Rientro dal Giappone

di

Impressioni veloci sul Paese dopo il quarto viaggio

Shirakawa go

Dedicato a chi pensa
che in Giappone
ci siano solo megalopoli
( foto di Patrick Colgan)

aggiornamento 2015: questo post è un po’ obsoleto – da quando lo scrissi sono tornato in Giappone molte altre volte: tutti i principali post sono organizzati sulla pagina dedicata al Giappone

Sono rientrato dal mio quarto viaggio in Giappone. Ancora un po’ scombussolato dal fuso orario – sempre più ‘morbido’ al rientro che all’andata – scrivo un breve post per dire che ne valeva la pena, tornare la quarta volta. Perché è un Paese dove forse è molto duro vivere e con dei lati oscuri o decisamente strani, ma che è incredibilmente pieno di bellezza e accogliente per i viaggiatori. Perché è bello approfondire la conoscenza di un Paese. Perché è bello rivedere tanti amici. Perché è bello viaggiare da soli (come le altre tre volte), ma è bellissimo anche condividere il viaggio con un’altra persona.

Impressioni veloci

Mi sono definitivamente convinto di una cosa che pensavo dal mio primo contatto col Giappone. La gastronomia è davvero uno dei grandi e sorprendenti piaceri di un viaggio nel Paese del Sol Levante. Fa vacillare anche una delle poche convinzioni di assoluta superiorità nazionale radicate negli italiani, quella che la propria cucina sia la migliore al mondo. Classifiche così sono impossibili, certo, e la cucina italiana non ha nulla da invidiare ad alcuna tradizione gastronomica, questo non lo voglio mettere in dubbio. Ma certamente esplorare la varietà (e la qualità) gastronomica del Giappone – incredibilmente accessibile, parlo di prezzi – aiuta a metterci più in prospettiva.

Rispetto ai viaggi precedenti  ho avuto l‘impressione netta  di un aumento delle persone che parlano inglese (specie nei locali), dei menù in inglese nei ristoranti anche più fuori mano e della diffusione della carta di credito (da sempre assai ostica da usare nel Paese). Il cambiamento rispetto a un anno fa mi è sembrato netto e non so se dipenda dal fatto che nel frattempo ho imparato un po’ di giapponese e la cosa per qualche motivo la trovo più in evidenza. Può essere solo una suggestione, ma magari questo cambiamento è legato a un maggiore impegno nel turismo dopo il terremoto/tsunami del 2012. Non ho trovato su internet ragguagli, ma sono graditi interventi nei commenti al riguardo se avete notizie più precise. La novità però non mi è piaciuta fino in fondo. Parte del fascino del Giappone è sempre stato nel suo apparente ermetismo, che si superava in un attimo davanti a un bicchiere di sake e a due chiacchiere al bancone di un izakaya. Vedere che nonostante i miei sforzi col giapponese spesso i miei interlocutori passavano a un inglese decente mi ha molto sorpreso. In Giappone non mi era successo spesso.

Per ora ecco alcune foto scelte al volo.

soba

Per chi pensa che
si mangi solo pesce crudo

Sushi a Ginza Kyubey

Ma il pesce crudo preparato sul momento
davanti a te pezzo dopo pezzo
da un cuoco personale
può essere sublime

Foresta di bambù ad Arashiyama

La natura regala grandi emozioni

sumo al kokugikan

Per chi pensa che i lottatori di sumo siano tutti enormi
(il ‘piccoletto’ è il ceco Takanoyama, comunque 1.87 per 95 kg)

Venus fort Odaiba

E’ tutto al chiuso, tutti finto: siamo in un centro commerciale
Vedendo certi nostri outlet non è però poi così soprendente

tutte le foto di Patrick Colgan, 2013

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0 Commenti

Patrizia Belsito (@fashion4travel) Febbraio 1, 2013 - 5:35 pm

Sai, è questo il Giappone che mi immagino e che vorrei vedere, non Tokyo non altre mega metropoli. Grazie per aver fatto vedere che non è solo letteratura, aspetto un resoconto soprattutto fotografico dei tuoi luoghi…intanto ben rientrato!

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yjm83 Febbraio 2, 2013 - 9:04 am

anche il mio prossimo viaggio sarà nelle piccole città e paesi. sinceramente quando sono stato a tokyo mi ha un po deluso

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patrick Febbraio 2, 2013 - 9:19 am

Tokyo è una città da vedere e da provare a vivere. Ma troppo piena, troppo caotica, respingente. Se non avessi degli amici che me l’hanno resa più ‘accessibile’ non ci avrei passato tanto tempo nell’arco di quattro viaggi. Devo dire che però continua a sorprendermi appena ci si allontana dagli itinerari più battuti.

Io amo Kyoto, che di certo non è piccola – due milioni di abitanti -, ma che ha un ritmo ben diverso.

Parlare di piccole città non è facile, ne provo a parlare in un prossimo post. Ma nei posti più piccoli paradossalmente i contatti con la gente sono più difficili anche perché spesso non c’è un vero centro (una piazza, un centro storico).

In Giappone ci sono però anche spazi grandissimi e natura quasi incontaminata, come ho raccontato qui http://patrickcolgan.wordpress.com/2012/11/11/nella-terra-degli-orsi-shiretoko/

p.s. Per chiarire, la foto del villaggio in alto è da un paese museo, dove nelle vecchie case grandi, stupende case coloniche in legno ora ci sono pensioni a conduzione familiare. Il tutto con un velo un po’ turistico – turismo soprattutto giapponese e orientale – ma bellissimo.

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