Piccola guida a Hakodate

di Patrick Colgan

A nord, nell’Hokkaido, una città del Giappone a cui dovrei dare una seconda chance. Mi ha accolto con cupezza, mi ha salutato col sorriso.

Succede tutto in un attimo. Il paesaggio sparisce dai finestrini, diventa tutto buio e non hai nemmeno l’impressione di scendere o salire. Ero già passato nel tunnel sotto la Manica e quindi me lo aspettavo. Ma una parte di me attendeva con ingenua trepidazione che il treno si tuffasse sotto il mare per portarmi dall’isola di Honshu, la più grande del Giappone, quella con Tokyo, all’isola dell’Hokkaido, la più settentrionale e quindi a Hakodate, la prima città al di là dello stretto. La verità è che non c’è nulla da aspettarsi in questi casi: quelle sotto il mare sono semplici gallerie per chi le attraversa. E quel treno espresso sul quale mi ero seduto immaginando fosse una specie di sommergibile o astronave avrebbe potuto tranquillamente essere il Bologna-Pistoia che fende gli appennini.

Era il mio secondo viaggio in Giappone, a pochi mesi dal Grande terremoto del Tohoku e dello tsunami: c’erano pochissimi stranieri e nel Paese si respirava un’atmosfera diversa rispetto al viaggio precedente, si avvertiva un senso di lutto, di dolore, si percepiva anche nelle piccole cose, ritornava sui giornali, nelle piccole conversazioni in giapponese stentato. Ed era un luglio caldo e afoso che mi piegava le ginocchia e faceva sudare costantemente. Ero venuto a nord con uno zaino troppo pesante, per fare un trekking e per trovare riparo dalle temperature estive. Ma in questo viaggio mi sembrava tutto sbagliato, mi sentivo fuori posto e Hakodate, grigia e schiacciata sotto nuvole umide e pesanti, sembrava confermarmelo. Forse questo Paese che avevo amato istantaneamente nel primo viaggio e dove ero voluto tornare anche in un momento così difficile, mi stava mettendo alla prova. No, non si può dire che Hakodate sia una città che mi è rimasta nel cuore, né che mi accolse col sorriso. Ma un giorno mi piacerebbe tornare, con il bagaglio e il cuore più leggero.

Il monte Hakodate

Hakodate, vista dalle sue strade, è una città sparsa su un’area ampia e che appare di grande bruttezza, se si eccettua per alcune zone (come vedremo). I suoi palazzi anonimi e le sue vie larghe e perpendicolari prosciugano qualsiasi fascino e sembra non avere una forma intellegibile. Hakodate si mostra nella sua eleganza solo dall’alto dell’altura alle sue spalle (334 metri, esagerato chiamarlo monte): si scopre allora che è adagiata su di un istmo a clessidra, circondata dalle montagne. E’ una sorta di illusione ottica che la rende bellissima, ma soprattutto da lontano. Sul monte si arriva con una funivia, in bus o con l’auto. Il punto panoramico è gratuito e c’è anche una caffetteria. Io però non riuscii a vedere nulla e tutto questo l’ho letto sulle guide. Le nubi basse sembravano schiacciarmi a terra e avvolgevano la cima del monte: non solo non avrei visto nulla, ma la loro sembrava quasi una minaccia nei miei confronti; mi dicevano “non avvicinarti”. Mi rifugiai in un onsen.

Hakodate vista dal monte

Hakodate vista dal monte, da flickr, foto di Charles Lam
(creative commons attribution share alike)

Hakodate

La situazione che mi si presentò ad Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

La funivia funziona dalle 10 alle 22 (21 nell’orario invernale) con partenze frequenti dal quartiere di Motomachi (1200 yen). La fermata più vicina del tram si chiama Jujigai. Oppure si può arrivare in bus (si ferma davanti). Ci sono anche bus che portano direttamente in cima, ma solo nei mesi estivi: è la soluzione più economica a 400 yen.

Qui le informazioni sul sito ufficiale di Hakodate.

Yachigashira onsen

Per sfuggire alla pioggia e alle nuvole basse che sembravano volermi fagocitare ripiegai sull’acqua calda, capace di confortare anche gli animi più inquieti. Purtroppo lo Yachigashira onsen, che si raggiunge camminando per una decina di minuti dal capolinea del tram 2 nell’estrema periferia di Hakodate, assomiglia tremendamente a una grande piscina, senza alcun fascino. Ma ha i suoi vantaggi: l’acqua termale è rossa e ferrosa, di un colore bello e inquietante; non ci sono turisti; non fanno problemi per i tatuaggi; ha vasche all’aperto; costa solo 420 yen.

Più famoso (e frequentato dai turisti) è lo Yunokawa onsen, e anche per questo l’ho evitato.

Lo Yachigashira onsen di Hakodate

Lo Yachigashira onsen di Hakodate, schiacciato sotto le nubi
(foto di Patrick Colgan, 2011)

Link: Yachigashira onsen (da what wonderful times in Hokkaido)

Il quartiere di Motomachi

Uno arriva ai margini del Giappone e si aspetta di trovare le cose più strane. E così succede, ma non nel modo in cui se lo aspetterebbe: tralasciando la peculiare storia dell’Hokkaido (colonizzato dai giapponesi in tempi relativamente recenti), quest’isola è anche il punto più vicino al continente asiatico, e per questo Hakodate fu uno dei primi porti a essere aperto al commercio estero dopo la fine dell’isolamento del Paese, nel 1854. Il quartiere di Motomachi, sulle pendici del monte, è l’area in cui sorsero le abitazioni, spesso ville, degli stranieri protagonisti di questo momento storico di grande cambiamento: arrivarono russi, cinesi, americani. Qui si trovano edifici in stile europeo e addirittura una chiesa ortodossa. E’ un posto strano e affascinante. Ci si arriva rapidamente in tram dalla stazione.

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Motomachi, da Flickr, foto di Hiroshi Tokusa
(Creative commons attribution-non commercial)

La chiesa ortodossa di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

La chiesa ortodossa di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

La chiesa cattolica di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

La chiesa cattolica di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il mercato del mattino (e dove mangiare)

A poca distanza dalla stazione, ogni mattina qui nell’asaichi vengono venduti prodotti fra i più disparati e un sacco di pesce (il prodotto locale più famoso sono i calamari, ika). Ci sono diversi ristoranti dove mangiare pesce freschissimo, magari per colazione. E’ una delle soluzioni migliori per sfamarsi assaggiando le specialità locali.

Nella stagione dei ciliegi

Il forte in stile occidentale Goryokaku, circondato da un fossato a stella è più impressionante visto nelle foto aeree che dal vivo e forse può essere evitato. Ma in primavera è capace di trasformarsi, travolto dall’onda rosa dei mille alberi di ciliegio del suo parco. E diventa uno dei punti migliori dell’Hokkaido per l’hanami. D’estate è invece il palcoscenico all’aperto per uno spettacolo sulla storia di Hakodate.

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“Cherry of Goryokaku” di Yamaguchi Yoshiaki
(creative commons CC-BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons)

Il saluto della città

La serata ad Hakodate era stata solitaria. La birreria dove avevo cenato era praticamente vuota, popolata solo da qualche gruppo allegro. Per strada non c’era nessuno. Uno si aspetta di trovare più calore nelle piccole città, e magari un po’ di curiosità nei confronti dello straniero, ma non è quasi mai così, anche perché in questi posti si esce meno la sera, specie quando piove. Mentre ero diretto al treno la mia attenzione venne attirata da musica e movimento, una specie di serpentone colorato attraversava la strada. Erano studenti, forse delle superiori, bizzarramente vestiti in costumi disneyani. A scuola in Giappone non ci si veste mai normalmente, pensai.

Marciavano allegri, ma compatti, sorreggendo portantine, bandiere, stendardi, accelerano il passo solo per attraversare la strada. Avevo sentito parlare di queste parate delle scuole, ma non ne avevo mai vista una. Impugnai la macchina fotografica e venni notato. Il serpentone si scompose, sciogliendosi in saluti, sorrisi e tentativi di dialogo in inglese nei confronti dello spettatore inatteso. Un ragazzo addirittura uscì dalla fila e ci tenne a comunicarmi con orgoglio che lui era cinese, poi si mise a correre per raggiungere i suoi compagni. Hakodate mi accolse malinconica, cupa, ma mi lasciò non solo con uno, ma cento sorrisi.

Il saluto di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il saluto di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il saluto di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il saluto di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il saluto di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il saluto di Hakodate (foto di Patrick Colgan, 2011)

Come arrivare a Hakodate

Per arrivare con il Japan rail pass si prende uno Shinkansen per Shin-Aomori (3,5 ore) e qui cambiare con l’espresso Hakucho (2 ore). L’alternativa è l’aereo con la low cost Air do (sito solo in giapponese) o con le più costose Ana e Jal i cui voli generalmente partono da circa 20.000 yen (lo stesso costo del treno per chi è senza pass). Su Japan guide informazioni dettagliate (in inglese).

Link utili

 


3709d0fPatrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante (e non ‘nofollow’) al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi

Licenza Creative Commons

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7 Commenti

Viaggiando con Bea Maggio 20, 2015 - 10:48 am

Che meraviglia la foto di Hakodate vista dal monte!

Reply
patrick Maggio 20, 2015 - 12:08 pm

Una foto che non ho potuto scattare io – l’ho presa da Flickr – perché la città era schiacciata sotto le nuvole basse (come si vede nelle altre foto). Un grande rammarico e un motivo in più per tornare!

Reply
Viaggiando con Bea Maggio 20, 2015 - 3:13 pm

Peccato che non sarà uno dei posti che riuscirò a vedere nella mia vita :-(

Reply
patrick Maggio 22, 2015 - 2:39 pm

E perché?? Non porti limiti!

Reply
Viaggiando con Bea Maggio 22, 2015 - 7:16 pm

Sono troppi i posti che mi mancano in giro per il mondo e mi manca il tempo :-(

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