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Tokyo in tre giorni: il terzo, da Tsukiji ad Akihabara

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Una giornata molto piena che comincia prima dell’alba nella capitale giapponese, in cui si va anche a Yurakucho, Odaiba e Ginza. Visto che si parte presto si può fare tutto, ma forse è meglio fare qualche scelta.

E il pesce crudo qui può diventare una cosa seria, serissima. Il tonno migliore viene conteso dai ristoranti ogni mattina all’asta del tonno del mercato Tsukiji, una specie di gigantesco frullatore in cui dall’alba, per alcune ore, carambolano impazziti pesci, carrelli, muletti, banconote. Qui non si scherza e periodicamente, per colpa di qualcuno che tocca un tonno o intralcia il lavoro nonostante gli innumerevoli avvisi, l’accesso viene chiuso ai turisti per settimane. Il pesce scrutato, classificato, conteso, aggiudicato arriva poi ai ristoranti di Ginza lungo una staffetta di sguardi concentrati e impassibili
(per una volta mi autocito, da Orizzonte Giappone)

Tre giorni a Tokyo sono pochi, il minimo indispensabile. Ma si può vedere e fare tanto. L’ultimo giorno di questa piccola guida alla capitale giapponese porta in una Tokyo ancora diversa. È una giornata di contrasti profondissimi, uniti da una caratteristica: non sono cartoline turistiche, ma luoghi che, per quanto iconici, sono profondamente vissuti. Sono tutti sullo stesso lato della città, grossomodo, e quindi, dopo la prima tappa che inizia prestissimo, potete organizzare le visite come meglio credete e a seconda di cosa vi interessa maggiormente. Il trasferimento da un quartiere all’altro non supera mai i 20 minuti.

Prima dell’alba al mercato Tsukiji

Questa giornata comincia prima dell’alba, anzi nel cuore nella notte, nelle poche ore in cui le strade della capitale sono praticamente deserte. Una visita completa al mercato del pesce Tsukiji richiede un certo spirito di sacrificio per uscire alle tre e mezza della mattina e, anche se la includo nel terzo giorno di visita, chi soffre di insonnia da fuso orario potrebbe anticiparla al primo o al secondo. Ne vale però la pena perché il vecchio, enorme, caotico mercato del pesce, fra i più grandi del mondo, è da vedere ma ha davvero i giorni contati: nel novembre del 2016 dovrebbe trasferirsi in un nuovo più ampio sito (la data è già stata posticipata più volte). E tutto questo mondo cambierà profondamente. Non perdetevelo.

Perché bisogna andare così presto?

Ci si deve muovere di notte, nelle poche ore in cui gran parte di Tokyo sembra davvero dormire, per un solo motivo: vedere la famosa asta dei tonni quotidiana, un rito più che una semplice transazione commerciale. Fino a qualche anno fa l’accesso era più o meno libero, ma a causa del comportamento irrispettoso di alcuni visitatori sono state poste forti limitazioni. Oggi l’ingresso è consentito ogni giorno solo a due piccoli gruppi di 60 persone con ingresso alle 5,25 e 5,45. E come in tutto il mercato (noterete i cartelli) i divieti abbondano: vietato parlare, vietate ciabatte e tacchi, vietate le foto con i flash. Qui non ci si sente benvenuti, né turisti, tutt’al più sorvegliati speciali, ma del resto lo Tsukiji non è un museo, è un luogo di lavoro dove ormai il flusso di gente era tale da non poter più passare inosservato. Il troppo successo modifica i luoghi, a volte li rende perduti per sempre.

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Il mercato Tsukiji di Tokyo, foto da Flickr di Wouter Beugelsdijk
Licenza creative commons – attribuzione non commerciale

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Tonni in fila per l’asta, foto da Flickr di Tokyofoodcast
Licenza creative commons – attribuzione non commerciale

Non è possibile prenotare la visita e quindi è necessario arrivare con grandissimo anticipo e mettersi in fila quando è ancora buio e, d’inverno, gelido. Il suggerimento è di non arrivare dopo le 4 di mattina. Alcuni visitatori trovano l’esperienza deludente, ma per me la vista degli enormi tonni allineati per terra, i movimenti e le parole di compratori e venditori sono uno spettacolo ipnotico e restano un punto di partenza per capire la cucina giapponese.

Il problema è che a quell’ora la metro e i bus non circolano quindi si deve per forza prendere un taxi. È quindi una buona idea pernottare in zona.

Fare colazione con il sushi

Una volta fatti ‘accomodare’ fuori dall’asta dei tonni (poco prima o poco dopo le 6) l’ideale è fare colazione subito, dal momento che il mercato interno da qualche anno apre ai visitatori solo dopo le 9 quando l’attività, frenetica nelle prime ore del mattino, si è quasi completamente spenta. Tokyo cheapo consiglia di entrare per fare acquisti di pesce, specie se avete una cucina a disposizione: una buona idea che non ho sperimentato personalmente, ma della quale sarebbe meglio non abusare.

Colazione con il pesce, dicevo. Mettete da parte le riserve: ci sono diversi ristoranti di sushi straordinari al mercato e fare colazione con sushi e sashimi è un’esperienza indimenticabile (Sushi Dai e Sushi Daiwa, vicinissimi, sono fra i posti più gettonati). I prezzi non sono bassi — sui 4.000 yen per il classico omakase — e spesso si fa oltre un’ora di fila, ma la qualità è davvero alta. Però va precisata una cosa: il fatto di essere dentro al mercato è una garanzia sulla qualità del pesce, ma è ingenuo pensare che sia necessariamente il migliore della città. Le prime scelte sono, infatti, quasi sempre appannaggio dei più famosi ristoranti di Ginza, fra l’altro non lontana. E non c’è solo il sushi: nella stagione invernale abbondano anche le ostriche, che in Giappone si mangiano per lo più cotte: potrete trovare dalle sublimi ostriche fritte (kaki furai, forse il mio piatto giapponese preferito) al ramen con ostriche (kaki ramen).

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Sushi dai, foto da Flickr di Wally Gobetz
Con licenza creative commons – attribuzione, non commerciale

Altri posti dove mangiare al mercato

Attenzione: il mercato è chiuso per un periodo a gennaio, la domenica e il mercoledì. Il calendario delle aperture aggiornato è sul sito del mercato Tsukiji.

Un giro a Odaiba

Dopo il mercato Tsukiji, in dieci minuti si può arrivare con la metro a Shimbashi, da dove si prende il treno soprelevato Yurikamome per andare a Odaiba. Una visione dal futuro, scintillante, splendida, ma che dietro la facciata a me si mostra anche kitsch e un po’ inquietante. Ecco cos’è Odaiba, isola artificiale popolata da sedi di grandi aziende, centri commerciali, divertimenti e architetture spinte all’eccesso: è un luogo di sperimentazione, diverso da tutto il resto di Tokyo. È piacevole camminare nei suoi spazi ampi, provare la sensazione che Tokyo si sia improvvisamente svuotata, rarefatta, che sia diventata geometrica e comprensibile, decifrabile. Ma questo stacco netto, l’assenza di storia e  la tendenza a popolarsi di esperienze sintetiche non fanno per me, mi fanno sentire fuori posto, mi annoiano presto.

Odaiba e il rainbow bridge

Odaiba e il Rainbow bridge (attraversabile anche a piedi) visti dalla Tokyo tower (foto di Patrick Colgan, 2011)

Il Fuji tv building di Odaiba

Il Fuji tv building di Odaiba (foto di Patrick Colgan, 2013)

La ruota panoramica a Odaiba

La ruota panoramica a Odaiba (foto di Patrick Colgan, 2013)

Mi basta ammirarla dai binari della Yurikamome, come se fosse un film. Perché Odaiba è già un film. Se la vecchia Shinjuku fornì l’ispirazione per le scenografie di Blade Runner all’inizio degli anni Ottanta, forse oggi per immaginare una città del futuro, fantascientifica prenderei spunto proprio da qui, dall’architettura del Fuji tv building o del Telecom center. Forse sono io che Odaiba non l’ho proprio capita: è un luogo, immagino, dove più che altrove a Tokyo alcuni sogni, magari un po’ sciocchi (quelli confessabili, per gli altri c’è il delirio a luci rosse di Kabukicho), prendono consistenza fisica.

E così puoi entrare nel centro commerciale Venus fort e ritrovarti nel centro storico di una città italiana immaginaria, salire al quinto piano di Aquacity e assaggiare varietà di ramen che attraversano tutto il Giappone o in un altro ritrovarti immerso nella gastronomia di Hong Kong. Oppure, ancora, dopo aver salutato il Gundam a grandezza naturale davanti al centro commerciale DiverCity, puoi indossare una yukata e simulare un viaggio nel tempo al parco termale Oedo Onsen Monogatari (vietatissimo ai tatuati). A Odaiba ci dovete passare, insomma. Quanto rimarrete dipenderà da quanto vi troverete in sintonia con questa parte di Tokyo e, anche, dai vostri sogni.

Link: Odaiba guide (da Japan Guide, in inglese)

Il centro commerciale Venus fort di Odaiba

All’interno del centro commerciale Venus fort (foto di Patrick Colgan, 2013)

Dove mangiare a Odaiba

  • I centri commerciali (come sempre in Giappone) abbondano di ristoranti di ogni tipo, in genere hanno un piano (l’ultimo) dedicato
  • Al centro commerciale Aquacity c’è il Ramen festival, un piano trasformato in un finto vicolo affollato di ristoranti di ramen da tutto il Giappone (qui un post in inglese con qualche foto)

Un giro a Ginza, fra cucina, shopping e arte

Ginza non è distante da Odaiba. E’ più vicina al lato di Shimbashi, ma anche da Toyosu (l’altro capo della Yurikamome) basta un quarto d’ora per arrivare nel cuore di un quartiere che a lungo ho sottovalutato. E poi ho riscoperto. Nacque a fine Ottocento dopo un terribile incendio e fu pensato come il ‘quartiere modello’ di una Tokyo in piena modernizzazione. Era pieno di edifici europei in mattoni (in gran parte scomparsi), nettamente diversi dal resto della città, diventando un quartiere alla moda. Oggi ha mantenuto, forse, parte dello spirito di quel tempo: è il quartiere della moda internazionale, non quella folle e intensamente giapponese di Harajuku, ma quella delle boutique, dei centri commerciali che diventa incredibilmente piacevole la domenica quando parte del quartiere viene chiuso al traffico. E’ un quartiere dove guardare in alto per scoprire alcune architetture impressionanti e audaci, come il De Beers building, con un’incredibile profilo ondulato.

De Beers building, Ginza

De Beers building, foto da Flickr di Guwashi999
licenza creative commons – attribution non commercial

Ginza però non è solo questo, è un paradiso gastronomico con tantissimi ristoranti, e una forte concentrazione di quelli di alto e altissimo livello (molti però chiusi proprio la domenica). Se per qualche motivo avete mancato la colazione col sushi al mercato Tsukiji potete recuperare con alcuni dei migliori, e più costosi, ristoranti della città.

Il sushi di Ginza Kyubey

Il sushi di Ginza Kyubey (foto di Patrick Colgan, 2013)

Ginza è anche la zona con la più alta concentrazione di gallerie d’arte della città, concentrate nella zona 5-chome, su Chuo dori. Molte sono nascoste in vie secondarie, o ai piani superiori dei palazzi, difficili da scoprire. Alcune trattano artisti costosi e inarrivabili, altre sono piccolissime (una stanza o poco più), molte propongono opere di giovani artisti, figurative (ritratti, spesso) strane, eccessive. L’arte costa in genere più che in Europa, ma quadri molto piccoli, adatti anche a essere infilati nelle valigie, possono essere acquistati a cifre anche tutto sommato accessibili (opere di giovani si trovano anche a 25mila yen, poco meno di 200 euro, i prezzi sono spesso esposti). Per trovarle qui c’è un’utile mappa delle gallerie di Ginza (non esaustiva e da prendere con le molle: ne aprono e chiudono con una certa frequenza). La prossima volta che torno a Tokyo, da amante dei libri andrò a visitare sicuramente anche la libreria più minimale del mondo: Issastu Isshitsu che in una sala spoglia propone un solo libro a settimana.

A Ginza, infine, c’è anche il Kabukiza, teatro che ospita spettacoli di teatro Kabuki. Un ottimo modo per avere un assaggio di questa raffinata, splendida forma d’arte (che però ha tempi molto lunghi) è accedere per un singolo atto di circa 20 minuti al costo di appena 1.000 yen o poco più. A questo link il calendario degli spettacoli e gli orari (accessibile dal menù news a sinistra). Il sito (in inglese) è anche ricco di informazioni su questa raffinata, bellissima forma d’arte.

Dove mangiare a Ginza (ma costa!)

  • Sushi. Un ristorante di sushi famoso e relativamente accessibile è Kyubey (ne ho scritto qui).  Si può pranzare con solo, per modo di dire, 13mila yen, la sera il doppio. A pranzo è possibile prenotare telefonicamente solo per le 11 di mattina, altrimenti verrete messi in fila in ordine di arrivo e vi verrà indicato un orario.
  • Sushi. Nella mia lista di posti da provare (se e quando me lo potrò permettere) c’è anche il celebre Sushi Mizutani  (tre stelle Michelin) che però ha solo otto posti e deve essere prenotato con largo anticipo. I prezzi sono sempre sui livelli di Kyubey.
  • Sushi. Qui c’è anche la sede originale del famoso Sukiyabashi Jiro, forse il ristorante di sushi più famoso, con tre stelle Michelin. Non ci sono mai stato, ma in base a quanto so il pranzo è molto veloce e può costare almeno 30mila yen (e le carte di credito non sono accettate). Come se non bastasse prenotare è molto difficile, specie se non si è accompagnati da un giapponese. Link da Time Out Tokyo.
  • Ramen. A Ginza ci sono comunque anche catene economiche come Ippudo Ramen

Un giro fra le follie di Akihabara

Ammetto che il mondo otaku e della cultura pop giapponese non è fra i miei interessi principali, e non sono fra quegli amanti del Giappone che torna con le valigie piene di pupazzetti e manga. Ma se lo fossi credo passerei qui intere giornate in quello che è praticamente un paese dei balocchi e che offre la possibilità di perdersi in un vortice di acquisti (per esempio nel grande negozio multipiano Mandarake).

Akihabara o ‘Akiba’  per me potrebbe essere anche evitabile all’interno di un viaggio in Giappone, mi interessa altro e il tempo che ho passato qui mi è sembrato un po’ perso: il vecchio quartiere dell’elettronica a basso costo che fiorì nel dopoguerra (e ora resta raccolto intorno alla grande stazione) è diventato un mondo costruito e commerciale. Ma è innegabile che affascini e sconvolga un po’ i visitatori occidentali con alcuni dei suoi aspetti più bizzarri, come i maid e i cosplay cafè, ritenuti peraltro ‘strani’, per usare un eufemismo, anche dalla maggior parte dei giapponesi. Se non siete interessati allo shopping e avete circa 3-5.000 yen da spendere andare a bere qualcosa in uno di questi locali: l’esperienza per alcuni è divertente, per altri deprimente, ma ci si fa rapidamente un’idea di cosa sia il quartiere. Entrate in un maid Cafè che vi ispira simpatia o fatevi accompagnare da una delle tante ragazze che distribuiscono i volantini dei locali per strada. Si tratta — ma ormai sono piuttosto famosi — di locali in cui si viene serviti (e riveriti) da cameriere in costume che vi chiameranno, in giapponese, “signore” o “padrone”: si va dai posti in cui lo stile è quello di cameriera ottocentesca (come il famoso @home cafè) a quelli più ispirati a uno stile manga (come la catena Maidreamin), a quelli in stile gyaru tipico di Shibuya, fino a quelli dove si viene serviti da ninja (come lo Shinobazu). Ci sono poi posti in cui il costume cambia tutti i giorni o quasi (come il rilassato Little Beauty Satanic dining, nome assurdo, per il più simile a un locale normale). La scelta è davvero esageratamente ampia.

Le foto sono proibite, ma alcuni menù includono uno scatto con polaroid

Le foto sono proibite, ma alcuni menù includono uno scatto con polaroid
(ecco il vostro blogger nella foto, per la quale sospendo la licenza creative commons!)

Non si tratta di posti ambigui, in genere, tutt’al più un po’ infantili. La clientela è mista e non esclusivamente maschile: spesso ci sono gruppi di ragazzi decisamente otaku, ma anche coppie o gruppi di amiche. L’esperienza cambia in tutti i locali ma in genere le cameriere, giovanissime, coinvolgono i clienti in canzoncine, piccoli giochi da bambini e servono a caro prezzo bevande e cibo decorato in maniera kawaii (carina). In genere i piatti sono di scarsissima qualità, ma la gastronomia non è certo al centro, qui. Alcuni prevedono a orari fissi piccoli show con balletti o canzoni.

Nel paio di volte che mi sono seduto al tavolo di un maid cafè ho provato l’ebbrezza di sentirmi incredibilmente stupido e fuori posto. E forse l’esperienza per un occidentale deve essere proprio questa. La maggior parte dei maid cafè chiude alle 21 quando ad Akihabara resta pochino da fare: per esempio andare a provare il karaoke (da  provare, in Giappone) che qui è più economico che in altri quartieri.

L'insegna di un Maid Cafè

L’insegna di un Maid Cafè (foto di Patrick Colgan, 2011)

Ad Akihabara si esibisce anche il famoso gruppo interamente al femminile Akb48. I biglietti partono da duemila yen ma acquistarli a questo prezzo può essere complicato. Ho visto insegne che pubblicizzavano vendite di biglietti a prezzi maggiorati, ma sinceramente non mi interessava. Qui il calendario degli spettacoli.

I contrasti di Yurakucho

La conclusione ideale di questa terza, intensa, giornata per me è a Yurakucho, non lontano dalla stazione centrale di Tokyo. Se arrivate prima del tramonto andate a vedere l’impressionante architettura in vetro e acciaio del Tokyo international forum. Poi però affrettatevi nella zona della vecchia stazione dove si fa uno dei tipici viaggi nel tempo di Tokyo. Sotto i binari c’è una piccola ‘bolla’ quasi immutata da decenni: piccoli yakitori e alcune izakaya che servono saporiti spiedini di carne e birre a una chiassosa clientela composta in gran parte da uomini appena usciti dal lavoro. Non so dire se è la Tokyo più vera, ma è una Tokyo che mi piace.

Scorcio del Tokyo international forum

Scorcio del Tokyo international forum
(foto di Patrick Colgan, 2011)

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I locali sotto la ferrovia a Yurakucho, foto da Flickr di throgers
licenza creative commons – attribution non commercial

Più giorni a Tokyo

Non è stato facile realizzare questa piccola guida in tre giorni. Tokyo è una città enorme, intensa, piena di quartieri incredibilmente diversi e anche molto piccoli. Post su Tokyo ne ho scritti tanti e scegliere è stato difficile. Fra le cose che meritavano di essere inserite e che possono trovare spazio in un quarto giorno ci sono un giro nel piccolo quartiere di Kagurazaka e a Yanaka (non ne ho ancora scritto, qui un bel post sul quartiere) dove si respira un’atmosfera diversa, datata e che stanno resistendo un po’ meglio di Shimokitazawa al processo di gentrificazione, che brutta parola, che sta cambiando anche questi angoli della città popolandoli di locali costosi e alla moda. Oppure un’altra idea è fare un giro nei quartieri meno conosciuti lungo l’ultima linea di tram di Tokyo. Ancora e può essere un’idea se volete ‘rompere’ gli schemi di questa guida, potete imbarcarvi per navigare sul fiume Sumida da Asakusa a Odaiba e che può portare anche al bellissimo giardino Hama Rikyu (link da Japan guide). Infine c’è il museo Ghibli a Mitaka (link da Reporter in viaggio) dedicato all’opere del maestro dell’animazione Hayao Miyazaki.

Guida a Tokyo in tre giorni

  1. Giorno uno: Asakusa, Ueno, Shinjuku
  2. Giorno due: Shibuya, Harajuku, Roppongi, Azabu e Meguro
  3. questo post


Patrick Colgan, sono giornalista e blogger, vivo a Bologna (chi sono). Uso delle foto: tutte le foto scattate da me e pubblicate su Orizzonti hanno la licenza creative commons attribuzione-non commerciale. Potete usare e distribuire le foto per scopi non commerciali, ma vanno attribuite a me, includendo il mio nome e un link funzionante (e non ‘nofollow’) al blog e la medesima licenza creative commons. Per scopi commerciali siete pregati di contattarmi

5 Comments Post a comment
  1. Leggendo questo post mi è tornata in mente la deliziosa scioglievolezza del tonno di Tsukiji, con una punta di wasabi… che bello il giappone! 🙂

    October 29, 2015

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