Al castello di Matsumoto

di patrickcolgan

Lo spettacolare castello di Matsumoto, o ‘Corvo’, che ha attraversato indenne i secoli.

Matsumoto mi aveva fatto ammattire. Arrivato in un giorno di festa in auto (al termine di questo viaggio) eravamo rimasti prigionieri del traffico e della mancanza assoluta di parcheggi. Rischiavamo di non riuscire a vederlo perché eravamo solo di passaggio, partiti da Nagano e diretti a Tokyo e per qualche minuto abbiamo pensato in effetti di scappare. E invece no, il castello mi chiamava: lo avevamo anche intravisto emergere fra le case. Una bellezza austera e sfolgorante, aggraziata e un po’ inquietante che emergeva dalle anonime palazzine che popolano le città giapponesi. E per fortuna ci siamo fermati.

Il castello di Matsumoto è un’autentica meraviglia e il traffico e l’ansia dell’orario sono stati presto dimenticati. Lasciamo perdere per un attimo la sua bellezza, la cosa straordinaria è innanzitutto che questa fortezza ci sia. Nel castello si sono alternati 23 daimyo, signori feudali di Matsumoto. È uno dei soli dodici castelli a essere sopravvissuti pressoché intatti a oltre quattro secoli (è del 1593) di terremoti, incendi, guerre, bombardamenti e abbattimenti decisi perché era… “roba vecchia”, nel periodo di modernizzazione del Paese dopo il 1868. Tanti sono stati ricostruiti nel Dopoguerra e quasi mai hanno la stessa grazia degli originali (ne ho scritto in maniera più approfondita qui), specie quando ci si avvicina o ci si entra.

Castello di Matsumoto

Il Castello di Matsumoto, detto Castello del corvo (foto di Patrick Colgan, 2018)

La struttura

Costruito tra il 1590 e il 1592, il Matsumoto-jo (松本城non potè svolgere a lungo la sua funzione. Pochi anni dopo cominciò il periodo Edo che portò una progressiva pacificazione del Paese sotto lo shogunato Tokugawa e la funzione militare del maniero perse importanza.

Il castello ha alcune caratteristiche interessanti. La prima è che ha non solo una torre secondaria annessa a quella centrale, ma anche una terza, aggiunta nel corso del XVII secolo quando ormai la pace era un fatto acquisito (e infatti il suo nome è quello di ‘torre per osservare la luna’). La seconda caratteristica è che dall’esterno si possono contare cinque piani, mentre all’interno c’è un piano ulteriore, il terzo, privo di finestre e invisibile all’esterno.

E il colore nero? Dovrebbe essere un riferimento al castello di Osaka, che era della stessa tonalità scura, e quindi un segno di fedeltà del costruttore Kazumasa Ishikawa a Hideyoshi Toyotomi.

Un castello salvato da una comunità

Non si può non immaginare l’effetto che faceva questo castello ai tempi in cui il Giappone era in guerra . Ma anche la storia più recente è bella, quasi commovente. Il castello di Matsumoto fu salvato grazie alla mobilitazione degli abitanti del posto che ne impedirono la distruzione: fu proprio la città ad acquistarlo prima. grazie a un’iniziativa di Ichikawa Ryozo, giovane figura locale di spicco, e a restaurarlo poi quando aveva cominciato a inclinarsi da un lato a causa del deterioramento dei grandi pali di legno interni che lo sorreggono, e questo aggiunge un motivo in più per amarlo. Non è solo la testimonianza di un periodo del Giappone, lo stesso edificio che guardavano i daimyo dell’epoca, ma anche un simbolo amato, difeso, custodito da una comunità. E oggi è giustamente tesoro nazionale.

E poi sì, il castello è bellissimo. Forse il più bello fra i castelli giapponesi. Il suo colore nero, per il quale è stato soprannominato ‘corvo’, così come quello di Himeji è l’airone, lo rende unico.

 

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Siamo stati quasi sul punto di rinunciare, stremati dal traffico, dalle code, dall’impossibile ricerca di un parcheggio. Era un sabato di festa a Matsumoto e sembrava impossibile liberarsi del fardello dell’auto. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Il castello del XVI secolo, uno dei pochissimi sopravvissuti fino a noi intatti o quasi in Giappone, è stupendo, forse ancor più bello di quello di Himeji. Ha scampato terremoti e incendi, bombe e smantellamento durante i periodi di modernizzazione. Tutto cambia, passano gli UOmini ma Il ‘corvo nero’, cosi era chiamato, resta.

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Il castello di Matsumoto forse non è forse spettacolare come quelli adagiati su un’altura o una collina, è il caso del già citato castello di Himeji e di quello di Inuyama ma si specchia sull’acqua di un fossato che sembra un lago, dove spesso le sue forme leggere si specchiano e il suo colore lo fa emergere con forza dal panorama con le montagne a incorniciarlo.

L’interno del castello di Matsumoto

Molti consigliano di non entrare nei castelli giapponesi, in particolare a Himeji, dove le file in alcuni casi diventano interminabili. Alcuni sono completamente vuoti e le scale per salire i vari piani sono in alcuni casi molto ripide. A me le stanze vuote piacciono, perché permettono di riempirle con l’immaginazione, di ammirarne gli spazi e le tecniche di costruzione senza nulla che ostruisca la vista. E poi ci si entra a piedi scalzi, si sente il legno sotto i piedi e che scricchiola leggermente e si torna con la mente al passato.

Ma il i Matsumoto non è vuoto: ospita un’esposizione sulla storia del castello: pannelli, cartine e soprattutto una quantità enorme di armi. Ci sono picche, spade, armature e soprattutto moltissime armi da fuoco. Se si può correre il rischio di dimenticarsene, ci ricorda che era una struttura dedicata alla guerra.

Castello di Matsumoto (

Castello di Matsumoto (foto di Patrick Colgan, 2018)

Come arrivare a Matsumoto

Matsumoto è nella zona delle Alpi giapponesi, vicino a a Nagano: non è una città piccola e conta intorno ai 240.000 abitanti. Il castello è in centro e dista circa 15 minuti a piedi dalla stazione della città (o 5 in bus). Per arrivare a Matsumoto da Tokyo c’è il treno Azusa o Super Azusa che arriva in due ore e mezza, il costo è di circa 6500 yen a tratta. Insomma, conviene avere il Japan Rail Pass attivo e non so se valga la pena fare un’escursione in giornata, anche se a Matsumoto c’è anche un grande museo di stampe Ukiyo-e.

Da Nagano sono invece 50 minuti di treno. Matsumoto è ben collegata da bus anche con Takayama, ci vogliono 2 ore e mezza a poco più di 3000 yen. In treno invece ci si mette quasi il doppio.

Il castello di Matsumoto riflesso (Foto di Patrick Colgan, 2018)

Il castello di Matsumoto riflesso (Foto di Patrick Colgan, 2018)

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