Luoghi dove sparire

di Patrick Colgan

Tristan da Cunha, foto di Michael Clarke

Lo ha ripreso anche qualche quotidiano italiano: Forbes ha compilato una lista di ‘otto luoghi dove sparire’ (forse, considerando il target di Forbes, dopo essersi lasciati dietro un maxibuco nel bilancio di un’azienda?). L’elenco: Tristan da Cunha, Laguna di San Rafael (Cile), Darien Gap (Colombia), Kamchatka (Russia), Parco nazionale di Auyuittuq (Canada), Papua Nuova Guinea, Socotra (Yemen) e Mongolia.

E’ un articolo superficiale, messo assieme facendo qualche domanda a presunti ‘esperti di viaggio’ e al povero Rolf Potts in cui la capitale Ulan Bator viene definita ‘remota’ solo perché è l’unica capitale asiatica senza McDonald’s. Io conosco almeno due persone che sono state a Ulan Bator e viaggiato anche nel resto del paese quindi – per quanto assai vasta e assai desertica – definirei la Mongolia, o quantomeno la sua capitale, realmente remota solo nelle fantasie dei lettori tipici di Forbes. Così come appare remota l’assai meno vasta Socotra, in Yemen, leggendario gruppo di isole a metà strada fra Yemen e Somalia: ma anche in questo caso conosco una persona che l’ha visitata. E se volete visitarla anche voi, potete leggere la pratica guida di Matador.

Il tema però è interessante.

Perché ormai la copertura delle reti per la telefonia cellulare raggiunge aree vastissime: siamo quasi sempre a una semplice telefonata dall’altro emisfero (come nota proprio Potts). Perché i satelliti (e di conseguenza google maps) hanno svelato da anni larghissime  parti del globo e hanno eliminato gran parte del senso mistero evocato dai paesi lontani. Ed è venuta meno parte dell’esperienza di scoperta dell’aspetto dei luoghi, dei paesaggi, che è da millenni parte fondamentale del viaggio (a me interessano soprattutto le persone e le culture, ma quello è un altro discorso). Ci si può documentare con street view, vagonate di foto su flickr, guide, siti, blog. In definitiva c’è poco da scoprire, larga parte del mondo è cablata e interconnessa e quindi solo i luoghi remoti mantengono il fascino del  davvero irraggiungibile, della scoperta.

E solo in questo senso, forse, tutti i luoghi dell’elenco sono ancora circondati da un’aura magica, per quanto un po’ fasulla.

Ma la scelta di un tema come ‘posti dove sparire’ è davvero ridicolo,  così come il triste avvertimento (privo di ironia), che si legge nell’articolo: ‘attenzione, è il genere di posti in cui può tornare utile dell’attrezzatura da campeggio’. 

Se dovessi scegliere un posto per sparire non mi affiderei certo a Forbes. Più che in uno di questi luoghi esotici si potrebbe sparire più facilmente nella periferia di Città del Messico. Ma fra i posti elencati forse sceglierei la Kamchatka, in larga parte selvaggia e disabitata.  Anche se si rischia di sparire nella pancia di un orso, a dire il vero.

L’arcipelago di Tristan da cunha invece si fregia del titolo di comunità più remota al mondo e merita qualche riga perché è un posto singolare: sta in mezzo all’atlantico tremila chilometri a ovest di Città del Capo. Territorio britannico, poco meno di trecento abitanti la sua principale entrata economica è rappresentata dalla vendita di francobolli (!). E’ così isolata che presenta gravi problemi di endogamia, praticamente inevitabili. Vi sono diffusi i cognomi Lavarello e Repetto, da due marinai italiani che naufragarono sull’isola nel 1892 e decisero di restare. E’ quello che si chiama un luogo remoto, no? Ma sparirvi presenterebbe problemi che forse Forbes non ha considerato. Anche avendo disponibilità di tempo e mezzi non è detto che si potrebbe attraccare: la comunità è infatti gelosissima del proprio isolamento. Per sbarcare come turisti serve un visto che richiede una quarantina di giorni e un certificato di polizia che certifichi l’assenza di reati nella fedina penale. Praticamente l’unico modo per raggiungerla poi è con navi da pesca che partono da Città del capo e hanno solo 12 posti passeggeri l’una (quasi sempre pieni visto che la meta è in realtà piuttosto ricercata). La durata del viaggio è di una settimana. Ma una volta arrivati non sarebbe poi facile sparire: l’isola è piccola, gli abitanti pochi, e se ho capito bene c’è un solo negozio dove acquistare provviste.

Difficile passare inosservati e, soprattutto, ottenere un permesso di soggiorno, argomento sul quale è impossibile recuperare alcuna informazione.

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0 Commenti

Josè Pascal Novembre 30, 2010 - 3:36 pm

Navigando fra le onde del web mi sono imbattutto in questo bel blog.

Complimenti per quel che scrivi e quel che pensi.

Mi presento sono Josè Pascal (figlio del fù Mattia Pascal e Ederì Buendìa discendente del grande colonnello Aureliano Buendía).

Volevo invitarti a visitare il mio blog ed eventualmente collaborare.

Se ogni giorno vorrai una lettera mi invierai a inparolesemplici@gmail.com

buona serata e a presto spero

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