I magnifici pini del giardino Ritsurin, a Takamatsu

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Visita al giardino Ritsurin di Takamatsu, uno dei più belli di tutto il Giappone. Da non perdere durante un viaggio nello Shikoku.

C’è qualcosa che mi commuove profondamente nei vecchi pini giapponesi. A volte sono semplicemente alberi maestosi, altre volte sono contorti, piegati, modellati dalla cura paziente dell’uomo, spesso attraverso le generazioni, fino a quando la mano del giardiniere non sembra svanire. E il pino, con i rami che sembrano danzare, protesi come braccia nel vuoto, diventa così artificiale da apparire assolutamente naturale, l’idea stessa di un albero perfetto. Come il pino idealizzato dipinto sui fondali del teatro kabuki e che evoca un passato ancestrale e indefinito, l’eternità del divino. Evoca lo spirito del Giappone, mi capita a volte di pensare, chissà poi cosa vuol dire, se questa idea ha senso.

Però il contatto con questi alberi antichi o semplicemente belli mi commuove, mi fa pensare alle vite passate, alla mano che li hanno piantati, alle stagioni che non torneranno.

Il giardino Ritsurin di Takamatsu
Visita al giardino Ritsurin di Takamatsu (foto di Patrick Colgan)
teatro Kanamaru-za
Il teatro Kanamaru-za di Kotohira, non lontano da Takamatsu (foto di Patrick Colgan)

Al giardino Ritsurin di Takamatsu, ci sono 1400 pini. E alcuni dei più belli che abbia mai visto in Giappone. Sono arrivato una mattina di novembre, con il cielo terso e i colori brillanti, senza sapere bene cosa aspettarmi e pensando principalmente a dove avrei mangiato la prossima scodella di udon. Takamatsu è così e gli udon sono una specie di religione: questi semplici tagliolini in brodo vengono preparati in decine di modi diversi e finiscono per monopolizzare i pensieri.

La mia mente era occupata da questo tipo di fantasie molto terrene quando sono sceso dal treno kotoden nella zona decentrata dove si trova il giardino, ai piedi delle colline. E il Ritsurin, completato nel 1745 dopo oltre un secolo di lavori da parte del clan Matsudaira, mi ha fatto dimenticare non solo gli udon, ma anche il tempo fra i suoi sentieri, i suoi alberi, le case da tè e il lago. Sono rimasto molto più a lungo di quanto avrei immaginato.

Come è fatto il giardino

Meno famoso del Kenroku-en di Kanazawa o di altri celebri giardini, il Ritsurin è un tesoro nascosto. Il nome significa ‘boschi di castagni’ e forse rimanda al nome che aveva il luogo alle origini.

Il giardino è abbracciato sul lato occidentale dal monte Shiun, ricoperto di boschi. E il monte è allo stesso tempo confine, sfondo e parte integrante del giardino secondo l’antica tecnica del paesaggio in prestito +(shakkei). Il giardino è diviso in due parti, la nord e la sud che è la più interessante e visitata, punteggiata di case da tè, attraversata da sentieri sinuosi e tre laghetti, uno dei quali attraversato da un elegante ponte ad arco. È un classico giardino ‘da passeggio’ del periodo Edo, nel quale si alternano viste e prospettive, basate sulla replicazione di modelli, di paesaggi celebri o ispirati alla poesia. La vista dalla collina artificiale che include il ponte, il lago e il monte sullo sfondo è la più celebre del parco.

Il giardino è pubblico dal 1875, periodo Meiji.

I pini del Ritsurin

Nel giardino ci sono 1400 fra pini neri e rossi. Ci sono le file severe di hako-matsu, i pini a scatola con le chiome perfettamente regolari, quelli che si riflettono nel lago come se fossero in volo e altri pini che sembrano avere una vita propria. Il ‘meoto-matsu’, per esempio: i pini moglie e marito, un pino rosso e uno nero, che sembrano sorreggersi a vicenda in riva al lago.

Hako-matsu, i pini ‘a scatola’ (foto di Patrick Colgan)

E poi, soprattutto, lo tsurukame-matsu (鶴亀松) il pino della gru e della tartaruga. Un nome strano, eppure passandoci vicino non sembra nulla di speciale, confinato com’è in una sorta di aiuola sembra solo un cespuglio informe. In realtà fermandosi un attimo ad osservarlo rivela gradualmente la sua bellezza. La chioma sembra una veste che si spiega sospinta da una brezza. Anzi, no, i rami sembrano forti e leggeri come ali, eleganti e aggraziati, si aprono come se stesse per spiccare il volo. L’albero pare danzare sulle pietre, che sono 110 anche se quasi non si vedono: rappresentano la tartaruga.

Ritsurin: il pino tsurukame-matsu
Giardino Ritsurin, tsurukame-matsu (foto di Patrick Colgan)
Giardino Ritsurin, tsurukame-matsu
Visita al giardino Ritsurin: il pino tsurukame-matsu (foto di Patrick Colgan)

Il lago sud

Il cuore del giardino è il lago sud, dove ogni pietra, ogni albero sembra svolgere una funzione estetica e la prospettiva cambia continuamente, a ogni passo, da ogni elevazione. Si può ammirare dalla riva, dalla collina artificiale che consente una vista perfetta. Ma anche con un giro in barca dal lago, prenotabile all’ingresso.

Le pietre che costeggiano il lago (alcune hanno anche un nome) sono state portate probabilmente dalla zona del Mare interno.

Il lago sud del Ritsurin
Il lago sud (Nan-ko), foto di Patrick Colgan

Il mio punto perfetto è però dalla vecchia casa da tè Kikugetsu-tei, che risale al primo periodo del giardino e nel suo nome: ispirato a un’antica poesia cinese che recita più o meno “quando raccolgo l’acqua, tengo la luna fra le mie mani” secondo quanto recita l’opuscolo del parco. Allude a una delle funzioni del giardino oggi praticamente perduta, l’osservazione della luna notturna. Ora il giardino apre di sera per pochi, solo alcune volte l’anno.

Accanto alla Kikugetsu-tei c’è un magnifico pino secolare: si dice che in origine era un bonsai, regalato al signore locale. Se è aperta fermatevi per bere un tè maccha e godervi questo angolo magico del giardino. Pochi lo fanno.

Kikugetsu-tei al giardino Ritsurin
La sala da tè Kikugetsu-tei (foto di Patrick Colgan)
Un tè nella Kikugetsu-tei
Un maccha nella sala da tè Kikugetsu-tei

La cascata di pietra

Poco distante, in un angolo nascosto del giardino, c’è la sua parte più antica. Una composizione di pietre che compone una classica ‘cascata secca’ e che risale al periodo Heian, o prima. Si chiama Shofuda: è un luogo poco appariscente (non ne ho alcuna foto), ma forse è uno dei più belli e meditativi del giardino.

Visitare il giardino Ritsurin

Gli orari cambiano leggermente ogni mese. Ma il giardino è generalmente aperto dalla mattina presto (per esempio dalle 5.30 in estate) all’imbrunire. Il consiglio è di concentrarsi sulla zona sud, la più elaborata e interessante, anche se la parte nord offre alcune interessanti fioriture stagionali (per esempio un boschetto di susini). Il giardino può essere visto velocemente in un’ora e mezzo, ma il consiglio è di dedicare almeno due ore o più per apprezzarlo con tempi più rilassati.

Visitare il Giardino Ritsurin, Takamatsu
Giardino Ritsurin, Takamatsu (foto di Patrick Colgan)

Le stazioni più vicine sono Jr Ritsurin Koen Kitaguchi e Ritsurin Koen sulla linea Kotoden. Da qui sono pochi minuti a piedi. La prima è più vicina all’entrata Nord, la seconda all’entrata Est, la principale. Disponibile un’utile audioguida in inglese. Ci sono anche guide volontarie ma quando sono passato nessuna parlava inglese o italiano.

Takamatsi è una città piacevole per la gastronomia, ma è anche la porta per il Mare interno: da qui partono traghetti per le isole di Megijima e la più famosa Naoshima e per raggiungere Okayama, dall’altra parte del mare.

Ulteriori informazioni sul sito del giardino.

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