Camminare a Venezia

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Cannaregio, Giudecca e Burano, tre itinerari a piedi a Venezia per amarla ancora di più. Un post scritto qualche tempo fa e completamente aggiornato.

Amo Venezia, la sua bellezza, a volte sfolgorante, a volte resa un po’ più misteriosa dalla patina del tempo, che qui si confonde con quella più ruvida, lasciata dall’umidità e dall’acqua salata. A me Venezia piace così, bellissima, ma anche immersa nella sua atmosfera un po’ decadente e malinconica.

Venezia

Venezia, foto di Patrick Colgan

Ma soprattutto amo camminare a Venezia. Per me la città si rivela appieno quando si esce dalle strade più turistiche e ci si può rilassare, senza più esser costretti a fare lo slalom fra trolley e venditori di maschere della Strada Nuova. Chissà perché si schiacciano tutti lì quando basta uscire dal flusso – quella via è come un fiume – e ritrovarsi Venezia tutta per sé, o quasi. E così si scopre sempre qualcosa che stupisce: un angolo, uno scorcio, un palazzo che non conoscevi.

Succede di solito quando provi a perderti, che qui è facilissimo. E poi mi piace passeggiare la sera, quando tanti ripartono con l’ultimo treno e la città improvvisamente sembra svuotarsi, togliersi la maschera un po’ kitsch di museo a cielo aperto. Venezia, insomma, per me va scoperta a piedi, perdendosi un po’.

Due passi a Cannaregio

Cannaregio è un quartiere dove camminare è piacevolissimo e dove è facile ritrovarsi soli, quando nella vicina Strada Nuova i turisti si affollano all’inverosimile (o almeno lo facevano nel periodo pre-coronavirus). Si tratta di un quartiere ricco di fascino e di prospettive inusuali sulla città, ma anche di arte e storia. Chi l’avrebbe mai detto, così vicino alla stazione e al kitsch dei negozietti e delle bancarelle più dozzinali? Per questo è il primo degli itinerari a piedi che propongo.

L’itinerario a piedi a Cannaregio

Per fare due passi in questo sestiere si lascia presto il caos a pochi passi dalla stazione, alle Guglie: è sufficiente svoltare a sinistra, oltrepassare il ristorante Gam Gam (che serve specialità della tradizione ebraica) e quindi a destra per infilarsi nel vecchio Ghetto, per me una delle zone più belle della città, anche se fra le meno appariscenti. L’istituzione del Ghetto risale all’inizio del XVI secolo: la zona era circondata dall’acqua e aveva solo due accessi, facilmente sorvegliabili. Forse anche per questo ha un’atmosfera e caratteristiche architettoniche molto particolari e che si sono preservate nel tempo.

Entrati nel Ghetto si oltrepassa la sinagoga, si incrociano a volte ebrei ortodossi – spesso in realtà stranieri che alloggiano alla vicina Kosher house – e improvvisamente la città si apre in uno spazio inatteso. Quella che si trova nel Campo del Ghetto Nuovo è una bellezza meno sfolgorante di quella dei monumenti veneziani più famosi: è un vuoto, ma raccolto e delicato, la cui intimità è accentuata dall’altezza inusuale dei palazzi (al tempo del ghetto dovevano ospitare più gente possibile). Al centro spiccano alcuni splendidi alberi. A Venezia non si incontrano così spesso, solo in alcuni campi, ed è forse proprio questo a rendere così magico il luogo.

Foto di Didier Descouens da Wikimedia Licenza creative commons 3.0 attribution share-alike

Campo del Ghetto Nuovo; foto di Didier Descouens da Wikimedia
Licenza creative commons 3.0 attribution share-alike

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Foto di Didier Descouens da Wikimedia
Licenza creative commons 3.0 attribution share-alike

Da qui basta attraversare un ponte per sbucare su Fondamenta dei Ormesini e poi su Fondamenta della Misericordia. Sarà perché queste sono vie di birrerie e bacari, le tipiche osterie veneziane, ma è una delle mie zone preferite. Qui si cammina lungo i canali e si può mangiare e bere qualcosa durante il percorso. Ci si può fermare per un’ombra (un bicchiere di vino) e cicheti (stuzzichini) Al Timon – dove costano un solo euro -, o sedersi più a lungo con una cena a base di piatti della tradizione al Paradiso Perduto.

Questa zona mi piace soprattutto la sera, quando si può passeggiare perdendosi nei riflessi sul fiume, con il sottofondo del chiacchiericcio e delle risate che arrivano dai locali.

Basterebbe camminare per amare questi luoghi, ma se siete da queste parti di giorno ci sono anche alcuni posti che vale la pena visitare: da qui bastano, infatti, pochi passi per arrivare alla chiesa della Madonna dell’Orto, del XV secolo, dove si trovano dipinti di Tintoretto. Il pittore abitava in questa zona della città ed è sepolto nella navata di destra. Tornando su Fondamenta della Misericordia si arriva poi al piccolo, raccolto Campo dell’Abbazia affacciato sul canale sulla quale si affacciano la Chiesa dell’Abbazia e la Scuola Grande della  Misericordia. Un luogo intimo, magico e poco frequentato.

Campo dell'Abbazia

Campo dell’Abbazia, foto di Didier Descouens (da Wikipedia, licenza creative commons)

L’itinerario potrebbe concludersi tornando verso il Canal Grande, alla Ca’ d’Oro, elaborato palazzo ritenuto massimo esempio del ‘gotico fiorito’ veneziano che ospita un’importante collezione d’arte permanente. Ma nessuno vi giudicherà male se preferirete tornare verso i bacari e i locali di Fondamenta della Misericordia.

Comunque se è l’ora dell’aperitivo, anche vicino alla Ca’ d’Oro non rimarrete con la sete e la fame: merita una visita ‘Ca’ d’Oro Alla Vedova’ dove bere un’ombra e assaggiare al banco le giustamente celebrate polpette.

Come arrivare: a piedi dalla stazione. O in vaporetto, fermata Guglie.

 

La Giudecca

La prima volta alla Giudecca siamo arrivati un po’ per caso. E ci siamo ritrovati a dover riempire un vuoto quando abbiamo scoperto che la mostra che volevamo vedere al palazzo dei Tre Oci (dove le mostre, specie di fotografia, sono tante e belle) era chiusa il martedì. Ma in una tersa giornata di settembre abbiamo scoperto la quieta, distaccata bellezza di questa concatenazione di otto isole che abbracciano la città da sud. Nota in passato anche come ‘Spinalonga’ per la sua forma, il nome ‘Giudecca’ deriva forse da un’antica presenza ebraica, ma le ipotesi al riguardo sono diverse.

La cosa che amo di più è il panorama. Al di là del canale della Giudecca si vede Venezia, con le sue chiese, le sue cupole, i suoi campanili, fra i quali si distingue nettamente quello di San Marco.  La città si dipana, si srotola lungo l’orizzonte in una visione onirica che sembra un miraggio.

Un tempo questa parte di Venezia era malfamata, dicono, e anche oggi c’è chi la definisce ‘depressa’. C’è un carcere femminile, ci sono residenze sociali e un sacco di vetrine vuote, è vero. Ma c’è un’atmosfera popolare autentica, ruvida solo sulla superficie. E non mancano mai sorrisi calorosi, fra i più sinceri di Venezia.

L’itinerario alla Giudecca

Il consiglio è di partire dalla Palanca e tornare un po’ indietro, a ovest. Si incontra subito il Molino Stucky, straordinario edificio industriale-neogotico di fine ‘800 in mattoni rossi che sembra atterrato da Londra o New York. Oggi è un abergo Hilton. In teoria si potrebbe salire liberamente alla terrazza per uno splendido panorama ma a noi risposero che era chiusa. Poco male, perché alla fine arriverà un panorama ancora più bello.

Il panorama dalla Giudecca

Il panorama dalla Giudecca (foto di Patrick Colgan)

Si può quindi seguire la Fondamenta lungo il Canale della Giudecca. Oppure provare a perdersi (è impossibile) fra le calli e i canali che attraversano le isole, fra corti ed edifici dai colori chiari, un po’ sciupati. Fra i panni stesi al sole e le viste su San Marco lontana. Senza dimenticare però di visitare le belle chiede palladiane di Redentore e Zitelle e, se avete fame, di fermarvi all’eccellente trattoria la Palanca, frequentatissima dalla gente del posto.

Giudecca, foto di Patrick Colgan

Giudecca, foto di Patrick Colgan

La conclusione ideale richiede un piccolo tragitto in vaporetto per arrivare all’isola di San Giorgio. Dal campanile si gode il più bel panorama di Venezia. Giudicate voi.

Come arrivare: ci sono numerose linee di vaporetto, da Zattere e piazzale Roma: 41, 42 e 2. Le fermate sull’isola sono quattro: Sacca Fisola (non propriamente Giudecca storica, ma oggi ne è di fatto parte), Palanca, Redentore e Zitelle, più la vicina isola di San Giorgio.

Alla Giudecca c’è anche un grande ostello della storica catena Generator.

Due passi a Burano e Mazzorbo

Burano è una delle isole più lontane, nella parte nord-est della laguna e per raggiungerla ci vogliono oltre quaranta minuti in vaporetto. Ne vale la pena. Forse non c’è molto da fare, se non ci si vuole tuffare nello shopping di merletti e buranelli, i dolci locali. Ma qui è semplicemente piacevole camminare in un giorno infrasettimanale fra i canali e le case basse e coloratissime all’ombra, un po’ inquietante a dire il vero, del campanile pendente di San Martino. Diventa la bussola quando si immagina di perdersi fra le calli anche se qui, in realtà, è quasi impossibile, tanto Burano è piccola e intima.

Camminare a Venezia: Burano (foto di Patrick Colgan)

Camminare a Venezia: Burano (foto di Patrick Colgan)

Itinerario a Burano

Arrivate alla chiesa di San Martino e vagate un po’ per Burano, fra campi e case colorate (non perdetee la coloratissima casa di Bepi). Poi allungate un po’ il percorso per oltrepassare il ponte e fare due passi sulla vicina isola di Mazzorbo ancora più tranquilla e isolata.

Vicino all’albergo e ristorante Venissa (con stella Michelin e un’osteria più abbordabile) c’è un antico orto cinto da mura. Qui si trovano splendide vigne (di vitigno autoctono Dorona), fra le poche rimaste nelle isole di venezia, un orto di erbe aromatiche e altri orti gestiti da associazioni di volontariato. Durante la Biennale d’arte a volte ospita opere e installazioni. Un luogo davvero speciale.

La vigna di Mazzorbo

La vigna di Mazzorbo (foto di Patrick Colgan, 2019)

Come arrivare: vaporetto linea 12 da Fondamenta Nuove (o Murano Faro)

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6 Commenti

Annalisa Guarelli Pedrina Marzo 20, 2015 - 3:40 pm

È sempre bello fare una passeggiata per Venezia, anch’io ci torno spesso e mi piace scoprire ogni volta angoli nuovi e meno battuti dalla massa. Ho visitato alcune belle mostre ai Tre Oci. Lì vicino c`è anche un bellissimo ostello dove siamo entrati per sbaglio credendolo un bar. I gestori sono stati gentilissimi e ci hanno fatto visitare tutta la struttura offrendoci pure il caffè. Mi piace molto anche la zona dell’Arsenale.

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Elisa - Tripvillage Marzo 20, 2015 - 9:48 pm

Ho i ricordi della gita di terza superiore… ho amato Venezia e sto giusto scegliendo il periodo in cui tornarci!
Burano anche la ricordo con piacere, più di Murano

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CatturaAttimi Marzo 23, 2015 - 6:25 pm

la mia Venezia, rii e calli della mia giovinezza universitaria!

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ablondearoundtheworldwp Marzo 27, 2015 - 12:11 am

Le foto di Burano sono fantastiche!! Una camminata che ho fatto di recente anch’io, e apprezzata moltissimo!

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sidilbradipo1 Ottobre 3, 2020 - 11:28 am

Fuori dai flussi turistici Venezia è meravigliosa. Mi manca!
Bellissime foto, le tue
Ciao
Sid

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Patrick Colgan Novembre 10, 2020 - 11:31 am

Grazie, infatti… Venezia è davvero una meraviglia. A presto!

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