I libri di viaggio di novembre

di

Dopo un po’ di tempo passato a leggere anche altro, vi racconto alcuni dei libri di viaggio letti negli ultimi mesi

No, non è un post sui libri da regalare a Natale, quello mi rifiuto di scriverlo prima di inizio dicembre. Però qui vi racconto di un po’ delle cose che ho letto negli ultimi mesi (ne ho anche altre me le tengo per i prossimi post).

Piccola grande isola (The Road to Little Dribbling), di Bill Bryson

(viaggio in Gran Bretagna)

“Il rumore è ovunque in America. Le cameriere urlano le comande al cuoco. Gli autisti dei bus urlano ai passeggeri. Gli impiegati del check-in gridano: “Il prossimo”. I baristi di Starbucks urlano: “Conchita, il tuo ordine è pronto!” (Preferisco non dargli il mio vero nome).”
(traduzione mia, ho il libro in inglese)

Piccola grande isola, di Bill Bryson

Piccola grande isola, di Bill Bryson

The road to Little Driblling, di Bill Bryson

The road to Little Driblling, di Bill Bryson

A vent’anni da Notizie da un’isoletta Bill Bryson torna a scrivere un libro di viaggio e lo dedica di nuovo alla Gran Bretagna, Paese che ha lasciato da diversi anni, dopo averci passato un’ampia fetta della sua vita, per tornare negli Stati uniti dove è nato. Ho sempre amato la scrittura brillante di Bryson, specie in inglese, la sua ironia e l’autoironia, le sue improvvise virate sulla nostalgia, la capacità di trovare le cose interessanti nei dettagli, nei luoghi lontani da quelli più noti, nelle storie e in parte trovo che parte di questo atteggiamento è diventato parte del mio modo di viaggiare. Ancora oggi quando sono in viaggio con mia moglie, davanti a un museo assurdo o a un paesino dimenticato ci capita di commentare: “Questo è un posto da Bryson”

Bryson in questo libro decide di provare a percorrere la linea più lunga che taglia da sud a nord la Gran Bretagna, che battezza Bryson line. Ma anche se non viene mai scritto chiaramente il progetto si perde presto e circa due terzi del libro sono ambientati nel sud del Paese, comunque interessantissimo, dai sobborghi di Londra minacciati da asfalto e cemento ai paesini della Cornovaglia.

E’ stato bello leggerlo, come ritrovare un vecchio compagno di viaggio, consapevoli però che il tempo è passato. Forse sono cambiato io, forse è cambiato Bryson, ma il libro, pur ricco di storie e di pagine davvero belle e di situazioni esilaranti, non mi è sembrato a livello di altri. C’è un velo di tristezza e mi è sembrato piuttosto un’elegiaca lettera d’amore a una terra che a volte gli manca terribilmente.

Se non avete mai letto Bryson prima leggete L’America perduta, Una città o l’altra, o In un Paese bruciato dal sole. Magari in inglese, se lo leggete: il suo inglese è bellissimo.

Piccola grande isola, – ed. Guanda (476 pagine) – titolo originale: The Road to Little Dribbling

p. s. Amo i libri di Bill Bryson dagli anni 90, e scrivendo questo post ho riscoperto questo post ‘something about Bill Bryson‘ di ben 11 anni fa. Sottoscrivo ancora tutto.

Un altro bicchiere di arak, di Angelo Zinna

(viaggio in Iran, ma anche Oceania e Asia)

“La speranza era quella di superare la fase iniziale in cui tutto è affascinante, di andare oltre lo stupore per i piccoli dettagli che avevano riempito i miei itinerari di poche settimane”

Un altro bicchiere di arak, di Angelo Zinna

Un altro bicchiere di arak, di Angelo Zinna

Angelo ha viaggiato per cinque anni fra Nuova Zelanda e Asia. Ma il suo racconto parte dalla fine, dalle ultime settimane trascorse in Iran, da un brusco risveglio dopo aver bevuto troppi bicchieri di distillato preparato in casa (l’arak del titolo) e dagli incontri fatti in questo Paese, fra i più veri e intensi di tutto il percorso. Con una costruzione a flashback e una scrittura mai noiosa (c’è la stoffa di uno scrittore vero), Zinna racconta però anche molte altre tappe del viaggio e un po’ di storia recente della Persia, che è la parte per me leggermente più debole anche se probabilmente necessaria. La forza del libro è nel modo in cui prendono vita i personaggi, nell’autoironia, nella sincerità dell’autore che rivela anche i suoi dubbi e le sue debolezze costruendo un racconto vivo, punteggiato da illuminanti rivelazioni sul viaggio.

E’ un libro vero e arrivi alla fine che ne vorresti ancora, vorresti ascoltare altre storie, vorresti avere risposte su tutti gli spunti disseminati nel libro, risposte a ogni domanda, la fine di tanti sentieri che invece si perdono (Angelo, io cento o duecento pagine in più le avrei lette volentieri). E invece a un certo punto ci si deve separare, e magari ci si incontrerà di nuovo un giorno. Proprio come succede in viaggio.

Angelo Zinna racconta le sue peregrinazioni su Exploremore (alcuni post sono stati adattati e inseriti nel libro)

Un altro bicchiere di Arak, di Angelo Zinna – ed. Villaggio Maori (294 pagine)

La mia Thailandia, di Manuela Vitulli

Più passa il tempo e più ho la sensazione che la parte migliore di me si trovi maggiormente a suo agio in quella parte di mondo

Il Triangolo d’Oro va ben oltre. Mi ha portato ai confini del mondo, confini che – come ho constatato – sovente non sono reali ma solo paletti mentali.
Sono uno degli aspetti più buffi, a mio avviso: se non ci fossero cartelli a indicarceli forse non li noteremmo. Noi uomini amiamo l’idea del confine perché ci consente – legittimamente o meno – di spingerci oltre.

La mia Thailandia, di Manuela Vitulli

La mia Thailandia, di Manuela Vitulli

Certi Paesi ti entrano sotto la pelle così, grazie a un attimo perfetto, a un’immagine, alla compagnia giusta, a un’impressione, a un concetto. Per Manuela Vitulli è quel Mai pen rai che incontra la prima sera e che diventa parte della sua vita e del suo modo di essere: “L’arte di lasciarsi scivolare le cose senza farne un cruccio”. Manuela Vitulli, blogger di viaggi, ci racconta così la scoperta della Thailandia, lo fa accompagnandoci con la sua voce, con il suo stile apparentemente leggero, leggerissimo a volte, ma introspettivo, scrivendo con uno stile un po’ più sbilanciato verso la guida d’autore che il libro di viaggio.

Manuela però si avvicina al Paese attraverso i suoi templi, i suoi sapori, ma con l’umiltà di chi sa di essere solo una viaggiatrice. Apprezza la bellezza di quello incontra, ma non rinuncia a porsi domande, a mettere in discussione quello che fa, anche ad ammettere di sbagliare, di non capire. Ci racconta anche la prima volta che ha mangiato un insetto. E poi un altro ancora. Mi piacciono questi momenti quelli in cui un Paese mette alla prova le tue certezze e ti scuote, e quelli di dubbio, di debolezza (e avrei voluto che Manuela ce li raccontasse ancora più a fondo). Il libro resta forse un po’ sulla superficie del Paese, probabilmente non rivelerà moltissimo a chi lo conosce davvero. Ma non può farlo perché il viaggio è questo, è un passaggio che non può andare a fondo, ma che comunque ci lascia qualcosa e ci trasforma, come quel Mai pen rai. E a me avere Manuela come compagna di questo viaggio è piaciuto.

La mia Thailandia, di Manuela Vitulli – ed. goWare (92 pagine), la versione originale è in ebook

Libri di viaggio

Tutti i libri di cui ho scritto sul blog li trovati nella pagina dedicata, divisi per Paese.


3709d0fPatrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi
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7 Commenti

Angelo Novembre 20, 2016 - 6:36 am

Grazie della bella recensione Patrick (sia qui che su Amazon), mi fa davvero molto piacere. Magari un giorno avremo modo di parlarne a voce! A presto!

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patrickcolgan Novembre 21, 2016 - 11:29 am

Lo spero! Con tutto questo girare sono sicuro che ci incroceremo. Non ti ho poi scritto quelle cose, ma lo farò, perdonami: in parte però qualcosa te l’ho scritto qui 🙂

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Roberta - Turisti per Sbaglio Novembre 20, 2016 - 11:23 pm

Ciao Patrick, adoro i libri di Bryson (di viaggio e non), adoro la sua prosa sarcastica, e le sue digressioni improbabili. “Notes from a Small Island” è forse il mio preferito, ho atteso impazientemente il lancio del nuovo libro solo per… fermarmi qualche capitolo più tardi. Si certo lo riprenderò e lo rileggerò, e magari senza aver troppe aspettative lo troverò carino e divertente forse solo un po’ sottotono o comunque un po’ diverso dagli altri… Metto invece nel lungo elenco dei libri da comperare quello di Zinna… che da come lo racconti sembra avere una voce e stile tutti suoi (anche a voler prescindere dallo strabiliante viaggio (?) che ha vissuto…)

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patrickcolgan Novembre 21, 2016 - 11:25 am

Dagli un’altra chance, a Bryson perché il libro ha dei bei momenti: anche se l’ho trovato un po’ sottotono, un suo libro resta prezioso.

Il libro di Zinna mi è piaciuto molto: è un libro vivace, ben scritto, interessante. Mi sento davvero di consigliarlo!

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Marco Novembre 21, 2016 - 10:15 am

Beh, Bryson è una certezza assoluta. Proprio in questi giorni sto rileggendo “Una città o l’altra”. Purtroppo il tempo per leggere lo trovo solo sul treno e Bryson, in questi frangenti, è davvero pericoloso perché a volte ti fa scoppiare a ridere sguaiatamente quando sei circondato da centinaia di persone.
Da qualche tempo sto puntando con sempre maggior frequenza l’Iran, per cui trovo interessante “Un altro bicchiere di arak”. Magari lo leggerò.

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patrickcolgan Novembre 21, 2016 - 11:27 am

Bryson mi ha sempre fatto lo stesso effetto! Pericoloso leggerlo in un luogo pubblico! E un paio di volte mi è successo anche con quest’ultimo libro 🙂

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Manuela Novembre 21, 2016 - 12:52 pm

Ancora grazie Patrick, di cuore 🙂

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