Quale guida scegliere?

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Scegliere una guida (o non sceglierla) è molto importante

I miei scaffali: c'è un po' di tutto

I miei scaffali: c’è un po’ di tutto

Sulle guide di viaggi: sì o no?

Credo che una buona guida sia fondamentale per un viaggio. Anzi, non lo è. Perché a dire il vero l’ideale sarebbe partire senza, per conoscere i luoghi attraverso le persone e il caso, vivendoli. E se parti per un viaggio lunghissimo (per esempio arrivare in bici in Cina) tutte quelle pagine saranno solo peso inutile. Ma in genere le guide sono uno strumento fondamentale, anche se da usare con molta cautela e da ignorare tutte le volte che è possibile. Il rischio è di vivere esperienze stereotipate, percorsi ripetuti ogni giorno all’infinito da migliaia di persone, di trovarti continuamente in posti affollati di altri stranieri con la tua stessa guida in mano: a chi non è capitato? Fra l’altro non sempre sono scritte con sufficiente professionalità (testimonianze al riguardo non mancano, cercatele sul web) e a volte possono esserci accordi commerciali poco trasparenti con le strutture, senza contare che può passare anche un anno o più fra la visita  di un posto e la pubblicazione di una guida: alle volte bastano invece due mesi perché un locale o un ristorante cambino sensibilmente.

Tutte buone ragioni per fidarsi anche e soprattutto dell’istinto e delle felici casualità che si incontrano sul percorso. Le due cose però non sono in antitesi. E secondo me una buona guida cartacea (o in formato ebook), è ancora indispensabile.

La maggioranza dei turisti europei e americani sceglie le generalmente affidabili Lonely planet. Anche io ne ho molte: sono complete e ben fatte, generalmente. Hanno dei difetti, come tutte (e le ultime edizioni mi piacciono meno). Ma i loro detrattori per me esagerano e continuano a essere una scelta piuttosto affidabile. Ma, lo dico subito, ho una passione per le Routard, che ritengo di gran lunga le guide migliori in circolazione per il viaggiatore indipendente. Quelle italiane sono particolarmente ben fatte, anche perché ‘depurate’ da un po’ troppa… francesità presente in quelle originali.

questo post, scritto originariamente nel 2012, è stato aggiornato nel 2019

Perché portarsi dietro una guida cartacea

Blog e siti ormai forniscono informazioni più dettagliate e aggiornate delle guide. E soprattutto gratuitamente. A volte sono addirittura più affidabili, anche se non sempre. Sul web si trova poi davvero di tutto (e già questo è un’opportunità ma anche un problema). Quello che però manca, spesso, è un contenuto organizzato. In una guida c’è tutto, pronto per essere sfogliato e utilizzato (a volte troppo, noto un’insofferenza crescente verso le guide troppo pesanti, non si è più abituati al peso dei libri come se fossero un oggetto sconosciuto). Cercando da soli, davanti a infinite possibilità, si rischia paradossalmente di avere una visione parziale.

E poi è bello leggere le guide, sognare sulle loro pagine, riempirle di appunti. E, infine, come tutti i libri sono begli oggetti. Mi piace sfogliarle quando torno a casa e ritrovare le pagine segnate dalla pioggia o dal sale del mare, la sottolineatura di un posto che ho amato… in qualche modo diventano parte del viaggio. Ogni tanto accarezzo la mia vecchissima Routard dell’Irlanda, con la copertina tutta verde e rovinatissima, ricordo di un diluvio alle isole Aran, di quelli che si vedono solo in Irlanda.

L’età di una guida conta, ma non troppo

Provo a sfatare una convinzione diffusa. Non è fondamentale che sia stata appena pubblicata, in particolare ora. Le guide non possono essere aggiornate come i siti web e i blog migliori, come abbiamo già anticipato. Anche per questo non mi farei ossessionare dall’anno di pubblicazione: le informazioni sugli orari di bus e traghetti andranno comunque verificati e spesso sono imprecisi anche sulle ultime edizioni. E ho fatto viaggi con guide vecchie anche di anni, trovandole sempre valide (la Lonely Planet del Giappone mi ha accompagnato per sei anni in nove viaggi ed è sempre rimasta abbastanza affidabile, anche nell’ultimo viaggio. E i difetti che aveva erano gli stessi di sei anni prima).

Quale guida scegliere? Gli autori sono importanti

Quali sono le guide di viaggio migliori? Dipende. Tendiamo a identificare le guide con una collana. Ma le guide di viaggio hanno degli autori e all’interno di ogni collana ci sono guide fatte più o meno bene, scritte più o meno bene e questo dipende da chi le ha realizzate. Ecco perché alle volte ci si sente ‘delusi’ da una collana che si amava. Se siete indecisi cercate qualche informazione sugli autori.

Fra gli autori della Lonely Planet del Giappone ci sono per esempio Michael Lambe e Chris Rowthorn che sono bravissimi e hanno una conoscenza profonda del Paese e in particolare di Kyoto. E’ anche vero che spesso chi vive in una città ha una visione che non collima con quella del visitatore.

E poi, ovviamente, dipende da che viaggiatori siete: ogni collana ha (più o meno) uno stile.

1- Perché amo le guide Routard

Io amo leggere le guide anche prima di partire, come se fossero un romanzo. Amo emozionarmi, immaginare  percorsi e incontri scorrendo pagine e parole. E alcune guide, quando sono scritte bene, sono belle come letteratura di viaggio. Succede con le Routard italiane, spesso. Ma con le Lonely Planet raramente mi emoziono. Inoltre non solo le LP hanno una tendenza a includere ristoranti e alberghi dove non andrei mai per vari motivi (cosa me ne faccio del costosissimo Radisson di Delhi?), ma hanno anche una spiacevole condiscendenza nei confronti del kitsch, del turistico, dei giri organizzati. Non so se Silvia si riferisse a questo quando ha scritto che “non sono ‘tagliate’ per il pubblico italiano” (e, devo dire, non mi piace il concetto di viaggiatore ‘italiano’).

Semplicemente vanno bene per alcuni viaggiatori, non per me. La Routard ha un gusto sicuramente più europeo, sa fare delle scelte e non si fa problemi a dirvi che certi posti sono da evitare. Alle volte esagerando con la severità, con gli svolazzi o con i punti esclamativi. Ma glielo posso perdonare. Il principale difetto (sempre che per voi lo sia) è che se le seguite alla lettera vi troverete spesso circondati da francesi. Ma le guide non vanno mai seguite ‘alla lettera’.

Guida Routard, Marocco

Ricordo una conversazione con un turco a Uchisar, in Cappadocia, qualche anno fa. Non riusciva a capacitarsi del perché fosse piena di francesi, mentre tutti gli altri viaggiatori andavano “come era naturale” alla vicina Goreme, piena di alberghi e servizi per turisti. Il fatto è che proprio per questo motivo – deplorando giustamente il troppo cemento versato nella perla della Cappadocia – la Routard suggeriva di alloggiare a Uchisar. E non credo avesse torto. Queste prese di posizione mi piacciono. Io sono arrivato a ordinare su amazon la Routard di Kyoto e Tokyo, disponibile solo in francese, alla vigilia del mio primo viaggio in Giappone, visto che inspiegabilmente non era tradotta in italiano (è inspiegabile anche che la Routard non abbia una guida sul Giappone intero).

Fate una prova. Confrontate su Routard e LP il modo in cui raccontano le vostre città preferite, che ormai conoscete benissimo. Magari anche la vostra  città (io l’ho fatto su Bologna). Vi farete un’idea su quale è la guida giusta per voi. Lo stesso esperimento potete farlo con qualsiasi collana.

Una delle mie Routard preferite è quella delle isole greche che mi ha aiutato a scoprire posti davvero meravigliosi.

2- Le Lonely Planet: guide generaliste

Che cosa si può dire delle Lonely Planet? Sono molto affezionato a queste guide e mi hanno accompagnato con fedeltà in viaggi molto importanti negli ultimi vent’anni. Le conservo ancora. Il nome del Paese in bianco sullo sfondo blu già mi fa sognare. Allo stesso tempo a volte mi hanno un po’ deluso (come capita per ogni collana del resto).

Lonely Planet, Balcani

Nate come guide per viaggiatori squattrinati in Asia sono diventate lo standard delle guide, usate da viaggiatori di ogni tipo e quindi includono oggi anche un sacco di informazioni per me completamente inutili: alberghi costosissimi, ristoranti chic e tour organizzati. E questo è il principale difetto: c’è troppo, anche quello che nei miei viaggi non sceglierò mai. E poi, infine, hanno un tono a volte un po’ troppo asettico che le rende un po’ noiose da leggere. Ricordo che comprai quella dell’Islanda, la lessi e non mi emozionò. Rinviai il viaggio.

Però con tutti i loro difetti, che non sono pochi, restano guide che trovo generalmente affidabili e alcune volte (non sempre) anche belle da leggere. La Lonely Planet del Giappone (mastodontica ma davvero completa), pur con qualche difetto, mi ha accompagnato in tanti viaggi e alla fine si è spezzata a metà, una parte l’ho persa dalle parti di Nikko…

Poi ho preso la nuova edizione e ho visto che è stata rifatta da capo, con nuovi autori. La proverò sul campo.

3- Le Rough Guides: generaliste a modo loro

Come impostazione e stile di viaggio assomigliano molto alle Lonely Planet. Sono in genere un po’ più asciutte e organizzate in modo graficamente diverso. Si tratta, secondo me, più che altro di gusti. Rispetto alle ultime Lonely Planet tendono a prediligere un po’ di più le sistemazioni economiche (e per me è un bene). Hanno molte fotografie, che per me non sono fondamentali. Mi sono trovato di solito abbastanza bene ma non ho davvero trovato una personalità particolare che me le facesse preferire in maniera netta.

Rough Guides, Taiwan

4 – Le guide Polaris: da leggere come un libro

Continuiamo a parlare di guide da leggere più che da seguire pedissequamente. Le Polaris (casa editrice storica e italianissima) sono guide che si concentrano sugli aspetti naturalistici, storici, culturali e che forniscono, volontariamente, poche indicazioni pratiche. Non tutte sono fatte bene nello stesso modo (sono guide in cui pesa ancor più del solito l’autore), ma spesso sono un’utilissima aggiunta a guide più pratiche e un ottimo punto di partenza per scoprire un Paese. La Polaris della Namibia è stata ottima compagna nel nostro viaggio in questo Paese africano.

Polaris, guida della Namibia

Polaris, guida della Namibia

Se volete saperne di più, tempo fa ho intervistato Daniele Bosi, editore della Polaris.

5- Le guide verdi del Touring

Queste inconfondibili guide hanno accompagnato in viaggio generazioni di viaggiatori italiani. Erano quelle che mia mamma aveva sugli scaffali della libreria. Ma negli ultimi anni sono cambiate assieme al cambiamento del modo in cui viaggiamo, sollecitati da parole, ma soprattutto immagini che ci fanno sembrare ogni luogo già conosciuto. Così nelle guide verdi, accanto alle informazioni, agli itinerari, agli indirizzi utili (organizzati in modo molto pratico), entra la narrazione di viaggio, lo sguardo intimo di chi un luogo lo conosce o quello evocativo di chi prende un luogo come spunto per far volare l’immaginazione. Per esempio nella guida di New York ci sono i testi di Paolo Cognetti, in quella di Bologna gli scritti di Paolo Nori e a Firenze si viene guidati da Vanni Santoni.

6- Le altre guide ‘mainstream’

Pur fatte abbastanza bene non mi hanno lasciato impressioni forti (né di un taglio particolarmente innovativo o originale) le guide del National Geographic, anche se devo dire che quella del Giappone è fatta bene. Ho invece apprezzato abbastanza le guide molto sintetiche (e molto economiche) della Marco Polo (sulle quali ho scritto un post a parte). Tutti parlano benissimo delle guide Moon e delle guide Bradt, purtroppo disponibili solo in inglese e che non ho avuto ancora modo di sperimentare. Sono molto ben fatte anche le guide Michelin, quelle verdi.

7- Le guide dei Viaggiautori: tascabili e pronte da usare

La prima stesura di questo post ha ormai cinque anni e nel frattempo ho finito per scriverne una anche io: ho scritto la guida del Giappone per la collana Viaggiautori.

Sono guide diverse da tutte le altre e fatte per essere portate sempre con sé e consultate all’occorenza: tascabili e compatte (più o meno come le LP pocket) propongono solo le informazioni utili per un viaggio di due settimane e uno o due itinerari già pronti e descritti giorno per giorno.

Per ora oltre al Giappone, sono uscite la guida della Thailandia. E poi quelle di Bretagna, Islanda (con un mio contributo), California, Messico, Irlanda, Portogallo, ColombiaGiordania, Scozia, Vietnam, Argentina , Cicladi (Grecia, con un mio contributo) e Australia della quale ho scritto una parte sempre assieme a Letizia Gamberini.

La mia guida del Giappone

Le guide di viaggio ‘differenti’

food sake tokyoAltri tipi di guide non mancano. E spesso guide su specifici argomenti o con un approccio ancor più originale possono ‘completare’ il panorama su di un Paese.

No Borders Magazine anni fa aveva provato ad avviare un’interessante discussione sul tema, suggerendo guide alternative e più interessanti a quelle maggiormente diffuse, per esempio l’originale Zinester’s guide to New york (del 2010, occhio, la cito a titolo di esempio), che consente di scoprire una Nyc meno convenzionale, molto alternativa e più vera (cosa in cui riescono abbastanza bene anche gli Itinerari d’autore Lonely Planet, pubblicati fra 2010 e 2015, ma sempre validi). Poi ci sono le ‘seconde guide’, su un aspetto particolare, come il cibo. La collana delle terroir guides di cui fa parte la guida ‘enogastronomica’ Food Sake Tokyo mi sembra molto interessante per gli appassionati. E potrei continuare.

Anche i ragazzi di NBM hanno provato a dire la loro sul tema in prima persona, riuscendoci. E non è facile trovare un taglio originale, inventare qualcosa. Le guide piccole sono un gioiello di grafica e di sintesi, mentre penso che con le guide XS (un posto per categoria senza alcuna informazione) abbiano un po’ esagerato.

E poi ci sono i libri di viaggio, che sono un altro modo di approfondire un Paese: nel blog c’è una sezione dedicata con i libri divisi per Paese.

E voi, quali guide preferite e perché? Lasciate un commento

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26 Commenti

silviaceriegi Dicembre 10, 2012 - 7:09 am

Patrick, grazie della citazione! quando dico che la lonly è poco italo-centrica intendo che è una traduzione tout court dall’inglese, senza considerare i gusti e le esigenze degli italiani. per esempio, difficilmente segnala visite guidate in italiano, perchè di certo la cosa non interessa gli english speaking!
bell’excursus!!
silvia

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Patrizia Belsito (@fashion4travel) Dicembre 10, 2012 - 11:30 am

sarò banale ma io mi trovo bene con le guide del National Geographic perchè sono sintetiche e grazie alla grafica e all’impostazione, sono anche immediate da consultare quando sono in giro, cosa per me fondamentale( odio piantarmi in mezzo alla strada a cercare nella guida qualcosa) . C’è da dire però che io preparo moltissimo il viaggio a casa attraverso soprattutto i siti internet più disparati quindi la guida per me è solo un reminder di altre info raccolte in giro e che annoto in ogni pagina della guida

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patrick Dicembre 10, 2012 - 11:46 am

Silvia: Ho trovato il tuo post sulle guide molto interessante e con degli spunti. Ora ho capito perfettamente cosa intendevi e sono d’accordo! Forse andrebbe fatto un maggiore sforzo di localizzazione.

Patrizia: Sono fatte bene, anche io ne ho un paio. Io sono sempre diviso fra due estremi. E’ affascinante partire come un ‘vaso vuoto’, senza sapere nulla, farsi sorprendere da tutto. Ma più spesso mi avvicino a un viaggio come a un reportage: approfondisco alcuni aspetti, cerco di imparare la lingua e di individuare quali aspetti voglio scapire della cultura di un Paese.

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una donna con la valigia Dicembre 10, 2012 - 12:02 pm

A me piacciono molto le Rough Guides e le Bradt, queste ultime sono spesso più incentrate sugli aspetti naturalistici (dipende dalla destinazione, ma vedi ad esempio quella delle Seychelles), cosa che io apprezzo molto. Le guide in generale secondo me sono utili, raramente però seguo però gli itinerari che propongono, leggo piuttosto le caratteristiche delle principali attrazioni, per poi decidere se m’interessano o meno ed in che modo visitarle. Per quello che riguarda Minube, l’anno scorso son partita con la guida stampata dei Paesi Baschi franco spagnoli (non era ancora uscita quella della LP), e grazie a queste poche paginette ho scoperto dei luoghi incredibili… a volte i consigli dei viaggiatori sono indispensabili. ciao 🙂

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MariangelaT Dicembre 10, 2012 - 12:04 pm

Bel post Patrick!
Sulle Routard mi trovi d’accordo, anche io le preferisco alle altre in genere perchè le trovo meno “patinate”, più gustose e meno ammiccanti, anche disincantate il giusto quando in due righe ti “smontano” il mito turistico che tu invece non vedevi l’ora di visitare (tanto poi decidi di farlo lo stesso, almeno nel mio caso..!).
Peccato che (almeno per quanto ne so) tranne le metropoli principali non ne esistano dedicate esclusivamente a delle città, o quanto meno io in italiano non ne ho trovate, se è mia sbadataggine, chiedo venia! In quel caso invece un paio di volte ho optato per le Lonely Planet Pocket e mi ci sono trovata abbastanza bene

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alberto Dicembre 10, 2012 - 7:19 pm

Io utilizzo quasi sempre le l.p. ma riconosco tutti i difetti che hai citato. Ultimamente le ho anche trovate poco utili, molto dispersive senza andare a fondo nelle notizie che unì vorrebbe trovare. Sinceramente, alla fine, trovo più coinvolgenti ed appassionannti alcuni racconti diretti dei viaggiatori.

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patrick Dicembre 11, 2012 - 12:35 am

Patrizia: è vero le National geographic non sono affatto male. Molto sintetiche, ma chiare e di facile consultazione.

Claudia: anche secondo me le Rough guides non sono male. Soprattutto sono piene di foto e molti le ritengono un aspetto importante (io no, amo la fotografia, ma preferisco farmi ‘sorprendere’ dai luoghi, senza contare che spesso le foto sono talmente belle che alzano troppo le aspettative). Non ho mai sfogliato una Bradt e l’aspetto naturalistico per me è molto importante… le vado a vedere!!!

Mariangela: hai descritto le Routard pefettamente. E’ vero le guide sulle singole città sono molto poche: Istanbul, New York, Tokyo solo in francese…

Alberto: è la stessa impressione che ho avuto io. Ma forse è che man mano che diventiamo più esperti e smaliziati vorremmo qualcosa di più?

Una menzione per le guide del Touring. Su arte e storia sono imbattibili, ma su tutti gli altri aspetti sono abbastanza incosistenti…

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Chris Dicembre 11, 2012 - 8:12 am

Io sono daccordo con te: “ideale sarebbe partire senza guida per conoscere i luoghi attraverso le persone e il caso, vivendoli”. Le guide a volte hanno il potere di rendere un luogo estremamente turistico togliendone il fascino. Ho anche notato che le cose (specialmente in Asia) cambiano velocemente e se la guida e’ vecchia di un paio d’anni riporta dei posti che quando arrivi non esistono piu’. Per organizzare un viaggio i miei unici guru sono i blogger che sono stati recentemente nel posto che voglio visitare; la guida me la faccio da solo 🙂

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fral03 Dicembre 11, 2012 - 8:52 am

È abbastanza ironico che tu citi il post che ho scritto per nbm perchè son stato sino all’ultimo incerto se inserire una frase che suonava tipo: ” infine un consiglio importante, partite preparati ma non troppo, lasciate a casa qualunque guida e affidatevi a consigli di persone incontrate per strada od amici” (poi nel caso di un viaggio nei balcani consiglierei anche yugoland di andrea ragona). Io per esempio per questo viaggio in bici non ho alcuna guida, ma spesso scrivo mail a persone che so che sono state nei posti che voglio visitare. A volte invece decido il giorno prima di andare in un posto invece che in un altro perchè una persona incontrata in un bar me ne ha parlato bene.
Per quanto riguarda la discussione sulle guide, che purtoppo non son riuscito a seguire per intero, avevo trovato (nel mio caso per il perù) le polaris piuttosto dettagliate come guide da leggere prima di partire.

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danielapatane Dicembre 23, 2012 - 10:25 am

Per me è difficile fare un discorso generale, mi sono trovata ugualmente bene (o male) con LP e Routard. Dipende molto dalla meta; ad esempio ho adorato le LP sull’India ma quella sulla Thailandia (edizione 2011) è stata deludente. Cita soprattutto location di lusso, mentre manca a volte un suggerimento sulle sistemazioni intermedie (nè lusso nè tugurio) che sono le più difficili da trovare in queste parti dell’Asia. Una volta ho comprato una guida che mi è parsa ottima: di Mondadori, collana Insight Guides, sul Canada. Bellissime foto, buone informazioni culturali e storiche, la perta dedicata a ristoranti e hotel è circa il 20% (più che sufficiente secondo me… basta con ‘sta guide che sono solo una lista di posti dove mangiare o sbevazzare!). Purtroppo poi in Canada non ci sono andata e non ho mai potuto verificare la sua attendibilità 🙁 Concordo su Minube: molto carino!

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patrick Dicembre 23, 2012 - 3:53 pm

Le insight non le ho mai sfogliate, le sfoglierò! E ce ne sarebbero altre di cui parlare, TimeOut, Itinerari Touring-Slowfood, le Wallpaper…
Ma ribadisco sempre una cosa: è bello anche viaggiare senza, ma direi per viaggi dai 20-25 giorni in su, non meno.

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fabila immaginiemozioni Dicembre 23, 2012 - 6:04 pm

Routard Forever!! questo è il nostro motto! (mio e di Michino) tuttavia di solito compro sia la L.P. che la Routard, ma, proprio come te siamo viaggiatori Routard!

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Jillian Ottobre 10, 2014 - 2:08 am

Building digital approaches on behalf of customers
makes one thing clear: Clients are commonly puzzled about exactly what digital strategy is and
the best ways to in fact establish one.

Reply
Roberto Marzo 16, 2017 - 7:58 pm

Sono d accordo in toto. La Routhard x la Cambogia è vecchiotta. Qualche consiglio?

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patrickcolgan Marzo 17, 2017 - 4:58 pm

Non sono un fanatico delle guide aggiornatissime a tutti i costi, questa però in effetti è del 2006! Che peccato… io avevo con me oltre alla routard (comprata anni fa per un viaggio poi rimandato quasi dieci anni) avevo la rough guide che si è rivelata molto buona!

p.s. comunque a volte, come per giappone e israele ho preso le routard in francese (queste due per esempio non sono mai state tradotte). 🙂

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IDB Maggio 9, 2017 - 6:16 pm

Sono stato in irlanda e irlanda del nord per una settimana l’anno scorso, e devo dire che mi sono trovato molto bene con la guida lonely planet. La consiglio a tutti coloro che vogliono avere una minima Informazione prima di partire. dettagliate, poche immagini inutili e moltissime informazioni su trasporti e siti da visitare, anke se devo ammettere a volte gli autori esagerano sulla bellezza di un singolo posto. Per il cibo e lo svago nn consulto alcuna guida ma preferisco decidere sul posto. La routard la trovo troppo frammentaria con l’organizzazione dei capitoli.

Reply
Lostindestination Maggio 19, 2019 - 3:38 pm

Caro Patrick, io amo le Rough Guide.
Mi ci trovo benissimo e la mia sensazione è che siano molto meno asettiche delle più famose LP.
Dove posso scegliere perché esiste la versione Italiana, compro le RG, ora pubblicate da Feltrinelli, ma splendide anche quando erano edite da Avallardi.
Ricordo di aver scoperto la reale utilità di una guida quando, nel lontano 2011, ho acquistato l’edizione su Maiorca e per la prima volta, dopo anni di LP, trovavo dei commenti dell’autore che sconsigliava un posto piuttosto che venderne un altro.
Per quanto riguarda le info di viaggio e sulle cose da vedere, mi trovo benissimo. Per gli indirizzi di alloggi o ristoranti o locali, mi fido ma non ciecamente. Vado molto a naso anche se, quando sono stata in posti suggeriti non mi sono mai trovata male. Con le LP invece ho preso certe cantonate…

La Polaris della Namibia ha piacevolmente accompagnato anche me e grazie a un tuo articolo in cui la citavi. È stata una vera fortuna… Ti sono ancora debitrice.

Le Routard mi piacciono poco invece. Credo sia più che altro una questione di abitudine. Ne avevo presa una su Bretagna e Normandia che proprio non mi ha aiutato per niente. Probabilmente mi aspetto altro da una guida, perché le Routard sono tra le più famose al mondo e ne deduco che, se non piacciono a me ma piacciono a tantissimi altri, un motivo ci deve essere.

I tuoi articoli sono sempre splendidi, caro Patrick.

Un abbraccio,
Elena

Reply
Massimo Luglio 18, 2019 - 10:43 am

Ciao Patrick,
stavo cercando in internet consigli su quali guide scegliere per un viaggio in portogallo.
Volevo solo segnalarti che a questo link https://www.ideanomade.com/documenti/quale-guida-scegliere/ ho trovato un copia/incolla (ma davvero un copia/incolla) della tua recensione dove la parola Routard veniva sostituita dalla parola Lonely Planet.

Reply
patrickcolgan Luglio 18, 2019 - 10:03 am

Sono rimasto senza parole, gli ho scritto. Vediamo cosa rispondono. Grazie della segnalazione, preziosissima!

Reply
Giorgio Agosto 14, 2019 - 12:05 pm

Ciao Patrick,
mi paice molto questa tua “guida alle guide” e ti trovo molto in linea con il la mia sensibilità e interessi.
Sei mai stato in Vietnam/Cambogia? hai una guida da consigliare. Al momento ero orientato sulle Polaris ma non ne ho mai comprato e ho letto che dici che alcuni sono da evitare altre ben fatte. Hai consigli?
Grazie, Giorgio

Reply
Marco Pasquini Dicembre 30, 2019 - 5:50 pm

Ciao Patrick, bell’articolo, anche ben documentato.
L’unica cosa che mi lascia perplesso è che hai scritto di avere confrontato la LP e la Routard di Bologna, ma non mi risulta che quest’ultima esista…

Reply
patrickcolgan Dicembre 30, 2019 - 9:15 pm

Il post è di anni fa e non ricordo esattamente a cosa mi riferivo ma quasi certamente avevo guardato la routard dell’italia del nord (non la possiedo forse era l’edizione in francese in una libreria o in un albergo che l’aveva alla reception)

Reply
patrickcolgan Dicembre 30, 2019 - 9:16 pm

E grazie per le tue parole e per aver lasciato un commento!

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