Viaggio nei Balcani (5) Attraverso la Bosnia

di patrickcolgan

Da Bologna a Sarajevo, prendendola larga. Viaggio in auto attraverso la Bosnia Erzegovina.

Partiamo dal Montenegro da Tivat, diretti verso Sarajevo (5 ore, in teoria) sotto una pioggia torrenziale, senza navigatore e affidandoci alle indicazioni stradali, molto scarse. La strada che si inerpica da Lipci (con splendidi panorami sulle bocche di Cattaro) è pressoche deserta e arriviamo al confine bosniaco in un’atmosfera surreale. Ma c’è qualcosa che non mi torna. Lo ammetto, avevo studiato e mi ero preparato con grande passione a questo viaggio, ma quando arrivo alla frontiera non capisco perché  sventoli la bandiera serba e non quella bosniaca giallo-blu. Abbiamo sbagliato a un incrocio? Il mio proverbiale senso dell’orientamento ci ha tradito?

Mentre rifletto un poliziotto scocciato ci fa le pulci ai documenti, chiedendo con piglio deciso “passport please!” nonostante basti la carta d’identità. Poi ci dà il via libera con un espressione del tipo “mi tocca proprio farvi passare”. Non facciamo domande, ma sul timbro del passaporto c’è scritto chiaramente BiH (Bosnia i Herzegovina), quindi anche se ovunque sventolano bandiere serbe, non siamo finiti in Serbia per sbaglio come temevamo.

L’arcano è presto chiarito, stiamo entrando nella Repubblica Srpska dei serbi di Bosnia. Sapevo  che il Paese, con gli accordi che misero fine alla sanguinosa guerra degli anni ’90, era stato diviso fra un entità musulmano/croata e una serba, con due governi, ma non immaginavo che quest’ultima – con capitale Banja Luka – avesse addirittura una bandiera e che battesse moneta propria (valida in tutto il Paese, ma con immagini completamente differenti).

Srpska

Cartello d’ingresso
(da Wikimedia commons)

Non voglio entrare troppo nel merito, ma il Paese è ancora evidentemente profondamente diviso – al limite dell’assurdo – dopo le terribili ferite della guerra e le pulizie etniche. Forse non potrebbe essere altrimenti. Mentre scendiamo tornanti attraverso paesaggi tormentati e meravigliosi (gole, rocce scoscese, foreste) e bandiere bianco-rosse-blu, vediamo addirittura indicazioni per Belgrado (lontanissima) invece che per la capitale bosniaca, Sarajevo.

Trebinje

La pioggia nel frattempo è ripresa e arriviamo alla città serbo-bosniaca di Trebinje, che sembra una fermata interessante. Purtroppo la bella piazza piena di caffè coi tavolini all’aperto e la città vecchia sono invase d’acqua e anche per un nordico come me è difficile godersi una città sotto una pioggia monsonica. Il tempo di un caffè in un bar per rendersi conto che qui i prezzi si sono letteralmente dimezzati rispetto a Croazia e Montenegro e  riprendiamo l’auto per vedere il ponte vecchio (Arslanagic most), una delle glorie locali anche se costruito dagli Ottomani nel 1574, interamente smontato e rimontato a nord della città nel 1967 a causa di una diga. Trovarlo non è facile, le indicazioni sono pochissime e il traffico un incubo. Alla fine, mentre la pioggia concede finalmente tregua, arriviamo in una zona desolata ai margini della città, dove il bel ponte continua a osservare lo scorrere dell’acqua, in disparte da tutto, anche degli occhi dei pochi turisti. Forse sta meglio così, in fondo.

Il ponte di Trebinje, Repubblica Srpska

Arslanagic most, Trebinje (Foto di Patrick Colgan)

Attraverso il parco di Sutjeska

Dopo Trebinje si attraversano panorami desolati e spogli: sono rari i sonnolenti paesi sferzati dalla pioggia e le stazioni di servizio, per non parlare di posti dove mangiare o riposare. I cartelli non indicano quasi mai i chilometri di distanza e come se non bastasse occasionalmente compaiono cantieri e deviazioni segnalate solo all’ultimo momento. Seguiamo i cartelli che indicano nord, verso la città di Foča, un nome dal suono tetro, che evoca alcuni dei peggiori orrori della guerra nei Balcani (stupri e campi di concentramento). Vent’anni dopo la città sta tentando con fatica di ricostruirsi un’immagine e un’identità, puntando anche sul turismo: non ci fermiamo, ma il potenziale sembra esserci. Qui vicino ci sono alcuni dei panorami più belli di tutta la Bosnia, che si attraversano nel parco di Sutjeska. Una zona di gole, speroni di roccia a picco e alberi aggrappati alla pietra in posizioni impossibili, che sembrano sul punto di cadere nelle acque impetuose del fiume. Il parco è famoso per la sua foresta primigenia, in alcuni punti vecchia 20mila anni, con molte piante di età superiore ai 300. La pioggia abnorme e il vento impediscono qualsiasi fermata esplorativa e rendono arduo anche solo scattare le foto.

Ma qui si sfata un mito che circola fra i viaggiatori: in Bosnia Erzegovina si può fare trekking e non tutti i sentieri sono pericolosi perché minati (basta non allontanarsi dai tracciati). Il parco ha numerosi percorsi per il trekking di ogni grado di difficoltà e lunghezza.

Sutjeska

Nel parco di Sutjeska (foto di Patrick Colgan)

La pioggia continua a non concedere tregua, ma usciamo dalla stretta delle montagne e cominciamo a vedere il profilo di grattacieli lontani. Dopo quasi sette ore di odissea sotto il nubifragio è Sarajevo.

Post precedenti

1- Libri e documentari sui Balcani

2 – Da Trieste a Sebenico + come viaggiare in auto nei Balcani

3- In Dalmazia, Spalato e Dubrovnik

4- In Montenegro

6 – A Sarajevo

7- A Mostar

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