Cinque motivi per andare a Lanzarote

di patrickcolgan

Perché andare a Lanzarote? Ecco uno di quei post con un elenco di motivi che non faccio mai, ma è il modo in cui mi è più facile raccontarvi qualcosa di Lanzarote, un’isola dalle mille facce.

“Quindi oggi andate al Timanfaya? Andate sulla Luna allora!”. Il padrone di casa della nostra finca esagera, ma non troppo. Anche se sulla Luna non sono mai stato il panorama nel cuore di Lanzarote ai miei occhi è deserto e alieno quanto quello del nostro satellite. Se volessimo restare sul nostro pianeta direi che il paesaggio ricorda l’Islanda: la stessa assenza di alberi, lo stesso manto di lava che ricopre la terra fino all’orizzonte. Ma qui è tutto immobile, fermo: solo il vento fa oscillare gli arbusti e imprime movimento al panorama. Il fuoco che ribolle sotto questa terra non emerge in superficie. Non ci sono pozze, o vapori. Se ne intuisce la presenza solo dai profili dei vulcani, grandi e piccoli, i cui bordi spinti fuori dalle profondità della terra da forze tremende si aprono come labbra bloccate in un sussurro. O un urlo antico.

E poi, certo, a Lanzarote c’è anche il mare. E un clima mite che invita a venire tutto l’anno.

Lanzarote è qua

Lanzarote è qua

1. Il panorama vulcanico

L’ho appena scritto, il tratto più caratteristico, che definisce l’isola, almeno per un viaggiatore di passaggio, è proprio il suo essere vulcanica. L’ultima grande eruzione è stata nella prima metà del diciottesimo secolo, fra il 1731 e il 1736: le colate di lava distrussero villaggi e paesi e ricoprirono un terzo dell’isola di un manto di lava e lapilli che ne cambiò radicalmente il panorama. Il Timanfaya, al centro di un grande parco di 50 km quadrati è tutt’ora attivo.

Una strada di Lanzarote (2018)

Una strada di Lanzarote (2018)

Il parco del Timanfaya

L’ingresso costa 9 euro (ma ci sono biglietti combinati con altre attrazioni) e il clou è rappresentato dal giro in bus che in 45 minuti percorre circa 14 km lungo una stretta, a tratti paurosa, striscia di asfalto che si snoda fra i vulcani. Il panorama è pazzesco e il giro è bellissimo ma anche, a suo modo, irritante. Ci sono brevi soste ma non è possibile scendere. E si vedrà solo il panorama del proprio lato. Il consiglio è, se possibile, di scegliere i posti più avanti perché la vista migliore è quella dell’autista. Partenze dalle 9 alle 17 ogni cinque minuti. A volte c’è da attendere.

C’è però anche la possibilità di fare escursioni a piedi guidate nel parco (in inglese e spagnolo)  che vanno prenotate a partire da trenta giorni prima (e si esauriscono in fretta). Potete provare a prenotare qui. Ma tenete a mente che l’escursione potrebbe essere annullata per maltempo anche all’ultimo momento (e senza possibilità di recuperare). Servono abbigliamento adatto e bisogna capire la lingua in cui si fa l’escursione, anche per motivi di sicurezza.

Il parco del Timanfaya

Il parco del Timanfaya (la reflex mi ha lasciato a piedi quindi questa foto, come altre, è di Letizia Gamberini, 2018)

L'ingresso del parco del Timanfaya, disegnato da César Manrique

L’ingresso del parco del Timanfaya, con il diavoletto disegnato da César Manrique

2. I vini di Lanzarote

Le eruzioni spazzarono via case e coltivazioni. Ma donarono all’isola la vite: nel deserto di Lanzarote (non ci sono sorgenti d’acqua) prima non poteva crescere. La porosità dei lapilli arrivati dalle profondità della terra era invece in grado di trattenere l’umidità portata dal vento.  Sull’isola sono nate le vigne che qui sono quasi irriconoscibili agli occhi di chi è abituato ai filari. Le viti affondano le radici nella terra al di sotto della lava, emergono da piccole conche circondate da muretti a secco che le proteggono dal vento. Oggi Lanzarote produce soprattutto vini bianchi minerali e profumati e interessanti vini passiti (con una Muscadel). Fra le varietà più usate c’è la Malvasìa volcanica, fra quelle a bacca nera il Listàn negro. I vini si possono bere nei ristoranti oppure degustare direttamente nelle tante cantine. Letizia racconta qui come: i vini di Lanzarote.

Vigne a perdita d'occhio vicino a La Geria e, sullo sfondo, i rilievi dei vulcani (foto di Patrick Colgan, 2018)

Vigne a perdita d’occhio vicino a La Geria e, sullo sfondo, i rilievi dei vulcani (foto di Patrick Colgan, 2018)

Vigne a perdita d'occhio vicino a La Geria e, sullo sfondo, i rilievi dei vulcani (foto di Patrick Colgan, 2018)

Vigne a perdita d’occhio vicino a La Geria e, sullo sfondo, i rilievi dei vulcani (foto di Patrick Colgan, 2018)

3. L’arte di Cesar Manrique

Marrone, tinte rossastre, il nero. E solo qua e là il verde degli arbusti, delle piante grasse e delle viti che emergono dalle distese di lava nera a La Geria. I colori di questa terra dominano i quadri di Cesar Manrique, un artista completamente identificato con la sua isola: visionario, ambientalista, poliedrico, morì nel 1992 (investito da un’auto vicino a casa) lasciando un’impronta indelebile sull’isola che per fortuna è rimasta ampiamente indenne da cementificazioni e sviluppo incontrollato. Anche per merito suo. La sua eredità è ovunque sull’isola.

Jardin de Cactus

Jardin de Cactus (foto di Patrick Colgan, 2018)

Manrique era scultore e pittore, ma le sue opere più significative realizzate a Lanzarote sono un punto d’incontro fra architettura, scultura e land art, realizzate in una rispettosa simbiosi con l’ambiente. Una sintesi perfetta e unica. Fra le sue opere più famose ci sono Los Jameos del agua, auditorium che è un tutt’uno con una grotta vulcanica, il Monumento al Campesino dedicato alla tradizione rurale e artigianale, il Mirador del Rio dal quale si domina parte dell’isola e lo spettacolare Jardìn de cactus, la sua ultima realizzazione che ospita 1400 piante grasse da tutto il mondo. Ma uno dei suoi capolavori è la casa costruita sulla lava a Tahiche. Sfrutta bolle naturali nella colata per realizzare ambienti sotterranei, divenendo tutt’uno col paesaggio. E una delle case più pazzesche che abbia mai visto.

Fundacion Manrique

Una delle sale della casa che oggi ospita la Fundacion Cesar Manrique (foto di Patrick Colgan, 2018)

Fundacion Manrique

Fundacion Manrique (foto di Patrick Colgan, 2018)

Un video mostra i tuffi dell’artista nella piscina e fa intuire quanto la casa fosse viva e amata. Oggi le sale ospitano la Fundaciòn César Manrique e la collezione di arte contemporanea di Manrique stesso, oltre a sue opere pittoriche, schizzi, sculture. Un posto incredibile (aperto tutti i giorni 10-18, costo 8 euro. Calcolate un paio d’ore per visitarla con calma). Un’altra casa di Manrique è ad Harìa (ingresso cumulativo 15 euro).

 

4. Il mare e il clima

Certo, a Lanzarote c’è anche un clima mite tutto l’anno e il mare ed è, in effetti, il motivo principale per il quale in tanti vengono da queste parti. Sol y mar, semplicemente, e ce n’è in abbondanza. Le temperature massime restano intorno ai 24 gradi anche a novembre, mese in cui la temperatura dell’acqua dell’Oceano Atlantico è fredda ma tollerabile, intorno ai 21 gradi (il massimo, fra agosto e settembre, è di 22).  Va messo in conto il vento, che può spirare anche molto forte (lo testimoniano le grandi pale del parco eolico).

Playa de Papagayo in una mattina di fine novembre

Playa de Papagayo in una mattina di fine novembre (foto di Patrick Colgan, 2018)

Racconto quello che conosco: la  bella Playa de Papagayo è una bella spiaggia riparata dal vento e con un’acqua bellissima. La spiaggia è all’interno del  Parque Natural de Los Ajaches e ci si arriva al termine di alcuni chilometri di strada sterrata.  Nel parco c’è un unico L’ingresso costa tre euro.

Un’altra spiaggia meravigliosa è Las Conchas (ma ne scrivo al prossimo punto). Per un panorama più completo sulle spiagge di Lanzarote, vi rimando al post di Irene.

La spiaggia del Papagayo vista dal 'chiringuito', l'unico bar-ristorante della riserva

La spiaggia del Papagayo vista dal ‘chiringuito’, l’unico bar-ristorante della riserva

5. Visitare La Graciosa

Questa piccola isola è a nord di Lanzarote. Anche solo vederla isolata e praticamente priva di strade sulla cartina mi emozionava. Non ero sicuro che in quattro giorni avremmo però avuto occasione di visitarla: Lanzarote è piccola, ma densa di cose da fare, vedere, esperienze da vivere. Ma quando Carlo, il nostro ‘padrone di casa’ l’ha elencata fra le cose da non perdere ci siamo sentiti alleggeriti da un po’ di senso di colpa.

Playa de Las Conchas

Playa de Las Conchas (foto di Patrick Colgan, 2018)

Sull’isola non si può portare l’auto e si arriva in traghetto da Orzola, porto all’estremo nord dell’isola, in una trentina di minuti. Una volta arrivati l’isola si può visitare con un tour guidato in fuoristrada, in bici o a piedi. La bici è sicuramente il mezzo migliore per apprezzare il panorama e visitare l’isola in maniera sostenibile: pedalare sul fondo sabbioso e affrontare alcune salite metteranno però alla prova la vostra forma fisica.

Ne vale la pena. La playa de Las conchas è una meraviglia (ma attenzione, fare il bagno è pericoloso a causa delle forti correnti). E non perdetevi la salita sul vulcano che domina la spiaggia dal quale la vista spazia su un panorama selvaggio, emozionante.

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La terra è nera e rossa, con rare macchie di verde brillante: è l'erba nata con le inusuali piogge delle scorse settimane. E poi c'è il blu intenso dell'Atlantico, che diventa color smeraldo quando si solleva nelle onde più grandi, appena prima che il loro bordo si increspi. Lanzarote e la sua piccola gemella, La Graciosa brillano del colore del mare che li circonda e di altri che vengono dal cuore della terra. Decine di piccoli vulcani spenti e distese di lava ricordano la nascita di queste terre su un arco di tempo inimmaginabile e le forze tremende che riposano sotto i nostri piedi. E noi? Noi siamo solo di passaggio. * Alcune foto de La Graciosa (prime due) e Lanzarote

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I traghetti fra Orzola e La Graciosa sono frequenti (l’ultimo è intorno alle 18, alle 20 nei mesi estivi: il costo è di 20 euro per andata e ritorno. C’è lo sconto se il biglietto viene fatto in anticipo, fino al giorno precedente.

Lanzarote è anche altro

Non basta un post scritto da viaggiatori di passaggio per raccontare un’isola così: i paesi sono graziosi (in particolare Haria e Arrieta) e il capoluogo Arrecife non è forsa la città più vivace della Spagna ma è  interessante. E la cucina è piena di sapori da scoprire. Un motivo per restare più a lungo dei nostri quattro giorni. E per tornare.

Le case di Arrieta

Le case di Arrieta (foto di Patrick Colgan, 2018)

Come visitare Lanzarote

L’isola è collegata da voli diretti con compagnie come Ryanair e Blue Panorama da Bologna, Milano e altre città italiane. A volte i collegamenti sono infrequenti, da Bologna per esempio è settimanale: possono essere interessanti combinazioni che prevedono uno stop in una città spagnola come Madrid o Valencia. Noi al ritorno abbiamo trascorso una notte nella capitale. Un’altra opzione è quella di collegare la visita con altre isole delle Canarie. La più vicina è Fuerteventura (fra mezz’ora circa e 45 minuti a seconda delle compagnie). Molto più lunga la navigazione fino a Gran Canaria e  Tenerife.

Come spostarsi a Lanzarote

La soluzione migliore è sicuramente l’auto a noleggio che ha dei costi decisamente contenuti: noi a novembre abbiamo speso meno di 20 euro al giorno con franchigia ridotta a zero. La benzina costa circa un terzo meno che in Italia. Abbiamo noleggiato un’auto piccola che si è dimostrata adatta anche ai pochi sterrati che abbiamo dovuto affrontare.

 

Dove alloggiare a Lanzarote

Le possibilità di alloggio sono numerose. Ci siamo orientati subito sulla tipologia della Finca, la tipica casa rurale. Abbiamo alloggiato alla Finca Nada Màs, nel nord dell’isola (la zona forse più bella), in una bellissima posizione: per accedere ci sono alcune centinaia di metri di sterrato, tranquillamente percorribili con un’auto normale.

Visitare Lanzarote: le vigne

Visitare Lanzarote: le vigne (foto di Letizia Gamberini, 2018)

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