Oggetti smarriti in Giappone

di patrickcolgan

Perdere ogni tipo di cosa nell’arco di un viaggio (anzi, di un giorno). E ritrovare tutto. Gli uffici oggetti smarriti in Giappone sono una cosa seria.

Ho sognato che avevo ritrovato l’iPad. Era rimasto sotto il futon, e un senso di sollievo mi scioglieva un nodo nel petto. “Come ho fatto a essere così stupido?”, mi dicevo prima di chiudere nuovamente gli occhi nella notte di Kyoto. Ovviamente la mattina mi alzo con la sensazione di esser stato fregato dal mio cervello. Mica l’avevo ritrovato davvero l’iPad. Controllo accuratamente sotto il cuscino, sotto le valigie e sotto il futon, ma non ce n’è traccia. Lo avevo sicuramente lasciato sull’aereo, stordito dal fuso orario e, forse, dal fatto che per una volta non ero da solo, ma con un grande gruppo con moglie, parenti, nipoti, amici. Troppe cose a cui prestare attenzione e troppe novità, forse.

Niente panico, mi dico. Siamo in Giappone.

Smarrire un oggetto in Giappone

Chi è stato in Giappone ha spesso aneddoti incredibili da raccontare sugli oggetti smarriti e ritrovati. Certo, capita di vedere il controllore andare avanti e indietro nel treno con un ombrello smarrito in mano per cercare il proprietario, un’accortezza che qualunque italiano trova commovente. E questo già denota una certa attenzione al tema. Ma si narra anche di portafogli abbandonati sul marciapiede e ritrovati ore dopo dolcemente appoggiati sull’aiuola a fianco, magari con un biglietto di scuse per averlo spostato. Taxi che fanno dieci chilometri a ritroso per riportarti in albergo una guida Lonely Planet logora che hai dimenticato sul sedile posteriore e te la riconsegnano assieme a una penna omaggio (mi è successo). Oppure può succedere ancora che ti ritrovi senza biglietto sul treno e, maledizione, “in stazione lo avevo ed ero anche passato ai tornelli”. E il controllore, che preferirebbe non essere costretto a farti la multa, chiama il personale alla stazione di partenza, che effettivamente trova il tuo biglietto per terra. E lo trova subito, perché è l’unico pezzo di carta per terra nell’intera stazione (mi è successo).

Insomma, capitano cose così con i wasuremono (oggetti dimenticati) e quando senti gli annunci che con cortesia invitano a fare attenzione, a non dimenticare nulla, ti viene da immaginare che sia una specie di implorazione. Perché poi dovranno mettercela tutta a restituirti l’oggetto.

Quindi, per favore, non perdete nulla in Giappone, se potete.

*latergram* Ci sono capitato davanti per caso, alla fine di una passeggiata fra i boschi e anche se lo avevo già visto due volte non ho potuto resistere, il giardino del Tenryu-ji era sempre meraviglioso, oggi come al tempo del mio primo viaggio in Giappone. Mi sono seduto di fronte al lago e i ricordi di otto viaggi sono tornati di colpo, confusi… come se avessi compiuto un cerchio. * I passed in front of its entrance by chance, at the end of a hike among the hills and woods that surround Kyoto. And I couldn’t resist, I wanted to see the Tenryu-ji garden again. And it was beautiful just as It was at the time of my first trip to Japan. I sat in front of the lake and suddenly the memories of eight trips to Japan came back together… It was as I had completed something, as I had gone full circle.

Una foto pubblicata da Patrick Colgan (@colgan78) in data:

L’ufficio oggetti smarriti a Kyoto

Però, ecco, avevo dimenticato un iPad questa volta che era qualcosa di più di una vecchia guida. E il primo tentativo di recuperarlo era già andato a vuoto. Alla stazione di Kyoto mi avevano dato la mappa per raggiungere l’ufficetto oggetti smarriti (pericolosamente vicino a Dai-ichi Asahi, il miglior ristorante di ramen della città). Alla vista dell’anziano impiegato avevo cercato di prepararmi tutte le frasi giuste in giapponese, ero pronto. E invece non aveva detto una parola, aveva armeggiato un po’ con un tablet e poi me lo aveva passato. E io avevo parlato in videochiamata con una ragazza che parlava un inglese perfetto e che via via traduceva quello che dicevo. Alla fine l’uomo era sparito in uno stanzino dove si intravedevano decine di ombrelli allineati, ognuno con un cartellino, ed era riapparso qualche minuto dopo, sconsolato. Il mio tablet non c’era.

L’oracolo

Complice il sogno e il responso favorevole di un omikuji, gli oracoli scritti che si ricevono nei santuari scintoisti, decidiamo di tornare all’aeroporto del Kansai l’indomani, sfruttando il Japan Rail Pass, nonostante svariate telefonate non ci abbiano confermato che il mio tablet è stato ritrovato. Del resto l’aeroporto del Kansai non ha mai perso un bagaglio in vent’anni. Sono attenti all’argomento, insomma.

missing thing: it can be found, but it takes time

missing thing: it can be found, but it takes time. L’oggetto smarrito può essere ritrovato, ma serve del tempo

Il piano è semplice, ma il viaggio è impegnativo. Sveglia prima dell’alba per essere all’aeroporto alle 8. Contiamo di recuperare nel giro di un’ora l’iPad e anche un libro che mia moglie Letizia ha probabilmente lasciato in aeroporto. Poi riprendiamo il treno per andare a Himeji a vedere il famoso castello. Poi torniamo indietro, riprendiamo amici, parenti e bagagli a Kyoto e andiamo tutti assieme a Tokyo. Un piano esageratamente ottimistico, ma perfetto. In Giappone sono ottimista su queste cose.

Poche ore dopo, in effetti, siamo a Himeji con libro e iPad, entrambi ritrovati, custoditi e riconsegnati a noi nel giro di venti minuti grazie all’aeroporto del Kansai e allo staff di Turkish airlines (per l’iPad).

Facce di due che hanno ritrovato gli oggetti smarriti

Facce di due che hanno ritrovato gli oggetti smarriti (foto di Patrick Colgan, 2016)

Il castello di Himeji

Il castello di Himeji (foto di Patrick Colgan, 2016)

Perdere un oggetto sullo shinkansen

Non era finita e l’epilogo della giornata è tragicomico. Perché arrivati a Tokyo dopo un viaggio faticoso scendiamo in otto con troppi bagagli e passeggino dallo shinkansen, il treno ad alta velocità. Una nostra amica si rende conto subito di non avere più lo smartphone: lo ha dimenticato sul treno. Passano pochi secondi e le porte si chiudono, fra scene di disperazione e sguardi allarmati dei giapponesi presenti. Ci rivolgiamo al capostazione che, impassibile, non distoglie lo sguardo dai binari e ci dice che non possiamo tornare a bordo: il treno in effetti sta ripartendo, vuoto, e ci invita a rivolgerci all’ufficio oggetti smarriti. Ce ne sono due alla stazione di Tokyo e per gli oggetti lasciati sullo shinkansen bisogna andare in uno specifico. Qui ci fanno compilare un foglio e ci invitano a tornare il giorno dopo.

Inutile dire che lo smartphone ci sarà riconsegnato intatto, fra la sorpresa degli amici e il mio sollievo. Perché va bene fidarsi del Giappone, ma è meglio non esagerare.

Lo shinkansen

Lo shinkansen (foto di Patrick Colgan, 2013)

Perdere oggetti nella metropolitana di Tokyo

La giornata però ha ormai preso questa piega. E abbiamo deciso di mettere alla prova il Giappone fino all’estremo. Così, mentre stiamo tentando di trasferirci al nostro airbnb e parte del gruppo è impegnato con bambini e passeggino (i due nipoti sono piccoli), ci ritroviamo sul treno con una valigia in meno. Non ci posso credere. Scendo alla prima fermata, soltanto io, e chiamo a raccolta tutto il mio giapponese per spiegare a un impiegato sorpreso e un po’ affranto che cosa è successo. Lui mi chiede di aspettare e fa qualche telefonata con tono formale: cercheranno la valigia.

Dopo 15 minuti suona il telefono: hanno trovato la valigia. Sul trolley c’è la targhetta col nome di mia moglie e devo anche spiegare perché lei non è presente, cosa non semplicissima. Ma nel giro di mezz’ora sono di nuovo in un ufficio oggetti smarriti e con la valigia in mio possesso.

Ripenso a quell’oracolo ricevuto nel santuario scintoista e prometto che non metterò più alla prova il Giappone in questo modo.

Cartello oggetti smarriti in Giappone

Un cartello che indica Lost and Found, oggetti smarriti

nota a margine: non prendete questo racconto come una prova del fatto che eravamo in troppi o che viaggiare con i bambini in Giappone è difficile. Al contrario, il Giappone è perfetto per viaggiare con i bambini e il viaggio è andato alla grande (a parte questa giornata). Letizia lo ha raccontato tutto nel suo post: Il Giappone con bambini

Cosa fare se avete smarrito qualcosa in Giappone.

La prima cosa da fare è non farvi prendere dal panico e, se possibile, tornare sul posto o fare la strada a ritroso, facendo attenzione anche ai lati. Di frequente gli oggetti vengono appoggiati ai margini della strada o sui muretti dai passanti che li vedono. Se non c’è nulla andate al più vicino koban, l’ufficetto di polizia di quartiere. Ce ne sono ovunque e gli oggetti smarriti vengono spesso consegnati qui, anche i più banali. Di solito i poliziotti non parlano inglese, ma potrebbero bastarvi poche parole in giapponese per farvi capire.

  • wasuremono – oggetto dimenticato
  • nakushimashita – ho perso
  • saifu – portafogli
  • keitai – telefono
  • camera – macchina fotografica
  • kaban – borsa
  • kasa – ombrello
  • hon – libro

Poi vi chiederà un numero di telefono o quello del vostro hotel. Una buona idea è comunque tornare il giorno seguente.

Koban a Tokyo

Koban un ufficetto della polizia. In genere è identificato da una X sulle mappe e nelle zone frequentate dai turisti c’è scritto chiaramente Koban (foto da Wikimedia, licenza creative commons, foto di Lover of Romance)

Cosa fare se lasciate un oggetto sul treno in Giappone

Rivolgetevi allo staff della stazione, cercando di spiegare dove avete probabilmente lasciato l’oggetto. Se è possibile recuperarlo subito cercheranno di restituirvi l’oggetto in breve tempo (ci è capitato che uno zaino lasciato su un treno che era ripartito venisse recuperato dal controllore e messo su un treno che tornava verso di noi, riconsegnato in breve tempo). Altrimenti confidate negli uffici oggetti smarriti, anche per piccole cose come libri o ombrelli.

Parole utili:

  • densha – treno
  • eki – stazione
  • tokkyuu – treno espresso
  • shinkansen – treno ad alta velocità

Link utili

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3709d0fPatrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna. (chi sono) Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi
Licenza Creative Commons

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6 Commenti

Michela Novembre 16, 2016 - 12:28 am

Verissimo!! Al mio ragazzo gli era caduto il telefono dalla tasca sui sedili della metro. Ai tornelli di uscita avvisiamo subito gli addetti che fanno un giro di telefonate, ci fanno aspettare fino a che il treno arriva al capolinea e sconsolatici dicono che non l’hanno trovato. Ci invitano ad andare il giorno dopo all’ufficio oggetti smarriti di Ueno, e dopo esssersi accertati che il telefono fosse il nostro ce l’han consegnato, spento, così non si scaricava la batteria e nessuno ci avrebbe curiosato dentro….
Fantastici!!

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Patrick Novembre 16, 2016 - 1:21 pm

Esatto, anche a noi hanno consegnato tutto spento. Eravamo senza parole. E dire che in Italia nelle stazioni li hanno addirittura eliminati gli uffici oggetti smarriti.

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Alessio Novembre 16, 2016 - 11:02 am

Vedi, ad averlo letto prima questo post forse avrei ritrovato il portafogli che mi è caduto dalla tasca mentre pedalavo dalle parti del To-ji 🙁

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Patrick Novembre 16, 2016 - 1:18 pm

Mi dispiace… io nell’arco di tanti viaggi ho smarrito varie cose e sempre ritrovato tutto, in un modo o nell’altro. Spero che almeno questo post aiuti qualche altro viaggiatore!

Poi magari il Giappone cambierà su questo punto, chi lo sa. Ma per il momento è davvero speciale.

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Adriano Giglini Dicembre 30, 2018 - 2:20 am

Io ho dimenticato un sacchetto con attrezzi da bonsai appena comprati e vari souvenir , eravamo fra gli ultimi clienti . ma quando siamo tornati indietro erano già chiusi .Ho cercato il punto di polizia lì vicino (stazione di kyoto dove ci sono almeno 10 piani di ristoranti e scalinate ) ed un poliziotto – che non sapeva assolutamente parlare inglese – è corso in mio aiuto , fra varie peripezie di linguaggio -ho spiegato che avevo dimenticato questo sacchetto con attrezzi per bonsai in quel ristorante al decimo piano con ricevuta del ristorante ed ovviamente ora ed importo, inoltre ho spiegato che nel suo interno vi era anche la fattura che dovevo allegare al mio passaporto. Mi rispondeva che ovviamenteil locale era già chiuso e che l’indomani se fossi passato avrebbero chiamato con mè presente . Così è stato l’indomani nella mattinata con il medesimo poliziotto siamo andati fino al ristorante incriminato ,e spiegando il tutto abbiamo chiesto se avessero trovato il fantomatico sacchetto – Ma nulla ! Il capo ristoratore ( molto scortese già nella serata prima ) , mi chiedeva che se volevo potevo guardare io stesso sotto i tavoli con i clienti seduti….ma sei scemo ? – ho pensato io – o mi prendi per il culo ? vorresti dirmi che apri il ristorante e non fai pulizie del giorno prima ? ( premetto che non è la prima volta che vado in giappone e anche che era la prima volta che cercavano di farmi pagare un prezzo quasi doppio da ciò che avevo mangiato dal menù , perciò in fase di pagamento cassa avevo avuto una discussione sul fatto che mi chiedeva di pagare 16000 yen , quando in due – io e mia moglie- avevamo mangiato un già caro menù da 8000 yen . Mi rassegno e visto che ero in prossimità di partire non ho pensato che magari gli altri clienti – solo due coppie rimaste – lo abbiano trovato e portato in un ufficio oggetti smarriti. Vi è un ufficio oggetti smarriti alla stazione di kyoto ??? un sito ??? dove poter inoltrare la domanda ??? poi per farmelo spedire non è un problema , ho degli amici a kioto che staranno lì fino a fine gennaio e potrebbero portarmelo loro .

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patrickcolgan Dicembre 30, 2018 - 12:50 pm

Caro adriano, Innanzitutto mi dispiace per la disavventura mi per la scortesia del ristoratore. Purtroppo con l’aumento del turismo sono storie che negli ultimi anni capita di sentire con Maggiore frequenza. Anche io penso anche io penso che qualche cliente posso aver preso l’iniziativa anche per non disturbare chi stava lavorando. Nel post È descritta la mia esperienza con l’ufficio oggetti smarriti della Stazione e spiego dov’è. Li hanno anche un servizio in inglese in videoconferenza, detto questo Non so se siano contattabili via email se hai amici a Kyoto Forse la soluzione migliore sarebbe di chiedergli di fare un passaggio.

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