braccio: è un mondo che si è dissolto come quello delle campagne italiane, come tanti altri persi nel tempo. E oggi non si arriva più in caicco e a dorso di mulo, ma in auto.

Il paesaggio, quello fatto di pietra, arbusti e l’acqua del mare è però in larga parte immutato, riconoscibile. Alcune torri erano in rovina già allora, e le parole di Leigh Fermor sulle pagine scritte oltre sessant’anni prima sono così vivide che camminando nel paese abbandonato ho la netta impressione che i vecchi abitanti se ne siano andati solo per qualche ora, magari a un matrimonio in un paese vicino e che potrebbero tornare tutti assieme da un momento all’altro.

Nella penisola del Mani

Siamo nel sud del Peloponneso, a poco più di tre ore da Atene, circa cinquanta chilometri da Sparta in direzione dello Ionio: il monte Taigeto si distente in una striscia di terra che si tuffa in mare. È una terra di pietra, ulivi, fichi d’india e una macchia verde che ricopre i sassi fra i quali spuntano gli sprazzi di colore delle arnie delle api. L’arrivo però non è spettacolare e la bellezza di questa regione non si rivela immediatamente: è un mosaico che va composto nell’arco di alcuni giorni e non c’è una sola cartolina capace di farvi innamorare.
A lungo il Mani è stato patria di pirati, poi di guerrieri mai sottomessi agli Ottomani (i manioti, si dice, sono discendenti degli antichi spartani) e protagonisti della Liberazione. La bandiera del Mani, ci spiegano in città reca infatti il motto Vittoria o morte e non ‘libertà o morte’. Perché libero, si ricorda con orgoglio, il Mani lo è sempre stato.

Questa era una terra libera, ma anche bellicosa (famose le faide famigliari), aspra e remota. Inospitale, dicevano alcuni anche se Leigh Fermor dimostrò il contrario. Oggi invece i turisti non mancano, in particolare nei paesi più belli come Limeni e Gerolimenas, affacciati su baie graziose, perfette, e la sera invasi dalle auto.

Il porticciolo di Gerolimenas

Il porticciolo di Gerolimenas (foto di Patrick Colgan, 2018)

La movida non è la stessa di Mykonos, ovviamente, ma a volte si ha l’illusione di essere su di un’isola. E in effetti, a suo modo, il Mani è un’isola. Lo è su tre lati e comunque non sembra attaccato al resto del Peloponneso. Come in un’isola il mare spunta ovunque, s’insinua nella terra, lo ritrovi dove non immagini. Anche se non soffia come il meltemi delle Cicladi, l’aria è in continuo movimento e l’odore del mare arriva in ogni vicolo dei paesi. E come in un’isola qui c’è qualcosa nel paesaggio che appartiene solo a questo lembo di terra, di distintamente maniota. Le torri sono l’esempio più evidente: ci si sposta di qualche chilometro a nord e spariscono presto.

Verso il capo Tenaro, fra borghi e spiagge

Dall’alto delle colline i borghi guardano sul mare cristallino. E fra la roccia e gli scogli si aprono spiagge bagnate da un’acqua placida e trasparente, calda come mai avevo trovato quella dell’Egeo. Le belle spiagge non mancano, per esempio quella sabbiosa di Marmari (con annesso resort, non troppo invasivo), nel punto più stretto della penisola.
Leigh Fermor descrive così questo punto in cui il Mani sembra avere la forma di una farfalla:

A Marmari il Mani è largo poco più di un miglio. I monti si insellano, le coste concave lo stringono in un vitino di vespa, poi esso risale e si inturgidisce di nuovo per un ultimo paio di leghe rocciose, con le coste che cadono quasi a perpendicolo.

Marmari

Marmari, foto di Patrick Colgan. La spiaggia è bella, ma organizzata: ogni tanto va anche bene, ma della Grecia amo un altro tipo di spiagge (2018)

Un ultimo paio di leghe rocciose. Sono quelle che vanno verso il capo Tenaro, o capo Matapàn che dir si voglia. Secondo gli antichi da queste parti c’era l’ingresso dell’Ade e da qui sarebbe entrato Orfeo per cercare Euridice. E’ un posto così bello, così azzurro che non è facile pensare al mondo dei morti. Ma in fondo qui finisce la terra, con il carico di mistero che si portano dietro i confini. Terra e mare, mondo dei vivi e aldilà.

Le rovine del tempio di Poseidone, a capo Matapan

Le rovine del tempio di Poseidone, a capo Matapan. Chi ha letto il libro Lo scudo di Talos si ricorderà che qui è ambientata una scena importante (foto di Patrick Colgan, 2018)

Il faro di Capo Matapan

Il faro di Capo Matapan (foto di Letizia Gamberini, 2018)

Il bagno più bello è proprio qui, in quest’ultimo tratto di penisola, in uno specchio di mare incontrato nel tuffo estremo del dito del Mani verso lo Ionio. Una caletta sulla sinistra, poco oltre il tempio di Poseidone, lungo il sentiero che porta al faro del capo Tenaro. Prima di entrare in acqua però fate la passeggiata di un’oretta che vi porta fino al faro, il grande ciclope che guarda il mare che si stende fino alla Libia. Al ritorno il bagno sarà ancor più bello.

Spiaggetta rocciosa verso capo Tenaro

Spiaggetta rocciosa verso capo Tenaro (foto di Patrick Colgan, 2018)

Le altre spiagge del Mani

Non si fa un viaggio nel Mani, forse, se l’unico obiettivo è quello di andare al mare. Ma il mare c’è, ovviamente, ed è splendido: altre belle spiagge del Mani sono quella di Scoutari, sabbiosa, e le spiagge di ciottoli Alypa e porto Kagio, e quelle di Kalamitsi e  Foneas, vicino a Kardamyli (di cui scrivo fra poco).

La spiaggia di Alypa

La spiaggia di Alypa (foto di Patrick Colgan, 2018)

Verso nord: Areopolis e Kardamyli

Areopolis è una cittadina bella e vivace, che si anima molto nelle sere d’estate (e la taverna O Alepis è eccellente). Ma noi per questa volta la oltrepassiamo, seguendo la stretta, bellissima strada che va verso nord.  Attraversiamo borghi addormentati, pergolati, muretti oltre i quali debordano fiori e vigne. E poi taverne dove anziani chiacchierano davanti a un caffè. Ci fermiamo a San Nicone, davanti a una chiesa antica sul ciglio della strada di cui qualcuno continua a occuparsi. Entriamo per vedere gli affreschi antichi. Ci sono una candela accesa, una ciotola con alcune offerte, tutto in ordine perfetto. Mi sento quasi a disagio, come se avessi violato una casa.

Chiesa a San Nicone

Chiesa a San Nicone (foto di Patrick Colgan, 2018)

Ma noi siamo diretti molto più a nord, verso Kardamyli, perché vogliamo andare a salutare il nostro compagno di viaggio immaginario. Kardamyli è un paese animato, ma senza caratteristiche che lo rendano speciale. La casa di ‘Paddy’ Leigh Fermor, è poco più a sud dell’abitato a due passi dalla spiaggia di Kalamitsi,  ma è in ristrutturazione. Non si entra e operai vanno avanti e indietro con sacchi e attrezzi.
La dimora nella quale lo scrittore ha vissuto fino a 96 anni (è morto nel 2011) riaprirà nell’estate del 2019, ospiterà visite guidate e residenze di giovani scrittori e studiosi. A due passi c’è una spiaggia di ciottoli, particolarissima, orlata di cipressi. Non ci sono ombrelloni né strutture: probabilmente non è cambiata molto da quando Leigh Fermor si trasferì a vivere da queste parti.

La strada verso nord: in basso il bordo di Limeni

La strada verso nord: in basso il bordo di Limeni (foto di Letizia Gamberini, 2018)

La spiaggia di Kalamitsi

La spiaggia di Kalamitsi (foto di Patrick Colgan, 2018)

Il saluto a Chatwin

Un po’ delusi per aver trovato la Leigh Fermor House chiusa, prendiamo la strada per il monte e ci inerpichiamo sul Taigeto per andare alla chiesa di Agios Nikolaos, a salutare un altro vecchio compagno di viaggi che in un albergo vicino alla costa aveva scritto il suo ultimo libro, Le vie dei canti.

Seguiamo un sentiero che si biforca e oltrepassa case abbandonate, poi si tuffa nell’erba alta. Qui sul monte, vicino a un’antica chiesa nel mezzo di un uliveto rivolto verso il mare, sono state sepolte le ceneri di Bruce Chatwin, vecchio amico di Leigh Fermor (che invece riposa nella sua Inghilterra). Raccontarono quel giorno come di un pic nic, un momento di festa per salutare l’amico e che non segnarono nemmeno il punto esatto. Oggi non c’è nemmeno una targa, una lapide, nulla a ricordare il grande viaggiatore. Perché, e forse era questo il senso del suo desiderio, penso che è intorno a noi, nella terra, negli alberi, nel mare e nel cielo. Lo ricordiamo allora in silenzio, come hanno fatto, immagino, tanti altri prima, ascoltando il vento e lo stormire delle fronde.

La chiesa di Agios Nikolaos

La chiesa di Agios Nikolaos (foto di Patrick Colgan, 2018)

Non credo che un posto così diventerà mai meta di un pellegrinaggio di massa, ma c’è qualcosa che mi trattiene dal pubblicare direttamente le indicazioni.
Se volete andarci anche voi, le trovate qui: Bruce Chatwin’s Grave.

La mostra di Joan Leigh Fermor

Un saluto a Patrick Leigh Fermor lo facciamo invece alla fine, ad Atene. Ed è come un commiato dal nostro compagno di viaggio. Al museo Benaki (che è meraviglioso), a due passi da piazza Syntagma, sono esposte temporaneamente le foto della moglie, una presenza sempre discreta a fianco del marito ma con un talento artistico, lo mostrano queste immagini, non inferiore.

Sono foto eccezionali che raccontano la Grecia degli anni ’50 e ’60, da Creta al Mani. Forse in futuro saranno esposte alla casa di Kardamyli, ma sono anche raccolte in un bel libro fotografico: Artist and Lover, the Photographs of Joan Leigh Fermor. Una vita di avventure in un mondo che in gran parte non c’è più, ma che allo stesso tempo è facile immaginare, viaggiando in quei luoghi. Addio ‘Paddy’, ci si rivede da queste parti.

Patrick Leigh Fermor in Mani

Patrick Leigh Fermor in Mani (dal libro ‘Artist and lover’)

Dove alloggiare nel Mani

Noi abbiamo avuto l’occasione di dormire in una casa-torre e l’abbiamo colta. Lo Sventoura hotel a Pyrgos Dirou ha un nome che in italiano suona bizzarro, ma che era splendido e accogliente. La località è famosa per alcune grotte famose, che non abbiamo visto, ma è anche l’ideale per esplorare l’area, trovandosi poco a sud del capoluogo Areopolis e non troppo lontano dalla punta meridionale della penisola.

Il nostro viaggio nel Mani è partito da Atene e poi ha toccato Monemvasia, Elafonissos e quindi Sparta e Mystras. Nel Peloponneso ci sono molti altri siti stupendi che si possono inserire in un itinerario, come Olimpia, Micene ed Epidauro.

Altri link utili sul Mani

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4 Commenti

Yannis Koukoutaras Settembre 7, 2018 - 6:47 pm

Conosco Mani ( Η Μάνη), ma è da tanto che non ritorno…anch’io amo i libri di Patrck Leigh Fermor, devo averli letto tutti, anche quelli della sua giovinezza mentre gironzolava per l’Europa e i Balcani, è lo considero forse il più grande scrittore viaggiatore del secolo scorso. Due mesi fa passando da Kardamìli sulla strada per Citera, non senza un po’ di fatica, siamo riusciti a localizzare la sua casa lungo la costa, che per il momento però è chiusa per lavori di restauro con fondi dell’associazione Niarchos. Grazie comunque delle tue informazioni che potranno esserci preziose a un prossimo viaggio a Mani.

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patrickcolgan Settembre 7, 2018 - 6:52 pm

Ciao Yannis! Noi siamo andati appositamente fino a Kardamili, purtroppo l’abbiamo trovata chiusa. Ho letto (nel post c’è il link) che riaprirà in tempo per l’estate 2019. Ci saranno visite guidate e ospiterà residenze di scrittori.
Anche secondo me Patrick Leigh Fermor è stato un grande, uno dei più grandi. Un saluto e grazie per essere passato!

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Elena - Lost in destination Settembre 11, 2018 - 1:32 pm

Che meraviglia, Patrick… sia le foto che il racconto di questo luogo che proprio non conoscevo.
Non mi sorprende affatto: i tuoi articoli sono sempre molto intensi, da qualsiasi punto di vista.

Un abbraccio,
Elena

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patrickcolgan Settembre 15, 2018 - 7:01 pm

Grazie! Sono felicissimo se ti ho fatto scoprire un luogo così bello e, chissà, ho magari ispirato un viaggio futuro. A presto!

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