Nella Valle di Iya

di patrickcolgan

Shikoku, Giappone. Viaggio nella Valle di Iya, rifugio per guerrieri, scrittori, artisti. Luogo remoto, affascinante e, semplicemente, bellissimo.

La Valle di Iya ricorda un imbuto. Si stringe attorno a te, sembra avvolgerti con le sue ripide pareti rocciose e le sue vaste zone d’ombra. Come sempre cerco di decifrare il paesaggio, di interpretarlo secondo l’alfabeto delle cose che conosco meglio: ricorda un po’ le valli alpine, forse, ma è più stretta e manca la magnificenza delle cime che sembrano elevare lo spirito, portarti su con loro dove immagini spazi infiniti. Qui invece percepisco qualcosa che trattiene al suolo, un vago timore che le montagne si richiudano su di me.

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La valle di Iya in certi punti è così stretta che sembra avvolgerti, sembra quasi chiudersi su di te. Dicono che sono fortunato, che qui, dove non siamo neanche altissimi (6-700 metri) arriva così poco sole che le foglie degli alberi si tingono di rosso tre settimane prima che nel resto del Giappone, in genere a fine ottobre. È una valle stupenda e inpervia, dove però la vita nelle austere case di legno col tetto di paglia sui fianchi delle montagne deve esser stata durissima. E qui si veniva anche per nascondersi, per fuggire. La leggenda racconta che qui quasi 900 anni fa arrivarono gli Heike dopo la sconfitta a Yashima, a nord. Non immagino un posto migliore. Il nome significa la 'valle degli antenati': non è chiaro il perché ma qui in certi punti sembra davvero di entrare in un altro mondo. #Giappone

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Un rifugio per i guerrieri

La valle degli antenati, questo significa Iya (祖谷), è un luogo affascinante ed evocativo. E anche per questo è un luogo di storie e leggende che probabilmente hanno un fondo di verità. Qui, secondo un racconto che fa parte ormai dell’identità locale, si rifugiarono gli Heike (detti anche Taira) sconfitti dai Genji nella guerra Genpei (dodicesimo secolo) e guidati da Taira no Kunimori. Fu in questa occasione che realizzarono i primi ponti di corda del tipo che si può ancora vedere nella valle (ora rifatti periodicamente anche per i turisti): sarebbero stati facili da tagliare se fossero arrivati i nemici. Ma nonostante ci sia anche una sorta di museo dedicato agli Heike, non c’è alcuna prova o reperto che provi davvero questa leggenda.

C’è però la vecchia casa di un samurai, Bukeyashiki Kita-ke (sopra il paese di Oeda), capo del clan che dominava la zona, forse un discendente degli Heike. E come molte vecchie case di questa zona si trova in alto, isolata, dove però giunge più luce e aria. Poco distante c’è un santuario, accanto al quale c’è un grande, vecchissimo cedro. Secondo la leggenda fu proprio Taira no Kunimori a piantarlo.

Un ponte di corda nella Valle di Iya

Un ponte di corda nella Valle di Iya (foto di Patrick Colgan, 2019)

Un rifugio per uno scrittore

Trovai Chiiori appena in tempo. Negli anni successivi avrei visto la sparizione graduale del delicato paesaggio giapponese e dei vecchi paesi di bambù, legno e tetti di canne. La velocità del cambiamento sarebbe aumentata negli anni duemila, lasciando Chiiori e la Valle di Iya come residui di un mondo scomparso. (Alex Kerr, prefazione a Lost Japan – trad. mia)

Isolata, difficile da raggiungere, la valle di Iya ha custodito a lungo vecchie case coloniche secolari e stili di vita tradizionale che nel Dopoguerra stavano scomparendo praticamente ovunque. Qui all’inizio degli anni ’70 arrivò Alex Kerr, studioso del Giappone mosso da profondo amore per il Paese e la sua cultura e che stava vivendo con dolore questa trasformazionee l’improvvisa perdita di un patrimonio secolare.

Kerr acquistò una casa del 1720 (poi scoprì che era la più antica della zona) e la restaurò con l’aiuto di amici e della gente del posto. Per rifare lo spesso tetto di paglia si indebitò spaventosamente: ormai era un lavoro raro, che un tempo poteva contare su materiale economico e manodopera grazie al sostegno di tutto il villaggio, ma stava diventando un lusso per pochi.

La battezzò Chiiori, su suggerimento di ragazzini del posto: la casa del flauto (篪庵). Tracciò gli ideogrammi con mano sicura, gesti forti ed eleganti su due fogli di carta che poi divennero due shoji (porte scorrevoli). E qui visse cinque anni, raccontati nel libro Lost Japan (La bellezza del Giappone segreto).

Chiiori, Valle di Iya

Chiiori, Valle di Iya (foto di Patrick Colgan, 2019)

E io sono venuto qui, in cima a un crinale, in fondo a una strada tortuosa nella valle di Iya anche per ritrovarmi davanti a questi due ampi segni neri che sembrano marcare l’ingresso a un altra dimensione. La strada che arriva fino alla casa è  asfaltata. Non bisogna più camminare ore per raggiungere questo posto isolato e la veranda sulla quale al tempo di Kerr i ragni tessevano intricate tele è chiusa da un finestrone di vetro. Il luogo però è bellissimo e vi si prova l’intensa, rara sensazione di essere in un posto remoto, lontano.

Tutto è perduto, eppure tutto è ancora qui.

Chiiori, Valle di Iya

Chiiori, Valle di Iya (foto di Patrick Colgan, 2019)

Chiiori, la casa di Alex Kerr

La vecchia casa di Kerr è bellissima. Domina la valle che pare precipitare sempre più giù, tanto che non se ne vede il fondo. C’è tanta luce, ma il cielo è coperto, opaco e mi rovina molte foto. Dopo un po’ metto via semplicemente la macchina fotografica e mi godo la bellezza del posto e della casa. E’ una delle più belle che abbia mai visto in Giappone. Ha gli interni scuri, essenziali, arredati con alcune opere d’arte e antichità, il pavimento in legno  come nelle case più vecchie (e in quelle umili), senza traccia di tatami. C’è il focolare (irori) e la grande apertura sull’esterno descritta da Kerr.

All'interno di Chiiori, nella Valle di Iya, la casa di Alex Kerr

All’interno di Chiiori, nella Valle di Iya, la casa di Alex Kerr (foto di Patrick Colgan, 2019)

Chiiori si può visitare, avvertendo in anticipo. E ci si può anche dormire, volendo. Anzi ci si può vivere per giorni, una settimana. Non costa poco, ma è di quelle esperienze che sogno, un giorno, di poter fare. Kerr ha anche recuperato e trasformato in case per turisti anche altre belle case del paese di Ochiai, non lontano. Lo sgretolarsi del modo di vivere tradizionale si è accompagnato allo spopolamento e all’abbandono e molte vecchie case sono cadute in rovina. C’è anche un paese dove un’artista ha ricreato gli abitanti che non c’erano più, costruendo centinaia di spaventapasseri. (ne ho scritto qui: si chiama Nagoro).

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La vista da Chiiori (foto di Patrick Colgan, 2019)

In minshuku

Non dormo a Chiiori, ma ho trovato alloggio in un accogliente minshuku che sovrasta l’abitato di Ōboke, dove arriva il treno. La casa è senza fascino, ma il panorama toglie il fiato: non è, in fondo, tanto diverso da quello di Chiiori e lo sguardo si perde fra le creste delle montagne, che si affastellano all’orizzonte, a perdita d’occhio.

Vista da Boke Noen, Valle di Iya

La vista dalla mia camera nel Minshuku, valle di Iya (foto di Patrick Colgan, 2019)

Minshuku dinner, Boke Noen, Iya Valley

Cena in minshuku, a Boke Noen (foto di Patrick Colgan, 2019)

I padroni di casa si curano di me con quell’atteggiamento paterno, famigliare che si trova solo in questo tipo di alloggio, piccole locande a gestione famigliare, in minshuku. A volte simili a piccoli alberghi, a volte semplici stanze come in un b&b. La differenza spesso la fanno il contesto intimo e la cucina di casa. Piatti realizzati con prodotti locali, dai sapori decisi, confortevoli, che si assaporano seduti assieme agli altri ospiti e che ti fanno davvero sentire parte di quella famiglia, almeno per una sera.

Sono questi i posti dove amo alloggiare in Giappone.

Altri motivi per venire a Iya

La zona è popolare anche per il rafting e per il trekking: un sentiero molto battuto sale al monte Tsurugi, 1955 metri, che domina l’area. Si può accorciare il percorso con una seggiovia (mezz’ora a piedi) o fare l’intero sentiero da Mi no Koshi (due ore). Informazioni si trovano sul sito dell’ente del turismo locale.Come arrivare nella Valle di Iya

I treni sono lenti, ma la valle oggi non è così difficile da raggiungere ed è raggiunta dai treni. Si trova nella prefettura di Tokushima (e la zona è oggi ‘città di Miyoshi’). La stazione all’imbocco delle valli, Ōboke, si trova sulla linea che collega Kōchi e Takamatsu.

Una statua dedicata ai bambini della Valle di Iya

Una statua dedicata ai bambini della Valle di Iya. Pare che questa fosse una popolare prova di coraggio (foto di Patrick Colgan, 2019)

Come spostarsi nella valle di Iya

Ci sono rari bus, ma l’auto è praticamente indispensabile (c’è un noleggio a Ōboke). Guidare nelle strette strade che si spingono nei punti più interni e remoti della valle (la parte detta Oku-Iya), a circa 50-60 km da Ōboke, non è però un’esperienza per tutti. Anche per questo per i gruppi può essere più comodo e conveniente servirsi del servizio locale di taxi collettivi che propone tour fissi o liberi,  con pagamento a ore.

Valle di Iya, area ovest

Valle di Iya, area ovest (foto di Patrick Colgan 2019)

Dove alloggiare

Nella zona di Iya ovest ci sono diversi alberghi con onsen, edifici di scarso fascino ma con accesso ai bagni termali lungo le sponde della valle con funicolare. Il minshuku Boke Noen, dove ho alloggiato, è un gioiello trovato grazie agli amici di Travel arrange Japan. Altrimenti, se fate di un gruppo, o siete disposti a spendere qualcosa di più, potete alloggiare a Chiiori. Ma vi avverto, è di quei posti che se ci passate una sola notte vi lascerà con la sensazione di aver sprecato un’occasione.

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