Sei motivi per ritornare sui propri passi

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Amo i ritorni, li sogno spesso. Ma non mi sono mai chiesto davvero il perché. Ecco qualche buon motivo per tornare negli stessi posti, non solo negli stessi Paesi, quando si viaggia.

Per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell’incontro, della seduzione e dell’avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa all’amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, come l’odissea […]
(Claudio Magris, L’infinito viaggiare)

 

In modo compulsivo alcuni ritornano nei posti già visitati, ritrovando abitudini da sedentari nel cuore stesso dell’esperienza nomade: andare cinquanta volte in Vietnam, cento in Giappone, ritornare sempre sugli stessi luoghi, che strana idea! […] Il valore della geografia del pianeta sta prima di tutto nella diversità, nella differenza, nella molteplicità. (Michel Onfray, Filosofia del viaggio)*

*) è ovvio che non sono proprio d’accordo, ma è un’opinione diffusa

Provo un’intensa tristezza quando lascio un posto sapendo che non ci tornerò mai più, anche se è un albergo un po’ scadente o una città che mi ha lasciato indifferente, o mi ha respinto. Mi dà l’idea di una porta che si chiude, di una possibilità che è appassita per sempre. Forse è per questo che spesso immagino di tornare nel luogo che sto lasciando, a costo di illudermi. Ci pensavo anche mentre guidavo sulle strade della Nuova Zelanda, appena un mese fa, ed era già cominciato il ritorno: provavo a figurarmi come sarei cambiato nell’arco di cinque o dieci anni, l’aspetto che avrei avuto, l’auto che avrei guidato quando sarei tornato. E immaginavo che avrei ricordato come ero in quel momento, proprio quello che stavo vivendo, e al fatto che avrei dovuto percorrere nuovamente quella strada che mi sembrava così lunga. Il problema è che io torno davvero nei luoghi nei quali sono già stato e a volte mi emoziona più che vederli, viverli per la prima volta. Spesso c’è chi mi considera strano, che lo giudica quasi uno spreco di tempo. Forse, semplicemente, é così che amo viaggiare: come scrive Magris, anche un luogo noto si può scoprire.

On the road #newzealand

Una foto pubblicata da Patrick Colgan (@colgan78) in data:

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1. Tornare per scoprire un luogo

Per me è un po’ come rivedere un film (o rileggere un libro). La prima volta si è attratti dalle grandi emozioni, dalla trama, dai colpi di scena. Quando lo si rivede è come si fosse più attenti ai dettagli: si notano le scelte del regista, si presta più attenzione alle espressioni degli attori, a dialoghi che la prima volta erano scivolati via. E così è quasi inevitabile quando si arriva in una città per la prima volta, farsi sedurre dai luoghi famosi, dai musei. Al ritorno è come se questo ingombro mentale che ti fa sentire in dovere di fare certe cose non ci fosse più. E si notano i particolari, forse più rivelatori delle grandi opere d’arte, si va fuori dalle strade più battute, ci si può concedere il lusso di perdersi. A me succede tutte le volte che torno a Tokyo, a Londra, a Parigi.

Il canale Saint Martin, a Parigi

Il canale Saint Martin, a Parigi (Patrick Colgan, 2014)

 

2. Per illudersi di vivere altre vite

 

Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. (Umberto Eco)

Nella mia Bologna non succede di solito, ma quando sono in viaggio guardo spesso le finestre. Cerco di intravedere un lampadario, una libreria, un quadro che mi parlino delle vite che abitano quei luoghi. Ecco, quando torni a Tokyo e hai il tuo caffè preferito, la tua fermata della metro, un posto che ti fa sentire a casa, per un attimo ti illudi di essere una delle milioni di vite che popolano la città. E senza il peso di viverci davvero. È piacevole, ma alle volte può fare paura. A Tokyo, o Kyoto, hai quasi la percezione che in quei momenti in cui sei in mezzo alla folla su una scala mobile potresti essere una delle persone che ti circondano, potresti finire assorbito, fino a sparire. A volte quando si viaggia in Giappone c’è un momento in cui due treni si affiancano, quasi alla stessa velocità, e puoi vedere le persone nel treno accanto come se fossero immobili. Ci si sfiora, quasi, solo per un momento. Incrocio lo sguardo di un impiegato o uno studente e mi sembra di guardarmi allo specchio: potrei essere lui. Mi dà i brividi, ma è anche emozionante. Viaggiare, insomma, è come leggere un romanzo, vivere possibilità alternative.


3. Per capire un luogo

Nemmeno chi abita un luogo, un Paese, può dire di capirlo, spesso. Figuriamoci un viaggiatore rimasto 14 o 20 giorni. Mi fa sorridere sentir dire che per un Paese “due settimane bastano”: possono essere sufficienti per un viaggio, ma di certo non bastano. Non è abbastanza una vita per un Paese, ne sono consapevole. Eppure certi viaggi mi tormentano al ritorno, perché ho l’impressione che mi manchi qualcosa, un pezzo del puzzle. Ho l’idea di aver sprecato il mio tempo o che avrei potuto impiegarlo meglio. Oppure, semplicemente, ne voglio di più: in Giappone sono tornato per questo, la prima volta, dopo soli sei mesi. E per questo vorrei rivedere l’India. Ho lasciato il Laos quando appena mi sembrava di iniziare a capirlo e vorrei tornarci.

Pausa pranzo in India

Pausa pranzo in India (foto di Patrick Colgan, 2008)

 

4. Tornare perché ti fa stare bene

Certi Paesi sono in sintonia con noi, ci sentiamo finalmente a casa, al ritmo giusto. In certi altri semplicemente si sta bene, lo ammetto: ti inondano di bellezza, ti emozionano, oppure semplicemente ti fanno sentire benvenuto e ti riservano piaceri che hai imparato a conoscere e ad amare. Io torno in Grecia perché è un luogo col quale provo un legame profondo che sta diventando sempre più forte. Ma torno anche per il mare, per i sapori, per il clima. E quando sono lontano dal Giappone mi mancano il suo cibo, le sue terme, il semplice piacere di dormire sul tatami.

Tornare negli stessi posti: un tè a Kyoto (

Tornare negli stessi posti: un tè a Kyoto (foto di Patrick Colgan, 2015)

 

5. Per condividere il viaggio

Io amo viaggiare da solo. Non dico che sia meglio, ma è un’esperienza unica, speciale, intensamente differente. Quando sei da solo non hai filtri, non hai sicurezze, non ti porti dietro nulla. Allo stesso tempo vivi più profondamente il Paese nel quale sei immerso, e sei più solo: è un viaggio in se stessi, anche, e il più profondo. Però a un’esperienza così ricca come il viaggio in solitaria manca qualcosa, la condivisione. Non voglio che resti un mio segreto, questa emozione che ho provato. Nei luoghi che ho amato voglio tornare con la persona che amo. Ecco perché vorrei tornare in Norvegia o in Islanda, per esempio.

Il ritorno a Hiroshima, in due

Il ritorno a Hiroshima, in due (foto di Patrick Colgan, 2014)

 

6. Perché i luoghi cambiano

A pensarci bene potrebbe essere anche un motivo per non tornare. C’è paura di restare delusi. È come custodire i ricordi, che tra l’altro più passa il tempo più vengono depurati dalle cose di poco conto o brutte, diventano tesori che scintillano nella memoria. Verrebbe voglia di non toccarli. Nei ricordi dei miei genitori Santorini è ancora l’isola rustica e semplice in cui si conobbero negli anni Settanta. Però non è sempre così. Io viaggio anche per capire, perché sono curioso e immaginare i luoghi cristallizzati nel tempo è anche falso e inutile. E poi cambiano anche le condizioni: a volte a farci amare o detestare un luogo è un incontro casuale, la differenza fra una giornata di sole o di pioggia. Il posto che abbiamo detestato potremmo amarlo al nostro ritorno, in una stagione diversa. Ma attenzione, non aspettiamoci che il caso ci aiuti nuovamente: potremmo anche cambiare idea su un luogo che abbiamo amato. Ma è un rischio che, viaggiando, voglio correre.

Nostalgia della Grecia Amorgos, isola di Nikoura *latergram* #Amorgos #greece #beach #panorama #cyclades #cicladi   Una foto pubblicata da Patrick Colgan (@colgan78) in data:

Per approfondire

E voi cosa ne pensate? Vi piace tornare o no? Quali sono le vostre motivazioni? Scrivetelo nei commenti!

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24 Commenti

Eleonora Ottobre 25, 2015 - 3:17 pm

Londra, Amsterdam: la prima volta che ci ho messo piede ho deciso che ci sarei dovuta tornare almeno una volta all’anno per poter dire di stare bene, e per un po’ l’ho fatto. Ho amato Berlino tanto da pensare che tradivo Londra, e sogno di tornarci ormai da dieci anni. Ho perso l’occasione per studiare per un esame e per stare con il mio ex (no comment). Ci ero stata in interrail, un giorno. Eppure… A Parigi sono stata varie volte e voglio tornarci quest’anno. Nizza due volte. Voglio tornare a Marsiglia e in Grecia e più di tutte le città in cui sono stata, più di tutte, voglio rivedere New York e ho così paura che sia diverso la prossima volta, così paura. Mi sono lasciata scappare un A/R a 300 euro per questa paura. Appena ritorna, ritorno anch’io…

A te buoni viaggi, buoni ritorni. (Anche:a voi) Grazie per il bel blog

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patrickcolgan Ottobre 26, 2015 - 1:52 pm

Quanto sento vicine le tue parole. La conosco quella paura che sia diverso, perché alle volte la magia che circonda un posto è dovuta anche al caso, agli incontri, alle coincidenze: New York è così anche per me, avvolta da un’aura davvero speciale, ma comincio a pensare che le cose belle e interessanti a New York succedano spesso.
buoni viaggi!

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Eleonora Ottobre 25, 2015 - 3:19 pm

(…e comunque, ricordo bene a che punto ero della mia vita durante quei ritorni, più che durante molti altri viaggi)

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Manuela Ottobre 25, 2015 - 4:14 pm

Bellissimo post Patrick.
Nel mio penultimo post ho spiegato anche io perché soffro così tanto quando lascio Bangkok. E ho usato parole molto simili alle tue. Molti dicono che sembra follia. Tornare nello stesso posto privandosi di nuove scoperte. Ma per me è riscoperta, è attaccamento a un luogo, è tornare senza la frenesia di visitare. È sentirmi a casa.
Grazie per questa lettura

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patrickcolgan Ottobre 26, 2015 - 1:59 pm

E’ proprio così, passata la frenesia riscopri un luogo, lo vivi, ed è sentirsi a casa, magari, in un posto che è congeniale, che ti fa riscoprire, proprio come scrivi in quel post, la parte migliore di te. E’ quello che ho cercato di spiegare e di raccontare. grazie per esser passata!

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One Two Frida Ottobre 25, 2015 - 4:55 pm

Condivido ogni parola!
Anche io ho quella strana malinconia ogni volta che lascio un posto e penso che magari non ci tornerò mai più. Che bello sapere che non capita solo a me!
Che poi, chi l’ha detto che si debba sempre partire per qualcosa di nuovo? Tornare è conoscere e approfondire.
E poi no, 14 giorni non bastano! Hai proprio ragione!
Sempre belli i tuoi post! 😉

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patrickcolgan Ottobre 26, 2015 - 2:28 pm

Eh ora posso dire lo stesso: non capita solo a me! 🙂
Secondo me comunque tornare, se si ha la possibilità di farlo, è fondamentale, specialmente nei posti che sono stati importanti.
ciao, a presto!

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Danilo Ottobre 25, 2015 - 6:12 pm

O (vocativo) Patrick, quanti ritorni nella mia vita, un tempo era tornane per condividere con mi è caro i luoghi che mi avevano emozionato in un momento della mia vita, pensa che ho portato Yumiko a vedere il museo della marina militare a La Spezia, solo perchè c’ero stato da bimbo col mio babbo da piccolo… ancorami è arrabbiata. I ritorni in Provenza, in Giappone, in Egitto… alla seconda terza visita si arriva a livelli di conoscenza superiori, come rileggere un libro e rivedere un bel film.
Per abitudine, fin da piccolo, vistare un paese una città era un piccolo regalo e così ho continuato, con mia moglie, anche prima che lo fosse, abbiamo girato l’Italia ritornando nei luoghi a distanza “dalla mattina alla sera ” tante volte…finchè non abbiamo iniziato a far trekking di campagna, arrivando lentamente alla meta al paese al borgo come un tempo facevano in molti che non avevano un cavallo…ah la Sicilia, quanti ritorni…è l’altra metà del mio creato. Non ci trono dal 2009…e non so nemmeno perchè. Buona domenica,

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patrickcolgan Ottobre 26, 2015 - 2:30 pm

Bellissimo leggere queste tue parole! E’ proprio così, è attraverso i ritorni che i luoghi diventano parte sempre più importante di noi.
Anche a me manca un po’ una mia metà… l’Irlanda, e anche io non ci torno dal 2008. Ti capisco!

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Michela Ottobre 25, 2015 - 10:41 pm

Bellissime parole. Non ho tantissimi posti dove torno o dove vorrei tornare più e più volte, ma quelli che mi richiamano questa sensazione hanno davvero qualcosa in più, un mix di voglia di approfondirli, di scoprirli davvero, di mostrarli a qualcuno….ma soprattutto di viverli.
Perchè son posti che mi fanno sentire bene, mi danno emozioni profonde e dove sto davvero a mio agio.
Nella vita vado molto a intuito e sensazioni, forse più che con la ragione, quindi quei pochi posti nel mondo dove vorrei tornare più spesso sono davvero luoghi per me speciali e ogni volta è un’emozione nuova…

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patrickcolgan Ottobre 26, 2015 - 2:33 pm

E’ proprio così anche per me. Io a volte vorrei tornare anche nei luoghi dove non sono stato bene, perché mi danno l’idea che qualcosa potrebbe esser mancato per caso o che non li abbia capiti io. Però nei luoghi che amiamo bisogna tornare ed è vero, ogni volta è un’emozione nuova.
Grazie per le tue parole e per aver lasciato un commento!

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Max Ottobre 26, 2015 - 1:27 am

Ritorno negli stessi posti solo come seconda scelta se per qualche motivo non posso andare in un posto nuovo…
Il mondo è tutto da scoprire, almeno per quello che voglio scoprire io…
Ciao ciao
Max

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patrickcolgan Ottobre 26, 2015 - 2:31 pm

E’ un punto di vista, ma a volte la toccata e fuga mi lascia l’impressione di esser solo scivolato sulla superficie di un posto. Ho cercato di spiegare perché a me i ritorni piacciono, perché sono importanti, ma non pretendo sia la verità assoluta. Anzi, ho anche inserito la citazione di Onfray proprio per avere un’autorevole opinione contraria.
Grazie per aver lasciato il tuo pensiero, a presto!

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Liz Ottobre 26, 2015 - 6:37 pm

Bellissime parole Patrick, hai un modo di scrivere che è un piacere leggere…
Per quanto riguarda il tornare nei luoghi che si son già visitati, io ti posso dire che un tempo lo consideravo una perdita di tempo, adesso, invece, dopo essere tornata 2 volte a Parigi e 3 volte a Berlino posso dirti che apprezzo i ritorni, ti danno quel qualcosa in più, è come costruire una casa di lego, aggiungi una mattonella ogni volta 🙂

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Elisa Ottobre 28, 2015 - 4:05 pm

Sante parole!
Senza fare apposta ti ho appena risposto al commento sul mio post che io sono una fan dei ritorni 🙂
Sottoscrivo ogni cosa che hai detto, dalla riscoperta al fatto di trovare il nostro posto in cui sentirci a casa..
Oltre che spreco di tempo a me è stato detto anche spreco di soldi, ma forse chi non condivide quello che pensiamo non può capire; a NY ormai mi sento a casa e non ho la frenesia di vedere 15000 cose in pochi giorni perchè è la prima volta.. voglio tornarci perchè lì sto bene e come dici tu a volte – tra il mio cafè, il mio ristorante o alla fermata della metro – mi sembra di essere una che lì ci vive veramente.
Questo è ciò che mi fare stare bene quando ritorno in un luogo

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Roberto Novembre 28, 2015 - 2:16 pm

Io vorrei ritornare pure nei posti in cui non sono mai stato 🙂

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Silvia Marzo 6, 2016 - 1:29 am

Bellissimo post Patrick.
Ritrovare un luogo è per me una delle emozioni più belle che il viaggio possa offrire…

Reply
Elena Crespi Ottobre 25, 2016 - 2:53 pm

Perfettamente d’accordo con te, su tutti i punti. Mi sono successe – e mi succedono – tutte queste cose. Come quando ho deciso di ripercorrere, praticamente uguale, il viaggio che avevo fatto sola in Andalusia con i miei nonni per condividerlo con loro.
O come quando torno a Berlino, nello stesso albergo. La fermata della metro, il ristorantino degli sciuri in quella via, il baretto della signora dove bere l’ultima birra prima di rientrare. Semplicemente passeggiare in Prager Paltz, con i suoi fiori, la fontana e i bambini che giocano.
O tutti i viaggi fatti in Spagna e il ritorno in Portogallo, per conoscere ancora e ancora quei luoghi. E il ritorno che farò quest’estate a Mosca, perché l’ho amata la prima volta ma so di averla solo sfiorata.

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Patrisv Marzo 24, 2017 - 5:02 pm

Io a dicembre scorso ho “sfiorato” la Norvegia del nord… Mamma mia quanto mi manca già quel posto.
Ho visto tanti paesi e tante città, e in (quasi) tutti ritornerei più che volentieri, ma stavolta è stato diverso. Non mi vergogno a dire che in aereo ho pianto.
E’ stata la prima volta che ho provato una cosa simile, e vedere scritto nero su bianco esattamente quel che penso mi ha commossa.
E già da un mese sto pianificando il ritorno, felice all’idea di poter fare e vedere tutto ciò che per l’ovvio motivo della mancanza di tempo non ho potuto fare la prima volta, e con calma. Una passeggiata di notte nella neve intorno al lago, mano nella mano con mio marito, l’aurora boreale da cercare e vedere stavolta da soli e non con un bus organizzato (tanto ormai sappiamo dove andare!), il giro sulla costa dei fiordi di una giornata intera, tutti i musei che non ho visto…
Tante tante cose, e non basterà tornarci solo una volta 🙂

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patrickcolgan Aprile 7, 2017 - 12:06 pm

grazie per avere condiviso queste tue emozioni! E sono felice se attraverso le mie parole hai potuto riviverle. Ciao, a presto!

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Eleonora PainDeRoute Marzo 20, 2018 - 8:00 pm

Sottoscrivo ogni tua (bellissima, emozionante) parola. Per me c’è anche la gioia di rivivere l’ultimo viaggio lì e ricordarsi dei dettagli che si erano dimenticati. “Avevo bevuto a quella fontanella”, “avevo fotografato quel palazzo”. Mi mette una gran gioia e mi dà una conoscenza del luogo più stratificata, più profonda, mi aiuta a focalizzarmi su altri dettagli e mi fa capire che i luoghi, anche quelli che pensavi di conoscere come le tue tasche, alla fine non si afferrano mai al 100%. Anche tutte le altre motivazioni sono verissime. I luoghi cambiano, e anche molto velocemente, ma riescono comunque (spesso) a mantenere quelle caratteristiche che ci hanno fatto stare bene quando siamo andati lì.
Bravo bravo, Patrick, mi ero persa questo tuo bel post ma ho rimediato. Ti seguo sempre con grande piacere, riesci sempre a stupire e ad andare in profondità nelle cose. A presto!

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