Cinque viaggi in treno bellissimi (più uno)

di patrickcolgan

Alcune ferrovie indimenticabili sulle quali ho viaggiato

Amo il treno. E’ un mezzo che amo perché è lento, e non mi riferisco ai ritardi. Lo amo perché ti accorgi di muoverti, del paesaggio che cambia lentamente. Lo amo perché mi rilassa, perché favorisce l’incontro fra le persone: porta in mezzo alla gente. Lo amo perché ti dà libertà, perché l’auto, in fondo, è solo un altro ingombrante bagaglio da portarsi dietro. Lo amo perché è bellissimo sfogliare gli orari dei treni e perdersi fra le destinazioni, i nomi delle stazioni, specie quelle piccole e sconosciute. Penso con nostalgia ai treni a lunga percorrenza che spariscono, sopraffatti dagli aerei low cost. Ho fatto viaggi bellissimi in auto, in California, nei Balcani occidentali, in Grecia, a Cuba, dove era la scelta migliore (o l’unica). Ma il treno è nel mio cuore.

European rail summer timetable

L’orario dei treni europeo

Magari poi pesano anche il fatto che avevo 15 anni di meno e tutto sembrava più nuovo ed esaltante, ma il senso di libertà degli interrail, il sussulto regolare dei vagoni sulle rotaie che entrava a far parte di te, il caleidoscopio delle stazioni, degli scompartimenti, dei volti dei passeggeri con cui condividevi brevi o lunghi frammenti di viaggio restano fra i ricordi più vividi e confusi che porto con me. Leggendo un post sui viaggi in treno più belli non ho quindi potuto non pensare ad alcuni viaggi in treno indimenticabili. Non i più belli in assoluto, perché alcuni restano ancora fra i sogni da realizzare come la transiberiana, ma ho ricordato gli itinerari più belli che ho percorso.

6. La delusione: Myrdal – Flam (Norvegia)

Inizio da una delusione. Perché poteva essere uno dei percorsi più belli e invece lo ricordo se non come un mezzo incubo, come un sogno rovinato. La Flåmsbana (si legge flomsbana) è un binario meraviglioso, un’incredibile strada ferrata che scende insinuandosi nelle pendenze di uno stretto fiordo nel sud della Norvegia. Attraversa un passaggio che inizia largo e si stringe sempre più come un imbuto. Attraversa fiumi, entra nel ventre della montagna, sfiora cascate scivolando lungo pendenze impensabili per un normale treno. In meno di venti chilometri divora oltre 800 metri di dislivello lungo i fianchi di monti impervi e severi anche se in realtà non te ne accorgi veramente. Bellissimo? Non proprio.

Sono passati dieci anni e quindi potrebbe essere cambiato molto (sembra però che le cose non siano troppo diverse), ma il punto è che i norvegesi sembrano avere un’insana passione per il kitsch e forse una fiducia non sufficiente nelle bellezze naturali  sconvolgenti del loro paese. Capisco la necessità di riempire i vagoni con le masse scomposte di turisti (sono quelli del temibile circuito Norway in a nutshell). Ma che bisogno c’è di trasformare il convoglio in un trenino turistico con l’altoparlante che non la smette di parlare e non ti lascia mai solo con il superbo paesaggio? Che bisogno c’è di fermarsi alla cascata di Kjosfossen e invece che osservare l’acqua e ascoltarne in silenzio il rombo, dover assistere a un bizzarro spettacolo che rievoca il mito di Huldra, la protettrice dei boschi? Fidatevi: molto meglio scendere a piedi lungo l’idilliaco sentiero di quattro-cinque ore, tutto in discesa.

Through the Window

I paesaggi che si vedono dal finestrino sono davvero bellissimi
“Through the window” by Phil (da Flickr cc-attribution non commercial)

Flamtastic views for an hour

“Flamtastic views for an hour” di Karen Blumberg (da Flickr)
(cc attribution – non commercial)

Foto di Karen Blumberg, da Flickr – licenza creative commons 

L’incubo kitsch peraltro non finì a Flåm ma proseguì. Presi il traghetto che portava a Gudvangen, un fiordo di bellezza struggente, dalle pareti cupe, ripide e austere, uno dei posti più belli che io abbia mai visto, in mezzo al quale c’era però un orribile centro visite in cemento che vendeva paccottiglia e davanti al quale due figuranti vestiti da vichinghi duellavano con asce e spade. Davvero, spero non sia più così e che quel posto lo abbiano abbattuto, raso al suolo e che abbiano messo quei due vichinghi a fare i guardaboschi. Ma non ci scommetterei.

5. In treno alle Cinque terre (Italia)

Le Cinque terre sono un luogo emozionante, di una bellezza onirica, irreale, ma che trovo incredibilmente strano. Molto più strano del resto della Liguria, una regione che amo molto. Per la maggior parte dell’anno le Cinque Terre sono praticamente terra straniera, come certi angoli di Firenze e Roma. La presenza di americani, giapponesi, francesi è impressionante ed è di quei posti dove albergatori e ristoratori, a meno che tu non abbia uno zaino invicta sulle spalle, ti salutano prima in inglese. Capita pure, accanto a scoperte stupende, di incontrare un po’ di scortesia o di fare brutte esperienze. Succede, purtroppo, nei posti così affollati.

Vista la quantità di turisti, capita l’esperienza strana di trovarsi con gente di tutto il mondo stipati in quei trenini che sono praticamente l’unico modo per spostarsi fra i cinque meravigliosi paesi. Case che sfidano la natura, in bilico fra la roccia e l’acqua. Gli spostamenti sono brevissimi, ma emozionanti, anche se i vagoni sono affollati, anche se i treni sono (ahimé) in ritardo.

Come in un proiettore di diapositive il paesaggio è inframezzato dal buio pesto delle gallerie che si aprono improvvisamente su di un blu profondo, rotto solo dal bianco della schiuma.  Il ricordo di un viaggio nelle Cinque terre evoca proprio il colore di questo mare, il verde delle vigne che sembrano tuffarsi fra le onde e le gambe doloranti per i troppi gradini. E poi, in sottofondo, il rumore sferragliante di quei treni.

Sulle Cinque terre ho scritto raccontando il trekking da Levanto a Monterosso

Vernazza

Vernazza, di Lauren Rauk (da Flickr)
(Licenza creative commons cc-attribution non commercial)

Sea Train


Sea Train (di Simao Mata, da Flickr)

4. Lo Shinkansen da Tokyo a Kyoto (Giappone)

Non si dimentica facilmente la prima volta che si vede questo ‘mostro’ bianco arrivare silenziosamente in stazione. Lo Shinkansen sembra pronto a trasformarsi in un robot gigante nel caso fosse necessario difendere la terra da un attacco alieno. Ma la meraviglia non si risolve in questa immagine: la stazione sembra un unico organismo vivente che pulsa, si muove a un suo ritmo, secondo sue logiche. Ricordo lo stupore con cui osservai l’elaborata procedura di disimbarco e imbarco eseguita alla perfezione dal personale e dalle file di passeggeri come se fossero un’unica macchina biomeccanica.  Ma prendere lo Shinkansen in Giappone è un rito anche per me. Prevede l’arrivo con un certo anticipo e  l’acquisto di un giornale, di una bottiglia di tè verde e dell’ekiben, il pasto completo in scatola (bento) venduto in stazione (eki) – a volte sono quasi piccole opere d’arte – che consumo ordinatamente in treno come gli altri viaggiatori (qui è possibile, sulle metropolitane sarebbe estremamente maleducato, oltre che difficile).

Ma il momento più bello di questo viaggio è quando, lasciata Tokyo ad altissima velocità, compare sulla destra l’enorme, inconfondibile profilo del Fuji-san. Il monte Fuji è in grado di far tornare bambini, a volte, anche i più compassati uomini d’affari giapponesi. Non è raro sentire sul vagone un mormorio che serpeggia o un’esclamazione quando il monte appare, improvviso e inconfondibile. Se vai verso Kyoto prendi un posto col finestrino, sulla destra del vagone. Mi raccomando.

⇒ Sui treni in Giappone ho scritto un post – guida al Japan Rail Pass

Lo shinkansen

Lo shinkansen on sembra pronto a trasformarsi in un robot gigante? (foto di Patrick Colgan, 2013)

ekiben

Ekiben, un pranzo completo che si acquista in stazione (foto mia)

Il monte Fuji visto dal treno

Il monte Fuji visto dal treno

3. Treno notturno da Varanasi a Delhi (India)

Riuscire a prendere lo Shiv ganga express, il treno notturno che collega Varanasi a Delhi fu già una mezza avventura. Il treno era pieno e solo la caparbietà di una piccola agenzia di viaggi di Udaipur riuscì a trovarmi un posto. Ero già verso la fine del mio viaggio in India e avevo capito, gradualmente, che se insisti, se aspetti pazientemente, se aspetti un giorno, se trovi le persone giuste (e magari pagando qualcosa per il disturbo), tutto in quel Paese diventa possibile. Non mi ero accontentato del responso della biglietteria. E in quell’agenzia, dopo una serie di telefonate concitate mi trovarono un posto per ‘vip’: su tutti i treni ci sono infatti posti riservati nel caso in cui un personaggio di rilievo debba viaggiare. E non pagai alcun sovrapprezzo. Ma gli ostacoli non erano finiti. perché prendere un treno in India a volte non è un’azione così banale. Quando, alcuni giorni dopo, dalla parte opposta del Paese, fu l’ora di andare alla stazione di Varanasi, tutti sembravano estremamente scettici sulle mie possibilità di farcela, ad arrivare in tempo, nonostante mi muovessi con due ore di anticipo. Arrivare alla stazione dalla città vecchia significa infatti affrontare un lungo percorso e un traffico bestiale. Per dare un’idea, tutti concordavano sul fatto che fra risciò a pedali, a motore o taxi, il mezzo più veloce era senz’altro il primo. E in effetti finimmo in mezzo a infiniti cortei nuziali, auto incolonnate, camion messi di traverso. E mentre io osservavo preoccupato, il ‘pedalatore’ alla guida del risciò dribblava carretti e mucche, saliva sul marciapiede, si infilava in vicoli e ne usciva improvvisamente. Arrivai al binario solo in mezzo a una marea umana, nel buio, col mio zaino troppo grande e mi infilai non so come nel mio vagone, appena in tempo.

Le cose più complicate, le conquiste, si ricordano sempre con un piacere particolare. Fu un viaggio bello e comodo anche se ricordo poco del percorso in sé, perché  mi addormentai quasi subito. Arrivammo con oltre quattro ore di ritardo, ma nessuno sembrò farci alcun caso.

⇒ Nel Paese ho fatto altri viaggi in treno: almeno uno ugualmente complicato, per andare a Ooty

Wedding parade in Varanasi

Ci mancava pure il corteo nuziale… (foto mia)

Varanasi to Palakkad

Le cuccette in un treno indiano: erano esattamente così
Foto di Zippaparazza (da Flickr cc-attribution non commercial)

Varanasi Train Station

Varanasi Train Station (foto di Zack Lee, da Flickr cc – attribution non commercial)

2.Da Inverness a Kyle of Lochalsh (Scozia)

It’s a symphony in three parts: pastoral, mountain and sea

I treni delle highlands scozzesi attraversano luoghi selvaggi e deserti, pazzeschi e verdissimi. Forse il percorso più emozionante quanto a panorama è quello fra Inverness e Thurso, all’estremo nord. Ma a me è rimasto nel cuore quello fra Inverness e Kyle of Lochalsh, la porta che si affaccia sull’Isola di Skye a ovest. E’ una ferrovia sottile, scavata nella roccia, che alle volte sembra sospesa nel nulla, sulla quale macina chilometri un incredibile trenino che alla fine, quando si arriva, sembra quasi infilarsi nell’acqua (e invece si ferma, tranquilli). Che nel vagone quel giorno ci fosse un gruppo di musicisti impegnato in un’indiavolata jam session folk, aggiunge una colonna sonora a quei ricordi, come se fosse un film.

Kyle line

‘Wild skies’ Foto di Robin e Taliesin Coombes (da Flickr © usata col permesso degli autori, used with permission from the authors)

Kyle line

Wikimedia commons Kyle line, foto di John Allan

Kyle of Lochalsh

L’arrivo sull’acqua… (foto di Annie ed Andrew, da Flickr)

1. Da Trondheim a Bodø (Norvegia)

Secondo la Lonely Planet è il più bel treno notturno d’Europa. Ma forse non è corretto chiamare quello che corre lungo la ferrovia del Nordland un treno notturno. Perché d’estate questi binari che accarezzano i larghi fiordi valicando la linea immaginaria del circolo polare artico sono sempre illuminati dalla luce rosata di un eterno tramonto. Il ricordo di questo percorso che portava verso la destinazione sognata delle isole Lofoten è struggente. Era dolorosamente struggente già allora, visto che dopo il primo viaggio, nel 2001, tornai subito due anni dopo negli stessi posti. E ancora oggi provo un’intensa nostalgia di quel viaggio che, ne sono sicuro, rifarò.

Una cosa è certa: i panorami e quell’irreale colore che il cielo assume solo nelle assurde notti del nord ti terranno sveglio tutta la notte. Sulle cuccette questa volta si può risparmiare.

NSB 4653, Bodo, Norway

di John, da Flickr

Depuis le train, entre Trondheim et Bodo

Il panorama dal finestrino (di Christine Veeschkens, da Flickr)

 

Potrebbero interessarti

20 Commenti

Tina Di Benedetto Ottobre 20, 2013 - 9:55 pm

bellissimo post

Reply
Diecimila Miglia Ottobre 21, 2013 - 9:38 am

Che bello questo post! E’ sempre emozionante vedere come il paesaggio cambia gradualmente lungo il viaggio in treno…

Cerco sempre di fare qualche tragitto in treno quando viaggio…

Se ti capiterà di andare in Cina, non farti mancare un viaggio lungo (almeno 10 ore) in treno, è un’esperienza unica non tanto per il paesaggio quanto per quello che vedrai fare alla gente…di tutto!

Ciao!

Reply
linda Ottobre 21, 2013 - 11:52 am

bel post!
mi sa che dovresti provare la famosa transiberiana d’Italia 🙂

Reply
Mariangela Traficante Ottobre 21, 2013 - 12:24 pm

Bellissimo questo post e che voglia di partire in treno… E la combinazione: ho visitato le Cinque Terre proprio due fine settimana fa ed ho provato le sensazioni che descrivi tu,
E poi: “Come in un proiettore di diapositive il paesaggio è inframezzato dal buio pesto delle gallerie che si aprono improvvisamente su di un blu profondo”, questa descrizione è perfetta!
E concordo: visitandole un normale weekend di metà ottobre, ho avuto la sensazione di trovarmi all’estero tanto era il crogiuolo di lingue intorno a noi, ed ho capito ancora una volta quanto sia rinomata l’Italia all’estero…

Reply
andrea Ottobre 21, 2013 - 12:49 pm

Vuoi un consiglio ? Per treni panoramici la svizzera ha delle discrete opportunità.

Reply
patrick Ottobre 21, 2013 - 3:37 pm

Grazie per i commenti!
Linda: grazie, non l’ho mai fatta! La ‘transiberiana d’Italia’ è la Sulmona -Carpinone, per chi si sta chiedendo cos’è http://www.ferroviedimenticate.it/eventi/molise/molise_01.htm E’ la segna fra i viaggi da fare.
Fra le ferrovie splendide e poco conosciute cito allora anche la Faentina fra Faenza e Firenze che tocca Brisighella e Marradi
Mariangela: grazie!
Andrea: è vero. Anche quelli devo farli (ho usato quelli austriaci, invece). ma come hai letto nel post non è solo una questione di panorami. E’ un’insieme di cose.

Reply
martina santamaria Ottobre 21, 2013 - 3:56 pm

Ma anche noi italiani dovremmo riscoprirle e frequentare di più, le Cinque terre, perché sono uno dei posti più belli del mondo. Parole vere. Grazie per il postocino che hai trovato nel tuo blog per la mia amata terra, la Liguria. Vieni presto a trovarmi,ne sarei davvero felice

Reply
Cinque viaggi in treno bellissimi (più uno) | orizzonti | Travelling Fuso Ottobre 21, 2013 - 6:13 pm

[…] Cinque viaggi in treno bellissimi (più uno) | orizzonti. […]

Reply
Pietro Luigi Piccardo Ottobre 21, 2013 - 7:10 pm

Grazie. Aggiungere altro mi sembra superfluo (anche queste mie).

Reply
nicola Ottobre 21, 2013 - 10:34 pm

Belli i treni! Bello il post

Reply
Chiara Ottobre 22, 2013 - 12:47 am

che emozione rivedere l’orario europeo con il quale ho girato l’europa in Interail nel 1997…. è vero viaggiare in treno è sempre bellissimo 🙂 bellissimo post! grazie!

Reply
patrick Ottobre 22, 2013 - 10:05 am

Grazie!
Martina: tornerò sicuramente perché è una regione bellissima
Chiara: ho dedicato un post, un po’ particolare, solo a quell’orario… http://patrickcolgan.wordpress.com/2013/04/26/il-libro-piu-bello/

Reply
passoinindia Novembre 28, 2013 - 12:16 am

Ciao. Negli anni 90 ho preso anche io il treno norvegese tratta Flam-Nyrdal. Era una situazione diversa perché il treno era praticamente vuoto, era agosto e, come sai, non è certo (almeno non allora) la punta massima dell’affluenza turistica, anzi. Il percorso è davvero entusiasmante, proprio come lo descrivi. Il fatto è che arrivati a Myrdal siamo rimasti un po’ delusi e ci siamo catapultati dentro a quello che allora era un piccolo ristorante con grandi tavoli di legno e un po’ spartano (ed è meglio così). Il fatto è che in quel momento il treno è ripartito e noi siamo rimasti bloccati lassù per quasi due ore, in attesa del successivo. Peggio per noi, abbiamo fatto gli italiani preoccupati di accapparrarci un tavolo libero per riempirci la pancia. Ma quante risate per questo! Nel complesso, è stata anche per noi una delusione, anche perché la Norvegia non nasconde le sue bellezze di cui si può godere in quasi tutti i suoi angoli, con qualunque mezzo li percorri. Spettacolo straordinario che resta nel cuore. Un mondo a parte.

Vorrei inoltre chiederti se mi autorizzi a prelevare parte di questo tuo post, quello su viaggio in treno per Varanasi che posterei sulla nostra pagina Facebook, ovviamente citandone link e autore, cioè tu.
Un saluto.

Reply
patrick Novembre 28, 2013 - 1:21 pm

Passoinindia: grazie per questo ricordo di tanti anni fa che mi ha riportato alla mente gli anni dell’interrail e di situazioni simili che capitavano ogni giorno o quasi.

E naturalmente mi farebbe molto piacere essere menzionano, citato e linkato sul vostro blog!!

Reply
Cose da ricordare di un anno di viaggi – il 2013 | orizzonti Dicembre 26, 2013 - 2:52 pm

[…] Cinque viaggi in treno bellissimi – Non i più belli in assoluto, ma i più belli che ho fatto. E’ stata […]

Reply
Treni e travelblogger: intervista a Patrick Colgan | #BassaVelocità Febbraio 7, 2014 - 4:39 pm

[…] Hai mai avuto occasione di viaggiare in treno fuori dall’Italia? Sì ho viaggiato in treno prima in tutta Europa con tre splendidi viaggi Interrail, arrivando via terra e mare (a volte anche col treno che saliva sulla nave) fino al circolo polare artico in norvegia, o fino in Irlanda o fino alla punta più a nord della Scozia, prendendo poi il traghetto per le Orcadi. Oggi i tempi sono cambiati, il fly & drive è diventato economico e ha reso la vita difficile all’interrail. Ma quella del viaggio in treno è un’esperienza che consiglio di fare a tutti, non solo da giovani, ma a tutte le età. Viaggiare l’Europa in treno, lentamente, vedere i panorami e le persone che cambiano a volte gradualmente, a volte bruscamente, rendersi conto delle distanze – non poi così grandi – sono esperienze preziose, indimenticabili, che mi hanno fatto crescere e che mi hanno dato un’idea più chiara di cosa sia l’Europa. Poi ho viaggiato in India e in Giappone, due Paesi diversissimi, naturalmente, ma che mi hanno stupito per l’importanza che ha il treno nella vita delle persone. In particolare in Giappone il treno è quasi un’arte. Credo che per i dirigenti delle ferrovie italiane (e pure i dipendenti) uno stage o un viaggio in Giappone dovrebbero essere obbligatori, per vedere come si fanno le cose per bene, come si possono fare le cose diversamente. Ho molti amici a Tokyo, almeno una dozzina. E pensa che quasi nessuno ha l’auto, molti nemmeno la patente. Fra treni di superficie e metropolitane non ce n’è bisogno. I viaggi in treno più belli li ho raccontati in un post: cinque viaggi in-treno bellissimi (piu uno) […]

Reply
Lucia @luoghidavedere Luglio 1, 2015 - 12:05 pm

Ciao Patrick, no, direi che la situazione in Norvegia sulla Flåmsbana non è cambiata e non credo cambierà. Purtroppo i turisti portano ricchezza e, quando se ne vogliono attirare sempre di più (con rispettivi portafogli), il risultato è che si inventano cose kitsch tipo una tizia vestita da Huldra che balla sotto una cascata. Che ci vuoi fare, è così dovunque. Vedi centurioni davanti al Colosseo. Comunque a me, a parte qualche tocco un po’ trash, la Flåmsbana e il Norway in a Nutshell sono piaciuti. 🙂 Paesaggi da sogno, cascate, boschi, laghetti, fiordi spettacolari. Tutta la Norvegia sintetizzata in pochi km. Per chi ha pochi giorni per visitare il Paese è certamente un buon modo per vedere il più possibile. 😉

Reply
patrickcolgan Luglio 1, 2015 - 12:57 pm

Ciao Lucia e grazie per l’aggiornamento che purtroppo non mi conforta! 🙂
Certo è un po’ così ovunque, ma i centurioni non sono messi lì dal Comune di Roma e trovo che fare dei centri visite in cemento in fondo a un fiordo e rendere kitsch una bella ferrovia non sia il modo migliore di promuovere un turismo di qualità. Io li trovo sconfortanti e sono il tipo di cose che mi fanno passare la voglia di viaggiare. Non ce ne sarebbe alcun bisogno in un Paese come la Norvegia, fra l’altro estremamente ricco (è una cosa che potrei capire in un Paese povero).
Non ho preclusioni sui tour organizzati (che ho fatto diverse volte) però quando fatti su grande scala (e Norway in a nuthsell è popolarissimo) sono ‘corresponsabili’ di questa deriva. Diciamo che io non suggerirei di andare in Norvegia per pochi giorni 🙂
ciao a presto e grazie per il commento!!!

Reply
Viola Ottobre 18, 2015 - 7:19 pm

Senza parole… che meraviglia!

Reply
Claudia Moreschi Giugno 3, 2016 - 8:28 am

Ciao Patrick!

Non so come mai ma WP mi ha informata solo ora del pingback al mio post: grazie! 🙂
Mi hai ricordato che devo provare lo Shinkansen 😀

Reply

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: