Viaggio in siberia: Daniele Castiglioni

di

Intervista con un viaggiatore straordinario

Il lago Bajkal

Il lago Bajkal (da Solosiberia.it)

Quando era piccolo Daniele Castiglioni amava perdersi nelle cartine geografiche e riempire di sogni gli spazi vuoti. Il suo sguardo indugiava spesso sullo spazio più grande, la vastità inimmaginabile che si apre olte gli Urali, la Siberia. Qualche anno dopo, nel 2003, a 25 anni Daniele Castiglioni, di Tradate, ha deciso di inseguire quei sogni, è salito sulla ferrovia Transiberiana “un filo di binari d’acciaio che scorre tra steppe, acquitrini, montagne e foreste infinite fino all’Oceano Pacifico”. Non non ne è più sceso. Ha visto la natura incontaminata, l’acqua azzurra del lago Bajkal, il sole basso sul fiume Enisej, i cacciatori nella taiga, i pescatori gettare le lenze in un buco nel ghiaccio. Ha sentito i racconti della follia dei gulag. E’ divenuta la passione della sua vita (Siberia –  intervista con Daniele Castiglioni sul Giorno di Varese)

Chi è Daniele Castiglioni e che cosa è ‘Solo Siberia’

Daniele Castiglioni ha 35 anni. Ha due lauree, in giurisprudenza e infermieristica. Lavora all’ospedale di Tradate, vicino a Varese. Ma gran parte del suo tempo libero lo dedica alla Siberia. Nel 2005 ha creato e gestisce da allora il sito  www.solosiberia.it. E sulla Siberia, dove ha già viaggiato undici volte, ha scritto due libri, “Siberia.Poco alla volta” e “Crociera ferroviaria euroasiatica. Dall’Italia a Sakhalin e ritorno in treno” e fondato l’associazione di viaggiatori indipendenti O.t.r.a. (On the road again).

Con lui ho avuto diversi contatti nell’arco di tempo dal 2000 a oggi, perché la Siberia è un sogno che coltivo un po’ da sempre ma che per qualche motivo non ho mai pensato di realizzare concretamente, anche perché la ‘semplice’ transiberiana non mi basterebbe. Prima di Daniele leggevo i post sul forum di inter-rail.it, sito tutt’ora in buona salute dove in tanti hanno imparato e approfondito la bellezza del viaggio in treno in Europa. Un mese fa, spulciando in Gmail con la parola chiave ‘Siberia’ perché l’idea di fare questo viaggio si è riaffacciata, ho ritrovato uno scambio di mail antico, di sei anni fa con alcune foto del lago Bajkal. Dallo scambio di mail è nata un’intervista per il Giorno di Varese (qui c’è la versione on line con l’articolo principale).

Ma Daniele, un viaggiatore decisamente unico, con una profonda dedizione e convinzioni molto nette sul tema mi ha scritto molte altre cose che in un articolo di giornale (per quanto pubblicato su una pagina intera) non potevano starci. Per questo pubblico la versione integrale di questo lungo dialogo sulla Siberia, sperando di non annoiarvi. Vi avverto, è un’intervista lunga, ma ne vale la pena.

Per orientarsi in questo mare di testo, l’ho divisa in 4 capitoli: il viaggio, il gulag e il ‘lato oscuro’ della Siberia, l’incontro con le persone e la natura, e come organizzare un viaggio.

Sull'Amur

Daniele Castiglioni sulle rive del fiume Amur

Daniele descrive così la sua filosofia di viaggiatore

Quello che mi interessa non sono i viaggi in sé, non è una chimera estetica o una conquista materiale, ma uno stile di vita permeato dalla giusta mentalità. Quale mentalità? Per saperlo basta cercare in quello che è stato, in ciò che si cerca e in ciò in cui inevitabilmente ci si proietta. Pochissime persone hanno mentalità, e questa è una realtà. Quindi ad esempio non ha nessuna importanza ciò che faccio tutti i giorni per mangiare, ma come mi pongo e quali principi porto avanti. Potrebbe essere nulla o un ‘lavoro’ qualsiasi, sarebbe lo stesso. Il concetto stesso di lavoro è un’aberrazione concettuale da estirpare dalla mente, come quella di stato e di tante altre ignominie che colonizzano l’immaginario della quasi totalità delle persone. Dico questo senza pormi sopra o sotto agli altri, queste parole sono solo la mia opinione. Chi vuole dialogare, incontrarsi, scambiare opinioni, approfondire una tematica può contattarmi attraverso il mio sito.

1. Viaggio in Siberia

Perché la siberia?

La risposta non può essere univoca. Ci sono più ragioni. A cominciare da quando, già da piccolo, mi capitava di cascare con l’occhio sulla cartina geografica di questo immenso territorio, cosi grande da parere incomprensibile e cercare di immaginare un possibile itinerario, una traccia da seguire che potesse dare un senso alla vastità che appariva anche solo su una mappa disegnata coi simboli di fiumi, laghi e montagne che allora non mi dicevano un granché, ma già stimolavano la fantasia. Poi la prova della Transiberiana, un filo di binari d’acciaio che scorre tra steppe, acquitrini, montagne e foreste infinite fino all’Oceano Pacifico. Dopo qualche esperienza inter-rail, la Transiberiana non poteva più aspettare, era come una porta socchiusa che aspettava una spinta emotiva per spalancarsi. Ecco, quindi il viaggio nasce forse da sempre, da quando anni fa già immaginavo per esempio come potesse presentarsi la città di Novosibirsk, al centro della Russia, e il lago Bajkal e mille altri luoghi che scatenavano sensazioni di libertà, immensità, solitudine, avventura, senso dell’estremo…

Come nacque la decisione di partire?

L’interrail dell’estate 2002 mi portò da Milano al Marocco meridionale e ritorno, tutto via terra per un totale di circa 7500 km. La Transiberiana ne misura 9200: subito mi venne in mente che allora si poteva affrontare, che il tirocinio ferroviario e di viaggi indipendenti in Europa era giunto a compimento e ora bisognava dedicarsi a quei viaggi che in realtà mi aspettavano da sempre: nel 2003 mi trovai in Siberia.

Ci racconti le impressioni e le sensazioni del primo viaggio?

Appena rientrato dal primo viaggio in Siberia mi sono messo immediatamente a scrivere gli appunti di viaggio che ora tutti possono leggere sul mio sito e che sono anche diventati dei libri. Volutamente ho sempre lasciato i testi cosi come sono stati scritti dopo ogni viaggio, senza risistemarli successivamente. In questo modo il lettore può seguire il percorso interiore dell’autore nella sempre maggiore interiorizzazione della Siberia e nella crescita della propria consapevolezza e della propria filosofia di viaggio. Questa mia premessa alla domanda circa le impressioni legate al primo approccio con la Siberia è anche una parziale risposta: chi vuole conoscere episodi e segni della Siberia può scorrere la prima serie di appunti, quella del 2003, che riassume gli umori e le sensazioni del primo contatto siberiano. Qui, però, la risposta che conta è solo la seguente: durante e subito dopo il primo viaggio in Siberia ho sentito che quella erala mia terra da visitare, in cui viaggiare, in cui perdersi, in cui crescere. Per sempre e in maniera esclusiva. Non si può né si deve spiegare questa sensazione. Dal primo viaggio portai con me due certezze: la prima era che volevo ritornare in Siberia, la seconda era che, per farlo, avrei dovuto imparare il russo.

Un silenzio irreale regna nella foresta che attraversiamo, una sensazione strana, come se non dovessimo essere lì, come se mi sentissi in colpa, mi prende quando si passa di fianco a una base o caserma dell’esercito. E’ come un rigurgito dell’epoca passata, di cui la nuova Russia non si è ancora liberata e forse non sa liberarsi. (Daniele Castiglioni, appunti di viaggio 2003, il primo)

La Siberia che hai visto corrispondeva a quella che avevi immaginato?

Non mi sono mai posto questa domanda. Posso dire che in Siberia ho appunto sentito che ero al posto giusto al momento giusto nel modo giusto. Non ho mai sentito il bisogno di fare raffronti o di cercare corrispondenze: il posto giusto è esattamente come deve essere per ognuno di noi, senza immaginarlo prima o confrontarlo dopo con altri luoghi già vissuti.

Il viaggio in Siberia del 2009

Il viaggio in Siberia del 2009 (quasi 28mila chilometri)

Quali luoghi comuni si possono sfatare? E’ sempre freddo per esempio?

La Russia e a maggior ragione la Siberia sono dei luoghi mitici e praticamente sconosciuti alla persona media italiana (al contrario invece l’Italia è meglio conosciuta dai russi). In Siberia il clima è continentale al massimo grado, quindi d’estate si hanno periodi molto caldi e d’inverno molto freddi. Ma l’estate esiste eccome, al contrario di quanto affermano appunto i luoghi comuni. Chiaramente il territorio è immenso e bisogna intendersi sulle varie regioni per non fare confusione: quanto ho appena scritto vale per la latitudine relativa al percorso della ferrovia transiberiana. Questa ‘fetta’ di Siberia è la parte più meridionale e limitata, mentre la maggior parte del territorio siberiano si trova a nord della ferrovia, dove le cose cambiano. Il clima sulla costa del mar glaciale artico in estate non è di certo come a Novosibirsk. Ma per il 99 per cento delle persone che visitano la Siberia, che percorrono itinerari più o meno limitrofi al percorso della ferrovia, va bene appunto la risposta che ho sopra accennato. Sul clima una cosa va detta in maniera perentoria: il clima del pianeta è già cambiato e lo sta ancora facendo, in modo drammatico verso un innalzamento sensibile delle temperature medie. Le regioni più vicine ai poli subiscono le più intense variazioni. In Siberia l’inverno è diverso da quello ad esempio dell’inizio del 1900 e la questione è concretamente apprezzabile ovunque. In inverno il freddo non è più intenso come una volta e l’estate è sempre più secca: nell’agosto 2012 addirittura è stata sospesa per qualche tempo la navigazione sul fiume Yenisej a Krasnoyarsk (fatto mai verificatosi prima, anche se posso sbagliarmi)! Si tratta del maggior fiume siberiano per portata d’acqua.

Mi sono dilungato sul clima come esempio eclatante della ‘normale ignoranza’ sulla Siberia. Ecco altri aspetti da indagare per abbattere falsi miti: la steppa non è l’ambiente naturale prevalente; le grandi città sono moderne come in Europa; in Siberia coesistono centinaia di etnie e popoli di religioni assai diverse; la Siberia non è un campo per esperimenti nucleari, non esiste un vero percorso via terra per l’Alaska attraverso la Siberia; i paesini fiabeschi dell’immaginario collettivo sono in genere luoghi da cui guardarsi bene…

2. I gulag e la Siberia

Alla Siberia sono legati anche fatti molto dolorosi, atroci. Dai gulag, ai test nucleari, all’inquinamento… Che memorie hai trovato di questo, nei luoghi e nelle persone? E’ un aspetto che ti interessa?

La Siberia come luogo di esilio e deportazione esisteva dai tempi dello zar e delle prime stesse esplorazioni russe. Il GULag non ha fatto altro che esasperare e portare al massimo degrado ciò che già era stato pensato e inventato nella Russia europea. Il GULag nasce alle isole Solovki, quindi in Europa. Gli spazi da colonizzare, le ricchezze naturali da sfruttare e la necessità di realizzare nuove città e vie di comunicazione ha fatto si che in Siberia la mano del GULag si esprimesse in maniera più atroce e pesante. Certo la Kolyma e Magadan sono i maggiori simboli del GULag, ma probabilmente allo stesso livello e forse peggio si colloca Vorkuta, la capitale del GULag e del carbone, nella Russia europea. In Siberia le dimensioni della tragedia hanno consentito una certa sua spettacolarizzazione nell’immaginario collettivo e questo sentore è rimasto incollato come etichetta alla Siberia. La memoria di questi fatti in Russia è affidata al buon cuore di persone non legate ai governi oppure all’associazione Memorial, che si occupa appunto di tenere viva la memoria del GULag, di custodire un archivio di quanto accaduto su questi temi e inoltre si pone come osservatore sui diritti umani nella Russia odierna. L’associazione è spesso sotto pressione governativa e viene periodicamente fatta oggetto di varie tipologie di azioni repressive. Le persone normali in Siberia non sbandierano in giro la storia del GULag, oppure non la conoscono neppure o semplicemente la ignorano. I luoghi più significativi per il GULag hanno dei monumenti o qualcosa di simile, ma in misura esageratamente inferiore e insufficiente rispetto a ciò che è stato. Ripeto: viaggiando normalmente, senza cercare cioè apposta queste tracce, non si vede né si trova nulla.

Vorkuta

Vorkuta, croci nella tundra (da Solosiberia.it)

Vorkuta

Vorkuta, manifestazione davanti al memoriale in ricordo delle vittime delle repressioni politiche, 30 ottobre 2010 (foto Solosiberia.it)

Vorkuta

Vorkuta, una città che ha visto molto dolore (da Solosiberia.it)

Capitolo test nucleari: quasi tutte le persone con cui parlo di Siberia mi parlano di queste chimere e delle pattumiere atomiche ecc.  Personalmente non ho mai identificato la Siberia con queste idee, che derivano in buona parte dalla demonizzazione dell’URSS in occidente (non entro nel merito della questione, ma di fatto mi pare sia stato cosi). Test nucleari a cielo aperto sono stati fatti nell’isola Novaya Zemlya, al confine tra mar glaciale artico, Urali polari e Siberia nord-occidentale; test sotterranei nella regione dell’Evenkiya (Siberia centro-settentrionale). Nei dintorni di Tomsk e Krasnoyarsk ci sono depositi con grandissime quantità di rifiuti radioattivi, è vero, ma  non è abbastanza per fare di tutta la Siberia una pattumiera radioattiva.

L’inquinamento delle aree industriali siberiane è simile a quello nelle aree industriali di pari dimensioni della Russia europea. Il Kuzbass, Kemerovo, Chelyabinsk, Novosibirsk, Bratsk, Norilsk… è vero che sono perfetti esempi di come non si deve interagire con la natura, devastandola, ma non sono abbastanza, secondo me, per dare un’immagine sporca in toto della natura siberiana. Questi aspetti  sono certo tra quelli attorno a cui costruisco e realizzo i miei viaggi siberiani, per andare ad approfondire una storia, una realtà, un ambiente, una particolarità sociale o storica. Durante ogni viaggio mi sforzo di raccogliere il più possibile ogni tipo di materiale attinente alla Siberia ecc.. La documentazione raccolta viene quindi catalogata e inserita nell’archivio che è disponibile anche sul sito. La Siberia nasconde cosi tante storie e particolarità socio-economiche, ambientali, etniche, religiose che è impossibile riuscire a fare esperienza di ogni aspetto, ma mi preme sottolineare la ricchezza caleidoscopica di questa grande regione.

3. L’incontro con la Siberia: le persone, la natura

Nel viaggio l’incontro con le persone ritengo sia fondamentale. Parliamo di un luogo però molto, molto vasto. C’è un’identità siberiana? Ci parli delle persone che hai incontrato?

La Siberia dal 1600 a oggi fa parte politicamente della Russia. I russi sono la nazionalità più presente quasi ovunque. Poi possiamo citare gli ucraini, i bielorussi e tutte le etnie indigene della Siberia stessa. Quest’ultime sono parecchie e vanno dai popoli paleo asiatici alle popolazioni di origine turca (ad es. gli Yakuti). La regione della Buryatiya, attorno al lago Bajkal, rappresenta la patria dei Buryati, popolazione legata alla cultura della Mongolia e al buddismo. Se si esclude Buryati e Yakuti, la stragrande maggioranza dei popoli indigeni sono costituiti da poche migliaia di individui, che ad oggi rischiano seriamente di sparire se non come etnie in sé, almeno come entità culturali (in pochi parlano le vecchie lingue e le tradizioni sono faticosamente tramandate alle nuove generazioni). Ho incontrato alcune persone appartenenti a queste etnie e parlare di quanto mi hanno raccontato sarebbe molto lungo. I Nivkhi della parte nord di Sakhalin mi sono sembrati ben organizzati e la loro lingua è ancora insegnata a scuola, insieme al russo, fino all’età di circa 10 anni. Tutte queste popolazioni vivono in un contesto di periferia rispetto ai centri del potere, in territori ostili alla vita, freddi, ventosi, gelati o paludosi e ciò contribuisce a non rendere loro la vita semplice. Nel mio archivio sono custodite delle pubblicazioni etnografiche che ho collezionato nei miei viaggi.

Sui russi: in Russia la differenza tra città e campagna è molto forte e si amplifica tra parte europea e asiatica del paese. I russi che si incontrano in Siberia possono essere  “più russi” di quelli europei e vivono situazioni più complicate e genuine. La disponibilità e la curiosità, verso un viaggiatore, di un russo siberiano mi paiono essere a volte più intense rispetto a quanto succede nella parte europea. Bisogna anche dire che gli incontri non sono sempre piacevoli e si deve viaggiare con la giusta dose di attenzione e con la conoscenza della lingua, se si viaggia da soli e se ci si scosta da itinerari nelle grandi città. Negli ultimi anni è cresciuta la diffidenza e l’ostilità verso stranieri, soprattutto nelle fasce più umili della popolazione. A mio avviso certi luoghi sono visitabili tranquillamente quando accompagnati da gente del posto, altrimenti può diventare difficile. Non posso elencare tutte le persone che ho incontrato, le loro descrizioni accurate sono presenti nei miei libri e posso dire che tutte hanno lasciato in me qualcosa, un insegnamento, una traccia, un ricordo di vita, bello o brutto che sia.

Cito l’ultimo incontro più particolare che mi è rimasto impresso: nel mio ultimo viaggio nell’estate 2012 ho conosciuto Vitalik, che vive da solo da cinque anni nella foresta della parte orientale della regione di Tomsk. Non ha possibilità di comunicare con il mondo esterno, ha imparato a parlare con il suo gatto e con il cane, duetta con i programmi della radio che sono l’unica finestra sul mondo oltre la taigà. Ogni due mesi qualcuno dal paese più vicino (un centinaio di km) gli porta con dei fuoristrada dei generi alimentari di prima necessità. Vitalik si trova assegnato ad un gruppuscolo di baracche che sono di proprietà di una  riserva naturale, il suo compito è quello di custode. Per un fatto di sangue è stato dieci anni in galera e quando è tornato al paesino devono aver deciso di esiliarlo nella foresta. Da allora vive tra le betulle e le conifere, in perfetta solitudine, ubriacandosi ogni volta che ha una bottiglia a disposizione. Dopo dieci anni di viaggi in Siberia inizio a capire solo ora alcuni tratti della mentalità russa. Vitalik vive nella taigà senza alcuno scopo e senza passato o futuro, sopravvive giorno dopo giorno finchè morirà e qualcuno troverà il suo corpo dopo molto tempo. Si trova nella foresta per finire di vivere e nulla ha più importanza per lui. Vitalik vive in un limbo solitario, in una terra silenziosa e misteriosa, in una prigione verde, che corrisponde alla stragrande maggioranza del territorio russo e siberiano: in una parola, Vitalik vive in Siberia. Ho preso come esempio Vitalik seguendo solo un criterio cronologico, la mia scelta non significa che tutte le persone in Siberia vivano una storia terribile come questa.

Il fiume Zeja

Il fiume Zeja ghiacciato (da Solosiberia.it)

Tu conosci il russo. Credo che imparare una lingua apra mondi interi, avvicini le persone e sia spesso meno difficile di quanto si creda. Cosa ne pensi?

In Russia c’è un proverbio che dice: “Quante lingue conosci, tante volte sei una persona (diversa)”. Significa che conoscere una lingua permette anche di approcciarsi veramente alla cultura che l’ha creata e solo in questo modo si può iniziare a farne reale esperienza. Queste parole (farne esperienza) non sono scritte casualmente, infatti non ho usato il verbo “capire” perché , nella mia visione, non è possibile utilizzare nessuna parola che rimandi ad un significato razionale per collegarla ad un mondo irrazionale come la Russia e la Siberia. Questa mia idea è presente in tutti i miei scritti e viene sempre più esplicitata ad ogni viaggio, si tratta del vero filo conduttore dei miei viaggi: “Non è possibile capire la Russia con la ragione, si può solo credere in lei”.

Tornando alle lingue, sottolineo la necessità di conoscere l’idioma locale per addentrarsi e cominciare ad interiorizzare veramente la cultura e lo stile di vita delle persone, in Siberia come in ogni altra parte del mondo. Sulla difficoltà di imparare una lingua posso dire questo: quello che si vuole davvero ottenere generalmente si ottiene.

Al corso serale di russo che ho frequentato quelli che erano obbligati a imparare la lingua per questioni di lavoro non ottenevano nemmeno un decimo dei miei risultati, non perché meno capaci, ma semplicemente a loro non interessava seriamente.

E la natura?

La natura è stata, è e sarà uno degli aspetti fondamentali, se non il principale, collegato ai miei viaggi. L’imperativo morale dell’uomo di oggi è la conservazione ed il miglioramento del pianeta, pena la cancellazione della nostra stessa razza. Purtroppo la cura verso la nostra terra non è nell’agenda di quasi nessuna persona che lo abita. In Siberia la natura si erge maestosa davanti a chi viaggia e viene ad essere quasi sempre l’argomento di cui parlare, anche se legato ad attività dell’uomo,a tradizioni, alle religioni, alla vita economica. Rispetto alle mie prime esperienze,  il viaggio nella natura siberiana stia divenendo sempre più una costante: dopo aver visitato gli insediamenti e ciò che ha creato l’uomo nei luoghi più accessibili, è giunta l’ora di dare il giusto risalto alla natura sovrana della Siberia. I miei ultimi viaggi e i prossimi sono e saranno legati all’ambiente.  Il prossimo libro che ho in mente si intitolerà “Acque siberiane” e sarà legato ad esperienze fluviali e, in generale, sugli specchi d’acqua della Siberia. Una particolarità siberiana è la grande varietà di paesaggi che possono incontrarsi: steppa, foreste, taigà, tundra, grandi catene montuose, dune sabbiose, laghi, fiumi eccezionali, paludi, pianure immense, cascate, ghiacciai, altopiani.

Paesaggio Yakuto

Paesaggio yakuto: acquitrini (da Solosiberia.it)

dacie

Una dacia nella regione di Ulan Udè (da Solosiberia.it)

La città di Ulan Ude

Ulan Ude, nella regione del Bajkal (da Solosiberia.it)

Il lago Bajkal

Il lago Bajkal (foto da Solosiberia.it

Hai mai avuto paura in questi viaggi?

Paura è un termine importante che accosto solo ad un pericolo immediato per la vita e questo non è mai successo. Timore, preoccupazione, ansia invece certamente li ho provati. In tutti i casi le esperienze negative sono legate a incontri/scontri con altre persone che non vedono di buon occhio la presenza di stranieri (non in senso etnico ma anche semplicemente intesi come persone non appartenenti alla comunità locale di un certo piccolo paese). E quasi sempre tutto è avvenuto in treno, all’interno di vagoni, dove dunque non si può decidere di andarsene da un’altra parte come si potrebbe fare per strada, ma la situazione va affrontata e subito. Oltre all’ignoranza di alcuni soggetti locali, tra le cause di queste situazioni metto indubbiamente la stupidità, la mancanza di rispetto, l’inutile senso di superiorità e la spocchia che contraddistingue alcuni turisti occidentali e che crea nella popolazione (in Siberia come ovunque nel mondo) un’alone di pregiudizi e antipatia di cui poi fanno le spese i viaggiatori indipendenti e soli. In questo contesto come regola generale ribadisco che più il posto/paese/cittadina è piccolo e più è fonte di potenziali problemi, anche molto gravi.

Qual è il tuo posto del cuore, in Siberia e perché?

 Cerco di non legarmi a nessun luogo in particolare per non cascare nell’errore di tornarci spesso, errore che mi costerebbe la possibilità di visitare più posti possibile. Il paese di Seryshevo (Amurskaya oblast), però, avrà sempre un significato particolare per me, anche se, per ciò che ho appena detto, sono ormai quattro anni che non ci torno. Anche Nizhneangarsk sul Bajkal mi ha sempre lasciato ottimi ricordi. In entrambi i casi non c’è nulla di particolare in queste cittadine, sono le persone che conosco che le rendono speciali. In generale, però, il posto del cuore deve essere sempre il prossimo, per avere ogni volta la giusta motivazione a scoprire un nuovo pezzetto del grande mosaico. Quando lascio un luogo, una città appena visitata, una tratta ferroviaria, la casa di un amico, guardo con avidità tutto ciò che mi circonda e penso qualcosa come: “Arrivederci Krasnoyarsk, alla prossima spedizione sulle strade della Siberia”. Intendo quindi ogni luogo particolare come parte di un tutto, una città o un dato posto mi riportano alla mente ciò che ho visitato prima e contemporaneamente mi spronano a tornare per vivere nuove esperienze in nuove parti della Siberia.

Tynda

La stazione di Tynda, est siberiano (da Solosiberia.it)

Tynda

Tynda, est siberiano, avvolta al mattino dalla nebbia (da Solosiberia.it)

Tynda

Tynda, il monumento ai costruttori della ferrovia (da Solosiberia.it)

Tynda

D’inverno, a Tynda ci sono -35 gradi di giorno (da Solosiberia.it)

4. Come organizzare un viaggio in Siberia

E’ un viaggio alla portata di tutti? Come si viaggia? Certo, il treno e poi?

 A questa domanda (è alla portata di tutti?) la risposta generale è, secondo me, si. Perché non ho capacità particolari rispetto agli altri, non ho qualità fisiche o comportamentali specifiche da segnalare come indispensabili per un viaggio in Siberia e dunque chiunque in teoria può viaggiare per la Siberia. La stessa questione della lingua, se si fa un solo viaggio e lungo un itinerario “classico” (ad es. lungo la ferrovia) non comporta difficoltà insormontabili. Non è necessario conoscere la lingua per un solo viaggio. Certo le difficoltà ci saranno, ma non si può chiedere alle persone di sapere tutte le lingue dei paesi che visitano. E ingenerale la gente viaggia una volta di qua e una di là, Siberia, poi Sudamerica, Africa ecc; altro discorso è per chi come me viaggia solo in Siberia, in questo caso è fondamentale conoscere la lingua.

Quindi risposta affermativa alla fattibilità teorica da parte di chiunque. Poi nella pratica si possono fare delle distinzioni, in base alle proprie attitudini fisiche e psicologiche. Ecco un esempio di ciò che bisogna chiedersi:

–       Quali sono le mie aspettative sui comfort di un viaggio e nello specifico di un viaggio in Siberia/in una zona particolare della Siberia?;

–       Come mi comporto con gente di un’altra cultura? Sono consapevole del rispetto che è necessario mantenere? Mi so adeguare alle usanze e abitudini altrui, per non offendere i locali?;

–       I compagni di viaggio sono stati scelti con cura? Li conosco davvero?Posso contare su di loro e posso vivere 24 h al giorno con loro?;

–       Per tour “naturalistici”: so a cosa vado incontro? Come sono preparato fisicamente e mentalmente? Ho scelto la guida giusta, l’attrezzatura adatta, i compagni adatti e non sto peccando di superbia? Sono conscio dei pericoli e sono pronto ad affrontarli?;

–       Sono in ordine con i documenti di viaggio e con le formalità doganali? Non rischio per ignoranza/stupidità/menefreghismo di creare problemi che poi si ripercuoteranno su chi verrà dopo di me?

–       Ho preparato il viaggio da un punto di vista culturale, storico, ambientale, geografico? Oppure prendo una guida della Siberia il giorno prima di partire e me la sfoglio mentre sono già in viaggio (scelta da parte mia sempre sconsigliata)?

Quindi per rispondere veramente alla domanda se sia alla mia portata o no, bisogna interrogarsi e capire bene se è davvero ciò che vogliamo. Per la mia esperienza solo un paio dei miei amici a cui ho chiesto di viaggiare con me sono effettivamente partiti insieme al sottoscritto per la Siberia. Entrambi non sono più tornati e non aspirano ardentemente a rivedere la Siberia..

Il treno è solo la modalità più semplice e comoda per avere un primo approccio alla Siberia. Basta guardare la linea della ferrovia per capire che la maggior parte del territorio siberiano e dell’estremo oriente russo è assolutamente distante da ogni binario. Quindi la ferrovia serve come primo approccio, in seguito chi si appassiona alla Siberia scopre in maniera autonoma quali possono essere le altre modalità di visita al territorio, prima fra tutte quella fluviale.

Cosa metti nello zaino?

L’unica e più importante cosa da mettere sempre nello zaino e da tenere sempre con sé è il cervello. Il resto va da sé. Comunque ho una lista di tutto ciò che può servire in un viaggio, sia d’inverno che d’estate, che ho plasmato nel corso di vari anni e a cui aggiungo qualcosa ogni volta per perfezionarla sempre di più. Per sapere cosa portare bisogna sapere dove si va e a fare cosa. Quindi ribadisco che è fondamentale prepararsi prima di partire, leggendo guide o libri sull’argomento, conoscendo la realtà geografica dei luoghi e le dinamiche sociali, la storia e le tradizioni. Anche questo significa viaggiare scientificamente.  Ogni viaggio è specifico e lo zaino è calibrato in base al viaggio stesso. Lo zaino invernale è nettamente diverso dallo zaino estivo per la vita nella foresta. Non manca mai un buon coltello multiuso, una torcia adeguata, il necessario per il bagno, vestiti alla buona ma pensati per il posto da visitare, cartine e ogni altra informazione necessaria o anche solo potenzialmente necessaria, un elenco dei numeri di telefono di tutti i miei amici disseminati in lungo e in largo per la Siberia.

Altri tre luoghi, fuori dalla Siberia, che vorresti vedere.

Da molto tempo ormai ho deciso che viaggerò per sempre solo in Siberia. Quindi posso dire che mi interesserebbe visitare il Sahara, ma penso che non ci andrò mai. Se per varie questioni non riesco a organizzare un viaggio siberiano, resto in Italia per completare e approfondire, come faccio ogni anno, la visita del nostro paese, che è una miniera inesauribile di luoghi molto interessanti e belli. Se devo comunque citare tre località fuori dalla Siberia: Islanda, Canada, Alaska.

Hai mai pensato di trasferirti?

Seriamente, mai. Credo che, in genere, il posto migliore dove vivere è quello in cui si è nati.

Hai iniziato con l’inter-rail, un genere di viaggio che purtroppo è sempre meno utilizzato dai 18enni di oggi. Non credi sia un peccato? Qual è la bellezza dell’inter-rail?

Se le nuove generazioni decidono che l’esperienza dell’inter-rail non sia più accattivante, non posso che prenderne atto. Non è giusto né possibile indirizzare un giovane verso un qualcosa solo perché è stato significativo per me o per altri. Ognuno deve scoprire la propria vocazione. Magari al posto dell’inter-rail i giovani escogiteranno qualcosa di nuovo che a noi non è ancora venuto in mente, per declinare in un’ennesima nuova forma la cultura del viaggio. Ecco, l’importante è la giusta cultura del viaggio, e questa penso che non verrà mai a mancare del tutto e prenderà nuove forme, modellandosi in base alle esigenze della società. I pilastri del rispetto tra culture, tra persone e per l’ambiente non devono però mai venire meno. L’inter-rail per me ha rappresentato la possibilità di viaggiare liberamente e in modo indipendente. Inoltre, essendo un appassionato di treni, è sempre stato un piacevole viaggio nel viaggio spostarsi sui vagoni per l’Europa. Inter-rail significa anche esperienza e approccio a nuove persone e dinamiche in un momento particolarmente fecondo della vita, come quello attorno ai vent’anni.

Quando ripartirai?

E’ già deciso, nell’estate 2014.

Sul sito c’è l’annuncio di una festa per i dieci anni del tuo primo viaggio

Sì’ si terrà 7 e 8 settembre al Centro Geraci del Parco del Ticino, il località Guado della signora, nel comune di Motta Visconti (MI). Non sarà la solita kermesse, ma un momento di conoscenza e condivisione. Ci saranno libri, incontri, racconti. Tutte le informazioni relative all’evento saranno a suo tempo rintracciabili sul mio sito e sul mio spazio

Mail info@solosiberia.it, twitter solosiberia_it

Potrebbero interessarti

1 Commenti

smARTraveller Ottobre 5, 2013 - 11:20 am

Ciao Patrick, mi sono imbattuta nel tuo “orizzonti” per caso e in un colpo solo ho scoperto due viaggiatori che mi assomogliano molto, con i quali condivido la filosofia di viaggio. Mi piace molto questo pezzo sulla storia di Daniele e la sua passione per la Siberia, vorrei citarlo, perchè ha saputo pronunciare una verita sacrosanta: “Pochissime persone hanno mentalità”. Ciao e buon viaggio.
Paola

Reply

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Quersto blog utilizza i cookie per garantire una migliore esperienza di navigazione, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il traffico. Per saperne di più accedi alla privacy policy . Puoi cliccare o rifiutare. Cliccando rifiuta nessun cookie sarà installato. Accetta Leggi di più