Energia e futuro

di patrickcolgan

Ultimamente si parla molto di cambiamento climatico e dipendenza dal petrolio, molto meno di energia e dell’esaurimento delle fonti non rinnovabili (che, lo dice la parola stessa, finiranno), che potrebbe avere effetti catastrofici. Le emissioni di co2 non sono l’unico problema. Tutta la nostra economia è intossicata dal petrolio e dalla sua disponibilità a basso prezzo: dalla plastica, ai fertilizzanti, ai trasporti, all’energia tutto si ciba di petrolio. Non lo dice un estremista ambientalista, lo ha detto il presidente americano George W. Bush nello Stato dell’Unione 2006 “America is addicted to oil“, parole che ha pronunciato molto chiaramente, annunciando cospicui investimenti in fonti rinnovabili. Addicted significa dipendente, o anche qualcosa di più.

E addirittura proprio in questi giorni l’Eni vara un progetto dedicato a promuovere l’efficienza energetica e la compagnia petrolifera Chevron, da qualche tempo ha avviato un sito divulgativo non troppo dissimile, Will you join us? che si apre con le parole “The era of easy oil is over” (l’era del petrolio facile è finita) a fianco di un inquietante contatore che indica il numero di barili bruciati ogni secondo sulla terra (larga parte in maniera stupida e inutile).

Ancora, nemmeno in questo caso si tratta di estremisti, ma di chi il petrolio lo estrae. Il petrolio finirà, lo sappiamo da sempre(ai ritmi attuali di consumo ce ne sarà per alcuni decenni, ma sempre più caro), e potrebbe continuare ad aumentare fortemente di prezzo nei prossimi anni, prima di quanto pensiamo (a causa della crescita della Cina e dell’India) cosa che potrebbe avere conseguenze molto pesanti sull’economia, sui trasporti, sull’agricoltura. Forse catastrofiche, alcuni scenari possibili (e si parla di 15-20 anni nel futuro) mettono davvero i brividi.

Senza però prendere alla lettera le teorie catastrofiste che circolano in rete (e al cinema, esiste un documentario molto allarmante: www.oilcrashmovie.com), bisogna rendersi conto che il problema esiste ed è serissimo. Al momento l’idrogeno – che c’è chi continua a proporre come una panacea – è ancora una soluzione molto lontana nel tempo che presenta grossi ostacoli tecnologici e che soprattutto richiede più energia di quella che fornisce. Se una soluzione c’è, e sono sicuro che ci sia, verrà da un mix di fonti rinnovabili, da un uso sempre più ridotto di fonti non rinnovabili, da nuove tecnologie, da maggiore efficienza e soprattutto da consumo minore e più attento. Tutto ciò non è scontato. Richiede investimenti, impegno, lungimiranza da parte di governi e cittadini.

Individualmente si può partire da piccole cose: un gesto semplice come sostituire le vecchie lampadine a incandescenza con le nuove a risparmio energetico per esempio potrebbe ridurre del 5% il fabbisogno energetico italiano (pari a quattro centrali a carbone), per esempio.

Link: Aspo Italia, L’obbligo delle energie rinnovabili (lavoce.info)

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0 Commenti

geronimo Agosto 3, 2010 - 3:09 pm

Non precipitiamo le cose!

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patrick Agosto 3, 2010 - 3:14 pm

Negli ultimi due paragrafi cerco di essere ottimista. In rete ci sono tanti catastrofisti un po’ ottusi e paranoici: le soluzioni, anche solo parziali, ci sono.

Ma c’è chi non è ottimista come me. Per esempio il Pentagono:
http://petrolio.blogosfere.it/2010/04/sta-finendo-parola-di-pentagono.html

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