Cinque cose da fare a Berlino

di

Ritorno nella capitale tedesca per quattro, splendidi, giorni (li riassumo per punti).

Ci ho messo un bel po’ a decidermi a scrivere di Berlino. Troppa gente che conosco ci è andata a vivere o ci ha vissuto per un periodo, io invece ho lasciato passare troppo tempo prima di tornarci (quindici anni!) e mi sembrava di peccare di presunzione, del tipo: “Chi sei tu per scriverne?”. Poi mi sono convinto a scrivere la mia impressione inevitabilmente superficiale: provo a raccontare cinque aspetti che mi sono rimasti di questi quattro giorni di febbraio, belli e intensi. E nemmeno così freddi, grazie a un pizzico di fortuna (“non vedevamo il sole da mesi”, abbiamo sentito dire). Ecco qualche spunto su cosa fare a Berlino.

1. L’illusione di vivere a Berlino

Io non ho mai vissuto a Berlino, ma mi sarebbe piaciuto, sento di essermi perso qualcosa. E forse anche per questo, per illuderci di abitarci per qualche giorno, abbiamo preso un monolocale Airbnb a Prenzlauer Berg, vicino alla fermata Schoenhauser allee della S-Bahn.  Naturalmente è tutto solo un’illusione. Gli affitti qui sono sempre stati bassi, ma da studente o emigrato difficilmente mi sarei potuto permettere un appartamento così grazioso. Allo stesso tempo è stato bello avere una casa a Berlino per qualche giorno: andare a prendere pane, caffè e brioche dal fornaio di quartiere, fare colazione al grazioso Blumen cafè dietro l’angolo (che qualcuno potrebbe definire hipster, che poi è una parola che viene ormai usata per tutto, e invece è solo berlinese). E’ metà fioraio, metà bar e ci sono pure un gatto e degli enormi pappagalli.

La S-Bahn a Prenzlauer-Berg (foto di Patrick Colgan, 2015)

La S-Bahn a Prenzlauer-Berg (foto di Patrick Colgan, 2015)

Il Blumen cafè (foto di Patrick Colgan, 2015)

Il Blumen cafè (foto di Patrick Colgan, 2015)

E poi saremmo potuti anche andare in un locale a caso o scegliere quelli della guida per passare la serata. E invece abbiamo scelto di farlo in compagnia, con i bravissimi  ragazzi di Alternative Berlin Tours (scoperti grazie a Farah), che ogni sera organizzano un pub crawl, vale a dire una serata itinerante di locale in locale, seguendo percorsi sicuramente non turistici. E’ stato un modo divertente di passare la serata a zonzo fra i quartieri, facendo qualche chiacchiera con nuove persone (che sono andate diradandosi, dopo ogni locale c’era qualcuno che alzava bandiera bianca) e scoprendo posti che mai avremmo visitato altrimenti: bar, birrerie, cabaret, ping pong bar: il rovescio della medaglia è che ho avuto l’impressione che non fossimo completamente benvenuti ovunque (nel ping pong bar, intendo).

Rotto il ghiaccio, la sera successiva è stata anche più divertente, scovando un affollatissimo ‘sofa bar’, Das Wohnzimmer: era sabato sera, ci siamo accaparrati un pezzo di divano e abbiamo bevuto due cocktail mescolandoci con i locali. Per un’ora mi sono illuso che questa fosse la mia vita (ma c’era decisamente troppo fumo di sigaretta, in questa vita).

Das Wohnzimmer

Tende, abat-jour e divani in stile anni’70 a Das Wohnzimmer (foto di Patrick Colgan, 2015

2. Berlino in trasformazione

Ho lasciato Berlino che era un cantiere, quindici anni fa. C’erano gru ovunque. E l’ho ritrovata che è ancora un cantiere, ma allo stesso tempo si è trasformata. E non so se i cambiamenti mi piacciono tutti. Potsdamer Platz, per esempio, all’inizio del duemila era solo un grattacielo con lavori tutt’intorno. Quello che è divenuta mi mette un po’ a disagio, anche se non lascia indifferenti. Ci sono grattacieli, luci, gente e una grande freddezza: forse è la parte più fredda e disumana di Berlino. Però la vedi da lontano, la notte, e non sembra così minacciosa. C’è l’incredibile tendone del Sony center che sembra un incongruo monte Fuji (effetto voluto) che spunta fra i tetti di Berlino e ti aspetti di vedere un’auto volante che ti sfreccia davanti, come in un film di fantascienza.

A Potsdamer platz (foto di Patrick Colgan, 2015)

A Potsdamer platz (foto di Patrick Colgan, 2015)

E mentre la trasformazione di Potsdamer Platz è finita ora tocca ad altri luoghi: crescono i palazzi e le sedi delle multinazionali lungo la Sprea, a Berlino est i quartieri vengono ‘ripuliti’ di pari passo con le facciate dei palazzi. E i prezzi salgono. Anche la ‘mitica’ Kreuzberg dove si sono mescolati per decenni immigrati turchi, studenti e artisti non è indenne: proprio qui lo street artist Blu ha cancellato proprio nei mesi scorsi una sua grande opera. Dice di non riconoscere più il quartiere (Berlino è anche tanta street art).

Berlino,

Berlino, “Questa città è in vendita” (foto di Patrick Colgan, 2015)

Street art a Berlino (foto di Patrick Colgan, 2015)

Street art a Berlino (foto di Patrick Colgan, 2015)

3. La Berlinale

Berlino è cultura, naturalmente. Io amo i festival del cinema e la Berlinale era un vecchio pallino che avevo da anni. Purtroppo, nonostante mi sia messo all’opera con un buon anticipo, comprare on line  i biglietti su internet per i film più ambiti è risultato difficilissimo senza passare le giornate al computer (a Venezia è molto più semplice, per dire): i biglietti vengono messi in vendita sul sito del festival solo due giorni prima delle proiezioni e solo in piccole quantità. La tecnica migliore, ho scoperto, è fare la fila al botteghino di Potsdamer platz, cosa che favorisce di sicuro chi è a Berlino nelle settimane precedenti al Festival. Alla fine sono arrivato con le prenotazioni di due film (uno in concorso) in sale secondarie fatte su internet, mentre mi sarebbe piaciuto fare un salto al Berlinale palast, in sala: invece mi sono dovuto accontentare di vedere Galadriel Cate Blanchett camminare sul Red carpet.

Berlinale Palast a Potsdamer platz

Berlinale Palast a Potsdamer platz (foto di Patrick Colgan, 2015)

Momento di panico quando ci siamo presentati all’Akademie der Kunst della Porta di Brandeburgo, come da biglietto, e troviamo il deserto. Una annoiata bigliettaia (che chissà quante volte avrà ripetuto quella frase) ci ha riferito che la proiezione era da tutt’altra parte alla lontanissima sede distaccata. Ci siamo infilati in taxi e siamo arrivati in tempo per vedere il logo della Berlinale brillare sullo schermo (emozionante) e poi apprezzare il film Nuclear Nation II, un documentario bello e scioccante sul disastro di Fukushima. Ah, naturalmente è un caso che ci fosse sempre di mezzo il Giappone!

4. La Berlino multietnica

E’ spiazzante fare due passi a Kreuzberg, lungo il fiume, in mezzo al mercato turco che si svolge martedì e venerdì di ogni settimana (dalle 11 alle 18,30). Le vocali chiuse e veloci della lingua turca rimbalzano fra i banchi del mercato. Ci si muove fra frutta e verdura e banchi che sembrano trasportati dai mercati di Fatih, a Istanbul. E’ banale dirlo, ma per un attimo sembra di essere sul Bosforo, almeno fino a quando non incroci fra i banchi un gruppo di punk pallidi e borchiati mentre addenti uno dei doner kebab più buoni che ricordi.

Cosa fare a Berlino: Kreuzberg

Kreuzberg (foto di Patrick Colgan, 2015)

Kreuzberg (foto di Patrick Colgan, 2015)

Kreuzberg (foto di Patrick Colgan, 2015)

Ramones museum berlin

Da fan del gruppo avrei dovuto indagare meglio questo manifesto (foto di Patrick Colgan, 2015)

La sera finiamo a mangiare turco da Hasir che è un ristorante grande ed è diventato un piccolo impero, ma che è anche frequentatissimo dai locali. Mi faccio prendere la mano dalla nostalgia di sapori turchi e finisco per essere sommerso sotto una valanga di piatti: kofte, iskender kebab, meze (antipasti) assortiti serviti con grande generosità. Accanto a noi Birol Unel (l’attore di ‘La sposa turca’ e ‘Soul kitchen’ fra gli altri) ci osserva con approvazione da una foto scattata forse allo stesso tavolo.

Birol Unel mi guarda da una foto da Hasir (foto di Patrick Colgan, 2015)

Birol Unel mi guarda da una foto da Hasir (foto di Patrick Colgan, 2015)

5. La Berlino della storia e dei monumenti

Berlino è, naturalmente, anche la sua storia. E’ un’esperienza la visita del Reichstag e della sua cupola (da prenotare in anticipo), è splendida la Galleria d’arte nazionale antica dove fra l’altro ci sono alcuni dei dipinti più famosi di Arnold Bocklin. E poi è di fortissimo impatto il Memoriale del muro a Bernauer Strasse con pannelli informativi, monumenti, foto, murales. Merita almeno una mattina intera. Qui ci sono alcuni tratti ancora in piedi del muro e una piccola area è stata mantenuta com’era prima del 1989, con la terra di nessuno e la torretta di guardia. E’ a sua volta circondata da un’alta recinzione. E’ un altro muro, che funziona come un paravento: si può sbirciare dalle fessure di questa parete, come facevano i berlinesi un tempo, o vederlo dall’alto di un osservatorio. L’esperienza è raggelante, spaventosa: il muro dà la sensazione che se non fosse chiuso da altre recinzioni potrebbe espandersi, replicarsi, ingrandirsi.

Un tratto della East side gallery (foto di Patrick Colgan, 2015)

Un tratto della East side gallery (foto di Patrick Colgan, 2015)

Sicuramente, nonostante anche questa sia una memoria di dolore, è molto più serena la visita della East side gallery, il tratto di muro di 1,3 chilometri nei pressi della stazione Ostbanhof, dove il muro è stato ‘appropriato’ da artisti di tutto il mondo che lo hanno dipinto. Lo hanno trasformato in un’altra cosa. Colorato e ricoperto di messaggi è un monumento alla caduta di questa barriera e appare testimoniare una verità che, qui, appare elementare: i muri non possono durare.

Io e Letizia davanti al muro

Io e Letizia davanti al muro

L’esperienza più coinvolgente, inquietante, toccante, è stata però la visita alla ex prigione della Stasi, la polizia segreta dell’ex Germania Est: Gedenkstätte Berlin-Hohenschönhausen. Ma questo, forse, merita un racconto a parte.

Link utili


3709d0fPatrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante (e non ‘nofollow’) al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi

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18 Commenti

crendina Maggio 27, 2015 - 12:10 pm

mi hai fatto venire voglia di tornarci per un week end in autunno.L’ho sempre trovata una città molto viva culturalmente.

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lillyslifestyle Maggio 27, 2015 - 12:21 pm

Sarò sincera, non ho amato molto Berlino quando ci sono stata. Devo però ammettere che leggendo il tuo post ho scoperto una città diversa da quella che ho visitato io, mi sa che mi hai fatto venir voglia di rirpovarci 😉
Non sei passato al PLATOON Kunsthalle? https://lillyslifestyle.wordpress.com/category/viaggi/berlin/

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patrick Maggio 27, 2015 - 1:14 pm

Anche a me la prima volta ha lasciato indifferente, mentre questa volta è stato davvero emozionante.
Il Platoon Kunsthalle? Come no, ci siamo passati davanti e ci hanno spiegato cos’era – non passa inosservato – ma purtroppo non siamo entrati (in effetti sembrava chiuso, forse perché è stato sempre di mattina). Next time 🙂

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lillyslifestyle Maggio 27, 2015 - 2:02 pm

Io invece seguirò i tuoi consigli per la mia “next time” 😉

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Farah - Viaggi nel Cassetto Maggio 27, 2015 - 1:52 pm

Sono felice di esserti stata anche io d’aiuto in qualcosa 🙂 I ragazzi di Alternative Berlin mi hanno colpita davvero positivamente, tanta energia e tantissimi aneddoti e luoghi che non avrei mai conosciuto senza di loro. Per il resto… confermi tutte le impressioni che ho avuto di questa città che mi ha lasciato nel cuore un enorme punto interrogativo.
Incredibile Bernauer Strasse, disarmante Potsdamer Platz, bellissimi tu e Letizia 🙂

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cristinainogniviaggio Maggio 27, 2015 - 3:19 pm

Patrick…io Berlino la amo, è proprio una di quelle città dove tornerei ogni anno. Si respira proprio un’aria bella, multietnica, culturale, viva, aperta, per tutte le età. Una città dove vivrei.

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patrick Maggio 27, 2015 - 3:31 pm

Sono proprio i motivi per i quali piacerebbe anche a me viverci!

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cassandra1983 Maggio 27, 2015 - 3:23 pm

E’ davvero un racconto di chi ci ritorna, di chi la conosce e sa apprezzare il secondo strato.
Io mi sono fermata al primo, perché ci sono stata una volta sola, ma credo che sia stato il viaggio che più mi ha sconvolto dentro…immagino cosa sia passeggiare per le strade con una leggera consapevolezza di conoscenza, di sentirsi parte di quella città solo per averci già camminato…

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patrick Maggio 27, 2015 - 3:32 pm

Anche per me è stato un viaggio emozionante, ma allo stesso tempo ho provato anche un sentimento che non posso descrivere se non come una profonda nostalgia. La nostalgia di chi in un posto non ha abitato, ma avrebbe voluto abitarci. E non se ne è andata. Penso che tornerò presto.

Grazie per le tue parole!

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Giovanni Sgobba Maggio 27, 2015 - 4:19 pm

Quando leggo qualcosa su Berlino smuove sempre le mie corde interiori. Ho la fortuna di poter dire di aver vissuto lì, per poco tempo, ma tanto da rimpiangerla e tanto da creare un legame indissolubile che mi riporta ciclicamente da lei. Ho letto che sei stato lì negli anni 2000: mi piacerebbe davvero leggere e magari vedere foto di quell’epoca. Parlo di epoca, perché come dici tu, Berlino è sempre un cantiere a cielo aperto e 15 anni fanno davvero la differenza.
Hai elencato 5 cose da fare, io te ne piazzo una sesta: far parte della grande famiglia dell’Union Berlin! 😀
http://cappellodicarta.com/2015/01/20/buon-compleanno-union-berlin-49-anni-di-dissenso-contro-il-potere/

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patrick Maggio 28, 2015 - 2:47 pm

fantastica storia, non la conoscevo!

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patrick Maggio 28, 2015 - 2:49 pm

e per quanto riguarda l’inizio degli anni duemila, credo che le mie impressioni sarebbero forse troppo superficiali. Ricordo tantissimi cantieri, gru ovunque, Potsdamer platz tutta da costruire, mentre le case di Berlino est in larga parte ancora con i segni di un’incuria di decenni. Tanta gente di tutto il mondo e molto particolare. Ma non credo sia una testimonianza così preziosa, quella di un visitatore che sapeva davvero poco di quella città, della sua storia e di cosa era diventata…

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Claudia Moreschi (@Clamore79) Maggio 28, 2015 - 1:55 pm

Tra un mesetto sarò a Berlino, quindi non posso che ringraziarti per questi tuoi spunti 🙂 hai un link su Airbnb del monolocale dove siete stati?

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patrick Maggio 28, 2015 - 2:51 pm

E voilà! Eccolo! Un po’ meno luminoso che nelle foto, comunque molto fedeli… consigliato. La proprietaria non l’abbiamo praticamente vista: per alcuni è un pregio, per altri un difetto. Ma noi avevamo così voglia di girare che la mancata socializzazione non è stata un peccato 🙂

https://www.airbnb.it/rooms/3378027?euid=128c145d-dd41-7ea5-c6eb-b93f8730e9b2

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Uno stabiese a München Giugno 4, 2015 - 10:32 am

La Berlino in trasformazione è quella che preferisco. Ha il dinamismo che un po’ manca a molte città italiane o a quella in cui vivo: Monaco di Baviera. Grazie per il racconto.

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ablondearoundtheworldwp Giugno 12, 2015 - 10:02 pm

Lo dico? A me Berlino non è piaciuta. Ci sono stata di fretta, in un grigio febbraio dove pioveva sempre, e mi è sembrata così sterile, triste e “sovietica”. Ma SO che è una città fantastica, e non vedo l’ora di tornarci per vivere la sua anima come si deve!
L’ultima foto è bellissima!

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Gilda Giugno 28, 2015 - 10:19 pm

Berlino è una delle città più belle che io abbia mai visto!
Bel post!

Gilda (www.nonpuoesserevero.blogspot.it)

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