Le incisioni rupestri di Twyfelfontein

di

Le antichissime immagini scolpite sulla roccia nel cuore del Damaraland, Namibia. L’incontro con le stupende incisioni rupestri di Twyfelfontein

C’è qualcosa di profondamente commovente nel trovarsi davanti al segno lasciato dall’uomo di un passato remoto e nel cercare di capirlo, di immaginare la mano che lo ha tracciato. Qui, sulle rocce di Twyfelfontein, c’è anche l’impronta di una di quelle mani di seimila anni fa che hanno disegnato con mano sensibile leoni, giraffe, rinoceronti e altri animali sulla roccia rossa di quello che oggi è il Damaraland. E’ un’impronta piccola, ma è quella di un uomo, non ci si può sbagliare. In questa regione la roccia parla e le occasioni di ascoltare le storie che racconta sono innumerevoli. Le incisioni rupestri di Twyfelfontein sono tantissime: questa vallata riarsa e stupenda è infatti ricoperta da 2500 opere, forse di più. E non sono le uniche, nel Damaraland. A poco più di cento chilometri da qui c’è il massiccio del Brandberg, famoso per la White Lady.

La vallata di Twyfelfontein, Namibia (foto di Patrick Colgan, 2017)

La vallata di Twyfelfontein, Namibia (foto di Patrick Colgan, 2017)

Antiche incisioni rupestri a Twyfelfontein

Antiche incisioni rupestri a Twyfelfontein (foto di Patrick Colgan, 2017)

Le tipiche formazioni rocciose del Damaraland

Le tipiche formazioni rocciose del Damaraland (foto di Patrick Colgan, 2017)

Le figure create sulla roccia sono talmente sinuose e vicine l’una all’altra che sembrano muoversi. Quando le guardo con la coda dell’occhio si mettono a danzare come in un cartone animato: orici, struzzi, giraffe, springbock, kudu , elefantiche si confondono l’uno con l’altro. Ma no, non si muovono, se non nella mia mente. “Immagini propiziatorie per la caccia” avevo letto. “E’ come una mappa” ci spiega, invece la nostra guida, una simpatica ragazza Damara che si diverte a farci sentire gli schiocchi tipici della sua lingua. E’ un copione che ripete sicuramente ogni giorno, ma che non sembra annoiarla neanche oggi che il suo pubblico è ridotto a una coppia di italiani e una di tedeschi. Ci mostra sulla pietra, accanto agli animali, cerchi, segni che potrebbero essere laghi e fiumi: indicazioni geografiche per trovare gli animali e il cibo.

Erano immagini con un significato magico, spiegavano invece i pannelli all’ingresso del parco: ecco gli animali con le zampe allungate che mostrano la tensione verso un altro mondo, ecco le spirali che aiutano a entrare in trance, ecco il leone con la coda che si trasforma in una mano. Rappresenta lo sciamano. Forse queste figure erano davvero tutto questo.

Davanti a queste immagini mi sembra quasi di parlare con questi uomini, avverto una connessione che attraversa lo spazio e il tempo. E’ quasi come comunicare col passato, una breve conversazione, con la differenza, rispetto a una normale chiacchierata, che non ci sono risposte. Non c’è modo di capirsi, solo di riconoscersi, come se ci gridassimo dalle due sponde di un fiume, senza sentire quello che diciamo.

Ma siamo uomini, camminiamo e abbiamo camminato su questa terra e c’è qualcosa che ci lega.

Incisioni rupestri a Twyfelfontein

Incisioni rupestri a Twyfelfontein, fra le quali quella famosa del leone con la coda che si trasforma in una mano (foto di Patrick Colgan, 2017

I primi a tracciare questi graffiti appartenevano, secondo gli archeologi, alla cosiddetta cultura di Wilton. Poi,  qualche migliaio di anni dopo, sono arrivati i khoi, affini ai san, altro popolo antichissimo (ci sono elementi che fanno risalire la loro cultura a oltre 40mila anni fa, conferma Wikipedia) che ancora oggi vive in Namibia, anche se da tutt’altra parte, a est. Sono detti anche bushmen (boscimani), gli uomini delle terre selvagge.

Il tedesco che è con noi fa alla guida una domanda interessante, ma in fondo ingenua: “I san vengono mai a vedere queste incisioni dei loro antenati?”. La risposta è netta: “No, in dieci anni non ne ho mai visto uno… hanno le loro vite. E altri problemi a cui pensare”.

Twyfelfontein (foto di Patrick Colgan, 2017)

La nostra guida fra le rocce di Twyfelfontein (foto di Patrick Colgan, 2017)

Antiche incisioni rupestri a Twyfelfontein, Namibia

Antiche incisioni rupestri a Twyfelfontein (foto di Patrick Colgan, 2017)

Twyfelfontein: informazioni generali

Il nome Twyfelfontein, che significa ‘fonte incerta’ in afrikaans, risale a David Levin che alla fine degli anni quaranta si trasferì nella valle con la famiglia. L’unica sorgente in zona era molto debole e fonte di costante preoccupazione. Fu sempre Levin a ‘scoprire’ le incisioni, la cui presenza era però già nota alle popolazioni locali. Twyfelfontein dal 2007 è patrimonio dell’umanità Unesco.

La foresta pietrificata e le canne d’organo

In zona meritano una visita anche altri siti. Il più interessante è la Foresta pietrificata di Khorixas: si tratta di una zona piena di alberi fossili del Permiano (oltre 200 milioni di anni fa), trasportati forse da un’inondazione e che in un lungo periodo di tempo hanno subito un processo di silicizzazione. La cellulosa ha lasciato spazio alla pietra, che ne ha preso la forma e il colore.

Meno spettacolare è la montagna bruciata, una grande roccia annerita dagli effetti dell’attività vulcanica che risale a circa 125 milioni di anni fa. Sono da vedere anche le canne d’organo (organ pipes) formazioni geometriche di basalto che ricordano la famosa Giant’s Causeway, nell’Irlanda del nord. Il contesto è, ovviamente, assai meno spettacolare.

Gli 'organ pipes', canne d'organo

Gli ‘organ pipes’, canne d’organo (foto di Patrick Colgan, 2017)

Un albero della foresta pietrificata di Khorixas

Un albero della foresta pietrificata di Khorixas (foto di Patrick Colgan, 2017)

Arrivare a Twyfelfontein

Siamo arrivati dalla Skeleton Coast, uscendo dal cancello di Springbokwasser ed entrando nel Damaraland percorrendo strade particolarmente accidentate. Il panorama è cambiato gradualmente. La terra da giallastra e grigia, si è tinta di rosso e si sono aperti spazi, punteggiati di arbusti verdi. E poi, fra strane formazioni rocciose, sono ricomparsi gli animali. Quindi l’uomo con piccole poverissime fattorie, baracche di lamiera, pochi animali magri dentro a recinti.

Twyfelfontein non è vicina a città e i servizi in zona sono quasi del tutto assenti: dista 108 chilometri  di strada sterrata da Palmwag e un centinaio da Khorixas. In queste due località si trovano le pompe di benzina più vicine.

Al centro visite, realizzato con materiale riciclato e facilmente rimovibile (pietra e parti di barili in ferro semplicemente legati insieme), si accede dopo una breve passeggiata dal parcheggio. L’ingresso costa 50 N$ a testa più l’eventuale mancia per la guida. Portatevi scarpe adatte a terreni accidentati e un repellente per insetti: la zona, quando siamo andati, era infestata da fastidiosi sand flies. Calcolate un paio d’ore abbondanti per la visita. E’ ovviamente consigliato andare presto per evitare le ore più calde.

Terra rossa e arbusti, tipico paesaggio del Damaraland

Terra rossa e arbusti, tipico paesaggio del Damaraland (foto di Patrick Colgan, 2017)

Dove dormire a Twyfelfontein

In zona non c’è moltissima scelta. La soluzione più economica è sicuramente lo Aba-Huab river camp. Per chi può spendere qualcosa in più vale la pena considerare lo spettacolare Twyfelfontein country lodge, vicinissimo al sito Unesco, sembra tutt’uno con le pareti di roccia rossa della montagna. E grazie a tanta bellezza vi dimenticherete che i bungalow, senza condizionatore, risultano più sostenibili a livello ambientale, ma un po’ caldi. Al lodge c’è anche l’unica pompa di benzina della zona.

A prezzi per le mie tasche inarrivabili ci sono gli stupendi Mowani Mountain Camp e il Camp Kipwe.

Post sulla Namibia

  1. La Namibia in auto – informazioni pratiche
  2. Le dune di Sossusvlei – viaggio a Sossusvlei e Dead Vlei
  3. Da Swakopmund a Sandwich Harbour
  4. In viaggio sulla Skeleton Coast
  5. Le incisioni rupestri di Twyfelfontein
  6. Nell’Etosha per vedere gli animali

visto da Persorsi (la mia compagna di viaggio) – Twyfelfontein, nel rosso della Namibia


3709d0fPatrick Colgan – sono giornalista e blogger nel tempo libero, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante al blog. E, ovviamente, la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi
Licenza Creative Commons

Potrebbero interessarti

2 Commenti

Lost in destination Giugno 30, 2017 - 10:26 am

Siamo appena tornati dal nostro viaggio in Namibia.
Intanto ti ringrazio tanto: i tuoi articoli precedenti sono stati utilissimi per muoversi con sicurezza in questo splendido Paese.

Il Damaraland ci ha conquistato. Mi è spiaciuto dedicarci così poco tempo, ma purtroppo il tempo a nostra disposizione era poco.

Ho apprezzato il paesaggio così diverso da quello lasciato abbandonato una volta abbandonato il primo tratto di Skeleton Coast. Finalmente c’era di nuovo qualcosa…. La natura era meno cattiva, i colori più caldi, il sole era tornato a splendere.

Splendido Damaraland. Quanto ci mancherà!

Reply
patrickcolgan Giugno 30, 2017 - 1:41 pm

è Verissimo il Damaraland è di una bellezza pazzesca paesaggisticamente forse non ha gli estremi di altre zone, ma sembra l’archetipo dell’Africa sognata… e che colori.
E’ un posto dove tornare.

sono felice se i miei precedenti articoli sono stati utili!
E non vedo l’ora di leggere i tuoi 🙂

Reply

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Quersto blog utilizza i cookie per garantire una migliore esperienza di navigazione, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il traffico. Per saperne di più accedi alla privacy policy . Puoi cliccare o rifiutare. Cliccando rifiuta nessun cookie sarà installato. Accetta Leggi di più