L’arte di viaggiare, di Alain de Botton

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Un libro per riflettere sul modo in cui viaggiamo. La mia recensione, diciamo così, del libro ‘L’arte di viaggiare’

I viaggi sono le levatrici del pensiero. Pochi luoghi risultano più favorevoli di un aereo, una nave o un treno in movimento al conversare interiore.

Alain de Botton, L'arte di viaggiare

Alain de Botton, L’arte di viaggiare

Si può imparare a viaggiare? Trarre qualcosa di più dai nostri viaggi? Io penso di sì. E dello stesso parere è anche Alain De Botton che pensa che dovremmo viaggiare meglio ed è questo il senso di questo libro. Aiutarci a riflettere sull’esperienza e ad aprire i nostri sensi.

Ma facciamo prima un passo indietro. A chi viaggia tanto capita di chiedersi se tutto questo ha senso, cosa ci dia veramente il viaggio. Se non è diventata un’attività puramente ludica. Poi ci sono sempre quelli che ‘la sanno lunga’ e vi dicono di andare a vedere l’Italia che è piena di posti bellissimi. Che è vero. Ma non si viaggia solo per cercare il bello.

Tempo fa fu molto condiviso su Facebook un video intitolato ‘Viaggiare è inutile, statevene a casa’ (purtroppo non lo trovo più). Il classico video nato per generare un po’ polemica e molte interazioni. Molti lo commentarono senza nemmeno guardarlo e si scatenarono discussioni anche accese: si era scatenato chi non si allontana mai dall’Italia o chi non si sposterebbe mai dal giardino, ma pure chi amava viaggiare aveva vacillato sotto i colpi di un rinvigorito senso di colpa, come se temesse di aver letto una verità che in fondo aveva sempre conosciuto.

Il succo era che partire era inutile visto che ci portavamo dietro una persona indesiderata: noi (con i nostri pensieri, le preoccupazioni e tutto il resto… come se il viaggio fosse solo evasione). La citazione che ho riportato all’inizio è però dello stesso autore e dallo stesso libro. E mostra che l’argomentazione è un po’ più articolata e che quelle frasi erano prese fuori contesto.

Le parole riportate nei video erano di Alain de Botton, scrittore svizzero, specializzato in libri di filosofia divulgativa e applicata alla vita quotidiana, che aveva trattato l’argomento del viaggio in questo libro del 2002 e credo lo abbia ripreso nel suo ultimo volume. De Botton tratta, con una vena scettica e molto onesta, vari aspetti del viaggio come aspettativa, mezzi di trasporto, curiosità.  Lo scompone nei suoi elementi base, domandandosi per esempio “perché ci piacciono i paesaggi?”. E poi analizza ed esamina questi temi in modo molto semplice e comprensibile, partendo da brevi racconti esemplari tratti dalla sua vita e sviluppando l’argomento con un linguaggio molto semplice e l’aiuto di pensatori, artisti, viaggiatori, scrittori  come Ruskin, Flaubert, Van Gogh, Hopper, Van Humboldt, per citarne alcuni.

Il libro l’ho letto in un paio di giorni. Ho seguito de Botton mentre si interrogava sull’aspettativa generata da un depliant che lo aveva spinto ad andare in vacanza alle Barbados e concludeva che l’aspettativa e il ricordo di un viaggio sono illusori e che ci si dimentica di noia, fatica e di tanti altri aspetti meno piacevoli dell’esperienza.

E poi mentre cercava il senso di conforto che ci dà la natura nella poesia di Wordsworth o mentre inseguiva il sublime nel deserto del Sinai con Edmund Burke. Mi pare che l’idea di fondo, condivisibile, sia che viaggiare sia un’esperienza che può arricchiare, ma che richiede un minimo di ‘educazione’, di riflessione. E che richiede di utilizzare tutti i nostri sensi. Richiede attenzione, consapevolezza perché ci dia qualcosa. E che, sì, si può imparare a viaggiare meglio, esattamente come si può imparare a suonare uno strumento.

Forse non regalerà grandi rivelazioni, ma questo libro ci sipinge, con leggerezza, a riflettere su questi temi e a trarre qualcosa di più dai nostri viaggi. Un libro prezioso per tutti coloro che amano viaggiare.

Alain de Botton – L’arte di viaggiare (254 pagine – Guanda)

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