Reykjavík e l’eclissi umana

di patrickcolgan


Reykjavík harbour at night

Originally uploaded by fjalarinn

In Italia, quando la temperatura si abbassa o, peggio, cade qualche goccia di poggia, la gente sparisce. Non vengono cancellate solo le partite di calcetto e i pic nic. Anche le serate al chiuso vengono annullate: niente cene, addirittura niente cinema. Se piove non si esce, nemmeno per andare a stare al chiuso. Va da sé che i mesi invernali sono praticamente di letargo assoluto, eccezion fatta per i weekend.

Il fenomeno è inspiegabile (ma se la serata è al chiuso che ti importa se piove? Per cosa è stato inventato l’ombrello? sono le domande che mi affollano la mente). Ma è tanto visibile che quando arriva l’estate, le folle che si incontrano in città, nei parchi, addirittura nei locali al chiuso, ti fanno domandare da dove venga tutta quella gente, e soprattutto dove fosse prima.

Un fenomeno assai diverso ma curiosamente simile negli effetti avviene in diverse città europee del nord, ma a in nessun’altra capitale di quelle latitudini lo si può osservare come a Reykjavik. L’ho vissuto solo una volta, ma ne ho impressioni vividissime, forse sbagliate, parziali, ma ve le racconto.

Il fine settimana la città sembra sul punto di esplodere, attraversata da fiumi incessanti ed enormi di gente e di taxi fino a quella che da noi sarebbe l’alba. Musica, tanta musica (ottima musica, ottime band) invade la città. Duecentomila abitanti e concerti, band, spettacoli che neanche una regione li può vantare, da noi. E poi risate, inibizioni che cadono, allegria, il tutto lubrificato da dosi immani, eccessive di alcol. Una festa incessante, contagiosa che dura fino alle cinque, le sei di mattina. Io, per la cronaca, alle quattro sono finito ko e mi sono trascinato al taxi più vicino.

Ma durante la settimana la città cambia volto. E deserta. Un’eclissi umana, non saprei come altro definirla. In giro non c’è nessuno e i pochi per strada vengono guardati come pazzi. Quasi tutti i locali, aperti inspiegabilmente fino all’una nei giorni feriali, tirano tardi vuoti.

Ti viene da chiederti dove siano finiti tutti, o se quello che hai visto qualche giorno prima fosse solo un sogno, un’allucinazione.

Ma forse tutti stanno semplicemente recuperando dal weekend precedente.

ps Poi scopri anche che il dieci per cento degli uomini islandesi è stato in cura per abuso di alcol

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0 Commenti

MT agosto 1, 2010 - 8:45 pm

è così un po’ in tutti i paesi nordici. In Svezia le stesse persone con cui fai festa il venerdì e il sabato, durante la settimana non ti salutano o quasi.
anch’io vorrei andare in Islanda, assieme alle isole Fær Øer e al Giappone è in cima alla mia wishlist.
by the way, spero che tutto proceda bene. a presto, paolo

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patrick agosto 1, 2010 - 9:44 pm

Di fine settimana nordici ne ho visti diversi, ma questo è stato il più singolare di certo. L’Islanda merita davvero, mi raccomando vacci!

spero a presto, se passi da queste parti fatti sentire!

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Lungo i sentieri d’Islanda… « orizzonti agosto 4, 2010 - 1:27 am

[…] post sull’Islanda: Reykjavik e l’eclissi umana, Ghiacci e deserti (sul Laugavegur), Rientro dall’Islanda 0.000000 […]

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